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Full text of "Introduzione allo Studio della Psicoanalisi. Volume I. (Lapsus-Sogno) [Biblioteca Psicoanalitica Italiana N.8]"

I 









SCHVVWD. DER TRALM DES GEFANGENEN 



SCHWIND. II sogno del prigioniero. 






BIBLIOTECA PSICO ANALITICA ITALIANA 

N. 8 Fondata e diretta da M. LEVI BIANCHINI N. 8 



S. FREUD 

T 1 QONO DEL PROF. SggEMINj 

Introduzione allo Studio 
della Psicoanalisi 

Prima traduzione italiana autorizzata 
sulla terza edizione tedesca del J920 
del Dott. E. WEISS con prefa- 
zione di M. LEVI BIANCHINI 

TRE PARTI; 
LAPSUS - SOGNO - DOTTRINA GENERALE DELLE NEUROSI 



Volume L (LAPSUS - SOGNO) 





Libreria Psicoanalitica Internazionale 

Zurigo - Napoli - Vienna - Nocera Inferiore 
1922 



DEPOSITARIO 
Casa Editrice 



3X. US. 



COLLEGIO 



iStOflT- Pia**» G, OlieiU 



UNIVERS1TARIC 



Via 



Do 



nateli© 



N. 16 



PADOV 



li' ESTERO 

Lan - Napoli 



Tutta diritti di autore per la presente traduzione italiana 
riservati a norma di legge a Edoardo Weiss. 




INTERNATIONAL 

PSYCHOANALYTIC 

UNIVERSITY 



DIE PSYCHOANALYTISCHE HOCHSCHULE IN BERLIN 



PRESENTAZIONE 



Non è senza rispettoso timore ch'io prepongo il mio nome 
oscuro a quello luminoso di un Caposcuola. Chiedo si pensi 
che nelle battaglie, si della vita che della guerra, il primo posto 
di combattimento spetta al gregario, non al Duce. Chiedo an- 
cora si tenga conto che quanto io scrivo indica un giusto tri- 
buto di onore a chi ha dischiuse all' Umanità, inaridita da un 
decadente edonismo, nuove bellezze spirituali ; ed alla Scienza, 
cristallizzata in un materialismo biologico, solo in parte supe- 
rato, nuove limpide fonti di verità e di bellezza. 

Epperò io presento in Italia la « Introduzione allo studio 
della Psicoanalisi » di Freud, nella chiara traduzione del dot- 
tore Edoardo Weiss, mio unico compagno di lavoro, di sacri- 
ficio e di fede nella psicoanalisi. Quest' opera segna la prima 
tappa miliare di un'iniziativa modestamente intrapresa, nel 1915, 
con la traduzione delle cinque lezioni sulla Psicoanalisi di 
Freud (1), e continuata con ardore, attraverso mille difficoltà 
materiali e morali, per imporre non alle coscienze — che deb- 
bono esser libere dai vincoli della censura e del pregiudizio — 
ma alle conoscenze degli studiosi italiani, la reale struttura 
bio-ontologica, l'intima essenza filosofica, la forza e la irresi- 
stibilità profondamente iniziatiche della Psicoanalisi, scienza 
nuova dei Psichismi umani. 



(1) Freud. Sulla Psicoanalisi. Prima traduzione italiana di M. Levi Bianchini — Bi- 
blioteca Psicoanalitica Italiana (già Biblioteca Psichiatrica Internazionale). Nocora In- 
feriore 1915. 






IV 



PRESENTAZIONE 



~ 



Io intendo per < Psichismi» / fenomeni ed i «complessi» 
fenomenici dell'attività specifica delle cellule corticali deputate 
alla funzione del « pensiero » o dello « spirito »: di cellule cioè 
die non sono ancora esattamente individuate rispetto alla loro 
funzione engrammica differenziale, ma che non possono esistere 
all' infuori della corteccia cerebrale e che già da motto tempo 
ho denominate « Psichioni » (1). E ciò senza pregiudizio di altri 
cito-congregati (neuroni) ad organizzazione gerarchicamente infe- 
riore (nuclei talamici) che sembrane destinati alla elaborazione 
di atteggiamenti bruti emozionali, capaci di influenzare, come 
che sia, i processi psichionici stessi, intesi nel loro senso più 
psicologico: della ideazione astratta, della associazione indotta, 
della rievocazione mnestica endogena. 

La Psicoanalisi è adunque Io studio della dinamica dei 
psichismi umani : cioè una scienza essenzialmente psicologica e 
razionalista. Essa cerca di scoprire anzitutto il meccanismo reale 
dei pensieri e delle azioni da loro provocate; i motivi di « inte- 
resse » che li determinano : dal momento che ogni fatto od ef- 
fetto nella vita psicosomatica umana, per quanto in apparenza 
insignificante, deve avere la sua causa reale, prossima o remota, 
adeguata o non, e che tate causa ha per ragione universale la 
ricerca del soddisfacimento e la rimozione del dolore. La Psicoana- 
lisi in altre parole studia e cerca di spiegare — con una meto- 
dica nuova, sol percliè mai finora usata; in apparenza strana, 
sol perchè diversa dalla esegetica della psicologia introspettiva 
o sperimentale — da quali originarli moventi filo e ontogenetici, 
storici e attuali, soggettivi o collettivi, le forme arcatelle e mo- 
derne del pensiero umano e le modalità dei suoi affetti, delle 
sue passioni, delle sue nevrosi traggano anzitutto origine ; quindi 
si determinino, si sviluppino e variamente si trasformino agendo 
e reagendo all'ambiente e sull'ambiente esogeno o interiore : per 
effetto degli impulsi, istinti, interessi e bisogni fisici e spiri- 






(1) Levi Bianchini. L'Isterismo. Drucker, Padova 1913. 



PRESENTAZIONE 



filali i quali, attraverso l'infinita loro gamma tonale, dalla più 
apparente freddezza o dominazione, al più infuocato o morboso 
rapimento, stanno ineluttabilmente a base del pensiero stesso. 

La Psicoanalisi parte da premesse spesso opposte, per 
quanto non tutte di necessità contrarie, a quelle della Psico- 
logia tradizionale e fa uso di una procedura, di una tecnica, di 
una figurazione verbale completamente nuove. Per ciò è da pochi 
ancora bene conosciuta e da pochissimi bene applicata. Essa non 
può venir compresa d'un tratto né venir studiata solo al tavolo : 
perchè presuppone una base piuttosto vasta di conoscenze psico- 
logiche speciali ed una esperienza clinica necessariamente grande 
delle psiconevrosi. Alcuni le hanno imputate tali difficoltà a 
titolo di demerito, accusandola di una inqualificabile taccia di 
settarismo scientifico : quasi che il caso della Psicoanalisi non 
fosse quello comune, da che mondo è mondo, e tutte le Scienze, 
a tutte le arti, a tutti i mestieri. 

Noi sappiamo che un medico laureato di fresco possiede 
bensì un ponderoso corredo di materie biologiche, di nomi, di 
diagnosi preziose: ma che non ha certamente ancora acquistata 
con ciò la competenza necessaria per curare — e sopratutto 
per curar bene — tutti i suoi malati, sui quali, non di raro, 
farà pesare i difetti — umani e legittimi — della propria ine- 
sperienza. Con tutto ciò nessuno oserà condannare, tale medico, 
laureato forse con il massimo dei voti e con una lode speciale 
per giunta, né sostenere per ciò che la Medicina è un'arte falsa 
e fallace. La deficienza del giovane medico è inevitabile, legit- 
tima e posta nell' ambito normale dell' evoluzione dello spirito 
umano : solo col tempo, con lo studio e con la pratica essa viene 
insensibilmente ma stabilmente colmata. Lo stesso vale per la 
Psicoanalisi. Noi non possiamo famfgliarizzarci subito con i 
suoi concetti, complessi, difficili e non ancora tutti perfetti : 
ma basti sapere a questo proposito die la Psicoanalisi non ha 
che 30 anni di vita e 100 di meno della Psichiatria, di cui tut- 
tavia è già divenuta la sorella maggiore. E ciò grazie al fatto 



VI PRESENTAZIONE 

che i suoi postulati scientifici, pur essendo vari, numerosi, com- 
plessi, son legati tuttavia da una interdipendenza psicologica 
strettamente logica e coerente. 

La Psicoanalisi subisce adunque la stessa sorte della Dot- 
trina biologica del delitto che ha elevato al mio primo, indimen- 
ticabile maestro, Cesare Lombroso, il più duraturo monumento 
di gloria : come quella, se non di più, è stata aspramente com- 
battuta fin dal suo apparire e come già quella, sta ora essa 
percorrendo il suo cammino, sempre più veloce, verso la con- 
quista definitiva d'uno stallo insigne nell'Areopago universale 
del Sapere umano. 

M. Levi Bianchini 

Nocera Inferiore. Gennaio 1922. 






PREFAZIONE DELL'AUTORE 



Non è intendimento di questo libro che dò alle stampe sotto 
il titolo di <• Introduzione allo Studio della Psicoanalisi » quello 
di mettersi in concorrenza in alcun modo con le esposizioni ge- 
nerali già esistenti su questa scienza. (Pfister, Die psychoana- 
lytische Methode 1913 — Leo Kaplan, Grundziige der Psychoana- 
lyse 1914 — Régis et Hesnard, La Psychoanalyse des névroses 
et des psychoses, Paris 1914 — Adolph. F. Meijer, De Behan- 
deling van Zenuwzieken door Psycho-Analyse, Amsternam 1915). 
Esso contiene la fedele riproduzione delle lezioni da me tenute 
nei due semestri invernali 1915-16 e 1916-17 dinanzi ad un udi- 
torio composto da medici e profani di ambo i sessi. 

Tutte le particolarità per le quali questo lavoro darà nel- 
l'occhio ai lettori si spiegano con te condizioni della sua nascita. 
Non fu possibile di serbare nell' esposizione la calma indiffe- 
rente di una trattazione scientifica: Voratore dovette anzi pro- 
porsi il compito di non lasciar illanguidire V attenzione degli 
ascoltatori durante una conferenza di quasi due ore. La neces- 
sità dell'effetto immediato rese inevitabile che la stessa materia 
venisse trattata più volte: una volta, p. es. in rapporto con 
V interpretazione onirica e più tardi una seconda volta in rap- 
porto con i problemi delle nevrosi. La disposizione della materia 
fece si che molti argomenti importanti, come quello dell' Inco- 
sciente, non potessero ottenere in un unico punto del lavoro 
l'esposizione loro spettante, ma dovessero venir ripresi più volte 
e lasciati cadere fino al presentarsi di un' ulteriore occasione, 
atta a fornire su di essi delle nuove cognizioni, da aggiungersi 
a quelle già ottenute. 

Chi è versato nella letteratura psicoanalitica troverà in 
questa « Introduzione » ben poche cose che non gli siano già 



Vili PREFAZIONE DELL'AUTORE 



note da altre pubblicazioni più esaurienti. Pure, il bisogno di 
arrotondare e di riassumere la materia ha spinto l'autore a 
far uso, in alcuni capitoli, (nell' eziologia, nella paura, nelle 
fantasie isteriche) anche di materiale ancora inedito. 



Vienna, nella primavera del 1917. 



Freud 



PARTE PRIMA 



INTRODUZIONE 



(i) 



LAPSUS 



(IMV) 



LEZIONE PRIMA 



Introduzione 

Signore e Signori, 

Non so quanto ciascuno di voi conosca di psicoanalisi per 
averne letto o sentito parlare. Ma per rispettare alla lettera il 
titolo del corso annunziato — Introduzione allo Studio della 
Psicoanalisi — sono costretto a trattarvi come se non ne sape- 
ste nulla ed aveste bisogno di un primo avviamento. 

In tutti i casi posso presupporre che sappiate la psicoa- 
nalisi essere un procedimento di cura di ammalati nervosi e 
posso subito darvi un esempio che vi dimostri come in questo 
campo parecchie cose si svolgano in modo diverso da quello 
seguito negli altri rami della medicina, spesso in modo addi- 
rittura opposto. Se noi, non adottando la cura psicoanalitica, 
assoggettiamo un malato ad una tecnica terapeutica nuova per 
lui , tenteremo generalmente di svalutare ai suoi occhi gli in- 
convenienti della medesima, facendogli delle promesse convin- 
centi sull'esito della cura. Credo che ne abbiamo il diritto: giac- 
ché facendo così aumentiamo le probabilità del successo. Quando 
invece sottoponiamo un nevrotico alla cura psicoanalitica, pro- 
cediamo diversamente. Gli facciamo notare le difficoltà del me- 
todo, la sua lunga durata, le fatiche e i sacrifizi che essa costa 
e, in quanto al successo, gli diciamo di non poterglielo pro- 
mettere con certezza, dipendendo esso dal contegno del paziente, 
dal suo intendimento, dalla sua arrendevolezza , dalla sua co- 
stanza. Per procedere in un modo apparentemente così contrario 
al buon senso, abbiamo naturalmente dei motivi validi, dei quali 
forse vi renderete ragione più tardi. 

Ed ora vi prego, non ve ne abbiate a male, se per intanto 
vi tratto in modo simile a questi ammalati nevrotici. Per essere 



LEZIONE PRIMA 



I 



sincero anzi vi consiglio di ritornare ad ascoltarmi un'altra 
volta. A questo scopo vi mostrerò le imperfezioni che sono ne- 
cessariamente congiunte all'insegnamento della psicoanalisi e le 
difficoltà che ostacolano l'acquisizione di un giudizio proprio. 
Vi mostrerò come tutto l'indirizzo antecedente della vostra col- 
tura e come tutte le vostre abitudini mentali dovrebbero inevi- 
tabilmente fare di voi degli avversari della psicoanalisi, e quali 
resistenze interne dovreste superare per padroneggiare questa 
istintiva avversione. N aturalmente non vi posso predire qual i 
progr essi potrete fare nell'intelligenza d ella psicoanalisi in se-. 

"guffi Talle mie lezioni ; però posso a ssjeffljgd Cflfl rprhvza che. 

-ascolt andole, non apprenderete come si faccia un esame psico- 
SnàTìtTco. e neppure co me si eseguisca una cur a di questo ge- 

iualcun.9 5E2 nrìn arrnntpp- 



iTere. li sé tra voi dovesse esservi 

TanH osTdTuna conoscenza superficiale della p sicanalisi, volesse 
aSSrittUra farsene materia di studi" Hnrevnle. non s " 



siglie reì di occuparsene, ma tenterei persino di distoglierlo dal 
suo proposito. Come le cose stan no oggigiorno, egliscegliendo 
gSgST press i one - pregiud icherebbe glkVe TTTenlè' una sua even- 
tnggTTOgH BnfcergKaTH ut en trando p oLcfln je medico nella 
ter Ai tiumi Lbbl' - fl rTronte n d mia s n netà , la rpia l^. 



"nórTcomprende ndo le sue aspira z]oni_e_Ciinsidfrandnln CQB " ct; - 
'i ti* e sospettò : sguinzaglierebbe'cont ro di lui tutti i demoni che 
- stanno ""i h agguat o nel suu senu. Udì tenome ni che accompa- 
•gnanoTaguerra infuriali U: uggì In Cum jjajjul]^ tftrsrHpdurre, 
^ppiUbsllliai r vamente quanio n umeT óla^siala loro falan ge. 

Tuttavia non sono rare le persone per le quau una cosa 

che possa ampliare il campo della loro conoscenza conserva 
la sua attrattiva nonostante questi inconvenienti. E se qualcuno 
di voi dovesse essere di tal tempra da ritornare per sentire le 
mia prossima lezione, senza badare ai miei ammonimenti, egli 
mi sarà ben accetto. Però voi tutti avete il diritto di appren- 
dere quali siano le suaccennate difficoltà della psicoanalisi. 

Anzitutto quelle dell'insegnamento, dell'avviamento alla psi- 
coanalisi. Nell'insegnamento della medicina voi siete abituati a 
vedere. Vedete il preparato anatomico, il precipitato nella rea- 
zione chimica, l'accorciamento del muscolo risultante dall'ecci- 
tazione dei suoi nervi. Più tardi il malato stesso viene reso ac- 
cessibile ai vostri sensi, come anche i sintomi del suo male, i 
prodotti del processo morboso e in numerosi casi persino i 









INTRODUZIONE 



germi della malattia isolati. Nelle discipline chirurgiche siete 
testimoni dell'intervento col quale si presta aiuto al malato e 
potete tentarne voi stessi l'esecuzione. Persino nella psichiatria 
la presentazione del malato, le espressioni mutate del suo volto, 
il suo modo di parlare e il suo contegno vi conducono ad u na 
serie di osservazioni e suscitano in voi delle impressioni pro- 
fonde. Così chi vi insegna la medicina fa prevalentemente la 
parte di una guida e di un interprete che vi accompagna at- 
traverso un museo , mentre voi stessi entrate in rapporto im- 
mediato con gli oggetti e credete di esservi persuasi dell' esi- 
stenza dei fatti nuovi a mezzo della vostra propria percezione. 
Ma nella psicoanalisi purtroppo tutto procede diversamente. 
Nella cura analitica non avviene nient'altro che uno scambio 
di parole fra l'analizzato ed il medico. Il paziente narra i fatti 
del suo passato, riferisce le sue impressioni presenti, si lagna , 
confessa i suoi desideri e i suoi sentimenti. Il medico ascolta, 
cerca di dirigere il corso dei pensieri del paziente, ne sollecita 
e ne spinge l'attenzione verso date direzioni, gli dà degli schia - 
rimenti e osserva le reazioni che ne derivano, sia che il malato 
accetti o respinga i suoi schiarimenti. I parenti incolti dei no- 
stri malati — ai quali fa impressione soltanto ciò che è visibile 
e tangibile, e più di tutto le azioni da cinematografo — non 
trascurano mai di esprimere i loro dubbi, su come si possa 
« ottenere qualche risultato dalla cura della malattia soltanto 
discorrendo ». Ciò è naturalmente un modo di pensare altret- 
tanto ristretto quanto inconseguente. E queste poi sono le stesse 
persone che sanno con tanta certezza che i sintomi degli ammalati 
sono soltanto « immaginari ». Le parole erano in origine degli 
incanti e la parola ha conservato ancora molto della sua antica 
forza magica. Con la parola un uomo può rendere il suo si- 
mile felice oppure spingerlo alla disperazione, con la parola il 
maestro trasmette la sua scienza agli scolari, con la parola l'o- 
ratore trascina a sé 1' uditorio e ne determina i giudizi e le 
decisioni. La parola suscita degli affetti ed è il mezzo comune 
col quale gli uomini influiscono l'uno sull'altro. Non terremo 
dunque in poco conto l'uso della parola nella psicoterapia. Sa- 
remmo paghi se potessimo star ad ascoltar le parole scambiate 
tra l'analista e il suo paziente. 

Ma nemmeno questo ci è concesso. Il colloquio nel quale 
consiste la cura psicoanalitica non ammette ascoltatori e non 



LEZIONE PRIMA 



si può produrre dinanzi a un pubblico. Durante una lezione di 
psichiatria sarebbe naturalmente possibile presentare agli stu- 
denti un nevrastenico od un isterico. Allora egli racconterebbe 
le sue sofferenze ed i sintomi del suo male, ma non andrebbe 
oltre. Le comunicazioni di cui ha bisogno 1' analisi egli le fa- 
rebbe soltanto a condizione dell'esistenza di un particolare le- 
game di sentimento che Io congiungesse al medico ; tacerebbe 
appena avvertisse la presenza di un solo testimonio indifferente 
per lui, poiché queste comunicazioni riguardano la parte più 
intima della sua vita psichica, tutto ciò che egli, quale persona 
socialmente indipendente, deve celare agli altri, ed inoltre tutto 
ciò che, quale personalità unitaria, non vuol confessare a sé 
stesso. 

Voi non sarete quindi al caso di assistere ad una cura 
psico-analitica, ma ne udrete soltanto raccontare e verrete a co- 
noscenza della psicoanalisi solo per quanto ne sentirete dire. 
Questo insegnamento direi quasi di seconda mano, vi metterà 
in condizioni del tutto insolite e inadeguate a formarvi un giu- 
dizio : il quale poi, evidentemente, dipenderà, in primo luogo 
dalla fede che potrete prestare al relatore. 

Ammettete per un momento di non essere andati ad una 
lezione di psichiatria, ma ad una di storia sulla vita e sulle im- 
prese guerresche di Alessandro Magno. Quali motivi avreste voi 
di credere alla veridicità delle asserzioni dell'insegnante? A 
prima vista la situazione sembra ancor più sfavorevole in que- 
sto caso che in quello della psico-analisi, poiché il professore 
di storia ha partecipato alle spedizioni guerresche di Alessan- 
dro proprio quanto voi, mentre il psico-analista vi riferisce al- 
meno di cose alle quali egli stesso ha preso parte. Ma poi va 
preso in considerazione ciò che dà credito allo storico. Egli 
può rimandarvi alle relazioni degli antichi storiografi che fu- 
rono contemporanei o almeno più vicini agli avvenimenti in 
questione e cioè ai libri di Diodoro, Plutarco, Arriano ed altri. 
Egli può mostrarvi delle immagini di monete e di statue del re, 
tuttavia conservate, può far passare tra le vostre file una foto- 
grafia del mosaico pompeiano della battaglia di Isso. A rigore, 
però, tutti questi documenti dimostrano soltanto che già le pre- 
cedenti generazioni hanno creduto all'esistenza di Alessandro 
ed alla realtà delle sue gesta, e qui dovreste ricominciare ad 
applicare la vostra critica. Trovereste allora che non tutto ciò 







INTRODUZIONE 



che è stato riferito su Alessandro è degno di fede, o accertabile 
nei dettagli, ma pure non posso ammettere che abbandonereste 
la sala dubitando addirittura della sua reale esistenza. La vostra 
decisione sarà principalmente determinata da due considera- 
zioni: primo, che il relatore non può avere un motivo plausi- 
bile di spacciar per vera innanzi a voi una cosa alla quale 
egli stesso non crede, e secondo, che tutti i libri di storia che 
sono a nostra disposizione espongono i fatti circa nello stesso 
modo. Esaminando poi le fonti più antiche, considererete le 
stesse circostanze, cioè i moventi che possono aver spinto i re- 
latori a raccontare e la concordanza dei documenti. Nel caso 
di Alessandro il risultato dell'esame sarà certamente rassicu- 
rante, esso riuscirebbe probabilmente diverso trattandosi di per- 
sonalità quali Mosò o Nimrod. Ma i dubbi che potete far va- 
lere contro la credibilità del relatore psicoanalitico, li conosce- 
rete più tardi con sufficiente chiarezza. 

Ora però, avrete il diritto di domandare come mai , non 
esistendo una conferma oggettiva della psico-analisi e nessuna 
possibilità di eseguirla dinanzi a un pubblico, sia in genere 
possibile di apprenderla e di persuadersi della verità delle sue 
asserzioni. Questo studio è realmente difficile ed infatti le per- 
sone che sono penetrate bene addentro nello spirito della psico- 
analisi sono poche, ma ciò non dimeno esiste una via pratica- 
bile. La psico-analisi si apprende in primo luogo sul proprio 
Io studiando la propria personalità. Ciò non è esattamente quello 
che si chiama auto-osservazione , ma in mancanza di meglio 
si può chiamarla così. Esiste tutta una serie di fenomeni psi- 
chici molto frequenti e comunemente noti che si possono as- 
soggettare all'analisi sulla propria persona dopo avere appreso 
un po' la tecnica. Facendolo si acquista la persuasione che i 
processi descritti dalla psico-analisi e le sue concezioni sono 
giusti. È vero però che la possibilità di progredire su questa 
via è limitata. Si arriva molto più'innanzi facendosi analizzare 
da un esperto psicoanalista, esperimentando sul proprio io gli 
effetti della analisi ed approfittando dell'occasione per impa- 
rare dall'altro le finezze del procedimento. Quest'eccellente via 
è praticabile sempre per una sola persona alla volta, giammai 
per un intero uditorio. 

Per una seconda difficoltà nei vostri rapporti con la psico- 
analisi non posso più rendere responsabile questa, bensì voi 



8 



LEZIONE PRIMA 



stessi, inquantochè, avete seguito finora dei corsi di medicina. 
I vostri studi precedenti hanno impresso alla vostra attività 
mentale un dato indirizzo che conduce ben lungi dalla psico- 
analisi. Vi hanno insegnato a motivare colla anatomia le fun- 
zioni dell'organismo ed i suoi disturbi, a spiegarli per mezzo 
della chimica e della fisica ed a concepirli biologicamente; ma 
nessuna parte del vostro interesse è stata diretta alla vita' psi- 
chica, nella quale pure culmina la produzione del nostro orga- 
nismo mirabilmente complicato. 

Perciò l'idea di trattare le cose dal punto di vista psico- 
logico vi è rimasta estranea e siete abituati a considerarla con 
diffidenza, a negarle il carattere scientifico e ad abbandonarla 
nelle mani dei profani, dei filosofi naturalisti e dei mistici. Que- 
sta restrizione è certamente un danno per la vostra attività me- 
dica, poiché l'ammalato vi si presenterà anzitutto dal suo lato 
psichico, come avviene di regola in tutte le 'relazioni umane, e 
temo che per vostro castigo, sarete costretti a cedere una parte 
dell'agognata influenza terapeutica proprio a quei ciarlatani 
medici naturalisti e mistici, che voi tanto disprezzate. 

Non mi nascondo la ragione per la quale bisogna scusare 
questa menda dei vostri studi preparatori. La scienza filosofica 
ausiliare che potrebbe venire utilizzata per i vostri scopi me- 
dici non esiste. Né la filosofia speculativa, né la psicologia de- 
scrittiva e neppure la cosiddetta psicologia sperimentale, con- 
nessa alla fisiologia dei sensi, almeno come si insegnano nelle 
scuole, sono capaci di dirvi qualche cosa di utile sulla relazione 
tra il somatico e il psichico, nonché di porgervi la chiave per 
la comprensione di un eventuale disturbo delle funzioni psi- 
chiche. C'è, è vero, fra le discipline mediche la psichiatria che 
si occupa di descrivere i disturbi psichici osservati e di com- 
porne dei quadri clinici nosografie!". Ma i psichiatri stessi sono 
in dubbio in certi momenti, se le loro asserzioni, puramente 
descrittive, meritino il nome di scienza. Dei sintomi che com- 
pongono questi quadri nosografia restano ignoti la provenienza, 
il meccanismo e la concatenazione reciproca. O non vi corri- 
spondono nessuna alterazione constatabile dell'organo anatomico 
della psiche, o soltanto delle alterazioni tali da non poter trarne 
nessuno schiarimento. Questi disturbi psichici sono atti ad es- 
sere influenzati dalla terapia soltanto quando si possono rico- 



INTRODUZIONE 



noscere come effetti accessori, accompagnanti un'altra affezione 
organica qualunque. 

Ecco la lacuna che la psico-analisi si industria di riempire. 
Essa intende dare alla psichiatria il fondamento psicologico, del 
quale sentiamo la mancanza; essa spera di scoprire il terreno 
comune, sul quale i disturbi somatici si incontrano con quelli 
psichici, diventando così comprensibili. A questo scopo essa 
deve mantenersi pura da ogni premessa anatomica, chimica o 
fisiologica, a lei estranea. Deve operare con concetti ausiliari 
unicamente psicologici, ed io temo che appunto per ciò essa 
dapprima vi apparirà strana. 

Per quanto riguarda invece la difficoltà seguente, non vo- 
glio dar colpa né a voi stessi né alla vostra coltura preparatoria 
e nemmeno alla vostra disposizione psichica. Con due delle sue 
affermazioni la psico-analisi offende tutto il genere umano e se 
ne attira l'avversione. L'una urta contro un pregiudizio intel- 
lettuale, l'altra contro un pregiudizio estetico-morale. Non dob- 
biamo tenerli in poco conto. Questi pregiudizi sono potentissimi, 
essi sono delle cristallizzazioni di evoluzioni umane non solo 
utili, ma persino necessarie. Sono alimentati da grandi forze 
affettive e la lotta contro di essi è grave e difficile. 

Con la prima di queste poco gradite affermazioni la psico- 
analisi asserisce che i processi psichici per sé stessi sono in- 
coscienti, e che quelli coscienti sono soltanto atti isolati e parti 
dell' intera vita psichica. Rammentatevi che al contrario noi siamo 
avvezzi ad identificare il psichico col cosciente. Noi conside- 
riamo la coscienza addirittura come la caratteristica che serve 
a definire il psichico, la psicologia come la scienza che si oc- 
cupa di quanto si svolge nella coscienza. Questa equiparazione 
ci sembra anzi tanto naturale, da farci sentire ogni obbiezione 
elevata contro di essa, come una contraddizione netta ; eppure 
la psico-analisi non può fare a meno di elevarla, essa non può 
accettare l' identità di cosciente e psichico. La definizione psico- 
analitica dice, che si tratta di processi come il sentire, il pensare 
e il volere, e la psico-analisi deve sostenere che esiste un pen- 
sare ed un volere incoscienti. Ma con ciò essa arrischia già da 
bel principio di perdere la simpatia di tutti coloro che amano 
la sobrietà nel metodo scientifico e si attira il sospetto di essere 
una fantasiosa scienza occulta, la quale vorrebbe costruire nel 
buio e pescare nel torbido. Ma naturalmente, voi, signori, non 



10 



LEZIONE PRIMA 



potete ancora comprendere con qual diritto io possa spacciare 
per un pregiudizio una proposizione di natura tanto astratta, 
come : « Soltanto ciò che è cosciente è psichico » ; non potete 
neppure indovinare quale evoluzione abbia potuto condurre alla 
negazione dell' incosciente, nel caso che esso esista, e quale 
vantaggio abbia potuto risultare da questa negazione. La di- 
scussione se si debba fare coincidere il psichico col cosciente 
o se lo si debba estendere ulteriormente, sembra un vaniloquio 
polemico; eppure io posso assicurarvi che l'ammissione di pro- 
cessi psichici incoscienti ci apre una via decisiva ad una nuova 
orientazione nel mondo e nella scienza. 

E neppure potete supporre quanto strettamente questa prima 
audacia della psico-analisi sia connessa con quella che enuncerò 
or ora. Quest'altra proposizione, proclamata dalla psico-analisi 
come uno dei suoi risultati, contiene, cioè, l'asserzione, che 
degli stimoli che non si possono chiamare altrimenti che ses- 
suali, sia in senso stretto che lato, hanno una parte insolita- 
mente grande e finora non abbastanza apprezzata nell'eziologia 
delle malattie nervose e mentali. Ma non basta, essa asserisce 
ancora, che questi medesimi stimoli sessuali partecipano anche 
alle più alte creazioni colturali, artistiche e sociali dello spirito 
umano contribuendovi in misura non disprezzabile. 

L'esperienza m'ha insegnato che l'avversione contro questo 
risultato dell' indagine psico-analitica è la fonte più importante 
della resistenza da essa finora incontrata. Volete sapere come 
ce lo spieghiamo? Crediamo che la coltura sia stata creata sotto 
l'impulso dei molteplici bisogni della vita a spese della sod- 
disfazione degli stimoli e che ogni individuo entrando nel con- 
sorzio umano debba ripetere il sacrifizio della rinunzia alla 
soddisfazione dei propri stimoli. Tra gli stimoli impiegati in tal 
modo, quelli sessuali formano una parte importante: essi ven- 
gono « sublimati », cioè distolti dai loro fini sessuali e diretti 
verso delle mète socialmente più elevate, non più sessuali. Ma 
questo edificio è labile, gli stimoli sessuali sono mal domati e 
chiunque abbia da prender parte all' opera della coltura corre 
pericolo che i suoi stimoli sessuali si rifiutino a quest'impiego. 
La società crede che non vi possa essere un maggior pericolo 
di quello che scaturirebbe dalla liberazione degli stimoli ses- 
suali e dal loro ritorno ai fini originari. La società non ama 
che le si rammenti questa parte delicata della sua costituzione, 






INTRODUZIONE 11 



essa non ha nessun interesse che sia riconosciuta la forza degli 
stimoli sessuali e che venga messa in chiaro l'importanza che 
la vita sessuale ha per l'individuo; essa anzi, per scopi educa- 
tivi, ha seguito la via opposta, deviando 1' attenzione da tutto 
questo campo. Perciò essa non tollera il suddetto risultato del- 
l' indagine psico-analitica e vorrebbe addirittura imfamarlo come 
esteticamente ributtante e moralmente condannabile e perico- 
loso. Ma con simili obbiezioni non si può intaccare il risultato 
d'un lavoro scientifico che si dichiara oggettivo. Se vuol farsi 
sentire, quest'obbiezione dev'essere trasportata nel campo intel- 
lettuale. Però la natura umana è così fatta, che noi siamo di- 
sposti a ritenere errato ciò che non ci piace e in questo caso 
è facile trovare degli argomenti contrari. La società fa dunque 
dallo spiacevole l'errato, contesta le verità psico-analitiche con 
argomenti logici ed oggettivi, ma sorgenti da fonti affettive, e 
sostiene le proprie obbiezioni quali pregiudizi, con tutti i tenta- 
tivi di confutazione. 

Noi però, signore e signori, possiamo asserire di non aver 
seguito nessuna tendenza formulando quella tanto criticata pro- 
posizione. Volevamo soltanto far risaltare un fatto che crediamo 
di aver riconosciuto lavorando assiduamente. Pretendiamo inol- 
tre di aver ora il diritto di respingere incondizionatamente 
qualsiasi ingerenza di simili considerazioni pratiche nel lavoro 
scientifico, anche prima di avere esaminato, se il timore che 
vuol dettarci queste considerazioni sia giustificato, o no. 

Queste sarebbero dunque alcune delle difficoltà che si op- 
pongono allo studio della psico-analisi. É più che sufficiente 
per un principio. Se potete vincerne l'impressione, continueremo. 






. 



LEZIONE SECONDA 



« Lapsus », Sviste e Dimenticanze 

Signore e Signori, 

Non comincerò con delle premesse, bensì con una ricerca, 
scegliendo per oggetto certi fenomeni frequentissimi e molto 
noti, ma assai negletti, i quali non sono morbosi inquantochè 
si possono osservare in qualunque persona sana. Questi sareb- 
bero i lapsus, le sviste, le dimenticanze e simili ; per esempio : 
il lapsus linguae, quando proferiamo una parola invece di un'al- 
tra, che intendevamo dire ; o il lapsus calami, quando la stessa 
cosa ci succede scrivendo, sia che ce ne accorgiamo o no ; o 
la svista, quando da un foglio stampato o scritto leggiamo una 
cosa differente di quanto esso contiene ; il traudire, quando, 
nel caso in cui sia escluso un vizio organico dell' udito , sen- 
tiamo una frase per un'altra. Un'altra serie di tali fenomeni ha 
per base una dimenticanza, non durevole però, bensì tempora- 
nea, per esempio quando non siano capaci di trovare un nome 
che pur sappiamo e che quasi sempre siamo in grado di rico- 
noscere ; o quando dimentichiamo di metter in esecuzione un 
proposito, del quale ci rammentiamo poi lo stesso, e che ave- 
vamo dunque dimenticato soltanto per un dato momento. In 
una terza serie questa condizione della temporaneità manca, per 
esempio quando collocato un oggetto in un luogo qualunque, 
non lo sappiamo poi ritrovare, e manca pure nel fenomeno 
del tutto analogo dello smarrire. Si tratta di dimenticanze che 
si considerano in modo diverso da altre dimenticanze, per le 
quali ci meravigliamo oppure ci adiriamo, invece di trovarle 
comprensibili. A queste si aggiungono certi errori, nei quali 
appare di nuovo la temporaneità: p. es. l'aver creduto per 
breve tempo qualche cosa , che pure prima e dopo sappiamo 



/ 



14 



LEZIONE SECONDA 



esser stata differente ; e inoltre numerosi fenomeni simili, di 
nomi diversi. 

Sono quasi tutti casi insignificanti e quasi sempre effimeri, 
senza gran valore per la vita pratica. Soltanto di rado uno di 
questi, lo smarrire di oggetti p. es., si eleva ad una certa im- 
portanza pratica. Perciò essi non attirano neanche grande at- 
tenzione, né hanno grande importanza nella vita affettiva. 

A questi fenomeni richiedo dunque che rivolgiate la vostra 
attenzione. Voi invece mi obbietterete sdegnati : « Vi sono tanti 
enigmi grandiosi nel vasto mondo, come in quello più ristretto 
della vita psichica, tante meraviglie nel campo dei disturbi psi- 
chici, che richiedono e meritano spiegazioni, da far parere dav- 
vero frivolo lo sprecare lavoro ed interessamento per simili 
nonnulla. Se Ella potesse renderci comprensibile, come mai un 
uomo che abbia occhi ed orecchi sani possa vedere ed udire 
in pieno giorno delle cose che non esistono, perchè un altro 
si creda improvvisamente perseguitato da quelle persone che 
fino allora gli furono le più care, oppure perchè egli sostenga 
con la più sottile motivazione un insieme di idee deliranti che 
deve apparire assurdo anche ad un bambino , allora non di- 
sprezzeremmo la psico-analisi ; ma se essa non sa fare altro 
che occuparsi del perchè una massaia abbia smarrito le sue 
chiavi e di altre simili futilità, allora anche noi sapremo impie- 
gare meglio il nostro tempo ed il nostro interessamento ». 

In questo caso vi risponderei : « Adagio, signore e signori. 
Secondo me, la vostra critica non segue la giusta traccia. E vero 
che la psico-analisi non può vantarsi di non essersi mai occu- 
pata di futilità. Al contrario, il suo materiale d'osservazione 
comprende di solito quei fatti poco appariscenti che le altre 
scienze sdegnano, perchè troppo insignificanti, dunque per così 
dire i rimasugli dei fenomeni. Ma non scambiate voi forse nella 
vostra critica la grandiosità dei problemi con 1' appariscenza 
degli indizi ? Non vi sono forse delle cose importantissime che 
possono tradire la loro esistenza sotto certe condizioni e in 
certe epoche, soltanto con indizi debolissimi? Potrei citarvi con 
facilità parecchie situazioni simili. Da quali minuti indizi i gio- 
vanotti tra voi deducono di essersi cattivate le simpatie d'una 
signorina? Attendete forse che essa vi dichiari espressamente 
il suo amore, che vi abbracci impetuosamente, o non vi basta 
invece uno sguardo che un altro non avrebbe neppur osservato, 



« LAPSUS », SVISTE E DIMENTICANZE 15 



un leggero movimento, un prolungamento della stretta di mano? 
E se partecipate come agente di polizia all'esame delle circo- 
stanze d'un assassinio, vi aspettate proprio di trovare che l'as- 
sassino abbia lasciato la sua fotografia con l'aggiunta dell'intero 
indirizzo sul luogo del delitto, o non vi accontenterete invece 
necessariamente di traccie più deboli e meno chiare? Non di- 
sprezziamo perciò i piccoli indizi ; perchè forse partendo da 
essi riusciremo a rintracciare cose più importanti. Del resto io 
penso come voi che i più grandi problemi della vita e della 
scienza hanno il maggior diritto al nostro interessamento. Ma 
per lo più giova ben poco il deciso proposito di dedicarsi 
direttamente all'investigazione di questo o di quel grande pro- 
blema. In tal caso spesso non si sa verso qual direzione si 
debba poi volgere il passo. Nel lavoro scientifico offre più pro- 
babilità di riuscita l'affrontare ciò che si ha dinnanzi a se in 
quel momento e alla cui indagine si apre già una via. Seguendo 
questo metodo con profondità, senza premesse né aspettative, 
ed avendo fortuna, si può trovare anche a mezzo di un lavoro 
di così poca pretesa, un accesso allo studio dei grandi problemi, 
e ciò causa il nesso che allaccia tutto con tutto, anche il mi- 
nimo col grande ». 

Così parlerei per tenere vivo il vostro interessamento, fin- 
ché tratterò di queste apparenti futilità quali sono appunto 
questi lapsus (1) delle persone sane. Ora consultiamo p. es. uno 
cui sia estranea la psico-analisi, per domandargli come egli si 
spieghi l'esistenza di questi fenomeni. 

Dapprima egli risponde certamente : < Ah, ciò non merita 
di esser spiegato ; sono piccole casualità ». Che cosa intende 
mai costui ? Vuole egli affermare che siano dei fenomeni tanto 
piccoli, che non sono concatenati col resto «di quello che av- 
viene nell'universo e che potrebbero altrettanto bene essere di- 
versi da quello che sono ? 

Se qualcuno nega in tal modo il determinismo naturale 
anche in un solo caso, egli rovescia tutta la concezione scien- 
tifica dell'universo. Si potrà allora osservargli, quanto più con- 
seguente sia persino la concezione religiosa dell'universo, quando 



(1) Per questi casi suesposti di < lapsus », sviste e dimenticanze userò d'ora in- 
nanzi il termine collettivo « lapsus », non potendo altrimenti tradurre la parola « Felil- 
leistuneen » nel senso attribuitole da Freud. 

(Nota del traduttore) 



16 



LEZIONE SECONDA 



essa assicura energicamente, che nemmeno un passero cade dal 
tetto senza l'espressa volontà di Dio. Credo che il nostro amico 
non vorrà trarre le conseguenze della sua prima risposta ; egli 
cederà un po' e dirà che studiando questi fatti egli trova bensì 
delle spiegazioni per essi, ma che si tratta di piccoli traviamenti 
della funzione, di inesattezze della produzione psichica, le quali 
avvengono sotto certe condizioni che si potrebbero indicare. 
Un uomo che di solito parla correntemente, può impaperarsi : 
1) quando egli sia un po' indisposto o stanco, 2) quando egli 
sia agitato, 3) quando la sua mente sia rivolta ad altre cose che 

10 preoccupano. È facile trovare delle conferme a queste indi- 
cazioni. Ci si impapera realmente con particolare frequenza 
quando si è stanchi, si ha mal di capo oppure è imminente 
un'emicrania. Sotto le stesse condizioni facilmente non si è in 
grado di rammentare dei nomi propri. Alcune persone sono 
abituate a riconoscere l' avvicinarsi dell' emicrania da questo 
sfuggire dei nomi propri. Anche nelP agitazione si scambiano 
spesso le parole e gli oggetti, si prende una cosa per 1' altra. 

11 dimenticarsi dei propositi fatti come anche una quantità di 
altre azioni non intenzionali ci succede, quando la nostra at- 
tenzione è distratta, cioè concentrata su altre cose. Un noto 
esempio di distrazione ce lo dà quel proverbiale professore che 
dimentica l' ombrello e scambia il cappello, perchè pensa ai 
problemi che vuol trattare nella prossima pubblicazione. 

Ognuno di noi conosce per propria esperienza come si pos- 
sano dimenticare dei proponimenti presi, o delle promesse fatte, 
perchè frattanto qualche avvenimento ha distolto la nostra at- 
tenzione da essi. Questo ragionamento sembra senz'altro plau- 
sibile e non suscettibile di obbiezioni. Forse esso non è molto 
interessante ed ha deluso la nostra aspettativa. Occupiamoci un 
po' più da vicino di queste spiegazioni dei « lapsus ». Le con- 
dizioni che vengono indicate per il sorgere di questi fenomeni 
sono di natura varia. Le disposizioni e i disturbi della circola- 
zione danno una motivazione fisiologica dei disturbi della fun- 
zione normale; eccitazione, stanchezza, distrazione sono moventi 
d'altro genere che si potrebbero chiamare psicologici. Da que- 
sti ultimi si può facilmente trarre una teoria. Tanto per effetto 
di stanchezza, quanto per effetto di distrazione, forse anche per 
effetto di eccitazione generale viene provocata una distribuzione 
dell'attenzione, la quale potrebbe avere per conseguenza che 



> 



? * 



« LAPSUS », SVISTA E DIMENTICANZA 17 

una parte troppo piccola della medesima venga rivolta all' a- 
zione che si sta eseguendo. In questo caso è assai facile che 
l'azione venga disturbata, ed eseguita perciò in modo im- 
preciso. Una leggiera indisposizione, delle variazioni nella di- 
stribuzione del sangue nell'organo nervoso centrale, possono 
avere lo stesso effetto , influenzando in modo simile il feno- 
meno sostanziale, cioè la distribuzione dell' attenzione. In tutti 
i casi dunque si tratterebbe di effetti d'un disturbo dell'atten- 
zione, dovuto sia a cause organiche, sia a cause psichiche. 

Il nostro interesse psico-analitico non sembra avvantag- 
. giarsi molto da queste considerazioni. Potremo sentirci tentati 

C» ad abbandonare nuovamente questo soggetto. Bisogna però 

" * a. convenire, che inoltrandosi di più nel campo delle osservazioni, 

"S ^tf si può constatare che nella spiegazione dei « lapsus » non tutto 
tJPv coincide con questa teoria dell'attenzione o che, per lo meno, 
non tutto si può dedurre da questa in modo naturale. Facciamo 
l'esperienza che tali « lapsus » e tali dimenticanze avvengono 
anche a persone che non sono né stanche, né distratte, ne agi- 
tate, ma che si trovano in ogni riguardo nel loro stato normale, 
a meno che non si voglia loro ascrivere posteriormente un'ec- 
citazione appunto per l'avvenuto « lapsus », eccitazione che esse 
stesse però non confessano. Non è nemmeno possibile che la 
cosa si svolga in modo così semplice che l'esecuzione normale 
di un'azione possa essere assicurata dall'accrescimento oppure 
compromessa dalla diminuzione dell'attenzione che ad essa viene 
rivolta. Esiste una gran copia di atti che si eseguiscono con 
attenzione minima ed in modo puramente automatico, eppure 
si eseguiscono senza esitazione. Il pedone che a mala pena 
pensa dove cammina si mantiene pure sulla via giusta e, senza 
aver sbagliato strada, si ferma appena giunto alla sua meta. 
Normalmente, per lo meno, avviene cosi. L'esperto pianista 
tocca i tasti giusti senza neanche pensarci. Naturalmente tal- 
volta egli può anche toccare un tasto falso, ma se il suonare 
quasi automaticamente dovesse aumentare il pericolo dello sba- 
gliare, il virtuoso dovrebbe appunto esser esposto più di tutti 
gli altri a questo pericolo, poiché causa il grande esercizio la 
sua produzione è puramente automatica. 

Noi osserviamo al contrario che molte azioni avvengono 
in modo specialmente sicuro, quando non sono oggetto d'una 
speciale attenzione e che invece una azione fallisce appunto, 

2 



18 



LEZIONE SECONDA 



quando importa specialmente che essa venga eseguita in modo 
esatto, quindi precisamente quando un deviamento della neces- 
saria attenzione non ha luogo di sicuro. Ora si potrebbe obbiet- 
tare, esser questo appunto l'effetto dell' « eccitazione », ma noi 
non possiamo comprendere perchè l'eccitazione non aumenti 
piuttosto l'attenzione, concentrandola sull'oggetto che ci inte- 
ressa tanto. Si può difficilmente spiegare a mezzo della teoria 
psico-fisiologica o teoria dell'attenzione il fatto, che in un di- 
scorso importante o in una trattazione orale, uno prenda una 
papera e dica esattamente il contrario di ciò che voleva dire. 
Inoltre vi sono nei « lapsus » tanti piccoli fenomeni conco- 
mitanti che non si comprendono e che non ci vengono neppure 
maggiormente chiariti dalle considerazioni fatte fin qui. Quando 
uno per esempio avendo temporaneamente dimenticato un nome, 
si arrabbia, e vuol ricordarlo ad ogni costo e non vuole rinun- 
ciare a questo proposito, perchè riesce così difficilmente a fare 
ciò che vorrebbe, cioè a rivolgere la sua attenzione a questa 
parola che, come egli si esprime, ha « sulla punta della lingua » 
e che riconosce non appena sente pronunziare? Oppure si 
danno dei casi, nei quali i « lapsus » si moltiplicano, s' intrec- 
ciano e si sostituiscono l'un l'altro. La prima volta ci si dimen- 
tica di un appuntamento preso; la volta dopo, pur avendo 
preso il fermo proposito di non mancare all'appuntamento e 
di esser puntuali, ci si accorge poi che, per errore, 1' ora che 
si ricordava non era la convenuta. Si tenta di rievocare una 
parola dimenticata coll'aiuto d'altri ricordi, e quasi per dispetto 
viene a mancare una seconda parola che avrebbe dovuto esser 
di giovamento nel rintracciare la prima ; ed inseguendo questa 
seconda parola ci sfugge una terza e così via. Lo stesso può 
accadere, come è noto, anche negli errori di stampa che sono 
da considerarsi quali « lapsus » del tipografo. Un tale ostinato 
errore di stampa sdrucciolò in un giornale sportivo (1). Una 
recensione di uno spettacolo di lotta conteneva il passo: Il 
campione leggiero e snello doveva misurarsi col porco erculeo... 
Nel prossimo numero si 'tentò una correzione. Il giornale si 
scusò e scrisse: Naturalmente volevamo dire : il copro erculeo. 



/l) È ovvio che gli esempi tedeschi non possono essere resi alla lettera in italiano. 
Mi sono ingegnato di sostituirli con esempi analoghi-originali-italiani. E ciò vale anche 
per la maggior parte degli esempi intraducibili di questo capitolo. 

(Noia del traduttore). 



e LAPSUS >, SVISTE E DIMENTICANZE 



19 



Si usa parlare in questi casi dell' iettatore dei tipografi, del 
diavolo della cassetta dei tipi e di cose di questo genere; tutte 
espressioni che oltrepassano una teoria psico-fisiologica. 

Non so se vi sia noto che le papere si possono provocare; 
o, per così dire, che si può favorirne la comparsa a mezzo della 
suggestione. Un aneddoto narra in proposito che in occasione 
di una recita un novizio della scena doveva nel punto culmi- 
nante dell'azione pronunciare le parole: « coraggio e fermezza ». 
Durante le prove un compagno si permise lo scherzo di sug- 
gerire al timido principiante le parole : « corezza e formaggio » 
invece delle parole menzionate. E la sera della rappresenta- 
zione il disgraziato debuttò proprio con queste parole scam- 
biate, sebbene fosse stato abbastanza prevenuto, o forse appunto 
per questo. 

Tutti questi piccoli tratti dei lapsus non vengono dunque 
punto schiariti dalla teoria della attenzione diminuita. Però per 
questo non occorre ancora che la teoria sia falsa. Le manca 
forse qualche aggiunta per divenire del tutto sodisfacente. Ma 
anche alcuni dei lapsus per se stessi possono essere conside- 
rati da un altro punto di vista. 

Scegliamo tra i lapsus il lapsus linguae come più adatto 
ai nostri scopi. Noi potremmo ugualmente scegliere il lapsus 
calami o la svista nel leggere. Dobbiamo un po' convenire che 
fino ad ora ci siamo chiesti soltanto quando e sotto quali 
condizioni ci si impaperi e che abbiamo ottenuto una risposta 
soltanto su ciò. Ma si potrebbe anche voler sapere perchè ci si 
impaperi proprio in questo modo e in nessun altro, prendendo 
in considerazione quello che si dice impaperandosi. Riconosce- 
rete che fino a quando non sia stato risposto a questa domanda, 
fino a quando cioè non sia stato chiarito il risultato della pa- 
pera, il fenomeno rimane una casualità dal suo lato psicolo- 
gico, benché per esso si sia trovata una spiegazione fisiologica. 
Se mi succede di impaperarmi è ovvio che potrei farlo in in- 
finiti modi e dire una di mille altre per la parola giusta, op- 
pure storpiare quella di diverse maniere. C'è dunque qualche 
cosa che mi costringe, nel caso speciale, ad impaperarmi pro- 
prio in un determinato modo tra tutti i modi possibili, oppure 
questo rimanendo un puro arbitrio del caso, non si può forse 
nemmeno dare una risposta ragionevole a tale domanda? 

Due autori Meringer e Mayer (un filologo ed un 




20 



LEZIONE SECONDA 



tra hanno appunto tentato nell'anno 1895 di esaminare da que- 
sto lato il problema della papera. Essi hanno raccolto degli 
esempi e li hanno ordinati in primo luogo da un punto di vi- 
sta puramente descrittivo. Ciò naturalmente non ci dà ancora 
una spegazione, ma può indicarne la via. Essi distinguono gli 
storpiamenti che per ragione della papera subisce ciò che si in- 
tende dire, in : Scambi, anteposizioni di suono, posposizione 
di suono, contaminazioni e sostituzione. 

Così per esempio un caso di scambio sarebbe se qualcuno 
dicesse : La Milo di Venere, invece che : La Venere di Milo 
(scambio nell'ordine delle parole); un'anteposizione di suono: 
Caste.... paste in caria. ; oppure una posposizione di suono : Per- 
chè io ti peràoix'x devi permettermi.... promettermi. Troveremo 
pure abbastanza frequentemente degli esempi, nei quali la pa- 
pera si forma dall'unione o dalla fusione di due parole come 
nel caso di una ragazzina che interrogata se volesse dei gio- 
cattoli oppure della cioccolata, rispose: « Cioccolattoli » . 

Come caso di sostituzione si potrebbe citare quello di uno 
che disse : Il ladro è ancor uccello di posto, invece che uccello 
di bosco, ed altri esempi di questo genere. 

Il tentativo di spiegazione del fenomeno che i due autori 
fondano sulla loro raccolta di esempi è del tutto insufficiente. 
Essi credono che i suoni e le sillabe d'una parola abbiano va- 
lore diverso e che l'innervazione dell'elemento più potente possa 
influire sull'elemento più debole in modo da disturbarlo. Essi 
si basano evidentemente sulle anteposizioni e posposizioni di 
suono, poco frequenti per sé stesse. Per quanto riguarda gli 
altri risultati della papera queste preferenze di suono non pos- 
sono nemmeno venir prese in considerazione. Ci si impapera 
più frequentemente pronunziando una parola invece di un' al- 
tra molto simile e molti s'accontentano di questa somiglianza 
per spiegare la papera. Per esempio un membro del consiglio 
d'amministrazione d'una società per azioni, al quale giusta gli 
statuti è vietato di intraprendere atti di commercio di qualsiasi 
entità che riguardino lo stesso articolo, si esprime nell' assem- 
blea generale: « Vedete dunque come il mio modo d'agire è 
perfettamente concorrente., coerente al modo di comportarsi di 
un vecchio ed onorato commerciante che segue sempre i po- 
stulati di buona fede, che devono essere osservati in commer- 
cio ». Un professore durante la sua lezione disse: « Nello stu- 



* LAPSUS », SVISTE E DIMENTICANZE 21 

dio degli organi genitali femminili, malgrado molte ten- 
tazioni... volevo dire tentati v i... 

Le papere più comuni e che danno maggiormente nell'oc- 
chio sono quelle in seguito alle quali si dice proprio l'oppo- 
sto di quanto si voleva dire. In questo caso ci si allontana na- 
turalmente molto dai rapporti dei suoni e dagli effetti di so- 
miglianza, in compenso però si può richiamare alla stretta pa- 
rentela che unisce i concetti opposti e alla loro speciale vici- 
nanza nell'associazione psicologica. Esistono degli esempi sto- 
rici di questo genere : Un presidente della Camera austriaca 
aprì una volta la seduta colle parole : Signori, constato la pre- 
senza di... membri e dichiara con ciò chiusa la seduta. 

Un'attrazione simile a quella che si esplica fra gli opposti 
viene esercitata talvolta da una qualsiasi altra comune associa- 
zione, dando luogo ad una papera, la quale in certi casi può 
riuscire molto disgraziata. Si narra per esempio che in occa- 
sione d' una festa per le nozze di un figlio di H. Helmholz con 
la figlia del noto inventore ed industriale W. Siemens il cele- 
lebre fisiologo Dubois-Reymond, dovendo tenere un discorso 
di occasione, chiudesse il suo brindisi, senza dubbio brillante, 
con le parole: Facciamo dunque un evviva alla nuova ditta 
Siemens e Halske ! Questo era naturalmente il nome dell'an- 
tica conosciutissima ditta. L'unione dei due nomi doveva riu- 
scire molto nota ad ogni berlinese. 

Oltre alle relazioni di suono e alle rassomiglianze delle 
parole dobbiamo dunque considerare ancora l' infuenza delle 
associazioni verbali. Ma ciò non basta. In una serie di casi sem- 
bra non si riesca a spiegare una papera fino a tanto che non 
si sia preso in considerazione ciò che è stato detto o magari 
pensato nella proposizione precedente. Dunque nuovamente un 
caso di posposizione di suono, come quello sul quale insiste 
il Meringer, ma di provenienze più lontana. 

In complesso devo confessare di aver V impressione che 
ora ci siamo scostati più che mai da una comprensione del lap- 
sus linguae. 

Comunque, spero di non errare asserendo che nel corso 
delle nostre ricerche, noi tutti abbiamo riportato una nuova im- 
pressione riguardo agli esempi dei lapsus linguae, impressione 
sulla quale potrebbe pur valer la pena di soffermarsi. Abbiamo 
esaminato le condizioni sotto le quali in genere ci si impapera, 



22 LEZIONE SECONDA 






poi le influenze che determinano la natura dello storpiamento 
avvenuto in seguito alla papera, ma non abbiamo ancora ri- 
volto la nostra attenzione al risultato della papera per sé stesso, 
senza curarci della sua genesi. Se ci decidiamo a farlo, dob- 
biamo finalmente trovare il coraggio di dire: In qualche caso 
anche ciò che si dice impaperandosi ha un senso. Che cosa 
significa poi : ha un senso ? Ebbene, ciò vuol dire che il risul- 
tato della papera ha forse il diritto di venir considerato per sé 
stesso come un atto psichico pienamente valido, e con propria 
mèta e come un'espressione possedente contenuto e significato. 
Finora abbiamo sempre parlato dei lapsus quali sbagli ; ma ora 
ci sembra che il lapsus diventi talvolta un' azione del tutto rego- 
lare messasi soltanto al posto di un' altra aspettata e progettata. 
In alcuni casi questo senso proprio del lapsus sembra es- 
sere afferrabile ed innegabile. Se il presidente colle prime pa- 
role chiude la seduta della camera dei deputati, invece di aprirla, 
noi essendo a giorno delle circostanze, sotto le quali si effet- 
tuò questa papera, siamo disposti di trovare questo lapsus lin- 
guae pieno di significato. II presidente non aspettandosi nulla 
di buono dalla seduta sarebbe lieto di poterla interrompere su- 
bito. Il riconoscimento di questo senso nascosto, dunque l'in- 
terpretazione di questa papera, non presenta per noi alcuna dif- 
ficoltà. Nel caso p. es. di una signora che disse in tono appa- 
rentemente ammirativo ad un' amica : « Questi pellicani li hai 
ricaca... ricamati molto bene », allora nessuna scienza del mondo 
ci potrà trattenere dal sentire in questa papera un giudizio : che 
sta in vivo contrasto con la lode che doveva venir pronunziata. 
Oppure nel caso di una signora conosciuta per la sua ener- 
gia che racconta : « Mio marito ha domandato al medico che 
dieta dovrebbe seguire, ma il medico gli ha risposto, che non 
è necessario che egli tenga nessuna dieta speciale e che egli 
può mangiare e bere ciò che mi pare », questa papera è pure 
l'espressione innegabile di un programma stabilito. 

Signore e Signori, se dovesse risultare che non soltanto 
in pochi, ma in parecchi casi, le papere, le sviste e le dimen- 
ticanze hanno in genere un senso, questo senso, di cui finora 
non si è ancora parlato, diverrebbe inevitabilmente la parte più 
interessante per noi, facendo perdere ogni importanza a tutti 
gli altri punti di vista. — E ciò con ragione. — Potremmo al- 
lora trascurare tutti i moventi fisiologici e psico-fisiologici 



• 



« LAPSUS 3, SVISTE E DIMENTICANZE 23 



e dedicarci a ricerche puramente psicologiche riguardanti il 
senso, cioè il significato, l'intenzione del lapsus. In questa aspet- 
tativa non tralasceremo dunque d'esaminare tosto un maggior 
materiale d'osservazione. 

Ma prima d'effettuare questo proposito, vorrei invitarvi a 
seguire con me un'altra traccia. Non è raro il caso che un poeta 
si sia servito della papera o d'un altro lapsus come di un mezzo 
di rappresentazione poetica. — Questo fatto già per sé stesso 
deve dimostrarci che il poeta considera certi errori, per esem- 
pio il lapsus linguae, come delle cose significative, giacché egli 
li introduce apposta. Perchè non è certo che il poeta commetta 
per pura combinazione un lapsus calami e che poi lo lasci pas- 
sare per un lapsus linguae d'un suo personaggio. Egli per mezzo 
del lapsus linguae vuole farci capire qualche cosa e noi pos- 
siamo esaminare dì che si tratta. Vuol egli forse indicarci 
che il suo personaggio è distratto o stanco, oppuro che costui 
vive nell'attesa di un'emicrania? Naturalmente non vogliamo 
esagerare il valore del fatto che la papera viene ritenuta signi- 
ficativa dal poeta. Anche essendo essa in realtà priva di signi- 
ficato, una casualità psichica, o avendo essa un significato sol- 
tanto in casi rarissimi, il poeta conserverebbe il diritto di cor- 
redarla di senso per renderla espressiva, usandola poi per i 
suoi scopi. In questo caso non sarebbe affatto da meravigliarsi 
se per quanto riguarda la papera avessimo da imparare di più 
dal poeta che dal filologo e dal psichiatra. 

Un tale esempio di lapsus linguae lo troviamo nel Wal- 
lenstein (Piccolomini, 1. atto, V. scena). 

Nella scena precedente Max Piccolomini ha preso appas- 
sionatamente le parti del duca, entusiasmandosi per le benedi- 
zioni della pace che gli si rivelarono durante il suo viaggio 
mentre egli accompagnava all'accampamento la figlia di Wal- 
lenstein. Suo padre ed il delegato della corte Questenberg ne 
sono rimasti costernati. Ed ora continua la quinta scena : 

Questenberg: Miseri noi! Son giunte a tal le cose? 
E lasciarlo così ? Nel suo fatale 
Vaneggiamento ?... né chiamarlo ? Aprigli 
Subito gli occhi? 

Ottavio (riavendosi da un profondo pensiero) : 

Or egli a me li aperse 
Vidi più che non volli ! 




24 LEZIONE SECONDA 



Questenberg : E che vedeste ? 

Ottavio : Sciagurato viaggio ! 

Questenberg: Io non vi intendo. 

Ottavio : Vo' seguirne le traccie, assicurarmi 

Con quest'occhi vogP io... Venite! Andiamo 

(vuol condurlo vìa) 

Questenberg: Dove? 

Ottavio : Da lei ! 

Questenberg: Da chi? 

Ottavio (correggendosi) Dal duca ! 

(Traduzione di A. Maffei e Carlo Rusconi). 

Ottavio voleva dire Da lui, dal duca, ma s'impapera e colle 
parole « da lei » tradisce, almeno a noi, che egli ha ricono- 
sciuto assai chiaramente l'influenza che fa entusiasmare il gio- 
vane eroe per la pace. 

Un esempio ancora più espressivo fu scoperto da O. Rank 
nel « Mercante di Venezia » di Shakespeare, nella notissima 
scena durante la quale il felice amante ha da scegliere tra le 
cassette ; e forse non posso far niente di meglio che leggervi 
la breve esposizione di Rank : 

« Una papera motivata in modo straordinariamente sottile 
e meravigliosamente utilizzata dal lato tecnico, la quale come 
l'esempio trovato da Freud nel Wallenstein (Zur Psychopatho- 
logie des Alltagslebens, 2. Auflage S. 48) dimostra che i poeti 
conoscono benissimo il meccanismo ed il senso di questo lap- 
sus e che presuppongono una eguale comprensione da parte del- 
l' uditore, si trova nel Mercante di Venezia dello Shakespeare 
(Atto III. Scena 2). Per volontà del padre Porzia è obbligata 
a scegliersi un marito secondo la decisione della sorte. — Fi- 
nora, per una serie di casi fortunati essa è sfuggita a tutti i 
suoi pretendenti poco graditi. Avendo finalmente trovato in Bas- 
sanio l'aspirante verso il quale si sente realmente inclinata essa 
deve temere che anche a lui la sorte sia avversa. Ora essa pre- 
ferirebbe dirgli anche in quel caso egli potrebbe essere certo 
del suo affetto, ma ne è impedita dal suo giuramento. Mentre 
in lei c'è questo conflitto di sentimenti il poeta la fa dire al 
corteggiatore benvenuto : 

* Fermatevi, ve ne prego ; fermatevi un giorno o due, prima 
di avventurarvi : perchè se eleggete male, io perdo la vostra 
compagnia ; fermatevi, fermatevi. Vi è qualcosa che mi dice 



« LAPSUS », SVISTE E DIMENTICANZE 



25 



(ma non l'amore) che non vorrei perdervi ;... saprei allora in- 
segnarvi i mezzi di bene scegliere ; ma con ciò diverrei sper- 
giura, e non voglio esserlo. — Potreste ingannarvi, e se ciò ac- 
cadesse per mio silenzio mi fareste desiderare un delitto : Do- 
lore mi prenderebbe di non esser stata spergiura. Sciagura ai 
vostri occhi ! Essi si son fissati sopra di me e mi hanno di- 
visa in due parti ; una metà è vostra ; l'altra è par (1) vostra.... 
è mìa volevo dire ma se è mia, vi spetta ; onde tutta intera vi 
appartengo ». (Traduzione di Carlo Rusconi). 

Con ammirabile delicatezza psicologica il poeta fa sì che 
a mezzo del lapsus Porzia manifesti apertamente appunto quel 
pensiero al quale essa vorrebbe appena alludere, dovendo in 
realtà sottacerlo del tutto, e cioè che essa lo ama e che già 
prima della scelta è tutta sua. Con questo espediente l'autore 
riesce a calmare l'insopportabile incertezza dell'amante e la ten- 
sione dell'ascoltatore per quanto riguarda l'esito della prova. 

Notate in che modo sottile Porzia, alla fine, mette in con- 
cordanza le due enunciazioni espresse nel lapsus linguae, come 
essa scioglie la contraddizione che esiste tra di loro e come in 
ultimo dà ragione al lapsus stesso. 

Ma se è mia, vi spetta ; 

Onde tutta intera vi appartengo. 

Anche un pensatore all'infuori del campo medico ha per 
caso svelato il senso di un lapsus linguae con una osserva- 
zione e ci ha risparmiato la fatica dell'interpretazione. 

Conoscete tutti Io spiritoso satirico Lichtenberg (1742-1799), 
del quale Goethe disse : dove egli fa uno scherzo sta nascosto 
un problema. Ebbene occasionalmente per tramite dello scherzo 
si scopre anche la soluzione del problema. Lichtenberg osserva 
nelle sue critiche spiritose e satiriche, a proposito di un tizio : 
,Egli leggeva sempre Agamennon (Agamennone) invece di a n- 
(renommen » (accettato), tanto aveva letto Omero 

La prossima volta esamineremo se possiamo condividere 
la concezione che i poeti hanno di questi fenomeni. 



(1) Nel testo originale inglese non trovandosi l'equivalente della parola pur e la 
frase suonando : t una metà è vostra, l'altra vostra... mia volevo dire » la papera rie- 
sce più evidente. 

(Nota del traduttore). 



LEZIONE TERZA 



I « Lapsus > (Continuazione) 

Signore e Signori, 

La volta scorsa ci venne l'idea di considerare il lapsus per 
sé stesso e non in rapporto all'azione voluta, da esso turbata. 
Avevamo l' impressione che in alcuni casi esso sembrasse tra- 
dire il suo proprio senso e ci siamo detti : se in un grande 
numero di casi fosse constatabile che il lapsus ha un senso 
proprio, questo senso ci interesserebbe tosto ben più della ri- 
cerca delle circostanze sotto le quali il lapsus si effetta. 

Mettiamoci ancora una volta d' accordo su quanto inten- 
diamo per « senso » di un processo psichico. Nuli' altro che 
l'intenzione alla quale esso serve e la posizione da essa occu- 
pata in una serie psichica. Per la maggior parte delle nostre 
ricerche possiamo sostituire alla parola <> senso » anche « in- 
tenzione », « tendenza ». Il fatto che noi abbiamo creduto di 
scoprire un' intenzione del lapsus era dunque soltanto un' ap- 
parenza ingannatrice oppure un' elevazione poetica del me- 
desimo? 

Restiamo fedeli agli esempi di sbagli di parola già dati e 
consideriamo un buon numero di tali osservazioni. Troviamo 
allora intere categorie di casi, nei quali apparisce chiaramente 
l'intenzione, il senso dell'errore. Anzitutto quelle nelle quali vien 
detto il contrario di ciò che si voleva dire. All' apertura della 
camera il presidente dice nel suo discorso: Io dichiaro la se- 
duta chiusa. Ciò non può di certo dar adito a equivoci. Il senso 
e l'intenzione del suo .« lapsus linguae » è che egli vorrebbe 
chiudere la seduta. « Lo dice lui stesso », vorremmo aggiun- 
gere, quale comento ; « basta che lo prendiamo in parola », Non 
mi disturbate ora coll'obbiezione : ciò non è possibile, sappiamo 



28 



LEZIONE TERZA 



che egli non voleva chiudere la seduta, ma aprirla, ed egli stesso 
che noi appunto riconosciamo come suprema istanza, potrebbe 
confermare questa sua intenzione. Voi dimenticate che abbiamo 
convenuto di considerare il lapsus anzitutto per sé stesso ; par- 
leremo più tardi del suo rapporto coll'intenzione che esso turba. 
Altrimenti vi fate colpevoli di un errore di logica, eliminando 
il problema che stiamo trattando, contegno pel quale gli in- 
glesi usano la frase « begging the question ». 

In altri casi nei quali non si sia detto proprio il contrario 
di quanto si voleva dire, può risultare tuttavia un senso con- 
traddittorio all'intenzione « il mio modo d'agire è perfettamente 
concorrente... » Concorrente non è il contrario di coerente, ma 
è un'aperta confessione, che sta in rigido contrasto con la si- 
tuazione nella quale l'oratore ha da parlare. 

In altri casi poi l'errore aggiunge semplicemente un secondo 
senso a quello intenzionale. La proposizione ha allora l'aspetto 
di una contrazione, d'un accorciamento, o d'una condensazione 
formata da più proposizioni. Così la signora energica dicendo: 
Egli può mangiare e bere ciò che mi pare, avrebbe anche po- 
tuto dire : Egli può mangiare e bere quello che gli pare, ma 
cosa mai ha da parere a lui ? In sua vece sono io che dispongo. 
I lapsus fanno spesso l'impressione di tali acccorciamenti. Per 
esempio: se un professore di anatomia dopo aver terminatala 
sua lezione sul cavo nasale chiede agli uditori se hanno capito 
e dopo aver ottenuto la conferma generale prosegue: « Stento 
a crederlo, poiché le persone che conoscono l'anatomia del cavo 
nasale si possono contare sa un dito... voglio dire sulle dita 
di una mano persino in una città di milioni ». L'espressione 
abbreviata ha pure il suo senso : essa dice, e' è una sola per- 
sona che lo comprende. 

Di fronte a questi gruppi di casi nei quali il lapsus ma- 
nifesta da sé stesso il suo significato, stanno degli altri, nei 
quali il lapsus non ci dice nulla che abbia un senso per sé 
stesso e i quali stanno dunque in palese contraddizione colle no- 
stre aspettative. Il fatto frequentissimo che uno impaperandosi 
storpi un nome proprio o componga dei nomi non usuali, sem- 
bra già rispondere in senso negativo alla nostra domanda se 
tutti i lapsus forniscano qualche cosa di significativo. Però con- 
siderando questi esempi più da vicino apprendiamo che anche 
questi storpiamenti sono facilmente comprensibili e persino che 



I e LAPSUS » CONTINUAZIONE 29 

la differenza fra questi casi più oscuri e quelli più chiari di 
prima, non è nemmeno tanto grande. 

Un signore dice alla vista di un cane: Guarda che bel 
orane... Interrogato che cosa egli avesse veramente voluto dire, 
dichara d'aver pensato a un suo cane, che travolto da un'au- 
tomobile aveva riportato la frattura del cranio. 

Un altro ebbe a dire in una conversazione: « Il signore 
N. ha una moglie molto fredele ». Richiesto, egli conferma che 
considerava quella signora come una donna fredda; da fedele 
e fredda si è formata la strana parola fredele. 

Vi ricordate il caso di quella fanciulla che voleva dei cioc- 
colartoli ? Da questi esempi potete vedere che anche questi casi 
più oscuri di errori di parole si spiegano con l'incontro, V in- 
terferenza di due differenti intenzioni di dire : le differenze sor- 
gono da ciò che, una volta una delle due intenzioni sostituisce 
completamente l'altra, come per esempio nell' errore che dice 
il contrario di quanto si voleva dire, mentre altre volte una 
delle due intenzioni deve accontentarsi di storpiare o di mo- 
dificare l'altra, cosichè ne sorgono delle formazioni composte, 
le quali sembrano più o meno significative per sé stesse. 

Crediamo ora d'aver compreso il segreto di una gran quan- 
tità di papere. Se ci atteniamo a questo punto di vista potremo 
comprendere ancora altri gruppi di lapsus che finora ci sono enig- 
matici. Quando si storpia un nome, per esempio, non possiamo 
ammettere che si tratti sempre della concorrenza tra due nomi si- 
mili: pure non è difficile di indovinare la seconda intenzione. Lo 
storpiamento d'un nome avviene abbastanza spesso all'infuori 
dei lapsus ; esso tende a trasformare il nome in una parola che 
ricordi qualche cosa di brutto o di triviale e costituisce un noto 
modo di offendere il prossimo : malomodo che la persona colta 
impara presto a evitare, pur non rinuciandovi volentieri. Que- 
sto storpiamento prende spesso l'aspetto d'uno « scherzo » seb- 
bene poco dignitoso. Per dare un esempio evidente e brutto di 
un simile storpiamento di nomi menziono il caso del direttore 
di un libello che chiamandosi Riccardo X veniva chiamato Ri- 
catto X. Dunque è ovvio di ammettere anche nel lapsus una 
intenzione sprezzante simile a quella che si esplica nello stor- 
piamento del nome. Proseguendo nella nostra concezione s'im- 
pongono spiegazioni simili per certi casi di papere con effetto 
comico o assurdo. Per esempio un brindisi : Siamo fieri di ac- 



30 LEZIONE TERZA 



cogliere fra noi un letterato di sì alto fango (rango) ». In que- 
sto caso la solennità del momento viene disturbata inaspettata- 
mente dall'intrusione di una parola che risveglia un'immagine 
poco appetitosa. Così, attenendoci agli esempi di certi discorsi 
inveitivi ed insolenti possiamo appena astenerci dal supporre che 
si voglia manifestare una tendenza che sta in energica contrad- 
dizione coll'ammirazione espressa e che significherebbe circa : 
« Non credete a quanto io dico, non lo prendo sul serio, me 
ne infischio ». Quasi lo stesso vale per i lapsus linguae che 
trasformano delle parole innocenti in delle espressioni indecenti 
e oscene, come per esempio : traculo invece che tracollo. Ri- 
scontriamo in molte persone la tendenza a provare un certo 
piacere nello storpiare apposta parole innocenti formandone delle 
espressioni oscene. Questa tendenza passa per spiritosa, e in 
realtà dobbiamo appena informarci da costoro, se intendevano 
fare dello spirito oppure se si sono impaperati. In questo dub- 
bio si può incorrere nel caso d'un giovanotto che notò la spo- 
gliatezza invece della spigliatezza colla quale una attrice so- 
stenne la sua parte. 

Così avremmo risolto l'enigma dei piccoli errori relativa- 
mente con poca fatica ! Essi non sono casualità, bensì degli atti 
psichici seri, essi hanno il loro senso, sorgono dalla coopera- 
zione di due intenzioni diverse o meglio : dall'azione contraria 
di queste. Però comprendo anche benissimo, che vogliate as- 
salirmi con una quantità di domande e di dubbi i quali atten- 
dono una risposta e che devono esser risolti prima che ci sia 
concesso di rallegrarci di questo primo risultato del nostro la- 
voro. Non voglio certamente spronarvi a formulare giudizi 
prematuri. Prendiamo freddamente in considerazione punto 
per punto. 

Cosa vorreste sapere? se intenda dire che questa spiega- 
zione vale per tutti i casi di papere o soltanto per un certo 
numero di esse ? Se sia lecito estendere la stessa interpretazione 
anche alle altre specie dì lapsus, cioè alla svista nel leggere, al 
lapsus calami, alla dimenticanza, al prendere un oggetto in isba- 
glio, al riporlo senza saperlo ritrovare? ecc. — Che significato 
possano ancora avere i fattori della stanchezza, dell'agitazione, 
della distrazione, dell'attenzione disturbata, vista la natura psichica 
del lapsus? Poi si vede pure che delle due tendenze concorrenti 
fra loro nel lapsus, una è sempre palese, l'altra invece non sem- 



I « LAPSUS » CONTINUAZIONE 31 



pre . _ Vorreste dunque sapere come, in questo caso, si indo- 
vini la seconda tendenza, e avendola indovinata, come si fac- 
cia a dimostrare che essa non è soltanto la più verosimile, ma 
l'unica giusta ? Se non avete altre interrogazioni da rivolgermi, 
proseguo per conto mio. Vi faccio presente il fatto che questi 
lapsus per sé stessi non sono quanto maggiormente c'importa, 
ma che dal loro esame vogliamo soltanto trarre quanto ci può 
essere utile per lo studio della psicoanalisi. Vi pongo perciò la 
domanda : Che genere di intenzioni e di tendenze sono quelle 
che possono in tal modo disturbare delle altre, e quali rap- 
porti esistono fra le tendenze disturbatrici e le disturbate? E 
così, dopo trovata la soluzione del problema, il nostro lavoro 
ricomincia. 

Dunque, ricapitolando, questa spiegazione vale per tutti 
i casi di papere? Sono molto propenso a crederlo, poiché ogni 
volta che si esamina un caso di papera si riesce a trovare una 
spiegazione di tale genere. D'altra parte però, non è possibile 
dimostrare che una papera non possa formarsi anche senza il 
concorso di un simile meccanismo. Ma ammesso anche il caso, 
ciò è indifferente dal lato teorico, poiché le conclusioni che 
ne vogliamo trarre, per farne un'introduzione allo studio della 
psicoanalisi, reggerebbero anche se soltanto una minoranza dei 
casi di papere andasse soggetta alla nostra interpretazione, ciò 
che certo non corrisponde alla realtà. Alla seconda domanda, 
se sia lecito estendere anche alle altre specie di lapsus quanto 
ci è risultato per la papera, voglio rispondere, in anticipo, con 
un sì. — Ve ne persuaderete voi stessi, quando ci metteremo a 
esaminare degli esempi di lapsus calami, di cose prese in isba- 
glioecc: ma per motivi tecnici vi propongo di rimettere que- 
sto lavoro fino a tanto che non avremo studiata ancora più 
profondamente la papera. 

La domanda che significato possano ancora avere per noi 
i fattori dei disturbi di circolazione, della stanchezza, dell'agi- 
tazione, della distrazione e la teoria dell'attenzione disturbata, 
messe in prima linea dagli autori, se adottiamo il già descritto 
meccanismo psichico della papera, merita una risposta più esau- 
riente. Vi faccio osservare che noi non contestiamo codesti fat- 
tori. In genere non avviene troppo spesso che la psicoanalisi 
contesti quanto viene affermato da altra parte ; di regola essa 
vi aggiunge soltanto qualche cosa di nuovo, e occasionalmente 



32 



LEZIONE TERZA 



può anche darsi, che questa nuova aggiunta, rimasta inosser- 
servata fino a quel momento, sia appunto l'essenziale della que- 
stione. L' influenza delle disposizioni fisiologiche, causate da 
leggera indisposizione, disturbi di circolazione, ed esaurimento, 
sul formarsi della papera, deve venir senz' altro riconosciuta : 
esperienze personali e giornaliere possono procurarvene la per- 
suasione. Ma quanto poco si è spiegato con ciò. Prima di tutto 
queste non sono le condizioni necessarie al lapsus. — Il lapsus 
può occorrere altrettanto bene a persone perfettamente sane e 
normali. Questi iattori somatici valgono dunque soltanto a fa- 
cilitare e a faveti^ .^peculiare meccanismo psichico della pa- 
pera. A questo p posjto mi sono servito una volta di una si- 
militudine, che ora -ripeterò, non sapendola sostituire con un'al- 
tra migliore. Ammettete che essendomi recato in un luogo so- 
litario, & a notte oscura, un malfattore mi assalga e mi allegge- 
risca dell'orologio e del portafoglio, e che io non avendo po- 
tuto distinguere il viso del ladro, formuli la mia querela dinanzi 
alla questura con queste parole : La solitudine e l'oscurità mi 
hanno rubato or ora gli oggetti preziosi che portava indosso. 
11 delegato di pubblica sicurezza potrebbe rispondermi : Mi 
sembra che Lei renda omaggio a un punto di vista di estrema 
semplicità. Presentiamo piuttosto il fatto sotto questa forma : 
Protetto dall'oscurità, favorito dalla solitudine, un ladro scono- 
sciuto La ha derubata. Mi pare che nel suo caso il compito 
essenziale sia quello di trovare il ladro. Forse potremo ripren- 
dergli la refurtiva. Evidentemente i fattori psicofisiologici, come 
l'agitazione, la distrazione, e l'attenzione disturbata contribui- 
scono ben poco alla spiegazione. Sono soltanto dei modi di 
dire, dei paraventi dietro i quali non dobbiamo lasciarci trat- 
tenere di guardare. La questione sta invece nel trovare la causa 
che ha prodotto questa agitazione, questo speciale sviamento 
dell'attenzione. Bisogna pure riconoscere l' importanza che hanno 
l'influenza dei suoni, la somiglianza delle parole e le loro as- 
sociazioni più usuali. Esse facilitano la papera indicandole la 
via che potrebbe seguire. Ma il fatto che ho una strada dinanzi 
a me, significa forse che io sia deciso a prenderla, senz'altro? 
Per decidermi a farlo occorre ancora un motivo, ed oltre a ciò 
una forza che mi faccia proseguire su questa via. Queste rela- 
zioni di suoni e di parole sono dunque, come le disposizioni 
fisiche, soltanto dei fautori della papera e non possono darci 



I e LAPSUS » CONTINUAZIONE 33 

la sua vera spiegazione. Considerate piuttosto che in un nu- 
mero esorbitante di casi il mio discorso non viene turbato 
dall'assonanza di una parola con l'altra, dall'intimo legame che 
le unisce ai loro opposti e dalle associazioni usuali che sor- 
gono da esse. Si potrebbe ancora dire col filosofo Wundt che 
la papera ha luogo quando, in seguito a esaurimento fisico, 
le associazioni spontanee, automatiche, prendono il sopravvento 
sulla vera intenzione di esprimere il proprio pensiero. Ciò po- 
trebbe convincerci se non fosse in contraddizic rie con l'espe- 
rienza, dalla quale apprendiamo come in una serie di casi man- 
chino i fattori fisici e nell'altra quelli Hp?" ?«.o r ciazione. 

Ma di speciale interesse mi sembra la ìstra prossima do- 
manda, cioè in che modo vengano determinate le due tendenze, 
che entrano in interferenza fra di loro. Voi probabilmente non 
immaginate quanto grave essa sia. Una delle due tendenze, la di- 
sturbata, sta sempre all' infuori di qualsiasi dubbio, non è vero? 
La persona alla quale sfugge il lapsus la conosce e la ricono- 
sce. — Soltanto la seconda, la disturbatrice, può dar luogo a 
dubbi e a riflessioni. Abbiamo già udito, e voi certo non lo 
avete dimenticato, che in una serie di casi anche questa seconda 
tendenza è altrettanto chiara — essa ci viene indicata dal risul- 
tato della papera, se abbiamo il coraggio di lasciare al mede- 
simo il suo intrinseco significato ; p. es. Il presidente che s' im- 
papera dicendo 1' opposto di quanto voleva dire. È evidente che 
egli vuol aprire la seduta, ma è altrettanto evidente che egli 
vorrebbe pure chiuderla. Ciò è tanto chiaro, che da chiarire 
non resta proprio nulla. Ma negli altri casi in cui la tendenza 
disturbatrice storpia soltanto l'originaria, senza tradirsi del tutto, 
come faremo a indovinare la prima dallo storpiamento? 

Per un gruppo di casi, in modo semplicissimo e sicuro, e 
precisamente nel modo stesso nel quale si determina la ten- 
denza disturbata. Questa ce la facciamo comunicare direttamente 
da colui che ha parlato. Appena pronunciata la papera egli è in 
grado di ricomporre la frase come era intesa originariamente. 
« Che bel crane, cioè cane ». E sempre a lui stesso chiederemo 
pure la spiegazione della tendenza che ha determinato Io stor- 
piamento, domandandogli : Ma perchè mi ha detto crane invece 
di cane ? Egli risponderà : « Perchè pensavo a un mio cane che 
è morto col cranio fracassato » ; e nell'altro esempio, in quello 
cioè della moglie fredele, egli ci confermerà egualmente di aver 



34 



LEZIONE TERZA 



avuto V intenzione di dire « fredda », ma di aver poi riandato 
a questa espressione. In questi casi dunque la determinazione 
della tendenza che ha prodotto lo storpiamento è riuscita ugual- 
mente sicura che quella della tendenza storpiata. Mi sono ri- 
chiamato intenzionalmente a degli esempi che né io né i miei 
consenzienti abbiamo esposti o risolti (1). Pure in questi due 
casi è stato necessario un certo intervento per facilitare la so- 
luzione. Dovemmo chiedere al nostro interlocutore quali cause, 
secondo lui, lo avevano fatto impaperare proprio in quel modo. 
Altrimenti forse egli avrebbe tirato innnanzi senza cercare ul- 
teriori spiegazioni. Interrogato invece, ci spiegò il fatto con la 
prima idea che gli passò per la mente. Ed ora vedete: questo 
piccolo intervento col relativo successo è già una psicoanalisi, 
e rappresenta il modello di tutti gli esami psicoanalitici che fa- 
remo in seguito. 

Sono forse troppo diffidente se suppongo che mentre sul 
vostro orizzonte spunta la psicoanalisi, vi fa capolino pure la 
resistenza contro di essa? Non avete forse voglia di ribattere 
che l' informazione data dalla persona a cui sfuggì la papera 
non è del tutto concludente? La vostra opinione è questa: 
L 7 interrogato, desiderando naturalmente di seguire V invito a 
spiegare la sua papera, dice la prima cosa che gli viene in te- 
sta e che gli sembra adattarsi all'uopo. Con ciò non è ancora 
dimostrato che la papera si sia formata proprio in quel modo. 
Forse che sì, forse che no, insomma. Poteva anche venirgli un* i- 
dea differente e magari migliore. 

È strano il poco rispetto che avete in fondo per un fatto 
psichico. Immaginate che uno, avendo fatto l'analisi chimica di 
una data sostanza, ne abbia ricavato un certo numero di milli- 
grammi di uno dei suoi componenti e che da questa quantità 
egli abbia potuto trarre certe conclusioni. Credete voi che al 
chimico possa mai venire in mente di diminuire queste sue 
conclusioni con la motivazione che il peso della sostanza iso- 
lata avrebbe anche potuto esser diverso ? Tutti si inchinano di- 
nanzi al fatto che il peso è appunto quello e non un altro, ba- 
sandovi fiduciosamente le proprie ulteriori conclusioni. Soltanto 
trattandosi del fatto psichico, che all' interrogato sia venuta in 



t 



(1) N. B. Nell'originale tedesco gli esempi, i quali nella traduzione vennero sosti- 
tuiti da altri italiani, sono per lo più presi dagli autori citati : Meringer e Mayer. 



I « LAPSUS » CONTINUAZIONE 35 



mente una data idea, voi non volete dar peso a queste ragioni, e 
dite che egli avrebbe potuto averne anche un'altra! Ecco, e' è in 
ognuno di voi V illusione di una libertà psichica, alla quale non 
volete rinunciare. Sono spiacente di trovarmi, in questo caso, 
nella più aspra contraddizione con voi. 

Qui voi abbandonerete la partita, ma soltanto per ripren- 
dere la resistenza da un'altra posizione, e mi porrete la seguente 
domanda: Abbiamo compreso che la tecnica speciale della psi- 
coanalisi è quella di farsi dare la soluzione dei suoi problemi 
dagli stessi analizzati. Prendiamo ora un altro esempio e pre- 
cisamente quello nel quale 1' oratore si dichiara fiero di poter 
salutare quale ospite un letterato di sì alto fango. Lei pretende 
che qui I* intenzione distùrbatrice, la quale si oppone all'espres- 
sione di omaggio, sia il disprezzo. Ma questa è soltanto una 
Sua interpretazione, basata su osservazioni estranee alla papera. 
Se Lei nel caso presente, interrogasse I' autore della papera, 
questi non Le confermerebbe di aver avuto un pensiero offen- 
sivo, ma protesterebbe energicamente contro tale supposizione. 
Perchè dunque, di fronte a questa chiara asserzione, non rinun- 
cia al Suo modo d' interpretare, che non può essere provato ? 

Questa volta devo ammettere che avete trovato dei forti 
argomenti contro di me. Mi figuro lo sconosciuto autore del 
brindisi; egli è probabilmente uno dei migliori discepoli dello 
scrittore festeggiato, forse già dottore in lettere lui stesso, un 
giovane, insomma, di grande avvenire. Io voglio penetrare in 
fondo alla sua coscienza, per sapere se ha provato un qualche 
sentimento che si sia opposto al suo invito di rendere omaggio 
al maestro. Non si può dire però che io capiti a proposito. 
Egli s' impazientisce e mi attacca impovvisamente con le parole: 
« Ma smetta una buona volta il suo interrogatorio, altrimenti 
mi arrabbio. Lei finirà ancora col guastarmi la carriera a forza 
di sospetti. Ho detto fango invece di rango, semplicemente 
perchè nella mia proposizione era già comparsa due altre volte 
la lettera /. Questo è quanto Meringer chiama una posposizione 
di suono, e non c'è niente da indagare. Ha capito? E basta». 
Hm, ecco una reazione sorprendente e una protesta, realmente 
piena di energia. Vedo che non e' è nulla da ottenere da quel 
giovane, ma penso al tempo stesso, che egli tradisce un forte 
interesse personale a dimostrare che la sua papera era priva di 
significato. Voi stessi forse troverete che non fu bello da parte 



36 



LEZIONE TERZA 



sua, di contenersi in modo così rude di fronte a un' indagine 
puramente teorica, ma penserete, che infine, egli dovrebbe pur 
sapere quanto voleva e quanto non voleva dire. 

Ah è così? Voi pensate che egli debba saperlo? Ciò è di- 
scutibile. Ora però voi crederete finalmente di tenermi. Vi sento 
dire: Questa è dunque la sua tecnica? Quando colui che ha 
commesso una papera la spiega secondo i suoi desideri. Lei è 
pronto a riconoscergli l'autorità suprema e indiscutibile in ma- 
teria, con le parole: Lo dice lui stesso!». Quando invece, 
quanto egli dice non Le garba, allora Lei sostiene improvvisa- 
mente, che colui non ha voce in capitolo e che non è necessario 
prestargli fede. 

Ciò è vero, difatti. Però posso presentarvi un altro caso, 
nel quale succedono le stesse enormità. Quando un accusato 
riconosce la propria colpa dinanzi al giudice, questi crede alla 
sua confessione, ma se egli nega, il giudice non crede. Se così 
non fosse, l'amministrazione della Giustizia cesserebbe di esi- 
stere, e ad onta degli errori occasionali, dovete pure ammettere 
questo sistema. 

Ma dunque Lei è un giudice, e colui che ha commesso una 
papera è l'accusato che Le sta dinanzi ? Dunque la papera è un 

delitto ? 

Forse non è necessario di rifiutare nemmeno questo para- 
gone. Ma guardate però a quali gravi differenze siamo giunti 
approfondendoci nei problemi apparentemente tanto innocui. Dif- 
ferenze che per ora non sappiamo nemmeno livellare. Vi pro- 
pongo un compromesso temporaneo in base al paragone del 
giudice e dell'accusato. Ditemi di ammettere che non vi è alcun 
dubbio sul significato del lapsus, quando il medesimo è con- 
fermato dall'analizzato. lo in compenso voglio convenire che una 
prova diretta del significato supposto non è ottenibile quando 
l'analizzato rifiuti di dare una spiegazione, e ben inteso egual- 
mente quando egli non sia a nostra disposizione, per darcela. 
Allora, come nel caso dell'amministrazione della giustizia, siamo 
ridotti a servirci di indizi, i quali, volta a volta, possono ren- 
derci più o meno chiara la decisione. In giudizio, per motivi 
pratici, bisogna condannare anche sulla base di indizi. Per noi 
una simile necessità non esiste, però non siamo nemmeno co- 
stretti a rinunziare alla loro valutazione. Sarebbe un errore il 
credere che una scienza sia composta soltanto di assiomi rigo- 




1 « LAPSUS ■■> CONTINUAZIONE 37 



rosamente dimostrati : è un' ingiustizia P avanzare una simile 
pretesa. Potrebbe farlo soltanto un carattere ultraautoritario, che 
sentisse il bisogno di sostituire il suo catechismo religioso con 
un altro, sia pure scientifico. La scienza ha soltanto poche pro- 
posizioni apodittiche nel suo catechismo, le altre sono asser- 
zioni che essa ha saputo portare a un certo grado di verosimi- 
glianza. II sapersi accontentare di questi avvicinamenti alla cer- 
tezza ed il sapere continuare il proprio lavoro costruttivo ad 
onta della mancanza di conferme assolute, è addirittura una 
prova che il proprio modo di pensare è quello richiesto dalla 

scienza. 

Ma da dove prenderemo poi i punti di appoggio necessari 
alle vostre interpretazioni e gli indizi da cui trarre le rela- 
tive prove, nel caso in cui l'analizzato non spieghi il senso 
del suo lapsus? Da varie parti: anzitutto da analogie estranee 
al lapsus, affermando, p. es., che lo storpiamento di un nome 
nel lapsus linguae ha lo stesso significato sprezzante dello stor- 
piamento intenzionale. Indi dalla situazione psichica che accom- 
pagna la papera, dalle nozioni che abbiamo sul carattere della 
persona che ha commesso detta papera, e sulle impressioni che 
possono averla colpita prima della medesima, impressioni con- 
tro le quali essa ha forse reagito con questo lapsus lingua. Ge- 
neralmente la cosa procede nel seguente modo : Noi spieghiamo 
la papera attenendoci ai principi usuali. All' inizio, dunque, 
questa spiegazione è soltanto una supposizione, una proposta 
per l'interpretazione, di cui trarremo la conferma dall'esame 
della situazione psichica. Qualche volta dobbiamo persino at- 
tendere il prodursi dei fatti che il lapsus ci ha, in certo qual 
modo, annunciato, perchè la nostra supposizione sia rafforzata. 
Non mi sarà facile fornirvi delle pezze di appoggio, do- 
vendo restare nel campo delle papere, benché anche in questo 
si possano trovare alcuni esempi belli. La ragazzina che voleva 
cioccolattoli non è certo una persona di poche pretese ; la si- 
gnora, il cui marito può mangiare e bere, ciò che essa vuole, mi 
è nota per una di quelle donne energiche che sanno tenere il 
comando supremo della propria casa. Oppure ascoltate questa: 
Un ricco industriale vuol assumere un giovane signore quale 
gerente commerciale di una sua azienda e gli enumera le qua- 
lità necessarie ad occupare questo posto, che richiede principal- 
* mente una persona di grande iniziativa. Il giovanotto risponde : 



38 



LEZIONE TERZA 



Credo di essere abbastanza intrapretendente. Dall'esame della 
situazione risulta che il giovane è in realtà un pretendente alla 
mano della figlia del suo futuro principale. 

Potrei presentarvi una ricca scelta di simili prove basate su 
indizi se volessi entrare nel largo campo degli altri lapsus. 

Se uno dimentica un nome proprio, a lui di solito notissimo, 
o non sa ritenerlo ad onta dei suoi sforzi, possiamo facilmente 
supporre che egli abbia qualche segreto rancore contro la per- 
sona che porta questo nome, tanto da non ricordarla volenteri. 
Prendete quale esempio di un caso consimile la scoperta della 
situazione psichica che accompagna la seguente dimenticanza : 

Il signor X s' innamorò infelicemente di una signorina, la 
quale poco dopo sposò il signor Y. Benché il signor X cono- 
scesse da molto tempo il signor Y e fosse anzi con questo in 
relazioni di affari, egli ne dimenticava regolarmente il nome, 
tanto da doversene informare presso terze persone ogni qual 
volta gli toccava di corrispondere con lui. 

Evidentemente il signor X non voleva più saperne del suo 
rivale felice ed aveva deciso : « Che era meglio non pensarvi 
affatto ». (C. G. Jung.). 

Oppure: Una signora chiede a un medico notizie di una 
comune conoscente, ma chiama questa col suo nome di fami- 
glia, avendo dimenticato il nome da essa assunto dopo il ma- 
trimonio. Interrogata essa ammette di essere stata molto malcon- 
tenta di quel matrimonio e di non poter soffrire il marito di 
quella sua amica. (A. A. Brill). 

Avremmo ancora parecchio da dire delle dimenticanze di 
nomi in vari riguardi ; quello che ora ci interessa maggior- 
mente è la situazione psichica, nella quale avvengono queste 
dimenticanze. 

Lo scordarsi dei propositi presi può venir attribuito, in li- 
nea generale, a una corrente contraria all'adempimento del pro- 
posito. Ma non è soltanto nella psicoanalisi che si pensa così; 
tutti gli uomini si attengono a questo modo di vedere nella 
loro vita pratica; è in teoria solamente che essi Io rinnegano. 
Il protettore che si scusa col suo protetto, dicendo di essersi 
dimenticato della sua preghiera, non vien ritenuto come giusti- 
ficato da quest'ultimo, che pensa immediatamente: « A lui poco 
importa ; egli ha bensì promesso di aiutarmi, ma, in fondo, non 
ha nessuna intenzione di farlo ». In certi casi dunque la dimen- 



I « LAPSUS » CONTINUAZIONE 39 

1 



ticanza passa per una cosa proibitiva anche nella vita pratica: la 
differenza fra V interpretazione popolare e quella psicoanalitica 
sembra perciò annullata. Immaginate, p. es., una padrona di 
casa che riceve l'ospite dicendogli: Come mai, è venuto oggi? 
Mi ero completamente scordata di averla invitata per questa 
sera ! Oppure un giovanotto che debba confessare alla sua amata 
di essersi dimenticato di venire all' ultimo appuntamento. Egli 
non lo ammetterà certamente, chiamerà piuttosto in aiuto tutte 
le sue doti di improvvisatore e inventerà gli ostacoli più inve- 
rosimili, che si sarebbero opposti, prima alla sua venuta, e poi 
alla sua intenzione di scusarsi. Noi tutti sappiamo che nella 
vita militare la scusa di aver dimenticato qualche casa non è 
valida, e non protegge dal castigo e troviamo giusto che sia 
così. Qui dunque, tutto ad un tratto, gli uomini si trovano d'ac- 
cordo nel dire che un dato errore ha senso, e quale senso ab- 
bia. Perchè allora essi non sono abbastanza conseguenti per 
estendere questo loro criterio anche agli altri lapsus ? Ma esiste 
naturalmente una risposta anche a questo. 

Se il significato dello scordarsi dei propositi presi è così 
poco dubbio anche ai profani, non sarete certo sorpresi sco- 
prendo che dei poeti si siano serviti in questo senso dei lapsus. 
Quelli fra voi che hanno inteso o letto « Cesare e Cleopatra » 
di Shaw, ricorderanno come nella scena finale, Cesare, che sta 
partendo, sia perseguitato dall'idea di essersi proposto qualche 
cosa, di cui non sa ricordarsi. Finalmente si scopre di che si 
tratti. Egli voleva prendere congedo da Cleopatra. Questa di- 
sposizione presa dal poeta vorrebbe attribuire al grande Cesare 
una superiorità che non gli competeva e alla quale egli non 
ambiva nemmeno. Da fonti storiche potete apprendere che più 
tardi Cesare fece venire Cleopatra a Roma, e che essa abitava 
colà assieme al suo piccolo Cesarione, quando Giulio Cesare 
fu assassinato ; dopo di che fuggì dalla città. 

I casi di dimenticanze di propositi sono in generale così 
chiari, che essi, possono servire ben poco alla nostra intenzione 
di trarre indizi atti a spiegare il significato dei lapsus dalla si- 
tuazione psichica. Occupiamoci perciò di una svista specialmente 
ambigua ed oscura, cioè dello smarrire e del riporre senza saper 
ritrovare. Non vi sembrerà certo credibile che una nostra in- 
tenzione possa aver avuto parte nell'atto, talvolta assai dolo- 
roso, dello smarrire un oggetto. Abbondano però le occasioni 



40 



LEZIONE TERZA 



di osservare dei casi simili a quello che ora vi racconterò: Un 
giovanotto ha perduto la sua matita tascabile alla quale era 
molto affezionato. Il giorno prima egli aveva ricevuto da suo 
cognato una lettera, che finiva con queste parole : « Per ora 
non ho né tempo né voglia di appoggiare la tua leggerezza 
e la tua poltroneria ». La matita era però appunto un dono del 
cognato (B. Dattner). Mancando questa combinazione noi non 
saremmo, ben inteso, in grado di asserire che nello smarri- 
mento dell'oggetto V intenzione di disfarsene abbia avuto la sua 
parte. Simili casi sono frequentissimi. Perdiamo degli oggetti 
quando ci siamo inimicati col donatore dei medesimi e non vo- 
gliamo che egli venga richiamato alla nostra memoria, oppure 
quando gli oggetti stessi non ci piacciono più e vogliamo 
procacciarci un pretesto per sostituirli con degli altri migliori. 
Alla medesima intenzione di esprimere un'avversióne per un 
oggetto sono asserviti naturalmente anche il lasciar cadere, il 
rompere, lo spezzare. Si può forse considerare come un caso, 
se poco prima del suo giorno natalizio, uno scolaro perde, 
sciupa o rompe gli oggetti di suo uso personale, p. es., la sua 
cartella o il suo orologio ? 

Coloro i quali hanno sofferto abbastanza spesso la pena 
di non poter ritrovare un oggetto da essi stessi riposto, non 
vorranno nemmeno credere all' intenzione dello smarrire. Ep- 
pure non sono rari gli esempi, nei quali le circostanze accom- 
pagnanti Io smarrimento di un oggetto indicano una tendenza 
a volersi disfare di questo, temporaneamente o per sempre. Uno 
degli esempi più belli di questo genere è forse il seguente: 

Un signore mi racconta : Alcuni anni fa esistevano dei ma- 
lintesi nella mia vita coniugale: io trovavo mia moglie troppo 
fredda, e benché riconoscessi le sue eccellenti qualità, viveva- 
mo vicini senza che vi fosse tra di noi un vero scambio di 
affetti. Un giorno, ritornando da una passeggiata, essa mi portò 
un libro che aveva comperato, pensando che dovesse interes- 
sarmi. Io la ringraziai per questa « attenzione », promisi di leg- 
gere il libro, lo misi da parte, e non Io trovai più. Passarono 
così dei mesi, durante i quali mi ricordavo occasionalmente 
del libro scomparso, tentando anche, ma sempre invano, di 
ritrovarlo. Circa sei mesi dopo, ammalò la mia amatissima ma- 
dre che viveva separata da noi. Mia moglie lasciò la nostra 
casa per assistere la suocera. Lo stato dell'ammalata divenne 



I e LAPSUS » CONTINUAZIONE 41 

serio e mia moglie ebbe così occasione di mostrarsi dal suo 
lato migliore. Una sera tornai a casa tutto entusiasta delle pre- 
stazioni di mia moglie e pieno di gratitudine per lei. Mi avvi- 
cino alla mia scrivania, e senza una precisa intenzione, ma con 
la sicurezza di un sonnambulo, apro un dato cassetto e la pri- 
ma cosa che mi si presenta è il libro smarrito, che mi man- 
cava da sì lungo tempo ». Con la scomparsa del motivo ebbe 
fine anche lo smarrimento dell'oggetto. 

Signore e signori. Potrei aumentare all' infinito questa rac- 
colta di esempi. Ma non voglio farlo. Nella mia « Psychopa- 
thologie des Alltagslebens » (pubblicata la prima volta nel 1901) 
trovate oltreacciò una casuistica ricchissima per lo studio dei 
piccoli errori e delle dimenticanze temporanee. Tutti questi 
casi danno sempre il medesimo risultato : essi vi fanno sem- 
brar verosimile che i lapsus e le dimenticanze abbiano un si- 
gnificato proprio e vi mostrano come questo possa venire indo- 
vinato o constatato dalle circostanze che li accompagnano. Oggi 
voglio essere più breve, visto che la nostra intenzione è limi- 
tata a trarre, dallo studio di questi fenomeni, un utile per la 
preparazione alla psicoanalisi. Qui devo prendere ancora in 
considerazione soltanto due gruppi di osservazioni, cioè quelle 
sugli errori e sulle sviste che si susseguono combinandosi e 
quelle sulla conferma, che alle nostre interpretazioni vien data 
da avvenimenti che intervengono più tardi. 

Gli errori e le sviste sono certamente il fior fiore della loro 
specie. Se per noi si fosse trattato soltanto di dimostrare che 
i lapsus possono avere un senso proprio ci saremmo limitati a 
questi già da bel principio, perchè in questi casi il significato 
riesce evidente al criterio più ottuso e sa imporsi al giudizio 
più critico. Il susseguirsi delle espressioni tradisce un'ostina- 
nazione che non spetta quasi mai al caso, ma si addice bene 
all' intenzione. Infine lo scambio delle singole specie di lapsus 
fra di loro ci mostra cosa sia l' importante e l' essenziale nel 
lapsus : non la sua forma e i mezzi dei quali esso si serve, ma 
T intenzione alla quale esso stesso serve e al cui raggiungi- 
mento esso tende, scegliendosi le vie più diverse. Voglio pre- 
sentarvi un esempio di dimenticanza replicata: E. JONES rac- 
conta che una volta, per motivi a lui sconosciuti, aveva lasciato 
giacere una lettera, per più giorni, sulla sua scrivania. Final- 
mente eo-li si decise a imbucarla, ma essa gli fu rimandata dal 



42 



LEZIONE TERZA 



« dead letter office >, essendosi egli scordato di scrivere l'in, 
dirizzo. Dopo avervi messo l' indirizzo riportò la lettera alla 
posta, ma questa volta senza francobollo. Allora egli dovette 
finalmente confessare a sé stesso l'assoluta contrarietà che pro- 
vava a spedire quella lettera. 

In un altro caso il prendere in isbaglio un oggetto si com- 
bina con lo smarrimento del medesimo. Una signora va a Roma 
col cognato, artista famoso. L'ospite viene grandemente festeg- 
giato dai tedeschi residenti in Roma e, fra l'altro, riceve in dono 
una medaglia d'oro di conio antico. La signora si rammarica 
perchè il cognato non sa valutare abbastanza il beli' oggetto. 
Arrivata a casa dopo esser stata sostituita dalla sorella, aprendo 
i propri bagagli si accorge (senza saper spiegarsi come ciò sia 
avvenuto) di aver preso con sé la medaglia. Immediatamente 
comunica al cognato l'accaduto e lo avverte che l' indomani 
rispedirà a Roma l'oggetto sottratto. Ma il giorno dopo la me- 
daglia è stata smarrita con tanta abilità da non essere né tro- 
vabile, né spedibile — e allora la signora comincia a compren- 
dere il significato della « distrazione » cioè il suo desiderio di 
tenere l'oggetto per sé. 

Vi raccontai già prima un esempio di combinazione di una 
dimenticanza con uno sbaglio, cioè di colui che essendosi di- 
menticato la prima volta un appuntamento, e dopo aver fatto 
il proponimento di non scordarselo assolutamente, comparisce 
la seconda volta ad un'ora differente da quella stabilita. Un 
caso analogo di sua propria esperienza mi fu un raccontato da 
un amico che si occupa di letteratura oltre che di scienze. Egli 
disse : Anni fa accettai di essere eletto nel comitato di un dato 
circolo letterario, perchè supponevo che la società avrebbe po- 
tuto una volta o l'altra aiutarmi a far rappresentare il mio 
dramma, e assistevo regolarmente, benché con poco interesse, 
alle sedute che avevano luogo ogni venerdì. Ora, mesi fa, ot- 
tenni l'assicurazione, che il mio dramma verrebbe rappresen- 
tato al teatro di F. e da quella volta, mi accade regolarmente 
,di dimenticarmi delle sedute di quel circolo. Allorché lessi le 
Sue pubblicazioni su questi fenomeni mi vergognai della mia 
dimenticanza, mi rimproverai, dicendomi che era una volga- 
rità il mancare ora che non avevo più bisogno di quella gente 
e decisi di non scordarmene in nessun caso il prossimo vener- 
dì. Continuai a richiamare nella mia memoria questo proposi- 









i* 



I < LAPSUS » CONTINUAZIONE 43 



to, finché lo misi in esecuzione e mi trovai dinanzi all'uscio 
della sala delle sedule. Con mia grande sorpresa lo vidi chiuso, 
la seduta era finita ; cioè, io avevo sbagliato giorno ; era un 
sabato. 

Sarebbe abbastanza attraente di raccogliere simili osserva- 
zioni, ma io proseguo volendo mettervi sottocchio quei casi 
nei quali la nostra interpretazione deve aspettare che la con- 
ferma le venga dal futuro. 

Per questi casi, la condizione essenziale è, come si può fa- 
cilmente comprendere, che la situazione psichica sia ignota a noi 
o inaccessibile alle nostre indagini. La nostra interpretazione 
ha allora soltanto il valore di una supposizione, alla quale noi 
stessi non ci sentiamo di dare troppo peso. Ma più tardi avviene 
qualche cosa che ci dimostra quanto giustificata sia stata già 
quella volta la nostra interpretazione. Ero ospite di due sposi 
novelli, e la giovane signora raccontò ridendo la sua ultima 
avventura. Il giorno dopo il suo ritorno dal viaggio, mentre il 
marito attendeva ai propri affari, essa era andata a prendere 
la propria sorella, ancora signorina, per fare assieme delle com- 
pere, come in altri tempi. Improvvisamente, avendo notato un 
signore che passava dall'altra parte della strada, aveva urtato 
la sorella, esclamando: Guarda, sta passando il signor F. 
Essa si era scordata che da qualche settimana quel signore era 
suo marito. Io rabbrividii dinanzi a questo racconto, ma non 
mi bastò l'animo di trarne le conclusioni. Appena qualche anno 
più tardi mi ricordai di questa storiella, poiché quel matrimo- 
nio ebbe una fine infelicissima. 

A. Maeder racconta il caso di una signora, che la vigilia 
delle sue nozze si era dimenticata di provare il suo vestito da 
sposa, ricordandosene appena tardi alla sera, causando la dispe- 
razione della sarta. Egli mette in relazione con questa dimenti- 
canza il fatto, che poco tempo dopo essa era separata dal marito. 
Conosco una signora, ora divorziata, la quale amministrando il 
proprio patrimonio aveva firmato varie volte dei documenti col 
suo nome da ragazza, prima di adottare veramente il medesi- 
mo. Conosco molte signore che hanno perduto il loro anello di 
matrimonio durante il viaggio di nozze, e so pure che lo svol- 
gersi della loro vita coniugale ha dato un « significato » a que- 
sta combinazione. Ed ora ancora un esempio a tinte forti e lieto 
fine. Si racconta che il matrimonio di un famoso chimico tede- 



44 



LEZIONE TERZA 



sco non potè compiersi, perchè egli aveva dimenticato l'ora dello 
sposalizio e si era recato al laboratorio invece che in chiesa. 
Egli fu così accorto di non andare più innanzi e morì scapolo 
in età avanzata. 

Forse pure a voi è venuta V idea che in questi esempi il 
« lapsus » ha preso il posto degli « omina » o « presagi » degli 
antichi. E difatti una parte degli omina non erano altro che dei 
« lapsus » p. es. quando uno incespicava o cadeva. Un' altra 
parte presentava senz' altro le caratteristiche dell' accadere og- 
gettivo e non quelle dell'agire soggettivo. Ma non potete cre- 
dere quanto difficile sia qualche volta il decidere se un deter- 
minato avvenimento appartenga a uno o all'altro gruppo. L'agire 
sa così spesso mascherarsi da cosa vissuta passivamente. 

Ognuno di noi che possa volgersi indietro verso una pro- 
pria un po' lunga esperienza di vita si dirà probabilmente che 
avrebbe potuto risparmiarsi molte disillusioni e molte sorprese 
spiacevoli, se avesse trovato il coraggio e la decisione di inter- 
pretare quali « presagi » i piccoli lapsus che avvengono nelle re- 
lazioni degli uomini e di valersene come di sintomi delle inten- 
zioni che essi tengono ancora celate. Per lo più non lo si sa, 
perchè ci sembrerebbe ritornare alla superstizione passando per 
la via indiretta della scienza. Del resto non tutti i presagi si 
avverano, e dalle nostre teorie comprenderete che non occorre 
nemmeno che tutti si avverino. 



LEZIONE QUARTA 



I « Lapsus » (Fine) 

Signore e Signori, 

Dalle discussioni precedenti è risultato che i lapsus hanno 
un senso proprio, fatto questo che prenderemo quale base per 
le nostre future ricerche. E sia detto una volta di più, che noi 
non affermiamo (e non abbiamo nemmeno bisogno di affermarlo) 
essere significativo ogni singolo lapsus, benché ciò mi sembri 
verosimile; a noi basta poter provare relativamente spesso l'esi- 
stenza di un tale significato nelle varie forme del lapsus. Del 
resto, in tale riguardo, queste varie forme si presentano in modo 
diverso. Nel lapsus linguae, nel lapsus calami ecc. è possibile 
la comparsa di casi, la cui causa sia puramente fisiologica; non 
posso invece credere a djuesta per quanto riguarda i lapsus basati 
sulla smemoratezza (lo scordarsi di nomi, di propositi, il non 
saper ritrovare un oggetto ecc.). Nello smarrire esistono assai 
probabilmente dei casi, che si possono riconoscere per involon- 
tari ; e in genere gli errori che succedono al mondo sono sot- 
toposti al nostro giudizio solo sino ad un certo punto. Vogliate 
non perder di vista queste limitazioni, mentre da ora in poi 
procederemo dal principio che i lapsus sono degli atti psichici, 
nati dall' interferenza di due intenzioni diverse. 

Questo è il primo risultato della psicoanalisi. Finora la psi- 
cologia aveva ignorato 1' apparire di tali interferenze e la pos- 
sibilità che ne conseguissero tali fenomeni. Abbiamo dunque 
allargato di un bel tratto il campo delle manifestazioni psichiche, 
conquistando alla psicologia dei fenomeni, i quali prima non le 
venivano attribuiti. 

Soffermiamoci ancora un momento sull' asserzione che i 
lapsus siano « atti psichici ». Dice essa di più della nostra so- 



46 



LEZIONE QUARTA 



!o a c£,: r:ni d a fri che essi hann ° * *— » 

mente da alW avvenimenb psfchW Te t o i i nua? T^lT 

nessioni psichiche P ° S ' 2 '° ne '" ""* serie di <*>- 

li distingue la man nza d "SS'. m|W «" 1 Dai la P s - 
essi urtino, disturbandola. D- a tra parte IT"' '""'l" '* q " ale 
al campo dei gesti e dei movtatHfc™ « **•"*■ 
espressioni di emozioni e di a fet i sènza T™ qUa "' 
mente stabilire il punto di passali « . P ° SSa ndta - 

su parti del proprio corpo, su ometti che *i trJo / ' 

lapsus, dai quali si pub delrre, ^"LZ'^l" S 2 f 
la pospone dei quesiti importanti per la psicotalisi ' 

m Ue p, u unportanti domande non ancora risolute che no 
nemmo nguardo ai lapsus, sono certamente le seguènti- abbiamo 
detto che , lapsus sono il risultato dell' interferfnza di due™ 



I « LAPSUS » FINE 



47 



teutoni diverse, di cui una si può chiamare la disturbata e 
I altra la disturbatrice. Le intenzioni disturbate non danno adito 
ad ulteriori domande, ma riguardo alle altre vogliamo sapere 
primo: che genere d' intenzioni sono quelle che causano un di- 
sturbo, secondo; come si comportano le intenzioni disturbatrici 
verso le disturbate? 

Permettetemi di prendere di nuovo il lapsus linguae come 
rappresentante di tutta la specie, e di dare la precedenza alla 
seconda domanda. Nel lapsus linguae l'intenzione disturbatrice 
può stare in rapporto di contenuto con la disturbata, ed è allora 
mia contraddizione, una rettifica o una aggiunta alla medesima. 
Oppure, e questo è il caso più oscuro e più interessante, l'in- 
enz-one disturbatrice non ha nessun rapporto di contenuto con 
a disturbata. Per ,1 pr , mo dei due rapporti possiamo facilmente 
trovare da documenti probativi negli esempi a noi già noti o 
>n altri simili. Quasi in tutti i casi di papere in cui vien detto 
-! contrario d. quanto si voleva dire, Y intenzione disturbatrice 
esprime I opposto della disturbata, e il lapsus è la rappresen- 
tazione del conflitto fra due tendenze inconciliabili. Io dichiaro 
aperta la seduta, ma sarei più contento di averla già chiusa - 
e .1 senso della papera del presidente. Un giornale politico ac- 
canare n°enT Ì1Ìfà ; SÌ d[fe " de C °" U " A»to elle dovrebbe 
bbTaZ' ' W nOStn ' lettori Potranno testimoniare che 
abbiamo sempre lottato per il bene della collettività nel modo 

s p crV ,s : r e mi a Ma n ; edattore i,,caricat ° * *-*£ ss 

È coti* chi T P ' U lntereSSat0 ' Ciò lignifica che egli pensa: 
E così che devo scrivere veramente, ma io la so più lunga. 

Negli esempi che conoscete, i quali danno l'impressione 
di contrazioni e d. accorciamenti, si tratta di rettifiche, aggiunte 
continuazioni a mezzo delle quali una seconda tendenza si fa 
valere a fianco della prima. Il signore N. ha una moglie fe- 
dele - ma dillo chiaro e tondo che è una donna fredda; dun- 
que ha una moglie fredde. Le persone che comprendono ciò 
si possono contare sulle dita di una mano, in realtà esiste uno 
solo che comprenda veramente, dunque: si possono contare su 
un solo dito. Oppure: mio marito può mangiare e bere ciò che 
gli pare. Ma lei sa che io non sopporto, in genere, che egli 
voglia qualche cosa; dunque egli può mangiare e bere ciò che 
mi pare. In tutti questi casi la papera sorge dal contenuto stesso 
dell' intenzione udita, oppure si aggiunge ad esso. 



- — 



48 



LEZIONE QUARTA 



L' altro genere di rapporto fra le due intenzioni interferenti 
sembra strano. Se l' intenzione disturbatrice non ha niente a che 
fare con la disturbata, allora da dove proviene e da che cosa 
dipende che essa si faccia notare quale disturbo, proprio in quel 
dato punto? L'osservazione che sola può dar qui una risposta 
ci fa vedere, come il disturbo provvenga da un corso di pen- 
sieri, che tenne occupata la persona poco tempo prima e che 
ora agisce in questo modo, tanto nel caso in cui esso sia già 
stato espresso nel discorso, quanto nel caso contrario. Questo 
disturbo si può dunque davvero designare come una posposi- 
zione di parole parlate. Nemmeno qui manca un nesso asso- 
ciativo fra l' intenzione disturbatrice e la disturbata, ma esso 
non è dato dal contenuto, bensì formato artificialmente e tal- 
volta per vie di congiunzione assai ritorte. 

Sentite un esempio semplice di mia propria osservazione. 
Incontro una volta sulle Dolomiti due signore viennesi vestite 
da turiste. Le accompagno un pezzo di strada e si parla delle 
gioie, ma anche delle noie proprie alla vita turistica. Una delle 
signore ammette che questo modo di passare la giornata pre- 
senta parecchie incomodità. È vero, essa dice, che non è pia- 
cevole, quando, dopo aver marciato tutto il giorno al sole, ci 
si trova con la blusa e la camicia tutte intrise di sudore. Nel 
pronunciare questa frase, essa ad un certo punto, deve superare 
una piccola interruzione, e poi prosegue: « Ma quando si ritorna 
a casa e si può cambiarsi... > e invece di dire « nach Hause » 
(a casa) dice « nach Hose > (calzone). Non abbiamo analizzato 
questa papera, ma credo che la potrete capire facilmente. La 
signora aveva avuto V intenzione di completare la sua enume- 
razione e di dire : blusa, camicia e calzoni. Per motivi di de- 
cenza la menzione dei calzoni venne omessa, ma nella prossima 
frase del tutto indipendente per il suo contenuto, la parola non 
pronunciata riapparì quale storpiamento della parola rassomi- 
gliante nach Hause (Hose). 

Ma ora possiamo rivolgerci alla domanda principale, per 
sì lungo tempo tenuta in serbo, cioè che genere d' intenzioni 
siano quelle che riescono ad esprimersi disturbando delle altre 
in modo strano. Intenzioni di generi molto differenti, ben inteso, 
ma delle quali vogliamo trovare i tratti comuni. Esaminiamo in 
questo senso una serie di esempi e vedremo che ben presto esse 
ci appariscono divise in tre gruppi. Al primo gruppo apparten- 



I « LAPSUS » FINE 49 



gono i casi nei quali la tendenza disturbatrice è nota all'oratore, 
che per di più ebbe ad accorgersene prima di impaperarsi. Così 
nella papera « della moglie fredde » : l' interlocutore ammette 
non soltanto di aver giudicato quella signora per una donna 
« fredda », ma ancora di aver avuta l'intenzione di esporre questo 
suo giudizio e di avervi poi rinunciato. Un secondo gruppo è 
formato da altri casi, in cui la tendenza disturbatrice viene egual- 
mente riconosciuta come sua dall' interlocutore, il quale però 
non è conscio che essa sia stata attiva in lui, prima della pa- 
pera. Egli accetta dunque la nostra interpretazione del suo lap- 
sus, ma ne rimane in certo qual modo sorpreso. È forse più 
facile di trovare esempi, in cui 1' interlocutore tenga questo con- 
tegno, nel campo degli altri lapsus, che precisamente in quello 
del lapsus linguae. In un terzo gruppo l' interpretazione della 
intenzione disturbatrice viene energicamente rinnegata dall' in- 
terlocutore; egli non contesta soltanto che essa sia stata attiva 
in lui prima della papera, ma asserisce in genere di esservi com- 
pletamente estraneo. Rammentatevi l'esempio di « fango » e la 
protesta scortese che mi son preso da quel tale ignoto oratore, 
per aver scoperto la sua intenzione. Sapete che non abbiamo 
ancora raggiunto un accordo, per quanto riguarda l'interpreta- 
zione di questi casi. Io non darei nessun peso alla protesta del- 
l'autore del brindisi, e manterrei fermamente la mia interpreta- 
zione, mentre credo che voi siate ancora sotto l' impressione 
della sua resistenza, e siate disposti a ponderare se non sia 
meglio rinunciare all'interpretazione di simili lapsus, dando loro 
il valore di puri atti fisiologici, nel senso preanalitico. Imma- 
gino cosa vi intimidisce. La mia interpretazione contiene la 
supposizione che l'interlocutore possa esprimere delle intenzioni, 
che egli stesso ignora, ma che io sia al caso di scoprire da certi 
indizi. Di fronte a una supposizione così nuova e così grave 
voi vi arrestate. Lo comprendo e fin qui vi do ragione. Dob- 
biamo però stabilire una cosa: se volete andare in fondo alla 
interpretazione dei lapsus, rafforzata da tanti esempi, restando 
conseguenti, dovete decidervi ad accettare questa strana suppo- 
sizione. Se non lo potete, dovete rinunciare nuovamente alla 
comprensione dei lapsus appena ottenuta. 

Soffermiamoci ancora su quanto unisce i tre gruppi, su 
quanto i tre meccanismi della papera hanno di comune. Per 
fortuna ciò è evidente. Nei due primi gruppi la tendenza distur- 



50 LEZIONE QUARTA 



batrice viene riconosciuta dall' interlocutore ; nel primo si ag- 
giunge ancora la circostanza che detta tendenza si è fatta notare 
immediatamente prima della papera. In tutti e due i casi, però, 
essa è stata respinta. L' interlocutore si è deciso a non tradarla 
in parole, e allora egli commise la papera, cioè, allora la ten- 
denza respinta si fece valere contro la sua volontà, trasformando 
V espressione dell' intenzione da lui ammessa, mescolandosi ad 
essa o mettendosi addirittura al suo posto. Questo è il mecca- 
nismo della papera. 

Dal mio punto di vista posso mettere in consonanza col 
meccanismo qui descritto anche il procedimento del nostro terzo 
gruppo. Mi basta ammettere che questi tre gruppi si distinguono 
per la differente lontananza in cui si trova il punto fino al quale 
è stata respinta (rimossa) un' intenzione. Nel primo 1' intenzione 
esiste, e si fa notare dall' interlocutore prima che questi pro- 
nunci la frase; essa viene respinta appena più tardi e ne cerca 
un compenso nella papera. Nel secondo gruppo, il punto a cui 
arriva la repressione è più lontano; l'intenzione cessa di farsi 
notare già prima del discorso. Strano è che ciò non le impe- 
disce affatto di prender parte alla produzione della papera. Ma 
questo contegno ci facilita la spiegazione del procedimento che 
ha luogo nel terzo gruppo. Sarò tanto audace da ammettere 
che nel lapsus si può esplicare anche una tendenza che sia re- 
pressa da lungo, forse da lunghissimo tempo, che non viene 
notata, e che perciò può venir rinnegata assolutamente dall' in- 
terlocutore. Ma prescindendo magari dal problema del terzo 
gruppo, dovete trarre, dalle osservazioni fatte sugli altri casi, 
la conclusione : che la repressione dell' intenzione esistente, di 
dire qualche cosa, è la condizione indispensabile perchè si formi 
una papera. 

Ora possiamo asserire di aver fatto nuovi progressi nella 
comprensione dei lapsus. Sappiamo non soltanto che essi sono 
degli atti psichici dei quali si possono riconoscere significato 
ed intenzione, non soltanto che essi nascono dall'interferenza 
di due intenzioni diverse, ma ancora, che una di quéste inten- 
zioni deve esser stata respinta (rimossa) prima di venir messa 
in esecuzione per potersi estrinsecare disturbando V altra. Essa 
deve esser stata disturbata precedentemente per poter distur- 
bare a sua volta. Con ciò non abbiamo naturalmente ancora 
raggiunta una spiegazione completa dei fenomeni che chiamiamo 









T 



I « LAPSUS » FINE 51 



lapsus. Vediamo sorger subito ulteriori domande e prevediamo 
in genere, che le occasioni di domandare si presenteranno tanto 
più spesso quanto più ci inoltreremo nella comprensione del 
nostro problema. Possiamo p. es. chiedere perchè la cosa non 
si svolga più semplicemente. Esistendo l'intenzione di reprimere 
una certa tendenza, la repressione dovrebbe riuscire in modo 
tale, che nemmeno una parte di questa tendenza venga espressa, 
oppure, essa potrebbe fallire, facendo sì che la tendenza espressa 
ottenga la sua piena estrinsecazione. Ma i lapsus sono resultati 
di compromessi, essi significano una mezza riuscita e un mezzo 
fallimento per ciascuna delle due intenzioni. L' intenzione mi- 
nacciata non viene né repressa del tutto, né (esclusi singoli casi) 
espressa senza aver subito mutilazioni. Possiamo immaginare 
che per la formazione di tali risultati di interferenze e compro- 
messi siano necessarie condizioni speciali, ma non possiamo 
nemmeno prevedere di che genere esse saranno. E non credo 
neppure che saremmo al caso di scoprire queste condizioni a 
noi ignote, approfondendoci maggiormente nello studio dei lap- 
sus. Prima dovremo piuttosto esplorare ancora altre oscure re- 
gioni della vita psichica; e appena le analogie che incontreremo 
in queste, potranno darci il coraggio di stabilire le supposizioni 
che ci occorrono per una spiegazione più estesa dei lapsus. 
Inoltre, anche il lavorare sulla base di piccoli indizi, come fac- 
ciamo costantemente in questo campo, presenta dei pericoli. 
Esiste una malattia psichica, la paranoia combinatoria. Le per- 
sone che ne sono colpite praticano illimitatamente la valoriz- 
zazione di simili piccoli indizi, ed io, ben inteso, non mi ren- 
derei garante che le conclusioni tratte su questa base siano 
giuste senza alcuna eccezione. Da questi pericoli ci possono 
preservare soltanto la larga base delle nostre osservazioni e il 
ripetersi di impressioni somiglianti, nei più svariati campi della 
vita psichica. 

Abbandoneremo dunque qui 1' analisi dei lapsus. Mi per- 
metto però di raccomandarvi una cosa : vogliate ricordare quale 
esempio, il modo nel quale trattammo questi fenomeni. Da que- 
sto esempio potete comprendere quali siano le intenzioni della 
nostra psicologia. Non vogliamo soltanto descrivere e classifi- 
care questi fenomeni, ma considerarli come indizi di un gioco 
di forze che ha luogo nell'anima, come l'espressione di tendenze 
dirette ad uno scopo prefisso ed operanti di comune accordo 



52 LEZIONE QUARTA 



oppure una contro l'altra. Noi ci sforziamo di trovare una con- 
cezione dinamica dei fenomeni psichici. Nella nostra concezione 
i fenomeni osservati devono cedere il posto alle tendenze sol- 
tanto supposte. 

Noi non vogliamo dunque approfondirci di più nella que- 
stione dei lapsus, ma possiamo intraprendere ancora un'escur- 
sione attraverso questo vasto campo, nel quale ritroveremo pa- 
recchie cose a noi già note e ne scopriremo delle nuove. Nel 
farlo ci atterremo alla partizione in tre gruppi già stabilita al 
principio; quello della papera con le forme coordinate del lapsus 
calami, del leggere o dell'udire una parola in [sbaglio; quello 
della dimenticanza con le sue suddivisioni a seconda dell'og- 
getto dimenticato (nomi propri, parole straniere, propositi, im- 
pressioni) e quello del prendere una cosa in isbaglio, del ri- 
porta senza saperla ritrovare, dello smarrire. Oli errori, per 
quanto essi ci riguardano, si uniscono in parte alla dimenticanza 
e in parte ai movimenti falsi. 

Pur avendo già trattato esaurientemente il lapsus linguae, 
ci resta d' aggiungere ancora qualche cosa. Alla papera si ac- 
compagnano alcuni piccoli fenomeni affettivi, che non sono del 
tutto privi d'interesse. Nessuno ammette volentieri di essersi im- 
paperato ; talvolta la papera fatta da noi ci sfugge, quella com- 
messa da un altro non ci sfugge mai. II lapsus linguae è pure in 
un certo senso contagioso: non è facile parlare del lapsus linguae 
senza impaperarci noi stessi. Non è difficile scoprire la relativa 
motivazione delle forme più futili della papera, le quali per lo 
appunto non hanno nessuna delucidazione da dare su procedi- 
menti psichici nascosti. Se p. es., causa un disturbo qualsiasi, 
sopravvenuto al momento in cui egli esternava una data parola, 
uno ha pronunciato brevemente una vocale lunga, egli allun- 
gherà, all' incontro, una delle prossime vocali brevi, commet- 
tendo così una nuova papera che compensa la prima. La stessa 
cosa succederà nel caso in cui egli abbia pronunciato poco 
chiaramente o sbadatamente un dittongo p. es. un uo, o un uè 
per un uì; egli cercherà di rimediare a questo sbaglio scam- 
biando un ui per un uo o per un uè. Sembra che in queste 
occasioni si faccia valere un riguardo verso I' ascoltatore, che 
non deve credere a un' indifferenza da parte di chi parla verso 
la propria lingua materna. II secondo storpiamento, compensa- 
tore del primo, ha addirittura l'intenzione di far notare all' a- 



I « LAPSUS » FINE 



53 



scoltatore Io sbaglio precedente, e di assicurarlo che questo 
non è sfuggito neanche a chi parla. I casi più frequenti, più 
semplici e più futili di papere constano di contrazioni e di an- 
teposizioni di suono che si estrinsecano sulle parti meno ap- 
pariscenti del discorso. P. es. in una frase lunga ci s'impapera 
in modo che 1' ultima parola del discorso intenzionato risuoni 
troppo presto. Ciò dà l'impressione di una certa impazienza di 
finire la frase, e attesta, generalmente, una specie di riluttanza 
ad esprimere il contenuto della stessa o addirittura a pronun- 
ciarla. Arriviamo così a dei casi terminali, nei quali le differenze 
esistenti fra l' interpretazione psicoanalitica e la comune inter- 
pretazione psicologica del lapsus linguae, si confondono. Noi 
ammettiamo che in questi casi esista una tendenza disturbatrice 
dell' intenzione del discorso; questa però può soltanto far no- 
tare la sua esistenza e non la propria intenzione. Il disturbo 
da essa provocato segue poi una qualche influenza di suono, 
o una qualche attrazione associativa, e può venir interpretato 
come uno sviamento dell'attenzione dall'intenzione del discorso. 
Ma né questo disturbo dell'attenzione, né le inclinazioni di as- 
sociazione divenute efficaci, colpiscono la vera natura del pro- 
cesso. Tutto ciò continua ad essere un indizio dell'esistenza di 
un' intenzione disturbante l' intendimento del discorso , ma di 
cui, questa volta, non si può indovinare la natura dagli effetti, 
cosa possibile invece negli altri casi, in cui la papera sia più 
chiaramente marcata. 

Passo ora al lapsus calami, che corrisponde al lapsus lin- 
guae nel senso che in esso non dobbiamo aspettarci di trovare 
dei nuovi punti di vista. Forse ci sarà dato di aggiungere qual- 
cuno a quelli già fissati. I piccoli lapsus calami tanto diffusi, 
le contrazioni di parole, lo scrivere prima parole che dovreb- 
bero apparire più tardi o alla fine della frase, indicano nuova- 
mente una generale svogliatezza di scrivere e l' impazienza di 
aver finito; effetti più marcati del lapsus calami permettono di 
riconoscere la natura e l'intenzione della tendenza disturbatrice. 
Trovando un lapsus calami in una lettera, si sa, in linea gene- 
rale, che lo scrittore non si trovava completamente a suo agio; 
non è sempre possibile di stabilire cosa lo abbia disturbato. 
Spesso il lapsus calami viene osservato altrettanto poco del lap- 
sus linguae da chi lo commette. E qui va notata la seguente 
osservazione : Esistono delle persone che hanno l'abitudine di 




54 LEZIONE QUARTA 



rileggere qualsiasi lettera da esse scritta, prima di spedirla. Altre 
non usano farlo, ma se eccezionalmente lo l'anno una volta, 
hanno sempre occasione di trovare e di correggere qualche 
lapsus calami di colore spiccalo, ('omo si spiega questo l'atto? 
Sembra quasi che costoro sappiano di esser incoisi in uno sba 
glio redigendo la lettera. Dobbiamo proprio crederlo 

Alla significazione pratica del lapsus calami si congiunge 
un altro problema interessante. Vi ricorderete buse il caso del f 

l'assassino H, il quale spacciandosi per un batteriologo riusciva 
a procurarsi da parte di istituti scientifici, delle cotture di DC 
ricolosissimi bacilli, e adoperava poi queste colture, por disiarsi 
in codesto modo ultramoderno delle persone che gli erano più 
prossime? Una volta quest' uomo, rivolse alla direzione ili un 
tale istituto un reclamo riguardo V inefficacia delle colture in- 
viategli, ma nel farlo commise un lapsus calami, sicché al posto 
delle parole: « nei miei esperimenti su topi (Mei use) e su cavie », 
si poteva leggere chiaramente: « nei miei esperimenti su per 
sone (Menschen) », Questo lapsus calami diede nell'occhio anche 
ai medici dell'istituto, ma, per quanto si sappia, essi non ne 
trassero alcuna conclusione. Quale è ora la vostra opinione? 
I medici non avrebbero dovuto piuttosto interpretare il lapsus 
calami come una confessione, e iniziare un'inchiesta, che avrebbe 
impedito a tempo all'assassino di esercitare il suo mestiere? 
L' ignoranza del nostro modo d' interpretare i lapsus, non è 
forse divenuta in questo caso la causa di un' omissione prati- 
camente importante? Ebbene, io credo che un lapsus cai. uni 
di questo genere mi sembrerebbe assai sospetto, ma c'è un 
fatto importantissimo che ci impedirebbe di usarlo come ima 
confessione. La cosa non è tanto semplice. Il lapsus calami è 
senza dubbio un indizio, ma non avrebbe potuto bastare per 
sé stesso all'inizio di un' inchiesta. Pur dimostrando che costui 
è occupato dall'idea di infettare delle persone, esso non dà 
adito a decidere se questa idea abbia il valore di un proposito 
chiaro e nocivo o soltanto quello di una fantasia priva di im- 
portanza pratica. È persino possibile che I' uomo , al quale è 
occorso questo lapsus calami, rinneghi col massimo diritto sog- 
gettivo di aver avuto una simile fantasia e se ne dichiari com- 
pletamente estraneo. Quando, più tardi, prenderemo sott' occhio 
la differenza che passa fra la realtà psichica e quella materiale, 
sarete in grado di comprendere ancora meglio queste possi hi- 



I e LAPSUS • FINE 



55 



lità. Ma questo è nuovamente un caso, in cui un lapsus ha rag- 
giunto posteriormente un' importanza impreveduta. 

Nella svista commessa durante la lettura e' imbattiamo in 
una situazione psichica che si distingue chiaramente da quella 
del lapsus linguae e del lapsus calami. Una delle due tendenze 
concorrenti fra di loro viene in questo caso sostituita da uno 
stimolo sensorio, ed è forse perciò meno resistente. Quanto si 
deve leggere non è già una produzione della propria vita psi- 
chica, come quando si ha intenzione di scrivere. Le sviste com- 
messe durante la lettura consistono perciò in grande maggio- 
ranza in una sostituzione completa. Si sostituisce la parola che 
dovrebbe esser letta, con un' altra, (appoggiandosi di solito alla 
loro somiglianza) senza che debba necessariamente esistere un 
rapporto di contenuto fra il testo e l'effetto della svista. L'e- 
sempio di Lichtenberg « Agamennon {Agamennone) » invece di 
« angeitommen {accettato) » sarebbe il migliore di questa specie. 
Volendo scoprire la tendenza disturbatrice che ha causato la 
svista, si può lasciare completamente da parte il testo svisato, 
e iniziare l'esame analitico con le domande: quale è l'idea che 
si presenta per la prima in relazione all' effetto della svista ; e 
in quale situazione si è prodotta quest'ultima? Alle volte la 
conoscenza di questa situazione basta da sola a trovare la spie- 
gazione dell' errore. 

In altri casi proprio la svista commessa indipendentemente 
dal contenuto del testo che si stava leggendo richiede un' ana- 
lisi profonda, che non può venir compiuta da una persona che 
non sia pratica della tecnica psicoanalitica e che non abbia con- 
fidenza con la medesima. Per lo più però è molto più facile di 
ottenere la spiegazione di una svista commessa leggendo. La 
parola sostituita nell'esempio di Agamemnon tradisce senz'altro 
il giro di pensieri, dal quale è sorto il disturbo. Ora, in tempo 
di guerra, è p. es. assai comune che uno pronunci in isbaglio 
i nomi di città, di condottieri o i termini militari che egli sente 
di continuo, ogni qualvolta gli vien fatto di dover leggere una 
parola che abbia una somiglianza con gli stessi. In questo modo 
quello che lo interessa e lo occupa si inette al posto di quanto 
gli e ignoto e non lo interessa ancora. Le riproduzioni dei pen- 
sieri turbano la nuova percezione. 

Anche nelle sviste commesse durante la lettura non man- 
cano i casi di altro genere, nei quali il testo che si sta leggendo 



56 



LEZIONE QUARTA 



provoca da se la tendenza disturbatrice, la quale per lo più lo 
trasforma nel suo contrapposto. Uno è costretto a leggere una 
cosa contraria ai suoi desideri, e a mezzo dell'analisi egli può 
persuadersi che la responsabilità del cambiamento da lui inflitto 
al testo va attribuita al suo stesso desiderio di rifiutare il con- 
tenuto del medesimo. 

Nei casi prima menzionati e più frequenti di sviste occorse 
durante la lettura, due momenti ai quali abbiamo attribuito una 
parte importante nel meccanismo dei lapsus vendono a scapi 
tare : il conflitto di due tendenze e la repressione di una di 
queste che trova poi il suo compenso nell'effetto del lapsus. 
Non che nella svista avvenuta durante la lettura si possa sco- 
prire qualche cosa di opposto a ciò, ma esaminando il conte- 
nuto del pensiero che I' ha prodotta, troviamo che in questo il 
desiderio di mettersi in vista è ben più marcato della repres- 
sione, da esso eventualmente subita in precedenza. E appunto 
questi due momenti ci si presentano quanto mai tangibili nelle 
differenti situazioni dei lapsus causati da dimenticanze. 

La dimenticanza di propositi presi ha addirittura un solo 
significato, il quale, come abbiamo visto, non viene discusso 
nemmeno dai profani. La tendenza che disturba il propositi! è 
ogni volta un'intenzione contraria, un non voglio del quale 
ci resta a sapere perchè esso non si esplichi in un modo di 
verso e più chiaro. Ma l'esistenza di questa volontà contraria 
è indubbia. Qualche volta si riesce anche a indovinare qualcuno 
dei motivi che costringono tale volontà contraria a tenersi na- 
scosta, e si vede sempre come appunto celandosi essa sia riu- 
scita nel suo intento a mezzo del lapsus, mentre il rifiuto le 
sarebbe stato certo, se essa si fosse presentata in forma di aperta 
opposizione. Se fra un proposito preso e la sua esecuzione questa 
dovesse esser resa impossibile dal subentrare di un notevole mu- 
tamento della situazione psichica, la dimenticanza del proposito 
preso dovrebbe considerarsi come uscita dal campo del lapsus. 
Non c'è più ragione ili meravigliarsene, e bisogna ammettere 
che sarebbe stato superfluo ricordare il proposito preso; esso 
è stato estinto temporaneamente o per sempre. Lo scordarsi di 
un proposito preso può chiamarsi un lapsus soltanto nel raso, 
in cui ci sia impossibile di credere ad un'interi u/ione di questo 
genere. 

I casi di dimenticanze di propositi presi sono in genere 



I « LAPSUS » FINE 57 



così uniformi e trasparenti da non presentare, appunto perciò, 
alcun interesse perle nostre ricerche. In due punti però possiamo 
apprendere qualche cosa di nuovo anche dallo studio di questi 
lapsus. Abbiamo detto che la dimenticanza, dunque la mancata 
esecuzione di un proposito, indica V esistenza di una volontà 
contraria e nemica al medesimo. Ciò resta stabilito senz' altro, 
ma stando al risultato del nostro esame, la volontà contraria 
può essere di due qualità, cioè diretta o mediata. Sarà meglio 
illustrare quanto si intende per mediata a mezzo di uno o due 
esempi. Se il protettore dimentica di intercedere presso una terza 
persona in favore del suo protetto, ciò può accadere, perchè 
egli, in fondo, non porta grande interesse a questo suo pro- 
tetto e non ha quindi nemmeno una gran voglia d'intercedere 
per lui. Ma la cosa può anche essere più complicata. La vo- 
lontà che si oppone all' esecuzione del progetto può esser ve- 
nuta al protettore da tutt'altra parte, operando in un punto del 
tutto differente. È possibile che essa non abbia niente a che 
fare col protetto e si rivolga invece contro la terza persona alla 
quale dovrebbe venir fatta la raccomandazione. Vedete dunque 
quali considerazioni si oppongono anche questa volta, alF ap- 
plicazione pratica della nostra interpretazione. Ad onta della 
giusta spiegazione data al lapsus, il protetto corre il pericolo 
di riuscir troppo diffidente e di esser ingiusto verso il suo pro- 
tettore. Oppure: se qualcuno dimentica l'appuntamento promesso 
ad un altro dopo essersi proposto di non mancarvi, la causa 
più comune di tale dimenticanza sarà certo la spiegata avver- 
sione che egli risente per un incontro con questa persona. Ma 
ecco un caso in cui P analisi potrebbe fornire la prova che la 
tendenza distuibatrice non è rivolta contro la persona, ma con- 
tri» il luogo de- ignato per l'appuntamento, luogo che egli evita 
causa wn ricordo spiacevole che vi si riconnette. O ancora: Se 
uno dimentica di imbucare una lettera, è possibile che la ten- 
denza contraria sii fondata sul contenuto tifila medesima, ma 
non è affatto escluso che la lettera in questione sia innocua per 
;sa, e che essa cada sotto l'influenza della volontà con- 
traria, solo perchè il suo contenuto assomiglia in qualche modo 
a quello di un'altra lettera anteriore, la quale aveva veramente 
(tfferto alla volontà contraria un punto di attacco diretto. Qui 
si può dire che la volontà contraria, diretta giustificatamente 
verso la prima lettera, si è trasposta rivolgendosi contro la se- 



58 LEZIONE QUARTA 



conda, alla quale non ha niente da rimproverare. Vedete che 
anche nella valorizzazione delle nostre giustificate interpreta- 
zioni bisogna usare riserva e prudenza; cose che psicologica- 
mente si equivalgono possono avere praticamente un valore 
molto diverso. Fenomeni come questi devono apparirvi assai 
strani. Forse siete inclinati a supporre che la volontà contraria 
« indiretta dia già un carattere patologico al processo in que- 
stione, lo però posso assicurarvi che esso apparisce anche nel- 
l'ambito delle cose sane e normali. Vi prego del resto di non 
fraintendermi. Non voglio in nessun modo ammettere la poca 
fidatezza delle nostre interpretazioni analitiche. L'ambiguità delle 
dimenticanze di propositi sussiste soltanto fino a quando noi, 
non avendo ancora intrapreso l'analisi del caso, giudichiamo 
sulla base di nostre supposizioni generali. Quando eseguiamo 
l'analisi col concorso della relativa persona, apprendiamo ogni 
volta con bastante certezza, se la volontà contraria era diretta, 
o in caso contrario donde essa proveniva. 

Un secondo punto è il seguente: Se per una forte maggio- 
ranza di casi troviamo confermato che la dimenticanza può ve- 
nir ricondotta a una volontà contraria, ciò darà a noi il corag- 
gio di estendere questa soluzione anche ad un' altra serie di 
casi, nei quali la persona da noi analizzata rinneghi questa vo- 
lontà contraria invece di ammetterla. Potete prendere come 
esempi i casi quanto mai frequenti in cui uno dimentica di re- 
stituire i libri che gli furono prestati, o di pagare i propri conti 
o i propri debiti. Noi avremo I' audacia di attribuire al relativo 
individuo l' intenzione di tenersi i libri e quella di non pagare 
i debiti, mentre egli rinnegherà di aver avuta questa intenzione, 
ma non sarà al caso di darci altre spiegazioni in proposito. Ri- 
batteremo che in lui l'intenzione esisteva senza che egli lo sa- 
pesse : a noi basta però che essa abbia tradito la sua presenza 
«j attraverso l'effetto della dimenticanza. Colui potrà soltanto ripe- 
tere di essersene semplicemente dimenticato. Riconoscerete ora 
che ci siamo già trovati un' altra volta nella medesima situa- 
zione. Volendo proseguire conseguentemente nelle nostre inter- 
pretazioni dei lapsus, la giustezza delle quali si è già tante 
volte affermata, veniamo inevitabilmente spinti ad ammettere che 
esistono nell'uomo delle tendenze, le quali possono venir attivate 
senza che egli lo sappia. Ma con ciò ci mettiamo in contraddi- 
zione con tutti i modi di vedere dominanti la vita e la Psicologia. 



— — ^H 



I « LAPSUS » FINE 



59 



Lo scordarsi di nomi propri, di nomi stranieri, come pure 
di parole straniere si può egualmente attribuire a una volontà 
contraria rivolta direttamente o indirettamente contro il relativo 
nome. Vi ho dato un'altra volta parecchi esempi di una simile 
avversione diretta. Ma la cagione indiretta è in special modo 
frequente in questo caso e richiede quasi sempre un'accurata 
analisi per venir accertata. P. es. in questi tempi di guerra, che 
ci hanno costretti a rinunziare a tante delle nostre precedenti 
inclinazioni, la disposizione a ricordarsi nomi propri ha sofferto 
moltissimo, causa le concatenazioni più strane. Poco tempo fa 
mi accadde di non poter rievocare il nome dell' innocua città 
morava i Bisenz ; dall'analisi risultò che la causa non era da 
attribuirsi ad un' inimicizia diretta, ma alla consonanza di questo 
nome con quello del palazzo Bìsenzi in Orvieto, nel quale avevo 
abitato molto volentieri a più riprese. Quale motivazione della 
tendenza diretta contro il ricordo di questo nome incontriamo 
qui per la prima volta un principio che ci rivelerà più tardi 
tutta la sua enorme importanza nella genesi di sintomi nevro- 
tici ; l'avversione della memoria a ricordare qualche cosa che 
vada congiunta a un sentimento sgradevole, sentimento che si 
rinnoverebbe all'atto della riproduzione. In questa intenzione di 
evitare il sentimento sgradevole che può venirci dalla memoria 
o da altri atti psichici, nella fuga psichica insomma dinanzi a 
questo sentimento, possiamo riconoscere il motivo ultimo ed 
efficace non soltanto delle dimenticanze di nomi, ma anche di 
molti altri lapsus, come p. es. delle omissioni, degli errori ecc. 

Sembra però che lo scordarsi di nomi, venga facilitato di 
molto in modo psico-fisiologico, esso perciò avviene anche in 
casi, nei quali non è possibile di accertare il concorso di un 
sentimento sgradevole. Quando uno sia già inclinato a dimen- 
ticar nomi, si può provare per mezzo dell'esame analitico, che 
a lui i nomi non sfuggono soltanto perchè non gli sono sim- 
patici o perchè gli ricordano alcunché di spiacevole, ma anche 
perchè in lui il nome stesso appartiene ad un'altra cerchia di 
associazioni di natura più intima. Il nome viene per così dire 
trattenuto in questa cerchia e negato alle altre associazioni mo- 
mentaneamente attivate. Pensando ai prestigi della mnemotec- 
nica, potrete stabilire con qualche sorpresa, che i nomi si pos- 
sono dimenticare causa i medesimi nessi d' idee, che di solito 
noi stessi formiamo inteitóonalmente, appunto per impedirci di 



. 



60 LEZIONE QUARTA 



scordarli. L'esempio più marcato ci vien fornito dai nomi di 
persone, i quali come si può facilmente comprendere, hanno 
un valore psichico del tutto diverso per individui diversi. Pren- 
dete p. es. un nome proprio come Teodoro. Per uno di voi 
esso non avrà nessun significato, per un altro esso è il nome 
del padre, del fratello, dell'amico o addirittura il proprio. Ora 
l'esame analitico vi farà vedere che il primo non è affatto in 
pericolo di dimenticare che una data persona estranea porta 
quel nome, mentre gli altri saranno costantemente disposti a 
negare all'estraneo questo nome, che sembra loro riservato a 
rapporti più intimi. Ammettete ora che questa inibizione asso- 
ciativa possa coincidere con l'effetto del principio secondo il 
quale noi tentiamo di evitare ogni sentimento sgradevole, ed 
oltre a ciò con un meccanismo indiretto, e appena allora sarete in 
grado di formarvi un' idea esatta di quanto siano complicate le 
cause della dimenticanza temporanea dei nomi. Ma un'analisi con- 
forme ai fatti ci rivela completamente tutte queste complicazioni. 
Nelle dimenticanze di impressioni e di avvenimenti l'effetto 
della tendenza a tener lontane dalla memoria cose spiacevoli si 
mostra in modo più marcato e più esclusivo che nelle dimen- 
ticanze di nomi. Queste naturalmente non appartengono ai lap- 
sus in tutta la loro estensione, ma solo in quanto, misurate sulla 
base delle nostre abituali esperienze, esse ci sembrano strane 
ed ingiustificate; dunque p. es. se la dimenticanza si riferisce 
a impressioni troppo fresche o troppo importanti, la cui man- 
canza apre una breccia in un complesso d' idee, ben fissato in 
tutto il resto nella memoria. Un problema del tutto differente 
è il perchè e il come ci sia, in genere, possibile di scordarci 
di certi fatti, e fra altro di quelli che senza dubbio hanno pro- 
dotto in noi la più profonda impressione, come gli avvenimenti 
della nostra prima infanzia. In questo caso la difesa contro un 
eccitamento sgradevole ha bensì la sua parte, ma è ben lungi 
dal darci una spiegazione completa del fenomeno. Non si 
può mettere in dubbio il fatto che impressioni sgradevoli ven- 
gano dimenticate facilmente. Esso fu osservato da parecchi psi- 
cologhi, e il grande Darwin ne ebbe un' impressione così forte, 
da formarsene « la regola d'oro , quella cioè di notare con 
cura speciale le osservazioni che gli sembravano contrarie alla 
sua teoria, perchè egli si era persuaso che appunto queste non 
volevano fissarsi nella sua mente. 



I « LAPSUS > FINE 61 



Colui che sente menzionare per la prima volta questo prin- 
cipio di difesa a mezzo della dimenticanza contro il sentimento 
sgradevole esistente nel ricordo, tralascia raramente di opporre 
l'osservazione, che lui al contrario ha potuto esperimentare, es- 
sere difficile scordarsi appunto delle cose spiacevoli, ripresen- 
tandosi queste sempre alla memoria dell' individuo contro la 
sua volontà, per tormentarlo, come p. es. il ricordo di offese 
o di umiliazioni dovute sopportare. Anche questo fatto è giusto, 
ma l'opposizione sollevata non calza. 

È importante far calcolo fin da principio del fatto, che la 
vita psichica è un campo di azione e di lotta per opposte ten- 
denze, oppure, esprimendoci in forma non dinamica, che essa 
si compone di contraddizioni e di idee contrarie accoppiate. La 
constatazione di una data tendenza non basta ad escludere la 
presenza di un'altra ad essa contraria; c'è posto per entrambe. 
Si tratta di vedere che posizione reciproca prendano i relativi 
contrasti, e quali effetti risultino dagli uni e dagli altri. 

Lo smarrimento di oggetti ed il riporli senza saperli ritro- 
vare sono interessantissimi per noi, causa la diversità dei loro 
significati; cioè causa la varietà delle tendenze alle quali questi 
lapsus possono servire. Comune a tutti i casi è la circostanza, 
che si viene a perdere l'oggetto, ma il movente e lo scopo di 
questa volontà sono differenti. Si smarrisce un oggetto, quando 
questo sia guastato e si abbia l'intenzione di sostituirlo con un 
altro migliore, o quando esso abbia cessato di esserci caro, 
perchè proveniente da una persona, verso la quale ora abbiamo 
dei rapporti più freddi di prima, oppure quando esso sia stato 
acquistato in circostanze, alle quali non si vorrebbe più pen- 
sare. Allo stesso fine tendiamo anche, lasciando cadere, gua- 
stando o rompendo l'oggetto. Nella vita sociale sembra essere 
stata fatta l'osservazione che i bambini non desiderati o illegit- 
timi crescono più cagionevoli di quelli concepiti sia legittima- 
mente che volontariamente. Per ottenere questo risultato non è 
necessaria la tecnica grossolana delle cosidette fabbricatrici di 
angeli; basta apparentemente un certo rallentamento nelle cure 
dovute al bambino. Per quanto riguarda la conservazione degli 
oggetti, le cose potrebbero andare nello stesso modo. 

Possono inoltre venir votati allo smarrimento, degli oggetti, 
senza che il loro valore sia stato in alcun modo diminuito e 



62 LEZIONE QUARTA 



ciò precisamente quando esiste l'intenzione eli sacrificare qualche 
cosa al destino per preservarsi da un'altra perdita che si teine. 
Stando ai risultati dell'analisi, questi scongiuri rivolti al destino 
sono ancora molto frequenti fra di noi : il nostro smarrire è 
perciò spesso un sacrificio consumato per volontà nostra. Lo 
smarrire può mettersi ugualmente al servizio della testardaggine 
o del castigo inflitto volontariamente a se stessi; in breve, il 
campo delle lontane motivazioni della tendenza ad allontanare 
da sé un oggetto, smarrendolo, è sterminato. 

Anche il prendere o il fare una cosa in (sbaglio, viene usato 
spesso, come gli altri errori, al compimento di desideri ai quali 
dobbiamo rinunciare. In questo caso la tendenza si maschera 
da fortunata combinazione. P. es. quando, come accadde a un 
nostro amico, uno, che contro sua espressa volontà, debba re- 
carsi in treno a fare una visita in vicinanza della città, arrivato 
alla stazione di scambio, sale per errore nel treno che lo ri- 
conduce a casa; quando, durante un viaggio avendo il desiderio 
di fermarsi un po' più a lungo in una stazione secondaria, e 
non potendolo fare causa impegni prestabiliti, si perda o non 
si rimarchi una data coincidenza di treni, sicché si sia costretti 
a rassegnarsi all' interruzione desiderata. Oppure, come accadde 
a un mio paziente, cui avevo proibito di telefonare alla sua 
amante, mentre voleva chiamare me al telefono, pronunciò « per 
errore » e « sopra pensiero • un numero sbagliato, trovandosi 
in questo modo improvvisamente in comunicazione con essa. 
Un beli' esempio praticamente importante di lapsus diretto, lo 
troviamo nelle osservazioni fatte da un ingegnere sulla motiva- 
zione di un danneggiamento materiale. 

Tempo fa cooperavo con parecchi miei colleghi, nel la- 
boratorio della Scuola Superiore ad una serie di complicate 
prove di elasticità; lavoro questo che avevamo intrapreso volon- 
tariamente, ma che cominciava a prenderci più tempo di quanto 
avevamo preventivato. Allorché un giorno ritornai al laboratorio 
col mio collega F, questi espresse il suo dispiacere di dover 
perder tanto tempo proprio in quel giorno, mentre avrebbe avuto 
tante altre cose da sbrigare a casa sua. Io non potei fare a meno 
di dargli ragione e dissi ancora quasi scherzando, e alludendo 
a un avvenimento occorso la settimana precedente: Speriamo 
che la macchina si rifiuti nuovamente di lavorare, così potremo 
interrompere il lavoro e andarcene prima. 



] 






! « LAPSUS i FINE 63 



Nella partizione del lavoro al collega F. tocca l'ufficio di 
servire la valvola del torchio, cioè di lasciar scorrere con len- 
tezza, il liquido premente dall'accumulatore nel cilindro del tor- 
chio idraulico, aprendo la valvola con precauzione ; colui che 
dirige l'esperimento sta presso il manometro e grida forte « stop» 
quando la giusta pressione è raggiunta. A questo comando F, 
prende la valvola e la gira a tutta forza verso sinistra (tutte le 
valvole si chiudono senza eccezione a destra !). Nel torchio viene 
conseguentemente attirata tutta la pressione dell' accumulatore, 
per la quale la conduttura dei tubi non è stata regolata, cosicché 
una delle congiunzioni dei tubi scoppia immediatamente, pro- 
vocando con ciò un accidente di macchina privo d'importanza, 
il quale però ci costringe ad interrompere il lavoro per quel 
giorno e ad andarcene a casa. 

Caratteristico è ancora il fatto, che quando alcun tempo 
dopo, commentammo l'accaduto, il mio amico F. non voleva 
assolutamente ricordare la mia frase, che io rammentavo con 
certezza . 

Partendo da ciò potete arrivare alla supposizione, che non 
è sempre il caso innocente quello che trasforma le mani delle 
vostre persone di servizio in nemici così pericolosi per i vostri 
oggetti domestici. Potete anche avanzare la domanda, se sia 
sempre una combinazione quando facciamo del male a noi stessi, 
e mettiamo in pericolo la nostra propria integrità. Impulsi que- 
sti, il cui valore potrete eventualmente esaminare in base alla 
analisi di osservazioni fatte. 

Egregi uditori. Questo non è di gran lunga tutto quanto 
si potrebbe dire dei lapsus. C'è ancora molto da esplorare e 
da discutere. Ma io mi riterrò soddisfatto, se dai rilievi fatti fin 
qui su questo obbietto il vostro precedente modo di vedere sarà 
rimasto in una certa misura scosso, e se ne avrete tratto un 
grado di preparazione che vi renda atti ad acquistarne degli 
altri. Mi accontento del resto di lasciarvi dinanzi a uno stato 
di cose non chiarito. Non possiamo dimostrare tutti i nostri 
principi dallo studio dei lapsus; e per nessuna delle nostre di- 
mostrazioni questo materiale rappresenta la nostra unica risorsa. 
Il grande valore dei lapsus per i nostri scopi sta in ciò, che 
essi sono dei fenomeni molto frequenti, facilmente osservabili 
sulla propria persona, e al cui formarsi non è affatto necessaria 
la premessa di lino Stato morboso. Vorrei menzionare alla fine 



64 



LEZIONE QUARTA 



soltanto una delle vostre domande a cui non fu risposto: Se 
gli uominr; come abbiamo potuto vedere in parecchi esempi, 
si avvicinano tanto alla comprensione dei lapsus, e si compor- 
tano così spesso come se essi intravvedessero il loro significato; 
come si spiega il fatto, che essi considerino generalmente, gli 
stessi fenomeni come fatti casuali, privi di significato e di im- 
portanza, e che essi si oppongano con tanta energia alla loro 
spiegazione psicoanalitica ? 

Avete ragione, ciò dà nell'occhio e richiede una spiegazione. 
Però, io non ve la darò. Io vi condurrò invece gradatamente 
a quegli ordini di idee, dai quali la spiegazione vi si imporrà 
senza il mio concorso. 



PARTE SECONDA 



IL SOGNO 



(V-XV) 



1 



LEZIONE QUINTA 

Il Sogno i Difficoltà e primi approcci al problema. 

Signore e Signori, 

Un giorno si scoperse che i sintomi presentati da certi am- 
malati nervosi avevano un senso *). In seguito a questa sco- 
perta si fondò il procedimento di cura psicoanalitico. Nel corso 
di questa cura avvenne spesso che gli ammalati narrassero i 
loro sogni invece dei propri sintomi. Da ciò sorse la supposi- 
zione che anche questi sogni avessero un senso. 

Noi però non procederemo su questa via storica, ma pren- 
deremo la via opposta. Per prepararci allo studio delle neurosi 
voghamo comprovare che i sogni hanno un significato. Questa 

éhlTo'TucHo 1 M° krramma è gÌl ' StÌfÌCata non so,tanto &*■"*► 
nevrosi m* J£ SOgn ° * '* m, ' g,i ° r l™P"azione ■ *"& delta 

ticocl prese a -, PerC,è "■ "° gno SteSS ° è un si ' lto '™ "«va- 
lico che presenta .1 vantaggio, per noi inestimabile, di apparire 

•n tutte le persone sane. Si può dire che se bitte le persone 
ossero sane e sognassero soltanto, noi potremmo dedurre dai 
loro sogni quasi tutto ciò che abbiamo appreso dall'esame delle 
neurosi. 

In questo modo dunque il sogno diventa oggetto d'inda- 
gine ps.coanaht.ca. Ecco un altro fenomeno che ha una certa 
affinità co. lapsus, essendo anch'esso comune, tenuto in poco 
conto, apparentemente privo di valor pratico e comune a tutte 
le persone sane. Per quanto poi riguarda le condizioni nelle I 
quali ci troviamo in questo caso per iniziare il nostro lavoro, 
esse sono, se mai, ancora più sfavorevoli. I lapsus venivano ne- 

•) Jouf Breutr negli anni 1880-1882. V. le mie lezioni sulla psicoanalisi tenute in 
America nell'anno 1909, nella traduzione italiana del prof. Levi Bianchini «Sulla Psi- 
coanalisi. Bibl. psicoanalitica italiana. Nocera Inferiore .9.5 n. 1. 



68 



IT/IONI QUINTA 



gletti soltanto dalla scienza, essi destavano ben poco interesse, 
ma in fin dei conti non era una vergogna occuparsene. Si di- 
ceva : esistono bensì delle cose assai più importanti, ma forse 
anche da questa indagine si potrebbe ricavare qualche cosa di 
utile. L'occuparsi del sogno non è soltanto privo di praticità e 
superfluo, ma addirittura ignominioso. Mostrando interesse per 
questo fenomeno ci si attira il disprezzo delle persone serie e 
il rimprovero di avere poco criterio scientifico e si fa sorgere 
il sospetto di possedere un'inclinazione personale al misticismo. 
È inaudito che uno studioso di scienze mediche si approfon- 
disca nello studio del sogno, quando perfino nella neuropato- 
logia e nella psichiatria esistono cose tanto più serie : tumori 
che giungono sino alla grandezza di una mela comprimendo il 
cervello : travasi di sangue, processi infiammatori cronici che 
cambiano i tessuti in modo constatabile al microscopio ! Ah no, 
il sogno è un oggetto troppo insignificante per sé stesso; è in- 
degno troppo per esser materia d'indagine. Aggiungete ancora 
il fatto che esso sta in stridente contrasto con tutte le esigenze 
di una indagine esatta. Nell'indagine del sogno non si è nean- 
che certi del suo oggetto. Una idea delirante per esempio ci si 
affaccia in modo preciso e distinto : lo sono l'imperatore della 
Cina, dice un 1 ammalato a voce alta. Cosa accade invece nel 
sogno ? Per lo più non Io si può neppure raccontare. Se qual- 
cuno narra un sogno, può egli forse garantire di raccontarlo 
giustamente o di non storpiarlo piuttosto durante la narrazione 
o di non aggiungervi qualche cosa, costretto dall'Incertezza del 
suo ricordo ? In generale, la maggior parte dei sogni non può 
venire ricordata, essi sono dimenticati tranne qualche piccolo 
frammento. E una psicologia scientifica un metodo di cura per 
ammalati dovrebbe basarsi sull'interpretazione di un simile ma- 
teriale? Quando, nel giudizio dato su una cosa, scopriamo una 
certa eccessività abbiamo il diritto di essere diffidenti. Le ob- 
biezioni sollevate contro il sogno quale oggetto d'indagine pas- 
sano evidentemente la misura. La « futilità » ci diede già da 
fare durante lo studio dei lapsus. Ci siamo delti che delle cose 
importanti possono anche manifestarsi a mezzo di piccoli in- 
dizi. Per quanto riguarda l'incertezza del sogno, essa è appunto 
uno dei suoi caratteri come qualunque altro; non si può mica 
prescrivere agli oggetti quali debbono essere le loro caratteri- 
stiche. Del resto ci sono anche dei sogni chiari e distinti. Esi- 



IL SOGNO • DIFFICOLTÀ E PRIMI APPROCCI AL PROBLEMA 69 



stono anche altri oggetti d'indagine psichiatrica che presentano 
lo stesso carattere di incertezza, per esempio in molti casi le 
idee coatte, delle quali si sono pure occupati pure dei psichia- 
tri rispettabili e di fama. Mi rammento l'ultimo caso toccatomi 
nella mia pratica medica. L'ammalata mi si presentò dicendo : 
ho la sensazione imprecisa di aver fatto del male o di aver vo- 
luto far del male a un essere vivente — a un bambino — ma 
no, piuttosto a un cane, gettandolo giù da un ponte o forse in 
qualche altro modo. Al danno arrecatoci dal ricordo incerto del 
sogno possiamo rimediare statuendo che come sogno ha da va- 
lere appunto ciò che narra il sognatore, senza prendere in con- 
siderazione tutto ciò che egli può aver dimenticato o cambiato 
nella sua memoria. Infine non si può neppure affermare così 
generalmente che il sogno sia una cosa di nessuna importanza. 
Ci consta, per propria esperienza, che lo stato d'animo in cui 
ci si sveglia da un sogno può estendersi per la durata di tutto 
un giorno ; esistono medici che ebbero ad osservare dei casi 
nei quali una malattia mentale cominciava con un sogno e nei 
quali l'ammalato continuava a tener fissa un'idea delirante prò 
veniente da questo sogno ; si narra di personaggi storici che 
attinsero da sogni l'impulso al compimento di gesta importanti. 
Domanderemo perciò, donde provenga in realtà il disprezzo dei 
circoli scientifici per il sogno. 

Sono d'avviso che questo disprezzo sia una reazione al va- 
lore esagerato che si dava al sogno in tempi remoti. Ognuno 
sa che non è facile ricostruire il passato, però possiamo am- 
mettere con certezza una cosa — permettetemi questo piccolo 
- e cioè, che già i nostri antenati di 3000 e più anni 
fa sognavano in modo simile al nostro. Per quanto ci consta, 
tutt. i popoli antichi attribuirono una grande importanza ai so- 
gni, ritenendoli utilizzabili praticamente. Ne ricavavano degli 
indizi per .1 futuro e vi cercavano dei presagi. Per i Greci e 
per gli altri popoli orientali sarebbe stato altrettanto impossi- 
bile, ai loro tempi, di partire per una spedizione guerresca senza 
condur seco degli interpreti di sogni, come per noi oggigiorno 
di fare una guerra senza gli aviatori esploratori. Quando Ales 
Sandro Magno intraprese la sua campagna di conquista, nel suo 
seguito si trovavano i più celebri interpreti di sogni. La città 
di Tiro che quella volta era ancora sita su un' isola, resistette 
tanto tenacemente al re, che questi pensava già a rinunziare al- 



70 LEZIONE QUINTA 



l'assedio. Ma ecco che una notte gli apparve in sogno un sa- 
tiro che eseguiva una danza trionfale. Raccontato questo sogno 
agli interpreti, gli fu risposto, che gli era stata annunciata la 
vittoria sulla città. Egli ordinò l'assalto e conquistò Tiro. Presso 
gli Etruschi e i Romani erano in uso altri metodi di indagare 
il futuro, ma l'interpretazione dei sogni venne coltivata con grafi 
cura e tenuta in gran conto durante tutta l'epoca Greco-Roma 
na. Della letteratura che si occupò di questo soggetto ci è ri- 
masta conservata almeno l'opera principale: il libro di Arte/::, 
doro di Daldis, che si ritiene un contemporaneo dell'imperatore 
Adriano. Come sia avvenuto che più tardi V arte dell' interpre- 
tazione dei sogni andasse in decadenza e che il sogno veni:-. 
discreditato, non saprei dirvelo. La coltura non può avervi con- 
tribuito, poiché l'oscuro medioevo ha conservato fedelmente delle 
cose ben più assurde dell'antica interpretazione dei sogni. Sta 
il fatto, che l'interesse per il sogno discese gradatamente al li- 
vello della superstizione mantenendosi soltanto negli incolti. Nei 
nostri giorni l'ultimo abuso dell'interpretazione dei sogni è quello 
di cercarvi i numeri del lotto predestinati a sortire. La scienza 
esatta d'oggigiorno si è al contrario occupata più volte del su 
gno, ma sempre soltanto coli' intenzione di applicarvi le sue 
teorie fisiologiche. Per i medici, naturalmente, il sogno non 
aveva il valore di un atto psichico, ma era ritenuto come una 
espressione di stimoli somatici nella vita psichica. Hirtz nel 1876 
qualifica il sogno un processo somatico, in tutti i casi Inu- 
tile, in molti casi addirittura morboso, di fronte al quale l'ani- 
ma del mondo e l'immortalità sono tanti superiori come l'etere 
azzurro di fronte a un campo sabbioso coperto di malerba nella 
più bassa vallata . Maury lo confronta alle convulsioni non 
coordinate della còrèa, in antitesi ai movimenti coordinati del- 
l'uomo normale; un antico paragone fa w\\ parallelo fra il con 
tenuto del sogno e i suoni che produrrebbero le dieci dita di 
una persona ignara della musica, scorrendo sui tasti d'un latra 
mento », 

Interpretare significa trovare un senso nascosto ; ma non 
è possibile parlare di interpretazione, finché la produzione del 
sogno viene valutata nel modo esposto. Osservate come il Wundt 
il Jodl, ed altri filosofi descrivono il sogno: essi si acconten- 
tano di enumerare le differenze, per le quali la vita onirica si 
scosta dal pensiero durante la veglia, nell'intenzione di ileprez 



. 



• IL SOGNO » DIFFICOLTÀ E PRIMI APPROCCI AL PROBLEMA 71 

zare il sogno : essi rilevano la decadenza delle associazioni, la 
cessazione della critica , 1' omissione di ogni nozione ed altri 
segni di produzione inferiore. L' unico contributo di qualche 
valore per la conoscenza del sogno, che ci venne fornito 
dalla scienza esatta, si riferisce all'influenza di stimoli soma- 
tici che agiscono durante il sonno. Possediamo due grossi 
volumi sull'indagine sperimentale del sogno d'un autore norve- 
gese /. Mourly Vola, morto poco tempo fa, che si occupano 
quasi esclusivamente dei risultati sorti dai cambiamenti di po- 
sizione degli arti. Questi ci vengono raccomandati quali mo- 
delli esemplari dell'indagine esatta del sogno. Potete ora im- 
maginare, che cosa direbbe la scienza esatta se apprendesse che 
vogliamo tentare di trovare il senso dei sogni? Forse essa si è 
già espressa in proposito. Ma non lasciamoci intimidire. Se i 
lapsus potevano avere un senso, anche il sogno può averlo ; e 
i lapsus hanno in numerosi casi un senso, che era sfuggito al- 
l'indagine esatta. Professiamo per ora di condividere il pregiu- 
dizio degli antichi e quello del popolo e seguiamo le orme de- 
gli antichi interpetri dei sogni. 

Prima di tutto dobbiamo orientarci nel nostro compito, e 
fare un giro d'ispezione nel campo dei sogni. Che cosa è mai 
un sogno? E difficile dirlo in una sola proposizione. Poi non 
vogliamo tentare di dare una definizione, visto che l'indicazione 
del soggetto, noto ad ognuno, è sufficiente. Dovremmo però 
rilevare quanto forma la parte essenziale del sogno ; ma dove 
trovarla? Nel recinto che chiude il nostro campo esistono tante 
enormi differenze, che si scostano una dall'altra. Caratteristico 
pel sogno sarà certamente ciò che dimostreremo essere comune 
a tutti i sogni. 

Comune a tutti i sogni sarebbe in primo luogo il fatto che 
noi sognando dormiamo. Il sogno è evidentemente la vita psi- 
chica durante il sonno, che ha certe somiglianze colla vita psi- 
chica durante la veglia, e che si scosta dalla medesima per dif- 
ferenze grandi. Questa era già la definizione di Aristotele. Forse 
ci sono dei rapporti più intimi tra sogno e sogno. Si può venir 
svegliati da un sogno, spesso si sogna svegliandosi spontanea- 
mente o se il nostro sonno viene disturbato violentemente. Il 
sogno sembra dunque essere uno stato intermedio tra sonno e 
veglia. In tal modo ci viene indicato, all'attenzione nostra, anche 
il sonno. Che cosa è poi il sonno? 



72 



LEZIONE QUINTA 



Questo è un problema fisiologico o biologico, molti lati 
del quale sono ancora contestabili. Noi non possiamo decidere 
niente in proposito, io però sono d'avviso che potremmo ten- 
tare di caratterizzare il sonno psicologicamente. II sonno è uno 
stato, durante il quale non vogliamo curarci affatto del mondo 
esterno, avendo noi ritirato da questo il nostro interessamento. 
Ci mettiamo a dormire, ritirandoci dal mondo esterno ed evi- 
tando i suoi stimoli. Ci addormentiamo anche quando siamo 
stanchi di esso. Addormentandoci diciamo dunque al mondo 
esterno: Lasciami in pace, poiché voglio dormire. Al contrario 
il bambino dice: Non vado ancora a dormire, non sono stanco, 
voglio ancora vedere, sentire qualche cosa. La tendenza biolo- 
gica del sonno sembra dunque essere il ristabilimento, il suo 
carattere psicologico la cessazione dell' interessamento, per il 
mondo. Il nostro rapporto col mondo, nel quale siamo entrati 
così involontariamente, sembra essere connesso al fatto che noi 
non Io sopportiamo senza interruzione. Perciò ci ritiriamo tem- 
poraneamente nello stato anteriore alla nascita che sarebbe lo 
stato endouterino. Cerchiamo per lo meno di crearci delle con- 
dizioni molto simili a quelle di quell'epoca: caldo, oscurità, as- 
senza di stimoli. Alcuni tra noi si raggomitolano strettamente 
su sé stessi, assumendo nel sonno una posizione simile a quella 
che mantenevano nel corpo materno. Sembra quasi che il mondo 
non possiede interamente, ma soltanto a due terzi anche noi 
adulti, e che la terza parte di noi, non sia in genere ancora 
nata. Ogni risveglio al mattino è una rinnovazione della nascita. 
Parliamo di fatti dello stato in cui ci troviamo dopo il sonno, 
dicendo : siamo come rinati e probabilmente ci formiamo una 
idea molto errata della cenestesi del neonato. Si può presup 
porre, al contrario, che questi si trovi molto a disagio. Diciamo 
anche del nascere: venire alla luce. 

Se questo è il sonno, allora il sogno non figura affatto nel 
suo programma, e sembra piuttosto essere una aggiunta sgra- 
dita. Anche noi siamo d'avviso che il sonno senza sogni sia il 
migliore, il solo sonno vero. Durante il sonno non deve esistere 
alcuna attività psichica; se questa si manifesta lo stesso, vuol 
dire appunto che non siamo riusciti a stabilire lo stato fetale 
di riposo. Non si sono potuti evitare completamente dei residui 
di vita psichica. Questi residui sarebbero i sogni. Ma allora sem- 
bra realmente, non essere necessario che il sogno abbia un senso. 



« IL SOONO » DIFFICOLTÀ E PRIMI APPROCCI AL PROBLEMA 73 



Nei lapsus le cose erano ben diverse; si trattava cioè di attività 
durante la veglia. Ma se dormiamo e se abbiamo interrotto del 
tutto la nostra attività psichica e soltanto siamo stati incapaci 
di reprimere certi residui della medesima, non è affatto neces- 
sario che questi residui abbiano un senso. Non sapremmo nem- 
meno che farcene di questo senso, poiché il resto della nostra 
vita psichica dorme. Non può trattarsi davvero che di reazioni 
spasmodiche, che di fenomeni psichici direttamente suscitati da 
stimoli somatici. I sogni sarebbero dunque i residui della vita 
psichica della veglia, che disturbano il sonno e potremmo prò 
porci di abbandonare tosto questo soggetto come non adatto 
per la psicoanalisi. 

Ma nondimeno anche essendo superfluo, il sogno esiste, e 
possiamo tentare di renderci conto della sua esistenza. Perchè 
la vita psichica non s'addormenta? Probabilmente perchè c'è 
qualche cosa che non lascia in pace la psiche. Su di essa agi- 
scono gli stimoli, ed essa deve reagirvi. Il sogno è dunque il 
modo, nel quale la psiche reagisce contro gli stimoli operanti 
durante il sonno. E qui scorgiamo una via di accesso al com- 
prendimento del sogno. Possiamo ora cercare in vari sogni, 
quali siano gli stimoli che vogliono turbare il sonno e contro 
i quali si reagisce sognando. Avremmo così elaborato fino a 
questo punto il primo carattere comune a tutti i sogni. 

Esistono ancora delle altre qualità comuni a tutti i sogni? 
Certamente non si può negarlo, ma si tratta di cose molto più 
difficili a concepire e a descrivere. I processi psichici nel sogno 
hanno oltreciò un carattere del tutto diverso da quelli della ve- 
glia. Nel sogno ci accadono e si sentono molte cose svariate 
alle quali crediamo, mentre forse non abbiamo subito altro che 
queir unico stimolo molestante. Avvertiamo per lo più dei qua- 
dri visivi ; possiamo provare anche dei sentimenti intramezzati 
da pensieri; anche tutti gli altri sensi possono parteciparvi, ma 
i quadri visivi sono in tutti i casi quelli che prevalgono. La 
difficoltà di raccontare un sogno proviene in parte dal fatto di 
dover tradurre in parole questi quadri. Saprei disegnarlo, ci dice 
spesso il sognatore, ma non so come raccontarlo. Questa non 
è però un'attività mentale ridotta, come p. es. quella del defi- 
ciente paragonata a quella del genio; essa è qualitativamente di- 
versa, ma è difficile dire in che consista la differenza. G. Tlu Fedi- 
ner esprime una volta la supposizione, che nella psiche il campo 



74 LEZIONE QUINTA 



d'azione nel quale si svolgono i sogni sia un altro e non quello 
nel quale si succedono le percezioni della vita durante la veglia. 
Questo ci riesce incomprensibile, non sappiamo formarcene una 
idea, eppure esso riproduce realmente V impressione di singo- 
larità, dataci dalla maggior parte dei sogni. E nemmeno il pa- 
ragone fra l'attività del sogno e i suoni prodotti da una mano 
poco musicale, può reggere in questo caso. In tutti i casi il 
pianoforte risponderà con le medesime note, se non con le stesse 
melodie, quando una mano passi, per combinazione, sulla sua 
tastiera. Per quanto incompresa, vogliamo tener presente questa 
seconda qualità comune a tutti i sogni. 

Esistono forse delle altre caratteristiche comuni ? Io non 
ne trovo alcuna, vedo dappertutto soltanto delle disparità, e pre- 
cisamente in tutti i sensi. Tanto riguardo alla durata apparente, 
che riguardo alla chiarezza, o al concorso degli affetti, o alla 
stabilità ecc. Tutto ciò veramente non corrisponde a quanto po- 
tremmo aspettarci da una reazione costrittiva, deficente e spa- 
smodica rivolta contro uno stimolo. In rapporto poi alla dimen- 
sione dei sogni, ce ne sono dei brevissimi, soltanto uno o pochi 
quadri, un pensiero solo o magari un' unica parola, e degli altri 
enormemente ricchi di contenuto, i quali rappresentano degli 
interi romanzi, e sembrano durare molto a lungo. Esistono dei 
sogni tanto distinti da sembrare episodi veramente vissuti, tanto 
distinti che noi stessi non vogliamo chiamarli sogni, parecchio 
tempo dopo esserci destati; altri invece che sono estremamente 
deboli, indistinti e nebulosi ; per di più gli episodi fortemente 
marcati e quelli appena distinti e confusi possono comparire 
alternativamente nello stesso sogno. Un sogno può essere per- 
fettamente sensato o almeno coerente, anzi addirittura spiritoso, 
o fantasticamente bello ; un altro invece può essere confuso, 
quasi idiota, assurdo, spesso addirittura pazzesco. Esistono dei 
sogni che ci lasciano del tutto freddi, altri nei quali si risve- 
gliano tutti i nostri affetti, p. es. un dolore tanto forte da farci 
piangere, una paura così violenta da destarci: stupore, estasi ecc. 
Per lo più i sogni si dimenticano rapidamente dopo il risveglio; 
oppure il loro ricordo viene mantenuta per la durata di un giorno 
in modo che esso diventi sempre più sbiadito e più incompleto 
con l'avvicinarsi della sera; altri sogni invece, p. es. i sogni in- 
fantili, si mantengono tanto bene nella nostra memoria, da poter 
esser ricordati 30 anni dopo, come un fatto quasi vissuto. I so- 



« IL SOGNO » DIFFICOLTÀ E PRIMI APPROCCI AL PROBLEMA 75 



gni, come le persone, possono apparire un' unica volta, e poi 
mai più, oppure ripetersi nello stesso individuo in forma uguale 
o leggermente mutata. In breve, questa piccola attività psichica 
notturna possiede un repertorio gigantesco, e può ancora far 
tutto ciò che la psiche sa fare di giorno. Non si tratta però 
della stessa cosa. 

Si potrebbe rendersi conto di queste varietà dei sogni, am- 
mettendo che esse corrispondano a diversi stadi intermedi fra 
il sonno e la veglia, a diversi gradini del sonno incompleto. 
Ma allora con l' aumentare del valore, del contenuto e della 
precisione della produzione del sogno, dovrebbe pure aumen- 
tare la chiarezza della impressione che si tratta appunto di un 
sogno, visto che durante questi sogni la psiche si avvicina al 
risveglio; e non dovrebbe accadere che un ritaglio indistinto e 
privo di senso, si trovi in immediata vicinanza di un altro sen- 
satissimo e ben distinto, e che al primo segua nuovamente una 
produzione perfetta. Non è possibile che la psiche passi attra- 
verso degli stadi di sonno diversamente profondi, con tanta ra- 
pidità. Questa spiegazione non ha perciò alcun valore; la cosa 
non è in genere tanto semplice. 

Rinunceremo dunque, per ora, a trovare il * significato » 
del sogno, e tenteremo, all'incontro, di farci una strada verso 
una migliore comprensione del medesimo, partendo da quanto 
tutti i sogni hanno di comune. Dalle relazioni del sogno col 
sonno abbiamo concluso, essere il primo la reazione contro uno 
stimolo, che disturba il secondo. Come abbiamo inteso, questo 
è anche l'unico punto, nel quale può venirci in aiuto la Psico- 
logia esatta e sperimentale; essa porta la prova che gli stimoli 
agenti durante il sonno, compariscono nel sogno. 

Molti esami sono stati fatti anteriormente al sunnominato 
Mourly Vold; ognuno di noi si è del resto trovato nel caso, 
di ottenere la conferma di questo risultato, a mezzo di sue os- 
servazioni personali. Sceglierò ora alcuni esperimenti più vecchi 
per comunicarveli. Maury si prestò personalmente a tentativi di 
questo genere. Gli fecero aspirare durante il sonno dell' acqua 
di Colonia. Egli sognò di essere al Cairo nel negozio di Gio- 
vanni Maria Farina; a questo fatto si allacciavano ulteriori av- 
venture pazzesche. Oppure: gli pizzicarono leggermente la nuca; 
egli sognò di sentirsi applicato un senapismo e rivide un dottore 
che lo aveva curato nella sua infanzia. E ancora: gli versarono una 



76 LEZIONE QUINTA 



goccia d'acqua sulla fronte; gli parve di trovarsi in Italia, di 
sudar molto e di bere il vino bianco di Orvieto. 

Potremo comprendere ancora più chiaramente da un'altra 
serie di sogni causati da stimoli, quanto ci colpisce in questi 
sogni prodotti sperimentalmente. Questa serie si compone di 
tre sogni, raccontati dallo spiritoso osservatore Hildebrand; e 
sono tutti e tre reazioni contro lo strepito di una sveglia. 

« Dunque una mattina di primavera me ne vado a passeg- 
gio, e gironzolo attraverso i campi, finché arrivo ad un villag- 
gio vicino, dove vedo gli abitanti, vestiti a festa, col libro dei 
cantici sotto il braccio, che s' incamminano, numerosi, verso la 
chiesa. Per l'appunto ! Siamo di domenica e le funzioni del mat- 
tino stanno per incominciare. Decido di assistervi, ma di prender 
prima un po' di fresco nel cimitero che circonda la chiesa, visto 
che sono molto accaldato. Mentre sto leggendo alcune epigrafi, 
odo salire il campanaro nel campanile, e scorgo anche in cima 
a quest' ultimo la piccola campana del villaggio, la quale se- 
gnerà il principiare della funzione. Essa continua a rimanere 
immobile per un bel pezzo ancora, poi comincia ad oscillare: 

e( j improvvisamente i suoi rintocchi risuonano chiaramente 

e penetranti — tanto chiari e tanto penetranti, da por fine al 
mio sonno. Lo scampanio però proviene dalla sveglia». 

Una seconda combinazione : « È una chiara giornata d'in- 
verno; le strade sono coperte da un alto strato di neve. Ho ac- 
cettato di prender parte a una corsa in slitta, ma devo attendere 
molto tempo l'ambasciata che la slitta è alla porta. Seguono ora 
i preparativi per salirvi: indosso la pelliccia, tiro fuori il sacco 
per i piedi — e mi trovo infine comodamente seduto al mio 
posto. Ma la partenza si protrae ancora sino al momento in 
cui le redini daranno un segnale sensibile ai cavalli che aspet- 
tano impazienti. Ecco, le redini si tendono; e i campanelli scossi 
con forza danno principio alla loro ben nota musica di gianiz- 
zeri con tale violenza, da stracciare istantaneamente la leggera 
trama del sogno. E anche questa volta si tratta soltanto dello 
acuto suono della sveglia ». 

Ed ecco ancora il terzo esempio : « Vedo passare attraverso 
il corridoio una sguattera, che si dirige verso la stanza da pranzo 
portando alcune dozzine di piatti messi in fila. La colonna di 
porcellana che essa tiene fra le braccia mi sembra correre il 
pericolo di perdere l'equilibrio. « Sta attenta » le grido, tutto il 



« IL SOGNO » DIFFICOLTÀ E PRIMI APPROCCI AL PROBLEMA 77 

carico finirà in terra. Come è naturale, la solita replica non si 
fa attendere : essa è abituata a questo genere di lavori, ecc.; 
mentre io continuo a seguirla nel suo cammino con sguardo 
preoccupato. Ed ecco che giunta dinanzi alla soglia, essa in- 
cespica : le fragili stoviglie cadono, e si spezzano con gran 
fracasso sul pavimento. Ma dopo qualche tempo mi accorgo 
che il suono il quale si propaga all'infinito, non è propriamente 
uno strepito — ma un vero squillare di campanello, causato, 
come il dormiente ormai ridestato può accertare facilmente, 
dalla sveglia, che ha in tal modo adempiuto il suo compito ». 

Questi sogni sono graziosissimi, pieni di senso, e niente 
affatto incoerenti, come i sogni usano essere di solito. Non li 
contesteremo per questo. Essi hanno di comune il fatto, che la 
situazione si risolve ogni volta in uno strepito, che al destarsi 
viene riconosciuto per proveniente dalla sveglia. In questi casi 
vediamo come si produce il sogno, ma apprendiamo anche 
un'altra cosa. Il sogno non riconosce la sveglia — essa non com- 
parisce neppur nel sogno — ma sostituisce il suo suono con un 
altro, esso dà un' interpretazione allo stimolo che sospende il 
sonno, ma gliela dà ogni volta diversa. E perchè mai? Non si 
può rispondere a questa domanda, la cosa sembra essere arbi- 
traria. Ma comprendere il sogno, significherebbe poter dire il 
perchè esso abbia scelto precisamente quel rumore e non un 
altro per spiegare lo stimolo causato dalla sveglia. 

Riguardo agli esempi di Maury, si può in modo del tutto 
analogo sollevare l'obbiezione che se anche si vede comparire 
nel sogno lo stimolo prodotto intenzionalmente, pure non si 
riesce a sapere perchè esso apparisca proprio in quella data 
forma; forma che non sembra derivare affatto dalla natura dello 
stimolo, che ha disturbato il sonno. Nei tentativi di Maury, alla 
produzione dello stimolo si allaccia per lo più una massa di 
materiale onirico differente, p. es. le avventure pazzesche nel 
sogno prodotto dall'acqua di Colonia, per le quali non si sa 
dare una vera ragione. 

E osservate che i sogni, i quali interrompono il sonno, sono 
ancora quelli che presentano le maggiori probabilità di riuscita, 
nello stabilire l'influenza degli stimoli esterni disturbanti il sonno. 
Nella maggior parte degli altri casi, la cosa sarà più difficile. 
Non da ogni sogno ci si desta e se la mattina si ricorda un 
sogno fatto durante la notte, come sarà possibile di scoprire lo 



"1 



78 LEZIONE QUINTA 



stimolo disturbatore che forse ha agito di notte tempo ? Mi è 
riuscito una volta di constatare posteriormente un simile stimolo 
prodotto da un suono, naturalmente in grazia a circostanze spe- 
ciali. Mi svegliai un giorno, in una stazione alpina del Tirolo, 
con la certezza di aver sognato che il papa era morto. Non ero 
capace di spiegarmi questo sogno, quando mia moglie mi chiese: 
Hai udito oggi, all'alba, quel terribile scampanìo prodotto dalle 
campane di tutte le chiese e cappelle circostanti ? lo non avevo 
udito nulla, il mio sonno essendo più resistente, ma in grazia 
a questa comunicazione riuscii a comprendere il sogno. Quante 
volte avverrà che i dormenti vengano indotti a sognare da sti- 
moli di questo genere, senza che i medesimi vengano loro resi 
noti più tardi? Forse spessissimo e forse anche no. Quando lo 
stimolo non è più provabile, non si può nemmeno ottenere la 
persuasione che esso sia esistito. Del resto ci siamo già ricre- 
duti sul valore degli stimoli esterni, che disturbano il sonno, 
da quando abbiamo appreso che essi spiegano soltanto una 
piccola parte del sogno e non tutta la reazione dello stesso. 

Non occorre perciò rinunciare completamente a questa teo- 
ria. Essa è inoltre suscettibile di essere continuata. Evidente- 
mente è indifferente quale debba essere la causa che disturba 
il sonno ed incita la psiche a sognare. Se questa non può es- 
sere sempre uno stimolo esterno dei sensi, si può ammettere 
che al posto del medesimo subentri un cosiddetto stimolo so- 
matico, proveniente dagli organi interni. Questa supposizione 
è molto verisimile , essa corrisponde anche all' opinione più 
popolare sul formarsi dei sogni. Spesso si sente dire che i sogni 
provengono dallo stomaco. Purtroppo, anche qui possiamo aspet- 
tarci che, assai frequentemente, uno stimolo somatico il quale 
abbia agito durante la notte non sia più provabile né accerta- 
bile dopo il risveglio. Non dobbiamo però omettere di osser- 
vare quante buone esperienze rafforzino l'opinione che i sogni 
derivino da stimoli somatici. In genere, lo stato degli organi 
interni influisce indubbiamente sul sogno. Il rapporto del con- 
tenuto di vari sogni col fatto che la vescica sia sopraccarica o 
con uno stato di eccitazione degli organi sessuali, è tanto chiaro 
da non poter essere negato. Partendo da questi casi trasparenti 
si arriva a degli altri, nei quali, dal contenuto dei sogni si può 
dedurre almeno una giustificata supposizione, che abbiano agito 
degli stimoli somatici di tal genere, e ciò perchè nel contenuto 



« IL SOGNO » DIFFICOLTÀ E PRIMI APPROCCI AL PROBLEMA 79 



medesimo si trova qualche cosa, che può essere interpretata 
come un'elaborazione o come una rappresentazione oppure come 
un'indizio di tali stimoli. L'interpretatore di sogni Scherner (1861) 
ha propugnato con speciale energia la derivazione dei sogni da 
stimoli organici, dandocene alcuni esempi bellissimi. Quando 
p. es. in un sogno due file di bei ragazzi biondi, dalla carna- 
gione delicata, si stanno di fronte, pronte alla lotta, poi si slan- 
ciano una contro l'altra, attaccandosi, e poi si lasciano per ri- 
prendere la loro posizione di partenza e ripetere tutta la scena; 
V indicare queste due file di ragazzi come rappresentanti le due 
file di denti, è una interpretazione che ci soddisfa per sé stessa, 
e che sembra trovare la sua piena conferma se dopo questa 
scena, il sognatore « tira fuori dalla propria mascella un lungo 
dente ». Anche P interpretazione di « corridoi lunghi, stretti e 
tortuosi », visti iti sogno, quale un indizio di irritazione inte- 
stinale, sembra, convincente e conferma l'asserzione di Scherner, 
che il sogno cerca soprattutto di rappresentare F organo, dal 
quale parte lo stimolo, con oggetti che gii assomigliano. 

Dobbiamo quindi essere pronti ad ammettere, che, per il 
sogno, gli stimoli interni possono avere la stessa importanza 
degli esterni. Purtroppo anche la loro valutazione soggiace alle 
medesime obbiezioni. In un grande numero di casi 1' indizio di 
stimoli somatici rimane incerto o improvabile; non tutti i sogni, 
ma soltanto una certa parte di essi desta il sospetto che degli 
stimoli organici abbiano partecipato alla loro formazione, e fi- 
nalmente lo stimolo somatico interno sarà altrettanto poco atto 
dello stimolo esterno dei sensi, a spiegare del sogno qualche 
cosa che possa venir considerato un' aggiunta a quanto corri- 
sponde alla reazione diretta contro lo stimolo. La provenienza 
di quanto ancora rimane del sogno resta quindi oscura. 

Tenteremo di non perder di vista una particolarità della 
vita onirica che si scopre studiando l'influenza degli stimoli. Il 
sogno non riproduce semplicemente lo stimolo, ma lo elabora, 
si riferisce ad esso, lo inserisce in un complesso d' immagini, 
lo sostituisce con qualche cosa d'altro. Questa parte del lavoro 
del sogno deve interessarci, avvicinandosi essa forse maggior- 
mente a quanto il sogno ha di essenziale. Se uno compie una 
cosa sotto l'influenza di un incitamento, ciò non significa ancora 
che detto incitamento debba aver compiuto tutta l'opera. Il 
Macbeth di Shakespeare, p. es. è un lavoro d'occasione, scritto 






80 LEZIONE QUINTA 



per l' incoronazione del re, che univa per la prima volta sul 
suo capo le corone dei tre paesi. Ma questo motivo storico copre 
forse il contenuto del dramma, o ce ne spiega la grandezza e 
gli enigmi? Gli stimoli interni ed esterni che agiscono sul dor- 
miente, sono forse anche soltanto degli incitamenti al sogno, 
che nulla tradiscono della sua reale essenza. 

L' altro carattere comune a tutti i sogni, cioè la loro stra- 
nezza psichica, è difficilmente comprensibile da un lato, e non 
offre, dall'altro, nessun punto d'appoggio per un ulteriore pro- 
seguimento. Nel sogno passiamo per lo più attraverso degli av- 
venimenti, che si presentano in forme visive. 

Possono gli stimoli darcene una spiegazione ? L'avvenimento 
al quale assistiamo è in realtà lo stimolo? Ma allora perchè 
mai questo si presenta in forma visiva, mentre solo in rarissimi 
casi il sogno è stato suscitato da una irritazione dell'occhio? 
E quando sogniamo delle frasi, è forse possibile dimostrare che 
dei discorsi o dei rumori affini siano arrivati al nostro orecchio 
durante il sonno? Non ho il coraggio di rifiutare decisamente 
questa possibilità. 

Non potendo proseguire partendo dai caratteri comuni a 
tutti i sogni, tenteremo di farlo partendo dalle loro diversità. 
È vero che i sogni sono spesso privi di senso, confusi, assurdi, 
ma ce ne sono anche di quelli pieni di significato, sobri, ra- 
gionevoli. Vediamo un poco, se questi ultimi, pieni di buon 
senso, possono darci qualche schiarimento sugli altri, insensati. 
Vi comunicherò l'ultimo sogno ragionevole, che mi è stato rac- 
contato, il sogno di un giovanotto: « Sono andato a passeggiare 
nella Kàrntnerstrasse (una strada di Vienna), dove ho incontrato 
il signor X, al quale mi accompagnai per un tratto, e poi sono 
entrato in un restaurant. Due signore ed un signore si sono 
seduti ad un tavolo. Da principio ne ebbi rabbia e non volevo 
guardarli. Poi ho dato loro un' occhiata e ho trovato che erano 
simpaticissimi ». 11 sognatore fa poi l'osservazione, di esser stato 
veramente nella Kàrntnerstrasse la sera prima del sogno, ciò 
che costituisce la sua solita strada, e di avervi incontrato il si- 
gnor X. L'altra parte del sogno non è una reminiscenza diretta 
ma ha soltanto una certa somiglianza con un fatto avvenuto 
parecchio tempo prima. Oppure un altro sogno semplicissimo, 
il sogno di una signora : <> Suo marito le chiede : Non si do- 
vrebbe far accordare il piano ? Lei risponde : Non ne vale la 



- _ — _ — __ — 

« IL SOGNO » DIFFICOLTÀ E PRIMI APPROCCI AL PROBLEMA 81 



pena, bisognerà in tutti i casi farvi cambiare tutti i panni ». 
Questo sogno ripete senza quasi cambiarlo un discorso che ha 
avuto luogo fra lei e suo marito il giorno prima del sogno. 
Cosa apprendiamo da questi due sogni semplici? Niente altro 
che in essi si trovano delle ripetizioni della vita del giorno o 
delle cose che stanno in relazione con la medesima (1). Sarebbe 
già qualche cosa, se si potesse dire altrettanto di tutti i sogni 
in generale. Ma non è il caso di farlo; anche questo vale sol- 
tanto per una minoranza; nella maggior parte dei sogni non si 
trova nulla che si connetta al giorno precedente e i sogni in- 
sensati e assurdi non ne vengono affatto illuminati. Possiamo 
dire soltanto di esserci imbattuti in un nuovo problema. Non 
solo vogliamo sapere cosa ci dice un sogno, ma quando come 
ne. nostri esempi esso ce lo dice chiaramente, vogliamo ezian- 
dio apprendere, perchè ed a quale scopo il sogno ripeta questo 
fatto a noi noto, avvenuto poco tempo prima. 

Credo che sarete stanchi quanto me di continuare a forza 
di tentativi, come quelli che abbiamo fatti sinora. Vediamo ap- 
punto che per quanto grande sia l' interesse rivolto a un pro- 
blema, esso è insufficiente se non si conosce una via da seguire 
che conduca ad una soluzione. Finora questa via non l'abbTamo 
trovata. La psicologia sperimentale non ci ha portato altro che 
alcuni dati molto apprezzabili sul significato degli stimoli quali 
imz.atori del sogno. Dalla filosofia non possiamo attenderci 
nulla, eccetto il rinnovato, altiero richiamo all' inferiorità intel- 
lettuale del nostro soggetto; con le scienze occulte non vogliamo 
di certo contrarre un prestito. La storia e 1' opinione popolare 
pretendono che il sogno sia sensato e significativo, che esso 
sia capace di vedere il futuro: cosa questa che difficilmente si 
può ammettere e che certo non è possibile di dimostrare. In 
questo modo, il nostro primo sforzo si risolve in uno stato di 
completa indecisione. 

Inaspettatamente riceviamo un cenno da una parte, verso 
la quale non avevamo finora rivolto lo sguardo : dall' uso lin- 
guistico, il quale non è mai casuale, ma rappresenta il preci- 
pitato di fatti da lungo tempo riconosciuti, e non deve natural- 
mente venir sfruttato imprudentemente. L'uso linguistico adun- 
que, conosce un fenomeno, che esso (e ciò è strano) qualifica 

(I) « Le imagini del dì guaste e corrotte i di Dante. (E. W.). 



82 LEZIONE QUINTA 



per « sognare ad occhi aperti ». Il sognare ad occhi aperti e 
un fantasticare; si tratta di fenomeni commlmw, osserjabU 
anch' essi tanto sui sani che sui malati, ed accessibili allo studio 
fatto sulla propria persona. La cosa più strana d, queste for- 
mazioni fantastiche è la denominazione da esse ottenuta d. V* 
lare ad occhi aperti » visto che non presentano nessuna delle 
due caratteristiche comuni a tutti i sogni. 11 loro stesso nome 
nega che esse stiano in relazione co. sonno; e per quanto ri- 
tarda il secondo carattere comune a tutti i sogm, no, dmante 
onesto sognare ad occhi aperti non crediamo d, » sslstere ^ 
alcun avvenimento, né abbiamo delle allucinazioni, ma sappiamo 
a fantasticare: non vediamo, ma pensiamo. Questo « sognare 
ad oc h aperti » comparisce nello stadio prepuberale talvolta 
anche su. finire dell'infanzia, e perdura sino all'epoca della ma- 
ta^ dopò la quale quest'abitudine può venir o totalmente ab- 
bandona^ o mantenuta sino all'età più avanzata. Il contenuto 
di oneste fantasie è dominato da una motivazione rasparenhs- 
f ma Esse sono costituite da scene ed avvenimenti, che danno 
soddisfazione alle tendenze di egoismo, di ambizione e d. do- 
mato ai desideri erotici dell'individuo. In uomini giovani 
predominano le fantasie ambiziose; nelle donne che hanno posta 
tataro ambizione nei propri successi amorosi, le fantasie ero- 
tiche. Ma anche negli uomini le necessità erotiche appariscono 
abbastanza spesso nello sfondo; tutte le azioni eroiche ed i oro 
succe si devono già servire soltanto ad ottenere il favore fem- 
minile. Per il resto questi sogni ad occhi aperti presentano una 
™ nde varietà e soggiacciono ad un destino ricco, * n~* 
Dopo qualche tempo, ognuno di essi vene o abbandonato 
sostituito da uno nuovo, oppure esso viene mantenuto, e svi 
upn tò sino a formare una lunga storia, e adattato man mano 
ai cambiamenti avvenuti nelle condizioni di vita. Essi procedono 
per così dire, col tempo e ne ricevono un « segno dell epoca », 
che attesta l'influenza della nuova situazione. Essi sono 11 ma- 
teriale greggio della produzione poetica, perchè è dai suoi « so- 
eni fatti ad occhi aperti » che il poeta, ricorrendo a certe tra- 
sformazioni, o a dati travestimenti e a qualche rinunzia crea 
le situazioni che egli incorpora poi nelle sue novelle ne, suo 
romanzi e nei suoi drammi. Perciò l'eroe dei sogni fat £ ad o eh 
aperti rappresenta sempre la propria persona o direttamente _o 
identificandola con un'altra in modo facilmente comprensibile. 



« IL SOGNO » DIFFICOLTÀ E PRIMI APPROCCI AL PROBLEMA 83 

Forse i sogni fatti ad occhi aperti devono il loro nome alla 
circostanza che i loro rapporti con la realtà sono i medesimi 
di quelli che passano fra questa e il sogno notturno, cioè essi 
lo portano per indicare che il loro contenuto è altrettanto ir- 
reale di quello dei sogni notturni. Forse, invece, questo nome 
comune proviene da un carattere psichico che ci è ancora sco- 
nosciuto, cioè da uno di quei caratteri che stiamo cercando. 
È anche possibile che noi si sbagli in genere volendo dare un 
valore significativo a questa eguaglianza di denominazione. Ciò 
potrà venir chiarito appena più tardi. 



LEZIONE SESTA 



« Il Sogno » Premesse e Tecnica dell'interpretazione. 

Signore e Signori, 

Noi dunque abbisogniamo di una nuova via, di un metodo, 
per poter proseguire V indagine del sogno. Vi faccio ora una 
proposta ovvia. Ammettiamo come premessa per tutto ciò che 
seguirà, che il sogno non sia un fenomeno somatico, ma un fe- 
nomeno psichico. Voi sapete quanto ciò significhi, ma chiederete 
cosa giustifichi questa nostra supposizione. Niente la giustifica, 
ma nulla però e' impedisce di farla. La cosa sta così : se il so- 
gno è un fenomeno somatico esse non ci riguarda affatto ; esso 
può interessarci soltanto nel caso che esso sia fenomeno psichico. 
Lavoriamo quindi nella presupposizione che esso lo sia davvero, 
per vedere cosa ne risulti. Dal risultato del nostro lavoro po- 
tremo decidere se dobbiamo mantenere la nostra supposizione 
e se possiamo professarla a sua volta come un risultato. Cosa 
vogliamo ottenere veramente, e a quale scopo tende il nostro 
lavoro ? Il nostro scopo è quello della scienza in genere, l'acqui- 
sto, cioè, di una comprensione dei fenomeni, la possibilità di 
stabilire un nesso fra i medesimi, e infine, dove ciò sia raggiun- 
gibile, V aumento del nostro potere sugli stessi. 

Continuiamo dunque il nostro lavoro nella supposizione che 
il sogno sia un fenomeno psichico. In questo caso esso è una 
produzione, una manifestazione del sognatore, una manifesta- 
zione però che non ci dice niente e che noi non riusciamo a 
comprendere. Cosa fareste se io ora pronunciassi un discorso 
incomprensibile ? Mi interroghereste, non è vero ? E perchè noi 
non dovremmo fare lo stesso, e chiedere al sognatore che cosa 
significhi il suo sogno ? 

Ricorderete che ci siamo trovati già un'altra volta nella me- 



86 



LEZIONE SESTA 



desima situazione e ciò durante l'esame di certi lapsus, in un 
caso di papera. Qualcuno aveva detto : Il signore N. ha una 
moglie fredde, e allora noi chiedemmo, anzi per fortuna non 
noi, ma altri, che erano estranei alla psicoanalisi, chiesero, cosa 
significasse questo incomprensibile discorso. Egli rispose subito 
di aver avuto l'intenzione di designare quella signora come una 
donna « fredda », ma di aver repressa quest' intenzione. Vi spie- 
gai già quella volta, essere questo modo di informarsi il mo- 
dello di ogni esame psicoanalitico ; e voi comprederete ora, che 
la psicoanalisi segue la tecnica di farsi dare, per quanto pos- 
sibile, la soluzione dei suoi enigmi, dalPesaminato medesimo. 
Il sognatore dovrà dirci egualmente cosa significhi il suo sogno. 

Ma come tutti sanno, per il sogno la cosa non è tanto sem- 
plice. Nei lapsus ciò fu possibile in un certo numero di casi ; 
poi ne incontrammo degli altri, nei quali l'interrogato non volle 
dir niente, e rifiutò anzi sdegnosamente di dare la sua risposta, 
che gli avevamo suggerito. I casi della prima specie mancano 
completamente nel sogno ; il sognatore dice sempre di non 
saper nulla. Egli non può respingere la nostra interpretazione, 
visto che non ne possediamo alcuna da sottoporgli. Dovremo 
dunque rinunciare al nostro tentativo? Dato che egli non sa 
niente, che noi nulla sappiamo, e che un terzo sarà meno che 
mai al caso di sapere qualche cosa, non c'è proprio alcuna spe- 
ranza di venirne a capo. Ebbene, se volete, rinunciate al tenta- 
tivo. Se invece non volete rinunciarvi, potete continuare la strada 
con me. Io vi dico, essere precisamente possibilissimo, anzi pro- 
babilissimo, che il sognatore sappia lo stesso quanto significhi 
il suo sogno, soltanto egli non sa di saperlo e crede perciò di 
non saperlo. 

Voi mi fate osservare a questo punto che io introduco qui 
nuovamente e per la seconda volta una ipotesi, in così breve 
tempo : diminuendo in tal modo enormemente le veridicità del 
mio procedere. « Nella supposizione che il sogno sia un feno- 
meno psichico, nell'ulteriore supposizione che nell'uomo esistano 
dei fatti psichici che egli sa, senza sapere di saperli, ecc. ». 
Basta ora prendere sott' occhio la inverosimiglianza intrinseca 
di ognuna di queste due supposizioni, per ritirare tranquilla- 
mente il proprio interessamento dalle conclusioni che potrebbero 
derivarne. 

Signore e Signori miei. Io non vi ho fatto già venir qui per 



« IL SOGNO » PREMESSE E TECNICA DELL'INTERPRETAZIONE 87 



darvi ad intendere o per nascondervi checchessia. Ho, è vero, 
annunciato delle letture elementari sull'introduzione alla psicoa- 
nalisi, ma non ho progettato con ciò una rappresentazione ad 
usum delfini, che vi faccia vedere un insieme chiaro e netto, 
nel quale siano state nascoste con cura le difficoltà, colmate le 
lacune, ritoccati i dubbi, affinchè voi possiate credere con tran- 
quilla coscienza, di aver imparato alcunché di nuovo. No: ap- 
punto perchè siete dei principianti, ho voluto mostrarvi la no- 
stra scienza, come essa è veramente, con le sue ineguaglianze e 
le sue severità, con le sue esigenze ed i suoi dubbi. So che la 
cosa non è diversa per nessuna scienza, e che specialmente non 
può essere diversa per quanto riguarda voi, principianti. So an- 
che che di solito l'istruzione si adopera a nascondere, anzitutto 
a colui che impara, le difficoltà e le imperfezioni. Ma nella psi- 
coanalisi non è possibile farlo. 

Ho fatto dunque veramente due supposizioni, una dentro 
l'altra, e chi considera tutto ciò come troppo faticoso ed in- 
certo, o chi è abituato a maggiore sicurezza e a deduzioni più 
eleganti, non ha bisogno di seguirmi più oltre. Credo soltanto, 
che colui farà meglio a lasciare in pace i problemi psicologici; 
perchè temo che nello studio di questi, egli non potrà cam- 
minare per quelle vie esatte e sicure, che sarebbe pronto a se- 
guire altrove. È anche del tutto superfluo, che una scienza la 
quale ha qualche cosa da offrire, vada in cerca di ascoltatori e 
di seguaci. I suoi risultati devono fare propaganda per essa ; 
ed essa può aspettare sino a che questi le abbiano attirata l'at- 
tenzione degli scienziati. 

Mi rivolgo ora a quelli di voi che vogliono seguirmi, ren- 
dendoli attenti sul fatto che le mie due supposizioni si equi- 
valgono. La prima, quella cioè che il sogno sia un fenomeno 
psichico, è la supposizione che vogliamo dimostrare a mezzo 
del risultato del nostro lavoro ; la seconda è già stata dimo- 
strata su un altro campo ; ed io non faccio che prendermi la 
libertà di trasportarla da quello a questo dei nostri problemi. 

Dove, in che campo dovrebbe esser stato provato che esi- 
ste un « sapere », di cui l'individuo nulla sa, che noi vogliamo 
ammettere nel caso del sognatore? Questo sarebbe davvero un 
fatto strano e stupefacente, che muterebbe il nostro intendi- 
mento della vita psichica, e che non avrebbe bisogno di ce- 
larsi. Un fatto, oltre a ciò, che si disdice da sé stesso nella 



88 LEZIONE SESTA 



sua denominazione e che pure vuol essere una realtà, è una con- 
tradictio in adjecto. Ma questo fatto non si cela nemmeno. 
Non è colpa sua, se non lo si conosce o se non ci si occupa 
abbastanza di esso; come non è colpa nostra, se tutti i pro- 
blemi psicologici vengono giudicati da persone, le quali sono 
rimaste estranee a tutto le osservazioni e a tutte le esperienze 
decisive per i medesimi. 

La prova è stata portata nel campo dei fenomeni ipnotici. 
Allorché nel 1889 assistetti a Nancy alle dimostrazioni straor- 
dinariamente impressionanti di Liébault e Bernheim, fui testi- 
monio del seguente esperimento: Quando un uomo, che era 
stato posto in uno stato di ipnosi, durante il quale gli avevano 
fatto provare ogni sorta di cose a mezzo di allucinazioni, venne 
svegliato, egli al principio sembrava non saper nulla degli av- 
venimenti occorsi durante il suo sonno ipnotico. Allora Bern- 
heim lo esortò a narrare quanto gli era accaduto durante l'ipnosi. 
Egli sosteneva di non ricordare nulla. Ma Bernheim persistendo 
nella sua idea, e incalzandolo, lo assicurò che sapeva, che doveva 
ricordarsene; ed ecco che l'individuo diventò titubante, comin- 
ciò a rammentarsi, ricordò prima quasi nebulosamente uno de- 
gli avvenimenti che gli erano stati suggeriti, poi un altro fram- 
mento si aggiunse al primo ; il ricordo divenne sempre più di- 
stinto e più completo, per finire in un racconto del tutto privo 
di lacune. Ma dato che alla fine l' individuo « seppe », senza 
che nel frattempo egli avesse potuto apprendere nulla da nes- 
suna parte, si può trarne la giustificata conclusione che egli 
« abbia saputo » questi ricordi anche prima. Questi, soltanto, 
gli erano irraggiungibili, egli non sapeva di « saperli » e cre- 
deva di non « saperli ». Dunque precisamente il caso da noi sup- 
posto nel sognatore. 

Spero che sarete sorpresi dall'accertamento di questo fatto 
e che mi chiederete : Ma perchè Lei non si è richiamato già 
prima a questa prova, quando, durante lo studio dei lapsus ci 
accadde di ascrivere a queir individuo delle intenzioni, che egli 
rinnegava e delle quali nulla sapeva? Se è possibile che uno 
creda di non saper nulla di certi avvenimenti, il cui ricordo 
esiste pertanto nella sua memoria, non è più a tal punto inve- 
rosimile che egli non sappia nulla anche di altri fatti psichici 
accaduti nel suo interiore. Questo argomento ci avrebbe fatto 
impressione di sicuro aiutandoci a progredire nell'intendimento 






« IL SOGNO » PREMESSE E TECNICA DELL'INTERPRETAZIONE 89 



dei lapsus ». Certamente avrei potuto richiamarmi già allora a 
questo fatto, ma lo riservai per un'altra occasione, dove sarebbe 
stato più necessario. I lapsus si sono spiegati in parte da sé 
stessi, lasciandoci per l'altra parte l'ammonimento di voler pur 
ammettere 1' esistenza di simili procedimenti psichici dei quali 
nulla si sa, per favorire il nesso dei fenomeni osservati. Nello 
studio del sogno siamo costretti a trarre da altrove delle spie- 
gazioni, ed oltre a ciò, io conto sul fatto, che in questo caso, 
voi mi permetterete più facilmente di eseguire questa trasposi- 
zione dal campo dell'ipnosi al nostro. Lo stato nel quale ci tro- 
viamo, quando commettiamo un lapsus, deve sembrarvi il nor- 
male; esso non ha alcuna somiglianza con lo stato ipnotico. 
Esiste all' incontro una chiara parentela fra lo stato ipnotico e 
quello del sonno , che è la condizione indispensabile per so- 
gnare. L'ipnosi si chiama anche « sonno artificiale ». « Dorma », 
diciamo alla persona che stiamo ipnotizzando; e le suggestioni 
che impartiamo alla medesima, si possono paragonare ai sogni 
del sonno naturale. Nei due casi le situazioni psichiche sono 
veramente analoghe. Durante il sonno naturale noi ritiriamo il 
nostro interesse da tutto il mondo esterno , durante il sonno 
ipnotico lo ritiriamo egualmente da tutto il mondo, ad ecce- 
zione però della persona, che ci ha ipnotizzati, e con la quale 
rest.amo in contatto. Il cosiddetto « sonno della balia », durante 
il quale questa rimane in relazione col bambino, tanto che il 
suo sonno, per quanto resistente agli altri rumori, può venir 
interrotto anche da un leggerissimo movimento prodotto dal 
poppante, rappresenta, del resto, il riscontro normale al sonno 
ipnotico. Il trasporto di una circostanza dal campo del sonno 
ipnotico a quello del sonno naturale non sembra adunque pre- 
sentare un rischio tanto ardito. La supposizione che nel sogna- 
tore esista un « sapere » che si riferisce al suo sogno, macche 
questo gli sia soltanto irraggiungibile, in modo che egli stesso 
creda di non possederlo, non sembra essere del tutto cervello- 
tica. Prendiamo nota, del resto, che in questo punto ci viene 
aperto un terzo accesso allo studio del sogno; possiamo quindi 
partire dagli stimoli che disturbano il sonno , dai « sogni ad 
occhi aperti » e ora anche dai sogni suggeriti durante lo stato 
ipnotico. 

Ora, forse, possiamo ritornare al nostro compito con au- 
mentata fiducia. È dunque molto verosimile, che il sognatore 



90 LEZIONE SESTA 



« sappia » qualche cosa circa il significato del suo sogno ; si 
tratta quindi soltanto di metterlo in grado di rintracciare quanto 
egli sa, e di comunicarcelo. Non pretendiamo che egli ci spieghi 
subito il significato del suo sogno , ma egli potrà rintracciare 
l'origine dello stesso e il giro di pensieri e d'interessi dai quali 
questo proviene. Ricorderete che in quel caso di lapsus fu chiesto 
all'interlocutore, perchè avesse detto « fredde », e la prima idea 
che gli venne in mente, ce ne diede la spiegazione. La tecnica 
che seguiremo per il sogno è semplicissima e copiata da questo 
esempio. Gli chiederemo ancora una volta come egli sia giunto 
a quel sogno, e la sua prima risposta dovrà nuovamente venir 
considerata quale spiegazione. Prescindiamo quindi dalla distin- 
zione , se egli creda o non creda di sapere , e trattiamo i due 
casi in un modo solo. 

Questa tecnica è certamente assai semplice , ma temo che 
essa susciterà la più viva opposizione da parte vostra. Voi di- 
rete : Un'altra premessa : la terza. E la più inverosimile di tutte ! 
Se chiedo al sognatore cosa gli venga in mente pensando al suo 
sogno, la sua prossima idea dovrebbe dare la spiegazione de- 
siderata? Ma non è affatto necessario che gli venga in mente 
checchessia, oppure gli può venir in mente Dio sa quale idea. 
Non possiamo comprendere su che cosa si basi una simile aspet- 
tativa. Ciò significa proprio provare un'esagerata fiducia nel Si- 
gnore , quando sarebbe maggiormente adeguato il dimostrare 
un po' più di critica. Oltre a ciò il sogno non è mica un sin- 
golo lapsus linguae, ma consta di molti elementi. Su quale idea 
dovremo in questo caso basarci ? 

Per tutto quanto c'è di secondario, vi dò ragione. Un sogno 
differisce da una papera, anche per la quantità dei suoi ele- 
menti. La tecnica deve tener conto di ciò. Vi propongo quindi, 
di dividere il sogno nei suoi elementi, e di esaminare ogni ele- 
mento separatamente, ristabilendo così l'analogia con la papera. 
Avete anche ragione di dire, che il sognatore interrogato sui 
vari elementi del suo sogno, può rispondere che nulla gli viene 
in mente. Esistono dei casi, in cui accetteremo questa risposta; 
udrete più tardi quali essi siano. È da notarsi che questi casi 
sono quelli che provocano in noi stessi delle idee ben determi- 
nate. Ma in genere, quando il sognatore pretenderà di non aver 
nessuna idea in proposito, noi lo contraddiremo, lo incalzeremo, 
gli assicureremo che egli deve avere un'idea — e finiremo con 






IL SOGNO » PREMESSE E TECNICA DELL'INTERPRETAZIONE 91 



l'aver ragione. Egli ci presenterà un'idea venutagli a proposito 
del sogno, un'idea qualsiasi, il che ci è indifferente. Egli ci darà 
con facilità speciale certe informazioni, che si possono chiamar 
storiche. P. es. Questo è un fatto avvenuto ieri (come nei due 
sogni semplici già noti) oppure : Questo mi ricorda una cosa, 
accaduta poco tempo fa... e in questo modo osserveremo che 
i riallacciamenti dei sogni a impressioni degli ultimi giorni sono 
molto più frequenti di quanto avevamo creduto a prima posta. 
E finalmente, partendo dal sogno, il sognatore si ricorderà di 
avvenimenti più lontani o eventualmente di fatti accaduti molto 
tempo prima. 

Ma per quanto vi è di essenziale avete torto. Se credete ar- 
bitrario l'ammettere che la prima idea presentatasi al sognatore 
debba portarci precisamente quanto cerchiamo, o aiutarci a tro- 
varlo, se credete che questa idea possa invece essere del tutto 
casuale e in nessun nesso con quanto vogliamo trovare e se in- 
fine credete tutto ciò una pura manifestazione della mia fede 
nella bontà divina , vi sbagliate e di molto. Già una volta mi 
sono preso la libertà di farvi presente che in voi è profonda- 
mente radicata una fede nella libertà e nell'arbitrarietà psichica, 
fede del tutto contraria alla scienza , la quale deve cedere di- 
nanzi alle pretese di un determinismo, che domina la vita psi- 
chica. Vi prego di rispettare come tale il fatto che all' interro- 
gato è venuta in mente appunto questa idea e nessun altra. Ma 
io non contrappongo una fede ad un' altra. Si può dimostrare 
che l'idea prodotta dall' interrogato non è arbitraria, né indefi- 
nibile , né priva di nesso con quanto stiamo cercando. Poco 
tempo fa sono persino venuto a sapere, senza del resto darvi 
troppo valore, che anche la psicologia sperimentale ha portato 
delle prove consimili. 

Data l'importanza dell'oggetto che stiamo trattando vi prego 
di portarmi speciale attenzione. Se io invito qualcuno a dire che 
idea gli venga in mente in relazione ad un determinato elemento 
del sogno , chiedo da lui che egli si affidi alla libera associa- 
zione, attenendosi ad una rappresentazione iniziale. Ciò richiede 
una fissazione speciale dell'attenzione, del tutto diversa da quella 
usata durante la riflessione, che esclude la medesima. Alcuni ef- 
fettuano francamente questa fissazione, altri mostrano durante 
tali esperimenti un'inabilità incredibile. Esiste poi una maggiore 
libertà nelF associazione , e ciò nel caso in cui io lasci cadere 



92 LEZIONE SESTA 



anche questa rappresentazione iniziale, e stabilisca soltanto qua- 
lità e specie dell'idea da evocarsi, p. es. dicendo all'interrogato 
che egli pensi liberamente a un nome o ad una cifra. Questa 
idea dovrebbe essere ancora più arbitraria e incalcolabile di 
quella adoperata nella nostra tecnica. Ma si può dimostrare che 
essa viene severamente determinata ogni volta da importanti so- 
spensioni interne, le quali ci sono sconosciute nel momento in 
cui agiscono ; altrettanto sconosciute delle tendenze disturbatrici 
dei lapsus o di quelle provocatrici delle azioni casuali. 

Io stesso e molti altri dopo di me, abbiamo ripetutamente 
fatto delle ricerche, riguardo i nomi e le cifre, che vengono in 
mente senza alcun fondamento, alcune delle quali furono pub- 
blicate. Durante queste ricerche, si procede in modo da risve- 
gliare delle associazioni continuate in rapporto al nome che si 
è presentato, associazioni che non sono dunque più completa- 
mente libere, ma legate una sola volta come le idee riguardanti 
gli elementi del sogno : e si continua a farlo finché lo stimolo 
atto a suscitare tali associazioni si sia esaurito. Ma allora la mo- 
tivazione e il significato della libera evocazione del nome sono 
già chiariti. Questi esperimenti danno sempre Io stesso risultato, 
T informazione che ne proviene abbraccia spesso un materiale 
ricchissimo , e rende necessarie delle spiegazioni molto estese. 
Le associazioni in rapporto a numeri liberamente immaginati 
sono forse le più persuasive; esse si susseguono con tanta ra- 
pidità e si dirigono con una sicurezza tanto incomprensibile 
verso una mèta nascosta, da riescire proprio stupefacenti. Voglio 
comunicarvi soltanto un esempio di una simile analisi di un 
nome, perchè fortunatamente si può risolverlo con l'uso di poco 
materiale. 

Nel corso della cura di un giovanotto, vengo a parlare su 
questo tema, ed enuncio la frase, che, ad onta dell'apparente ar- 
bitrarietà , non è possibile immaginarsi un nome , la cui com- 
parsa non sia strettamente condizionata dalle circostanze vicine 
e dalla particolarità della persona esaminata, e il quale non cor- 
risponda alla situazione del momento. Ma poiché egli dubita 
gli propongo di fare senza indugio un esperimento del genere. 
So che egli mantiene un numero abbastanza grande di relazioni 
con signore e signorine, e sono perciò dell' opinione che egli 
avrà una scelta piuttosto larga nell'evocare precisamente un nome 
di donna. Egli si dichiara d'accordo. A mia, e forse più ancora 



* 



« IL SOGNO » PREMESSE E TECNICA DELL'INTERPRETAZIONE 93 



a sua grande sorpresa , non è una valanga di nomi femminili 
che si riversa sul mio capo, ma al contrario egli resta muto per 
un pezzo, e confessa finalmente di aver potuto richiamare alla 
memoria un solo nome, e cioè quello di « Albina ». Curioso! 
ma cosa si connette a questo nome? Quante Albine conosce? 
Strano , egli non conosce nessuna Albina e questo nome non 
gli ricorda nulla. Si sarebbe quindi potuto ammettere che l'a- 
nalisi non fosse riuscita ; invece no , essa era già compiuta , e 
nessuna ulteriore idea era necessaria. Il mio interlocutore era 
un uomo di pelle e capelli singolarmente chiari, e nel corso delle 
conversazioni avute durante la cura, lo avevo chiamato ripetute 
volte « Albino » per ischerzo : ed eravamo precisamente occu- 
pati a stabilire la parte femminile della sua costituzione. Egli 
stesso era dunque questa « Albina », la quale in quel momento 
rappresentava la donna più interessante per lui. 

Le melodie che vengono improvvisamente alla memoria, si 
mostrano egualmente condizionate da un giro di pensieri e par- 
ticolarmente ad un determinato pensiero il quale ha il diritto 
di occupare l'individuo senza che questi ne conosca la sua at- 
tività. In questo caso è facile dire che la relazione con la me- 
lodia si annette al suo testo e alla sua provenienza. Io però devo 
usare la circospezione di non estendere questa asserzione alle 
persone veramente musicali , di cui , per caso , non ho alcuna 
esperienza. Può darsi che per queste il contenuto musicale della 
melodia sia decisivo per la sua comparsa. Ma la prima forma 
è certo la più frequente. So p. es.; il caso di un giovanotto, che 
per un certo tempo fu addirittura perseguitato dalla melodia 
veramente graziosa, della romanza di Paride nella «Bella Elena», 
finché l'analisi Io rese attento sulla presente concorrenza nel suo 
interesse di una Ida contro una Elena. 

Se quindi, le idee evocate liberamente sono in tal modo 
condizionate e incorporate in un nesso distinto, possiamo con 
ragione concludere, che le idee con un unico legame, quello 
cioè della rappresentazione iniziale, possono essere non meno 
condizionate delle prime. E veramente V esame dimostra , che 
oltre al legame che abbiamo loro dato con la rappresentazione 
iniziale, esse presentano una seconda dipendenza da un giro di 
pensieri e di interessi dotati di alto potere affettivo, da complessi 
cioè, la cui cooperazione in quel momento non è conosciuta, ed 
è dunque incosciente. 









94 LEZIONE SESTA 



Le idee collegate in questo modo sono state oggetto di ri- 
cerche sperimentali molto istruttive, le quali hanno avuto una 
parte notevole nella storia della psicoanalisi. La scuola di Wandt 
ha indicato il cosidetto « esperimento dell' associazione », nel 
quale alla persona esaminata vien dato l'incarico di rispondere 
possibilmente presto con una reazione qualunque a una « pa- 
rola stimolo » che le viene rivolta. Poscia si può studiare l'in- 
tervallo che corre fra stimolo e reazione, l'eventuale errore com- 
messo durante una posteriore ripetizione dell'esperimento e si- 
mili. La scuola di Zurigo, diretta da Bleuer e Jung ha dato la 
spiegazione della reazione che ha luogo durante « l'esperimento 
dell'associazione » invitando la persona esaminata a commentare 
con ulteriori associazioni le reazioni ottenute da essa, nei casi 
in cui queste reazioni presentavano qualche cosa di rimarche- 
vole. Si vide allora che queste reazioni marcate erano determi- 
nate nel modo più netto dai « complessi » della persona esami- 
nata. In questo modo da Bleuler e Jung fu gettato il primo 
ponte fra la Psicologia sperimentale e la Psicoanalisi. 

Istruiti in questo modo potrete dire : Riconosciamo ora che 
le idee liberamente evocate sono determinate e non arbitrarie, 
come credevamo. Ammettiamo un tanto anche per le idee ri- 
guardanti gli elementi del sogno. Ma non è già questo quello 
che c'importa. Voi affermate che l' idea riguardante l'elemento 
del sogno sarà determinata dallo sfondo psichico precisamente 
di quest' elemento, sfondo psichico a noi sconosciuto. Questo 
non ci sembra dimostrato. Ci aspettiamo, è vero, che l'idea as- 
sociata all'elemento del sogno risulti come determinata da uno 
dei complessi d'idee del sognatore. Ciò non ci serve né ci con- 
duce alla comprensione del sogno, ma ci porta invece come 
«l'esperimento dell'associazione», alla conoscenza di questi 
cosiddetti complessi. I quali poi cosa hanno mai da fare col 
sogno ? 

Avete ragione, ma avete tralasciato di osservare una cir- 
costanza. Proprio quella, del resto, causa la quale non ho scelto 
l'esperimento dell'associazione, come punto di partenza per la 
presente esposizione. In questo esperimento una delle due de- 
terminanti la reazione, e precisamente la parola stimolo, viene 
scelta da noi arbitrariamente. La reazione è poi una mediazione 
fra questa parola stimolo e il complesso appena destato nel- 
1' esaminato. Nel sogno, la parola stimolo è sostituita da qualche 



\ 



« IL SOGNO » PREMESSE E TECNICA DELL'INTERPRETAZIONE 95 



cosa che deriva dalla vita psichica del sognatore, da fonti a 
lui sconosciute, la quale potrebbe dunque essere assai facil- 
mente, a sua volta, un derivato di tali complessi. Non può quindi 
chiamarsi proprio fantastica l'aspettativa che anche le ulteriori 
idee connesse agli elementi' del sogno non siano determinate 
da nessun altro complesso, che da quello dell'elemento mede- 
simo, e che esse possano condurci alla scoperta dello stesso. 

Lasciate che vi mostri con un altro esempio che la cosa 
sta veramente così come noi ce l'aspettiamo per il caso in que- 
stione. Lo scordarsi dei nomi propri è in realtà un esempio 
bellissimo per 1' analisi del sogno: soltanto qui troviamo riunito 
in una persona sola, quanto nel sogno è suddiviso in due. 
Pure avendo dimenticato un nome per un certo tempo, con- 
serviamo la sicurezza di saperlo: sicurezza che, per quanto ri- 
guarda il sogno, abbiamo potuto procacciarci attraverso l'espe- 
rimento di Bernheim. Non siamo però capaci di rintracciare il 
nome che sappiamo, ma che abbiamo scordato; l'esperienza ci 
insegna ben presto, che il pensarvi, per quanto intensamente, 
non serve. Possiamo però evocare ogni volta uno o più nomi 
differenti in sostituzione di quello scordato. Appena quando a 
noi si sarà presentato spontaneamente uno di questi nomi so- 
stitutivi, l'identità di questa situazione con quella dell'analisi del 
sogno sarà evidente. Anche l'elemento onirico non sostituisce 
l'elemento psichico giusto, ma è soltanto una sostituzione di 
un' altra cosa, la propria, che non conosciamo e che dobbiamo 
scoprire a mezzo dell'analisi del sogno. La differenza sta nuo- 
vamente soltanto in ciò, che riguardo la dimenticanza di un 
nome, riconosciamo subito per improprio il nome sostitutivo, 
mentre per quanto tocca il sogno, abbiamo appena dovuto 
conquistarci con fatica questa concezione. Ora anche nei casi 
di dimenticanze di nomi esiste una via per arrivare dal nome 
sostituente a quello cercato, ma sfuggito. Rivolgendo la nostra 
attenzione a questi nomi sostituenti ed associandovi ulteriori 
idee giungeremo al nome scordato per una via più o meno 
lunga e troveremo che tanto i nomi presentatisi spontaneamente, 
quanto quelli da noi stessi evocati in sostituzione al nome di- 
menticato stanno in relazione con questo, e furono determinati 
dal medesimo. 

Vi produrrò un'analisi di questo genere: Un giorno mi 
accorgo di non essere più in possesso del nome di quel pie- 



l 



X. 



96 



LEZIONE SESTA 



colo stato sulla riviera, la cui capitale è Monte Carlo. Mi fa 
stizza, ma è proprio così. Mi immergo in tutto quanto so in- 
torno a questo paese, penso al principe Alberto della casa dei 
Lusignano, ai suoi matrimoni, alla sua predilezione per le esplo- 
razioni sottomarine, a tutto quello che posso raggranellare in- 
somma, ma inutilmente. Rinuncio quindi a riflettere, ed evoco 
degli altri nomi in sostituzione a quello perduto. Essi si sus- 
seguono rapidamente: Monte Carlo stesso : Piemonte, Albania, 
Moritevi/ , Colico. In questa serie rimarco Albania, che viene 
presto sostituito da Montenegro, certo causa la contraposizione 
di bianco e di nero. Vedo poscia che quattro di questi nomi 
sostituenti contengono la sillaba /non : improvvisamente mi si 
presenta la parola dimenticata, ed esclama: Monaco. I nomi so- 
stituenti sono scaturiti realmente da quello scordato, i quattro 
primi dalla prima sillaba, mentre l'ultimo riproduce il numero 
e l'accentuazione della sillabe e tutta la sillaba finale. Per di 
più sono al caso di trovare con facilità la causa che mi tolse 
per alcun tempo quel nome dalla memoria. Monaco è il nome 
italiano della capitale bavarese: ed è questa città che ha eser- 
citato. l' influenza ostacolante. 

L' esempio è certamente bello, ma troppo semplice. In altri 
casi saremmo costretti ad evocare una più lunga serie di idee 
associate al primo nome costituente: 1' analogia con l'analisi del 
sogno sarebbe allora più chiara. Ho fatto anche esperienze di 
questo genere. Allorché un signore straniero mi invitò una volta 
a bere in sua compagnia del vino italiano , accadde che , arri- 
vati alla locanda, egli si fosse dimenticato il nome del vino che 
intendeva ordinare, pur avendone conservato un ottimo ricordo. 
Da una folla di idee disparate venutagli in mente in sostituzione 
del nome dimenticato, potei trarre la conclusione che il nome 
del vino gli era stato tolto da un pensiero riguardante una 
« Edvige ». E in realtà, egli non ammise soltanto di aver gu- 
stato questo vino per la prima volta in compagnia di un 
« Edvige » ma ritrovò pure il nome scordato a mezzo di questa 
scoperta. In quel momento il mio interlocutore era ammogliato 
felicemente e la « Edvige » in questione apparteneva a tempi 
anteriori che egli non ricordava volentieri. 

Quanto è possibile nella dimenticanza dei nomi, deve poter 
riuscire anche nella spiegazione dei sogni, cioè di render ac- 
cessibile il vero elemento trattenuto partendo dall' idea sosti- 



IL SOGNO > PREMESSE E TECNICA DELL'INTERPRETAZIONE 97 



tuente e passando attraverso le associazioni ad essa connesse. 
Secondo gli esempi di dimenticanze di nomi, possiamo sup- 
porre che le associazioni connesse all' elemento onirico siano 
determinate tanto dall'elemento stesso, quanto dal senso reale 
ed inconscio del medesimo. Avremmo così esposto alcunché di 
positivo a giustificazione della nostra tecnica. 



.OTto 



LEZIONE SETTIMA 



« Il Sogno > 
Contenuto manifesto e pensieri latenti del sogno 

Signore e Signori, 

Vedete che non abbiamo studiato i lapsus senza ritrarne un 
utile. Sotto le premesse a voi note, abbiamo ottenuto due cose 
in grazia alle nostre fatiche : una comprensione dell' elemento 
onirico, e una tecnica dell' interpretazione dei sogni. La com- 
prensione dell' elemento onirico ci porta a considerare il me- 
desimo come alcunché di improprio, come una sostituzione di 
qualche cosa che il sognatore non conosce, e che è simile alla 
« tendenza » dei lapsus ! una sostituzione di qualche cosa, la cui 
nozione esiste nel sognatore, restandogli inaccessibile. Speriamo 
di poter trasportare questo concetto su tutto il sogno, il quale si 
compone di tali elementi. La nostra tecnica consiste nell'evocare 
in connessione a questi elementi delle nuove rappresentazioni 
sostitutive mediante la libera associazione. Da queste rappresen- 
tazioni sostitutive indovineremo poi quanto ci è nascosto. 

Vi propongo ora di introdurre un cambiamento nella no- 
stra nomenclatura, atto ad aumentare la nostra chiarezza di 
espressione. Invece di dire « nascosto, inaccessibile, improprio » 
diciamo, dando così la descrizione esatta: « inaccessibile alla 
coscienza del sognatore oppure incosciente ». Con questo in- 
tendiamo soltanto ciò che siete in grado di notare in relazione 
alla parola dimenticata o alla tendenza disturbatrice nel lapsus, 
cioè « attualmente incosciente ». In antitesi possiamo natural- 
mente chiamare « coscienti » gli elementi onirici stessi e le 
nuove rappresentazioni sostituenti, ottenute a mezzo dell' asso- 
ciazione. Nessuna costruzione teoretica è ancora congiunta a 
questa nomenclatura. L' uso della parola « incosciente » quale 
descrizione adeguata e facilmente comprensibile è incensurabile. 



100 



LEZIONE SETTIMA 



Se trasportiamo la nostra interpretazione dal singolo ele- 
mento a tutto il sogno, ne risulta essere il sogno , quale con- 
siderato nel suo complesso, una sostituzione alterata di qualche 
altra cosa incosciente, e il compito dell'interpretazione del sogno, 
quello di scoprire la medesima. Da qui però vengono subito 
dedotte tre importanti regole, che dobbiamo seguire interpre- 
tando i sogni: 

1. Che il sogno sia comprensibile o assurdo , chiaro o 
confuso, non ci si occupi di quanto essa sembra voler dire, 
questo non essendo in nessun caso « l' incosciente » da noi cer- 
cato; (più tardi ci si imporrà una restrizione ovvia a questa 

regola). 

2. Si limiti il lavoro all'evocazione delle rappresentazioni 
sostituenti, relative ad ogni elemento , senza riflettervi , senza 
esaminare se esse contengano alcunché di adatto, e senza pre- 
occuparci di quanto lontano esse ci portino dal sogno. 

3. Si attenda finché la cosa nascosta ed incosciente si 
presenti da sé, precisamente come la parola dimenticata, Monaco, 
nell' esempio più sopra descritto. 

Ora comprendiamo anche fino a che punto sia indifferente 
quanto o quanto poco si ricorda del sogno, e se il ricordo di 
questo sia esatto o malsicuro. 11 sogno ricordato non costi- 
tuisce il contenuto psichico giusto, ma una sostituzione stor- 
piata del medesimo, la quale, mediante altre rappresentazioni 
sostituenti, deve aiutarci ad avvicinare il contenuto proprio , a 
rendere cosciente 1' « incosciente » del sogno. Quindi se il no- 
stro ricordo era infedele, vuol dire che esso ha semplicemente 
intrapreso un'ulteriore alterazione della sostituzione, la quale, 
pure, del resto, non può essere immotivata. 

Si possono interpretare i propri sogni come quelli degli 
altri. Dai propri, anzi, s'impara di più, il procedimento riu- 
scendo più dimostrativo. Tentando però di farlo si osserva una 
certa opposizione a questo lavoro. Le idee ci vengono bensì, 
ma noi non le lasciamo valere tutte. Sentiamo nascere delle in- 
fluenze esaminatrici ed elettrici. Riguardo ad un' idea diciamo: 
No, questa non è adatta, non c'entra; riguardo a un'altra: ciò 
non ha senso; riguardo a una terza: ciò non ha importanza; e 
si può ancora osservare come a forza di tali obbiezioni si sof- 
fochino le idee prima ancora che queste siano divenute ben 
chiare, e si finisca per scacciarle del tutto. Da una parte dunque, 



e IL SOGNO * CONTENUTO MANIFESTO ECC. 



101 



ci si attacca troppo alla rappresentazione di partenza, all' ele- 
mento onirico stesso, e dall'altra si disturba con una scelta il 
risultato della libera associazione. Non essendo soli nell' inter- 
pretazione del sogno, facendolo cioè interpretare da un altro, 
si può osservare un ulteriore motivo usato per questa scelta 
proibita. All'occasione diremo a noi stessi: No: questa idea mi 
è troppo sgradita, non voglio e non posso comunicarla. 

Queste obbiezioni minacciano evidentemente di turbare il 
successo del nostro lavoro. Bisogna difendersi contro di esse, 
il che si fa sulla propria persona proponendosi fermamente di 
non cedervi: e nell'interpretazione dei sogni altrui, imponendo 
al sognatore quale regola inviolabile di non escludere dalla co- 
municazione alcuna idea, anche se essa dovesse suscitare una 
delle quattro obiezioni : di esser troppo futile , troppo insen- 
sata, troppo penosa ad esprimersi o quella di non entrarci af- 
fatto. L' esaminato prometterà di seguire questa regola , e noi 
avremo campo di arrabbiarci per il malo modo, nel quale, oc- 
casionalmente, egli manterrà la sua promessa. Cominceremo con 
lo spiegarci il suo contegno con la premessa che, ad onta del- 
l'autorevole assicurazione, la giustezza della libera associazione 
non lo abbia persuaso, e forse saremo inclinati a persuaderlo in 
via teorica, dandogli da leggere delle pubblicazioni o facendolo 
assistere a delle conferenze atte a trasformarlo in un seguace 
delle nostre opinioni sulla libera associazione. Ma da simili sbagli 
siamo trattenuti dalle osservazioni fatte sulla nostra stessa per- 
sona, della cui persuasione possiamo pur essere sicuri, e nella 
quale nascono ugualmente le medesime obbiezioni contro certe 
idee , le quali obiezioni vengono eliminate appena più tardi, 
direi quasi in seconda istanza. 

Invece di irritarci per la disobbedienza del sognatore, pos- 
siamo valorizzare queste esperienze, imparandone una cosa nuova, 
che è tanto più importante, quanto più ci riesce inaspettata. 
Comprendiamo che l'interpretazione dei sogni si effettua contro 
una resistenza che le si oppone, e di cui quelle obbiezioni cri- 
tiche sono l'espressione. Questa resistenza è indipendente dalla 
persuasione teoretica del sognatore. Ma s'impara ancora di più. 
Facciamo l' esperienza che una simile espressione critica non 
finisce mai per aver ragione. Al contrario, le idee, che si vor- 
rebbero reprimere in questo modo dimostrano, senza eccezione, 
di essere le più importanti e le più decisive per lo scoprimento 



102 LEZIONE SETTIMA 



dell' incosciente ». Quando un' idea è accompagnata da tali 
obbiezioni, ciò dimostra precisamente che esiste per essa, una 
vera preferenza. 

Questa resistenza è un fatto totalmente nuovo, un fenomeno 
che abbiamo trovato in base alle nostre premesse, senza che esso 
vi fosse stato contenuto precedentemente. Non possiamo dire che 
la presenza di questo nuovo fattore al di sopra dei nostri calcoli 
ci sia una gradita sorpresa. Prevediamo già che esso non faci- 
literà il nostro lavoro. Esso potrebbe persino indurci a trala- 
sciare di occuparci del sogno. Una cosa così futile come il sogno 
e che presenta simili difficoltà invece di una tecnica piana e 
chiara ! Ma d'altra parte proprio queste difficoltà potrebbero sti- 
molarci , e farci supporre che il lavoro varrà la pena di venir 
fatto. Incontriamo regolarmente delle resistenze quando vogliamo 
procedere dalla sostituzione che l'elemento onirico rappresenta, 
verso l'incosciente nascosto. Possiamo quindi pensare che dietro 
alla sostituzione debba celarsi alcunché di importante. A che 
servirebbero altrimenti le difficoltà che si oppongono alla sua 
scoperta? Quando un fanciullo non vuol aprire il pugno, per 
non mostrare quanto vi tiene nascosto, potete esser certi che 
vi troverete qualche cosa che giustificatamente non dovrebbe 
esserci. 

Nell'istante in cui introduciamo nella nostra esposizione di 
fatti la rappresentazione dinamica di una resistenza, dobbiamo 
anche pensare alla circostanza, che questo ente rappresenta una 
quantitatà variabile. Esistono delle resistenze grandi e pic- 
cole , e noi siamo preparati a trovare tali differenze nel corso 
del nostro lavoro. Forse aggiungeremo a questa un'altra espe- 
rienza, che si acquista egualmente durante l'interpretazione dei 
sogni. Talvolta, cioè, un' unica o alcune poche idee bastano a 
condurci dall'elemento onirico al suo incosciente, mentre altre 
volte è necessaria una lunga catena di associazioni e l'aver su- 
perato molte obbiezioni critiche. Ci diremo allora che queste di- 
versità stanno in rapporto con le differenti intensità delle resi- 
stenze, e avremo probabilmente ragione. Se la resistenza è piccola, 
la sostituzione non è molto lontana dall'incosciente; all'incontro 
una resistenza forte porta seco una grande alterazione dell' in- 
cosciente , e con questo un grande allontanamento della sosti- 
tuzione dal medesimo. 

Ora forse sarebbe giunto il momento di scegliere un sogno 



e IL SOGNO » CONTENUTO MANIFESTO ECC. 103 



e di esperimentarvi la nostra tecnica , per vedere se le nostre 
aspettative si realizzano. Ma quale sogno sceglieremo ? Non 
potete immaginare quanto mi riesca difficile la decisione, e non 
posso nemmeno ancora spiegarvi in che consistano le difficoltà. 
Evidentemente devono esistere dei sogni, che in complesso hanno 
subito poche alterazioni, e sarebbe meglio cominciare con questi. 
Ma quali sono i sogni meno alterati? Quelli sensati o meno 
confusi, di cui vi ho già dato due esempi ? Potremmo sbagliarci 
di molto. L'esame dimostra che questi sogni hanno subito un 
grado straordinariamente alto di mutamenti. Ma se io, rinun- 
ciando a qualsiasi condizione speciale, dovessi prendere a caso 
un sogno qualunque, sareste probabilmente assai disillusi. Po- 
tremmo dover notare ed elencare una tal massa di idee riguar- 
danti i singoli elementi onirici, da rendere il nostro lavoro del 
tutto indominabile. Se annotiamo il sogno e lo confrontiamo 
con l'elenco di tutte le idee che si sono presentate in relazione 
al medesimo, potremmo forse trovare che queste costituiscono 
un multiplo del testo del sogno. Sembrerebbe quindi più con- 
veniente allo scopo, di scegliere per l'analisi parecchi sogni 
brevi, dei quali ognuno possa dirci o dimostrarci almeno qual- 
che cosa. Questo è anche quanto ci decideremo a fare, se tutt'al 
più l'esperienza non dovesse indicarci dove potremo realmente 
trovare i sogni poco alterati. 

Ma conosco ancora un'altra facilitazione, la quale, oltre a 
ciò, sta proprio sulla nostra strada. Invece di intraprendere l'in- 
terpretazione di interi sogni , ci limiteremo ai singoli elementi 
onirici, e osserveremo attraverso ad una serie di esempi, in qual 
modo questi elementi vengano spiegati con l'applicazione della 
nostra tecnica. 

a) Una signora racconta di aver spesso sognato durante 
la sua infanzia, « che Iddio portava in capo un cappello di carta 
appuntito ». Come volete comprendere questo sogno senza l'a- 
iuto della sognatrice ? Sembra del tutto insensato. Ma esso cessa 
di essere insensato, quando la signora riferisce, che a tavola le 
si faceva indossare un cappello simile, perchè essa non poteva 
fare a meno di guardare nascostamente nei piatti dei propri 
fratelli , onde vedere se contenessero più dei suoi. Il cappello 
avrebbe quindi dovuto fare la funzione di un paraocchi. Ecco 
un' informazione storica , data del resto senza la minima diffi- 
coltà. L'interpretazione di questo elemento e al tempo stesso 



4 



104 



LEZIONE SETTIMA 



di tutto il breve sogno, risulta facilmente con l'aiuto di un'ul- 
teriore idea della sognatrice, la quale aggiunge : « Poiché avevo 
inteso dire che il buon Dio era onnisciente e che vedeva tutto, 
il sogno può significare soltanto che, come il Signore, io tutto 
sapevo e vedevo, anche se si tentava di impedirmelo». Questo 
esempio è forse troppo semplice. 

b) Una paziente scettica ha un lunghissimo sogno nel 
quale avviene che certe persone le parlino del mio libro sul 
« frizzo » (1) lodandolo molto. Poi viene menzionato in qualche 
modo un « canale », forse un altro libro, nel quale comparisce 
un canale... o qualche altra cosa in nesso con « canale » essa 
stessa non sa, il ricordo è troppo confuso. 

Voi ora sarete di certo inclinati a credere che 1' elemento 
« canale » si sottrarrà all'interpretazione, essendo esso stesso così 
poco preciso. Avete ragione per quanto riguarda la supposta 
difficoltà, però esso non è difficile da interpretarsi perchè poco 
preciso, ma invece è poco preciso per un'altra ragione, la me- 
desima che rende difficile anche l'interpretazione. Nulla viene 
in mente alla sognatrice in relazione a « canale » e io pure na- 
turalmente non trovo niente da dire. Qualche tempo dopo, in 
realtà l'indomani, essa riferisce di essersi ricordata una cosa che 
forse sta in relazione col sogno, anche un frizzo, cioè, che essa 
udì raccontare. A bordo di una nave fra Dover e Calais un noto 
scrittore s'intrattiene con un inglese, il quale durante un certo 
discorso cita la frase : « Du sublime au ridicule il n'ya qu'un 
pas. « Lo scrittore risponde : « oui , le Pas de Calais », espri- 
mendo così che egli considera sublime la Francia e- ridicola 
l'Inghilterra. Ma il Passo di Calais è in realtà un canale e pre- 
cisamente il Canale della Manica. La signora mi chiede se creda 
che questa idea che le è venuta, abbia realmente da fare col 
sogno. Lo credo certamente, essa dà proprio la soluzione del- 
l'elemento misterioso. O dubitate voi forse che questo frizzo sia 
esistito già prima del sogno quale incosciente dell' elemento 
« canale »; potete forse ammettere che esso vi sia stato aggiunto 
posteriormente ? L'idea cioè attesta lo scetticismo che in lei si 
nasconde dietro un' ammirazione importuna ; e la resistenza è 
certo la ragione comune di due fatti : tanto del modo esitante nel 
quale le venne l'idea, quanto della forma poco chiara presentata 






(1) Der Witz nud scine Bcziehungen zum Umbewussteit. 



T" 



« IL SOGNO » CONTENUTO MANIFESTO ECC. 105 

dal relativo elemento onirico.Osservate qui la relazione in cui l'ele- 
mento del sogno sta col proprio « incosciente ». Esso è come una 
piccola parte di questo, come un'allusione al medesimo. E, causa 
il suo isolamento, è divenuto completamente incomprensibile. 
e) Un paziente sogna in un nesso più lungo : Intorno a 
un tavolo di forma speciale stanno seduti più membri della sua 
famiglia ecc. Riguardo a questo tavolo gli viene in mente di 
aver veduto un mobile simile, trovandosi in visita presso una 
data famiglia. Poi i suoi pensieri si susseguono: In quella fa- 
miglia esistono dei rapporti speciali fra padre e figlio, e poco 
dopo egli aggiunge" che , in fondo , la sua posizione di fronte 
al proprio padre è la medesima. Il tavolo è stato quindi accolto 
nel sogno per indicare questi paralleli. 

Le esigenze dell' interpretazione dei sogni erano da lungo 
tempo famigliari al sognatore in questione. Un altro si sarebbe 
forse sentito leso nel veder considerare quale oggetto d'analisi 
un dettaglio così futile come la forma di un tavolo. In realtà 
noi dichiariamo che niente nel sogno è casuale o indifferente 
e ci attendiamo la soluzione appunto dall'interpretazione di si- 
mili dettagli futili e immotivati. Voi forse vi sentirete ancora 
sorpresi nel vedere che il lavoro onirico esprima il pensiero : 
« la nostra situazione è eguale alla loro », con la scelta del ta- 
volo (in tedesco Tisch). Ma questo vi si spiega , quando ap- 
prendete che la famiglia in questione si chiama « Tischler ». 
Facendo sedere i membri della propria famiglia a questo ta- 
volo (Tisch) il sognatore dice: che essi pure sono Tischler. Os- 
servate del resto, come nel comunicare queste interpretazioni 
di sogni si debba necessariamente divenire indiscreti. Avete in- 
dovinato con ciò una delle difficoltà nella scelta degli esempi, 
a cui prima accennavo. Potevo facilmente sostituire questo esem- 
pio con un altro, ma avrei probabilmente evitata l'indiscrezione 
presente, soltanto per commetterne un'altra in sua vece. 

Ora, mi par giunto il momento di introdurre due termini, 
che avremmo potuto usare già da lungo tempo. Chiameremo 
dunque quanto il sogno racconta : il contenuto manifesto del 
sogno, e il senso nascosto, al quale dobbiamo giungere seguendo 
le idee sostituenti : il pensiero latente del sogno (1). Osserve- 



(1) V. anche Freud : Il Sogno : Trad. di M. Levi Bianchini — Biblioteca psicoana- 
litica Italiana — Noceia Superiore 1919 (". ' 2). 



106 LEZIONE SETTIMA 



remo poi le relazioni che passano fra il contenuto manifesto e 
il pensiero latente del sogno, nel modo in cui esse si mostrano 
in questi esempi. Possono esistere differentissime relazioni di 
questo genere. Negli esempi a) e b) l'elemento manifesto è anche 
una parte del pensiero latente, ma soltanto un piccolo brano di 
questo. Un piccolo pezzo della grande formazione psichica com- 
posta contenuta nel pensiero latente, è giunto nel sogno mani- 
festo, pezzetto che è quasi un frammento di tale formazione, in 
altri casi un'allusione, un richiamo alla medesima, un'abbrevia- 
zione in stile telegrafico. L'interpretazione deve completare in 
un tutto questo briciolo o questo accenno, cosa che nell'esempio 
b) è molto bene riuscita. Una specie di storpiamento dunque, 
nel quale consiste il lavoro del sogno, e che è la sostituzione a 
mezzo di un frammento o di un' allusione. Nel caso presente è 
oltre a ciò riconoscibile un'altra relazione, che vedremo espressa 
in modo più chiaro e più preciso negli esempi seguenti : 

d) Un sognatore introduce nella sua stanza da letto una 
data signora, a lui conosciuta, facendola passare prima delle 
altre. A mezzo della prima idea che gli viene in mente, e^li 
trova da sé il senso di questo elemento, cioè : Egli dà a questa 
signora la precedenza sulle sue compagne. 

e) Un altro sogna che suo fratello si trova in un pas- 
saggio. La prima idea evocata sostituisce la parola « passaggio » 
con « stretto », e la seconda dà la relativa spiegazione: « Il fra-, 
tello si restringe ». 

f) Un sognatore sale su un monte, dal quale gode una 
vista eccezionalmente vasta. Ecco un sogno che sembra essere 
del tutto razionale : forse non c'è niente da interpretarvi, ma sol- 
tanto da informarsi a quale reminiscenza esso si allacci, e quale 
motivo abbia risvegliata la medesima. Ma vi sbagliate; i fatti 
dimostrano che questo sogno doveva venir interpretato proprio 
come un qualunque altro di apparenza confusa. Il sognatore, 
precisamente, non pensa affatto a un'escursione alpina e ricorda 
invece la circostanza che un suo conoscente pubblica una « Ri- 
vista circolare », che si occupa delle nostre relazioni coi paesi 
più lontani del globo terrestre. Il pensiero latente del sogno è 
dunque in questo caso un'identificazione del sognatore con la 
persona che pubblica detta « rivista circolare ». 

Trovate qui un nuovo tipo di relazione fra l'elemento ma- 
nifesto e quello latente. Il primo non è tanto u n'alterazione del 



* 



« IL SOGNO » CONTENUTO MANIFESTO ECC. 107 

secondo, quanto una rappresentazione, una figurazione concreta 
e plastica del medesimo, che deriva da un'assonanza di parole. 
Ma precisamente perciò si tratta ancora una volta di storpia- 
mento, perchè noi essendoci già scordati da che quadro con- 
creto derivi la parola, non la riconosciamo attraverso la figu- 
razione che la sostituisce. Se pensate che il sogno manifesto si 
compone quasi sempre di quadri visivi, e molto più raramente 
di pensieri e parole, potrete immaginare quanta importanza 
spetti nella formazione del sogno a questa specie di rapporti. 
Vedete che anche in questo modo diviene possibile di creare 
nel sogno manifesto delle figurazioni sostituenti per una lunga 
serie di pensieri astratti, figurazioni che servono poi egualmente 
all' intenzione di celare i medesimi. Questa è anche la tecnica 
del comune « rebus » figurato. Da dove provenga V apparenza 
scherzosa propria a queste rappresentazioni è una domanda a 
sé, che per adesso non abbiamo bisogno di esaminare. 

Devo tacervi ancora una quarta specie di rapporti fra l'ele- 
mento manifesto e quello latente, finché nella nostra tecnica non 
ne sia comparso un richiamo caratteristico. Anche dopo però 
non ve ne avrò ancora data un'enumerazione completa, ma 
questa è sufficiente per i nostri scopi. 

Vi sentite ora il coraggio di affrontare l'interpretazione di 
un intero sogno? Facciamone il tentativo per vedere se siamo 
bastantemente armati per il nostro compito. Naturalmente non 
sceglierò uno dei più oscuri, ma uno di quelli in cui le qualità 
oniriche presentano un' impronta relativamente chiara. 

Dunque : Sogna una signora giovane, ma sposata già da 
molti anni. « Essa si trova a teatro col proprio marito ; un lato 
della platea è del tutto vuoto. Suo marito le racconta che anche 
Elisa L. e il suo fidanzato volevano assistere alla rappresenta- 
zione, ma che avendo essi trovato soltanto dei cattivi posti, 3 
per lire 1,50, non li avevano presi. Essa pensa che in fondo ciò 
non è una disgrazia ». 

La prima cosa che ci riferisce la sognatrice è che il mo- 
tivo del sogno viene menzionato nel contenuto manifesto del 
medesimo. Suo marito le aveva veramente raccontato che Eli- 
sa L., una sua coetanea, si era fidanzata in quei giorni. Il sogno 
è la reazione a questa notizia. Sappiamo già che per molti so- 
gni è facile trovare l'esistenza di simili motivi nel giorno pre- 
cedente, e che tali derivazioni vengono spesso indicate senza 



108 LEZIONE SETTIMA 



difficoltà dal sognatore stesso. La sognatrice mette a nostra di- 
sposizione ulteriori informazioni della medesima specie anche 
per gli altri elementi del sogno manifesto. Da dove proviene il 
dettaglio « che una parte della platea è disoccupata? » È una 
allusione ad un avvenimento reale della settimana precedente. 
Essa si era proposta di assistere a una data recita, e aveva perciò 
comperato i posti a tempo, tanto a tempo che era stata costretta 
a pagare il relativo soprapprezzo. Giunta a teatro aveva potuto 
vedere quanto superflua fosse stata la sua premura, giacché tutto 
un lato della platea era quasi vuoto. Sarebbe stato sufficiente 
se essa avesse comperati i posti il giorno stesso della rappre- 
sentazione. Del resto il marito non tralasciò di motteggiarla per 
la sua premura. Quale è la provenienza delle lire 1,50? Un nesso 
del tutto diverso, che non ha nulla a che fare col precedente, 
ma che allude egualmente a una notizia del giorno prima. Sua 
cognata aveva ricevuto in dono dal marito la somma di lire 150. 
e quell'oca non aveva trovato nulla di più urgente da fare, che 
di correre dal gioielliere per comperarsi un gioiello. Quale è 
l'origine del 3? Essa non sa dir niente a questo proposito, se 
tutt' al più non si vuol passar per buona l' idea che le è venuta, 
che cioè Elisa L., la fidanzata, è soltanto 3 mesi più giovane 
di lei, che è maritata da quasi 10 anni. E il controsenso di 
prendere tre biglietti quando non si è che in due? Su ciò essa 
non dice nulla, e rifiuta in genere ogni ulteriore idea e infor- 
mazione. 

Ma, con le sue poche idee essa ci ha procurato tanto ma- 
teriale, da renderci possibile d'indovinare da questo il pensiero 
latente del sogno. Dobbiamo esser colpiti dal fatto che in pa- 
recchi punti delle sue comunicazioni spiccano delle determina- 
zioni di tempo che costituiscono un carattere comune a varie 
parti del materiale d' esame. Essa si è procurata i biglietti di 
entrata troppo per tempo, con troppa fretta, pagando un so- 
praprezzo; allo stesso modo si è affrettata la cognata, portando 
il suo denaro al gioielliere per comperarsi un gioiello, come 
se una tale occasione potesse sfuggirle. Se aggiungiamo ora a 
questa « precipitazione » la motivazione del sogno, la notizia 
che l'amica più giovane di soli tre mesi ha pur finito col tro- 
vare ora un buon marito, e la critica contenuta nell'offesa alla 
cognata: « che essa ha mancato di buon senso mostrando tanta 
premura » ci si presenta spontaneamente la seguente costruzione 



« IL SOGNO > CONTENUTO MANIFESTO ECC. 109 

del pensiero latente, di cui il sogno manifesto è una sostitu- 
zione gravemente alterata. 

« È stata una insensatezza da parte mia la fretta che ho 
avuto di sposarmi ! Il caso di Elisa mi dimostra che avrei tro- 
vato un marito anche più tardi ». « La precipitazione è rappre- 
sentata dal suo comportamento nel procurarsi i biglietti e da 
quello della cognata nell'acquisto del gioiello. (Al posto del 
matrimonio subentra l'andata a teatro). Questo sarebbe il pen- 
siero principale; forse possiamo continuare, benché con minor 
certezza, visto che per questi punti l'analisi non avrebbe dovuto 
rinunciare alle informazioni della sognatrice: « E per il mio de- 
naro ne avrei potuto avere uno 100 volte migliore »; (lire 150 
sono 100)< l«re 1,50). Se potessimo sostituire il denaro con la 
dote, ciò vorrebbe dire che il marito lo si compera con questa; 
e tanto il gioiello, quanto i cattivi seggi a teatro, figurerebbero 
quindi al posto del marito. Sarebbe ancora più desiderabile che 
P elemento < 3 biglietti » stesse in relazione con un qualche 
uomo. Ma la nostra comprensione non arriva ancora a tanto, 
abbiamo indovinato soltanto che il sogno esprime il disprezzo 
verso il marito e il rimpianto di essersi sposata così presto. 

Secondo il mio giudizio saremo più sorpresi e confusi che 
sodisfatti del risultato di questa nostra prima interpetrazione. 
Troppe cose ci si presentano contemporanente, più di quanto 
possiamo superare per ora. Ci siamo già accorti che non sa- 
remo al caso di esaurire gli insegnamenti di questa interpreta- 
zione; affrettiamoci dunque a trarne i nuovi criteri che ci siamo 
assicurati. 

Primo: E strano che l'elemento della precipitazione essendo 
fortemente accentuato nel pensiero latente, nessuna traccia di 
esso si trovi nel sogno manifesto. Senza l'analisi non avremmo 
potuto sospettare l'esistenza di questa circostanza. Sembra dun- 
que esser possibile che nel sogno manifesto manchi il pernio 
del pensiero incosciente. Ciò deve far sì che V impressione da 
noi riportata cambi totalmente. Secondo: Nel sogno comparisce 
una combinazione insensata: 3 per lire 1,50; nel pensiero oni- 
rico indoviniamo la frase : E stata un' insensatezza (di sposarmi 
così presto). È forse negabile che il pensiero : « è stata un' in- 
sensatezza » venga rappresentato nel sogno manifesto, appunto 
con l'assunzione di un elemento assurdo? Terzo: Uno sguardo 
comparativo insegna che il rapporto fra elemento manifesto ed 



110 



LEZIONE SETTIMA 



elemento latente non è semplice, e in nessun caso che il primo 
sostituisce sempre il secondo. Deve esserci prima di tutto una 
relazione generale fra i due campi, nell'ambito della quale è 
possibile che un solo elemento manifesto rappresenti parecchi 
elementi latenti, oppure che un elemento latente sia sostituito 
da più elementi manifesti. 

Riguardo al senso del sogno e al relativo comportamento 
della sognatrice si potrebbero egualmente dire molte cose sor- 
prendenti : Essa ammette bensì P interpretazione, ma ne rimane 
meravigliata. Non sapeva di disprezzare tanto suo marito, e non 
sa nemmeno perchè dovrebbe disprezzarlo. Rimangono perciò 
vari lati incomprensibili. Credo che in realtà non siamo ancora 
sufficientemente armati per un' interpretazione, e che dovremo 
prima procurarci degli ulteriori insegnamenti e una più vasta 
preparazione. 



, 



LEZIONE OTTAVA 



« Il Sogno », Sogni infantili 

Signore e Signori, 

Siamo sotto l'impressione di essere proceduti troppo rapi- 
damente. Torniamo quindi un passo indietro. Prima di intra- 
prendere il nostro ultimo tentativo di superare a mezzo della 
nostra tecnica le difficoltà causate dalla alterazione del sogno, 
ci eravamo detti che il meglio sarebbe stato di eluderla, atte- 
nendoci ai sogni nei quali questa alterazione è stata omessa, 
oppure è riuscita minima, ammesso che tali sogni esistano. Con 
ciò ci scostiamo nuovamente dalla storia dello sviluppo della no- 
stra scienza, perchè in realtà, l'esistenza di sogni non alterati, 
è stata notata appena dopo una conseguente applicazione della 
tecnica interpretativa, e dopo il compimento dell'analisi dei so- 
gni alterati. 

I sogni da noi cercati sono quelli infantili. Essi sono brevi, 
chiari, coerenti, facilmente comprensibili, privi di ambiguità e 
pure indubbiamente dei sogni. Non dovete credere però, che 
tutti i sogni infantili siano di questa specie. Anche l'alterazione 
del sogno si inizia assai presto nell'infanzia e sono stati notati 
dei sogni fatti da bambini di cinque a otto anni, i quali pre- 
sentavano già tutte le caratteristiche proprie a quelli degli adulti. 
Ma se vi limitate al periodo che va dal principio dell'attività 
psichica riconoscibile sino al quarto o quinto anno di vita, po- 
trete raccogliere una serie di sogni, che avranno il carattere 
chiamato infantile, e poi sarete in grado di trovarne alcuni dello 
stesso genere nella seconda infanzia. Persino in persone adulte 
si presentano, sotto certe circostanze, dei sogni del tutto eguali 
a qjielli tipicamente infantili. 

Da questi sogni infantili possiamo ora trarre con grande 



112 LEZIONE OTTAVA 



facilità e sicurezza degli schiarimenti sulla natura del sogno, i 
quali, vogliamo sperarlo, dimostreranno di essere decisivi e ge- 
neralmente valevoli. 

Alla comprensione di questi sogni non è necessaria nes- 
suna analisi, né l'applicazione di una tecnica. Non occorre in- 
terrogare il bambino che racconta il suo sogno. Però bisogna 
aggiungervi un brano di storia dalla vita del bimbo. C'è sem- 
pre un avvenimento del giorno prima, che ci spiega il sogno, 
il quale è la reazione della vita psichica nel sonno a questo* 
avvenimento diurno. 

Sentiamo ora alcuni esempi, per appoggiarvi le nostre ul- 
teriori conclusioni. 

1. a) Un bambino di 22 mesi ha da porgere degli auguri 
e da offrire in dono un cestino di ciliege. Egli lo fa evidente- 
mente assai malvolentieri, benché gli sia stato promesso che 
una piccola parte del contenuto sarebbe sua. La mattina se- 
guente egli racconta il suo sogno : E (r) manno mangiato tutte 
le ciliege. 

b) Una bimba di 3 anni e mezzo compie per la prima 
volta la traversata di un lago. Quando si tratta di scendere, essa 
non vuol abbandonare la barca, e piange amaramente. La gita 
le è sembrata troppo breve. La mattina seguente : « Questa notte 
sono stata in barca sul lago ». Possiamo bene aggiungere che 
questa volta la traversata sarà stata più lunga. 

e) Un bambino di 5 anni e un quarto viene condotto in 
una gita nella valle di Eschern presso Hallstaft. Egli aveva sen- 
tito dire che Hallstatt giace ai piedi del Dachstein, e dimostrò 
molto interesse per questo monte. Dalla loro abitazione in Aus- 
see il Dachstein si vedeva benissimo e con un canocchiale si 
poteva perfino discernere la capanna di Simony. Molte volte il 
fanciullo aveva tentato di vederla attraverso il canocchiale, ma 
il risultato dei suoi sforzi era rimasto vano. La gita incomin- 
ciò con umor gaio e pieno di aspettive. Ad ogni nuovo monte 
il fanciullo chiedeva ; È questo il Dachstein ? Col ripetersi della 
risposta negativa egli divenne sempre più scontroso, alla fine 
ammutolì del tutto, rifiutandosi anche di compiere una piccola 
ascesa conducente alla cascata. Lo si ritenne stanco, ma la mat- 
tina seguente egli raccontò tutto felice : Stanotte ho sognato 
che siamo stati alla capanna di Simony. Egli aveva dunque preso 
parte alla gita in questa aspettativa. In quanto ai particolari egli 






«IL SOGNO» SOGNI INFANTILI 113 

diede soltanto quelli che aveva già uditi prima : Si salgono dei 
gradini per sei ore di seguito. 

Questi tre sogni sopperiranno a tutte le informazioni desi- 
derate. 

2. Vediamo che questi sogni infantili non sono privi di 
senso, essi sono degli atti psichici comprensibili e pienamente 
efficienti. Vi ricordate il giudizio medico che vi ho presentato 
sul sogno; cioè la metafora delle dita ignare di musica che 
scorrono sulla tastiera del pianoforte. Non vi sfuggirà il modo 
aspro nel quale questi sogni infantili si oppongono ad una si- 
mile interpretazione. Sarebbe però troppo strano che il fanciullo 
dovesse svolgere nel sonno delle attività psicologiche complete, 
mentre nello stesso caso l'adulto dovrebbe accontentarsi di pro- 
vare soltanto delle reazioni spasmodiche. Abbiamo oltre a ciò 
tutte le ragioni di attribuire al bambino il sonno migliore e 
maggiormente profondo. 

3. Questi sogni mancano di deformazioni oniriche: e non 
richiedono per ciò un lavoro interpretativo. Qui il sogno mani- 
festo e quello latente si coprono. L'alterazione del sogno non 
appartiene dunque alla natura di questo. Posso supporre che 
ciò vi toglierà un peso dal cuore. Ma dopo una riflessione più 
profonda concederemo anche a questi sogni una piccolissima 
alterazione onirica e una certa differenza fra il sogno manife- 
sto e il pensiero latente. 

4. Il sogno infantile è la reazione a un avvenimento diurno, 
che ha lasciato dietro di sé un rimpianto, una bramosìa, un de- 
siderio inesaudito. II sogno porta l'adempimento diretto e chiaro 
di questo desiderio. Pensate ora alle nostre discussioni sulla 
parte da attribuirsi agli stimoli somatici esterni ed interni quali 
disturbatori del sonno e provocatori del sogno. In questo ri- 
guardo siamo venuti a conoscenza di fatti sicurissimi, ma po- 
temmo spiegarci in questo modo soltanto un piccolo numero 
'di sogni. In questi sogni infantili nulla indica l'influenza di tali 
stimoli somatici, e in ciò non possiamo ingannarci, i sogni es- 
sendo pienamente comprensibili e chiari in tutta la loro esten- 
sione. Ma non occorre rinunciare per questo all'eziologia degli 
stimoli onirici. Possiamo soltanto chiederci : perchè abbiamo 
dimenticato, fin da principio, che oltre agli stimoli somatici esi- 
stono anche degli stimoli psichici disturbatori del sonno? Sap- 
piamo pure essere appunto questi eccitamenti quelli che più fre- 



114 



LEZIONE OTTAVA 



quentemente disturbano il sonno dell' adulto, impedendogli di 
raggiungere lo stato psichico dell'addormentarsi, cioè del ritiro 
del proprio interesse dal mondo. Egli non vorrebbe interrom- 
pere la vita, preferirebbe continuare il lavorio intorno alle cose 
che Io occupano, e perciò non dorme. Per il bambino dunque, 
uno stimolo di tal genere, disturbante il sonno, è il desiderio 
inesaudito, al quale egli reagisce col sogno. 

5. Da qui otteniamo degli schiarimenti sulla funzione del 
sogno per la via più breve. Quale reazione allo stimolo psi- 
chico il sogno deve avere il valore di una soddisfazione o neu- 
tralizzazione di questo, in modo che esso venga eliminato e che 
il sonno possa continuare. Non sappiamo ancora come il sogno 
renda possibile tale neutralizzazione in modo dinamico, ma pos- 
siamo già notare che il sogno non è quel disturbatore del sonno, 
che ingiustamente si crede, bensì il guardiano di questo, il quale 
ne allontana le cause disturbatrici. Noi troviamo è vero, che 
avremmo dormito meglio, se non avessimo sognato; ma ab- 
biamo torto : in realtà senza l'aiuto del sogno, non avremmo 
dormito affatto. È merito suo, se sino a un certo punto ab- 
biamo dormito bene. Egli non potè evitare di disturbarci un 
poco, come il guardiano notturno spesso non è al caso di evi- 
tare qualche rumore, mentre scaccia i disturbatori della quiete, 
che vogliono svegliarci causando dello strepito. 

0. Uno dei caratteri principali del sogno è la sua provo- 
cazione da parte di un desiderio, il cui adempimento costitui- 
sce il suo contenuto. Un'altra caratteristica, egualmente costante, 
è quella, che il sogno non esprime semplicemente un pensiero, 
ma rappresenta il desiderio adempiuto in forma di avvenimento 
allucinatorio. Il desiderio che provoca il sogno esprime: » vorrei 
fare una corsa sul lago » ; anche in questi semplici sogni in- 
fantili sussiste quindi una differenza fra sogno latente e mani- 
festo, e un'alterazione del pensiero latente: cioè la trasposizione 
del pensiero in avvenimento. Neil' interpretazione del sogno bi- 
sogna anzitutto far retrocedere questa parte dell'alterazione. Se 
questa caratteristica del sogno dovesse risultare per essere una 
delle più comuni, allora il frammento di sogno summenzionato: 
« Vedo mio fratello in uno stretto », non dovrebbe tradursi : 
mio fratello si restringe, ma io vorrei che mio fratello si re- 
stringesse ; mio fratello deve restringersi. Dei due caratteri ge- 
nerali del sogno ora nominati, il secondo ha, evidentemente, 



- 



« IL SOGNO » SOGNI INFANTILI 115 



più probabilità del primo di venir riconosciuto senza obbiezioni. 
Potremo stabilire appena a mezzo di vastissime ricerche, che il 
provocatore del sogno deve sempre essere un desiderio, e non 
una preoccupazione, un proposito o un rimprovero, ma ciò la- 
scerà intatta l'altra caratteristica, quella cioè che il sogno non 
riproduce semplicemente questo stimolo, ma lo sospende, lo 
allontana, Io elimina formandone una specie di avvenimento. 

7. In rapporto con tali sue caratteristiche, possiamo anche 
riprendere il confronto del sogno col lapsus. In questo distin- 
guemmo una tendenza disturbatrice e una disturbata fra cui il 
lapsus era il compromesso. Nello stesso schema trova adatta- 
mento anche il sogno. In esso la tendenza disturbata può es- 
sere soltanto quella di dormire. La tendenza disturbatrice è per 
noi sostituita dallo stimolo psichico, diciamo dunque dal desi- 
derio che si affretta verso il suo compimento, dato che finora 
non siano venuti a conoscenza di altri stimoli psichici distur- 
batori del sonno. Il sogno è anche qui il risultato di un com- 
promesso. Si dorme, ma si prova il bisogno di soddisfare un 
desiderio : si soddisfa il desiderio, ma si continua a dormire : 
Tutte le due cose sono state in parte ottenute e in parte ab- 
bandonate. 

8. Ricordate : una volta noi speravamo trovare una via di 
accesso alla comprensione dei problemi del sogno, nel fatto che 
certe figurazioni fantastiche, assai trasparenti per noi, venivano 
chiamate « sogni ad occhi aperti ». Ora questi sono in realtà a 
noi ben noti, ma questi adempimenti, per quanto vivacemente 
figurati, sono pensati e mai vissuti in forma allucinatoria. 

Qui dunque viene mantenuto quello dei due caratteri prin- 
cipali del sogno, che è meno sicuro : mentre V altro cade del 
tutto, perchè dipendente dallo stato onirico e non realizzabile du- 
rante la veglia. Nei modi di dire è quindi contenuto un pre- 
sentimento che la soddisfazione di un desiderio è uno dei prin- 
cipali caratteri del sogno. Se, oltre a ciò, l'aver vissuto qualche 
cosa in sogno, è una rappresentazione alterata, condizionata 
dallo stato di sonno, dunque un cosiddetto « sogno ad occhi 
aperti » notturno, possiamo già comprendere che il processo 
della trasformazione del sogno può sospendere e soddisfare lo 
stimolo notturno, dato che anche il sogno ad occhi aperti è 
un'attività congiunta a un soddisfacimento, e che viene curata 
soltanto per questo. 



116 



LEZIONE OTTAVA 



Ma oltra a quello sunnominato esiste ancora un altro m odo 
di dire che si esprime nello stesso senso. Ci sono dei noti pro- 
verbi che dicono : li maiale sogna di ghiande : P oca di gran- 
turco ; oppure degli altri che domandano : Che cosa sogna il 
pollo? Dei granelli di miglio. 11 proverbio dunque scende più 
in basso di noi : dal bimbo all'animale, e pretende il contenuto 
onirico essere il soddisfacimento di un bisogno. Molte frasi 
fatte sembrano alludere alla stessa cosa, p. es. « bello come un 
sogno » ; "■ non me lo sarei immaginato neppure nei miei sogni 
più audaci ». Sembra un vero partito preso da parte dei « modi 
di dire ». Esistono pure dei sogni paurosi e di quelli il cui 
contenuto è penoso o indifferente, ma l'uso linguistico non se 
ne cura. E neppure esiste un proverbio il quale ci assicuri che 
il inaiale o l'oca sognano di venir macellati. 

Sarebbe naturalmente impossibile di ammettere che questo 
carattere del sogno non sia stato rimarcato dagli autori che del 
sogno si occuparono. Un tal caso si è anzi dato più volte, ma 
nessuno di essi ha pensato di riconoscere tale caratteristica 
come comune a tutti i sogni e come punto di partenza per la 
loro interpretazione. Possiamo anche immaginare cosa può averli 
trattenuti dal farlo, e ce ne occuperemo più tardi. 

Ma vedete ora quale massa di spiegazioni guadagnammo 
dall'apprezzamento dei sogni infantili, e ciò quasi senza fatica ! 
La funzione del sogno quale protettore del sonno, il suo for- 
marsi da due tendenze concorrenti, delle quali una rimane 
costante, cioè il desiderio di dormire e l'altra tende a soddi- 
sfare uno stimolo psichico, la prova che il sogno è un atto psi- 
chico sensato, i suoi due caratteri principali : soddisfacimento 
di un desiderio, e rappresentazione di un avvenimento in forma 
allucinatoria. E durante questo tempo avremmo anche potuto 
dimenticare che stavamo facendo della psicoanalisi. Eccettuata 
l'analogia con i lapsus, il nostro lavoro non presentò nessuna 
impronta specifica. Qualunque psicologo, ignaro dei presupposti 
psicoanalitici, avrebbe potuto dare questa spiegazione dei sogni 
infantili. Perchè nessuno lo fece? 

Se esistessero soltanto dei sogni come quelli infantili, il 
problema sarebbe risolto e il nostro compito finito; e precisa- 
mente senza interrogare il sognatore, senza introdurre l' inco- 
sciente, senza pretender nulla dalla libera associazione. Ebbene, 
in ciò evidentemente consiste il seguito del nostro compito. 



e IL SOGNO s SOGNI INFANTILI 



117 



Già più volte facemmo l'esperienza, che le caratteristiche spac- 
ciate per valevoli in linea generali, si dimostrano tali soltanto 
per una certa specie e per un certo numero di sogni. Per noi 
noi si tratta dunque di vedere se le caratteristiche generali sco- 
perte nei sogni infantili siano ulteriormente sostenibili, se esse 
valgano anche per quei sogni che non sono trasparenti e il cui 
contenuto manifesto non permette di riconoscere una relazione 
con qualche desiderio diurno rimasto indietro. Il nostro modo 
di vedere è che questi sogni hanno subita una profonda alte- 
razione e che perciò essi, innanzi tutto, non sono giudicabili. 
Supponiamo anche che per chiarire questa alterazione dobbiamo 
ricorrere alla tecnica psicoanalitica, di cui potremmo fare a meno 
per la comprensione dei sogni infantili, or ora acquistata. 

In ogni caso esiste ancora una categoria di sogni inalterati 
e che, come i sogni infantili, si lasciano facilmente riconoscere 
quali soddisfacimenti di desideri. Sono quelli, che durante tutta 
la vita vengono suscitati dai bisogni inferiori del corpo ; la 
fame, la sete, il bisogno sessuale; compimenti di desideri, quindi, 
quali reazioni a stimoli somatici interni. Ho notato p. es. il 
sogno di una bambina di 19 mesi, che consisteva in un menu 
con P aggiunta del suo nome : Anna F... f(r)agole, mi(r)tillo, 
c(r)ema, pappa: reazione questa a un giorno di digiuno impo- 
stole in seguito a un disturbo di digestione, la cui causa era 
stata attribuita appunto al frutto comparso due volte nel sogno. 
La nonna della sognatrice, che aggiungeva ai suoi settant'anni 
l'età della nipote, dovette contemporaneamente digiunare per 
un giorno, causa l' inquietitudine del suo rene mobile, e la stessa 
notte essa sognò di essere invitata a pranzo fuori di casa dove 
le venivano offerti i migliori manicaretti. Le osservazioni fatte 
su prigionieri che vengono lasciati digiunare, e su persone sot- 
toposte a privazioni nel corso di viaggi o di' spedizioni, inse- 
gnano che sotto tali circostanze si sogna sempre il soddisfaci- 
mento di questi bisogni. Otto Nordenskiòld nel suo libro An- 
tarctic (1904) racconta parlando dell'equipaggio che svernò con 
lui (voi. I, pag. 336) : « Significativi per la direzione dei nostri 
pensieri più intimi erano i nostri sogni, che mai furono più vi- 
vaci e più numerosi di allora. Persino quelli dei nostri cono- 
scenti che di solito sognavano soltanto eccezionalmente, erano 
ora al caso di raccontare delle lunghe storie, quando alla mat- 
tina si scambiavano le ultime esperienze da noi fatte in quel 



118 LEZIONE OTTAVA 






mondo fantastico. Tutti i racconti trattavano di quel mondo 
esterno, tanto lontano per noi in questo momento, ma spesso 
essi erano adattati alle nostre condizioni presenti... mangiare e 
bere erano del resto i fulcri intorno ai quali i nostri sogni si 
aggiravano più frequentemente. Uno di noi, il quale eccelleva 
nell'arte di partecipare durante la notte a dei grandi banchetti, 
era felice quando poteva comunicarci alla mattina di aver man- 
giato un pranzo di tre portate : un altro sognava di tabacco, di \ 
intere montagne di tabacco : altri ancora della nave che a vele, 
spiegate veniva a noi sul mare aperto. Ancora un sogno merita 
di essere menzionato : Il postiere arriva con la posta e dà una 
lunga spiegazione del perchè questa si sia fatto tanto attendere. 
Dice di averla consegnata ad altri per isbaglio e di essere riu- 
scito a riaverla soltanto dopo molte fatiche. Ben inteso che du- 
rante il sonno ci si occupava di cose ancora più impossibili, ma 
in quasi tutti i sogni, tanto in quelli fatti da me quanto in quelli 
uditi raccontare, la mancanza di fantasia saltava all'occhio. Sa- 
rebbe certamente di grande interesse psicologico se tutti questi 
sogni venissero annotati. Però si comprenderà facilmente quanto 
agognato era il sonno , visto che esso poteva sempre offrirci, 
quanto ognuno di noi desiderava più ferventemente ». Cito an- 
cora Du Prel : « Durante un viaggio nell'Africa, e prossimo a 
morir di sete , Mungo Park sognava continuamente le pianure 
ricche di acqua e le praterie della sua patria. Così anche Trenk, 
rinchiuso nella specola di Magdeburgo, e tormentato dalla fame, 
si vedeva contornato da lauti desinari, e George Bloch uno dei 
partecipanti alla prima spedizione di Franklin, sognava sempre 
e regolarmente di ricchi banchetti quando stava per morir d'i- 
nedia, causa le terribili privazioni ». 

Mangiando la sera delle vivande piccanti si avrà molta sete 
durante la notte e, facilmente , si sognerà di bere, È natural- 
mente impossibile di eliminare a mezzo del sogno un forte bi- 
sogno di mangiare o di bere : da questi sogni ci si sveglia as- 
setati ed è necessario bere realmente dell'acqua. In questo caso 
la produzione del sogno è di minima importanza pratica , ma 
non è meno chiaro che essa venne suscitata allo scopo di man- 
tenere il sonno contro Io stimolo che tendeva al risveglio ed 
all'azione. Spesso sogni di soddisfacimento servono a vincere le 
intensità minori di questi bisogni. 
JS3 Sotto P influsso di stimoli sessuali il sogno procura , allo 



< IL SOGNO » SOGNI INFANTILI 119 



stesso modo, dei soddisfacimenti, i quali però presentano delle 
particolarità degne di essere menzionate. La dipendenza dell'i- 
stinto sessuale dal suo oggetto, essendo di un gradino inferiore 
a quella della fame e della sete, il soddisfacimento nel sogno 
di polluzione può essere reale; e in causa a certe difficoltà re- 
lative all'oggetto (difficoltà di cui parleremo più tardi) succede 
frequentemente che il soddisfacimento reale si unisca lo stesso 
ad un contenuto onirico indistinto od alterato. Come è stato 
notato da O. Rank, questa particolarità dei sogni di polluzione 
fa di essi un oggetto favorevole allo studio dell'alterazione del 
sogno. Del resto tutti i sogni fatti da adulti e prodotti da bi- 
sogni fisici, contengono oltre al soddisfacimento di questi, anche 
degli altri elementi , che provengono da fonti stimolanti pura- 
mente psichiche e che devono venir interpretati per essere 
compresi. 

Non vogliamo, del resto, asserire che i sogni di soddisfa- 
cimento degli adulti, formati sul tipo di quelli infantili , appa- 
riscano soltanto quale reazione ai sunnominati bisogni impe- 
riosi. Conosciamo altrettanto bene dei sogni di tal genere, brevi 
e chiari, nati sotto l'influsso di certe situazioni dominanti, che 
provengono indubitatamente da fonti stimolanti psichiche. Così 
p. es. i sogni d'impazienza: quando uno avendo compiuti i pre- 
parativi per intraprendere un viaggio, o per assistere a una rap- 
presentazione importante per lui, o ad una conferenza , o per 
fare una visita, sogna l'adempimento preventivo delle sue aspet- 
tative, cioè si vede giunto alla sua mèta, seduto a teatro o in 
conversazione con la persona visitata, la notte precedente l' av- 
venimento. 

Oppure quei sogni giustamente chiamati di comodità quando 
uno che desidererebbe di prolungare il sonno, sogna di essersi 
già alzato, di levarsi, o di trovarsi alla scuola, mentre in realtà 
egli continua a dormire, preferendo dunque alzarsi in sogno, 
che sul serio. Il desiderio di dormire che abbiamo visto parte- 
cipare regolarmente alla formazione del sogno, si fa notare in 
questi sogni, di cui dimostra d'essere essenziale artefice. Il bi- 
sogno di dormire si pone, con ragione, a fianco degli altri grandi 

bisogni fisici. 

Dalla riproduzione di un quadro giustamente celebrato di 
Schwind, che si trova nella galleria Schack di Monaco, posso 
mostrarvi con quale giustezza di intendimento il pittore abbia 



120 LEZIONE OTTAVA 



afferrato il formarsi del sogno da una situazione dominante (I). 
Si tratta del « Sogno di un prigioniero » che non può aver al- 
tro contenuto che quello della sua liberazione. Bello è il fatto 
che la liberazione debba avvenire dalla finestra, perchè da que- 
sta è entrato il raggio di luce che pone una fine al sonno de 1 
prigioniero. I gnomi sovrapposti uno all'altro rappresentano pro- 
babilmente le posizioni successive che egli dovrebbe assumere 
per raggiugere l'altezza della finestra: e se non erro, e se non 
attribuisco all'artista una intenzione troppo determinata, direi 
che il gnomo il quale sta segando l'inferriata, e sta quindi ese- 
guendo quanto il prigioniero desiderebbe di fare, ha la fisiono- 
mia del medesimo. 

In tutti gli altri sogni, eccettuati quelli infantili, e questi 
di tipo infantile, l'alterazione del sogno costituisce un ostacolo 
sulla strada che dobbiamo seguire. Non possiamo ancora dire, 
se anche essi siano come supponiamo dei soddisfacimenti di 
desideri ; non possiamo indovinare dal loro contenuto manifesto 
da quale stimolo psichico essi abbiano avuto origine, ed ugual- 
mente non possiamo dimostrare che essi si adoperino ad elimi- 
nare questo stimolo o a dargli evasione. 

Essi devono necessariamente venir interpretati, cioè tradotti, 
bisogna far retrocedere l'alterazione da essi subita e sostituire 
il loro contenuto manifesto con quello latente, prima di giudi- 
care se le caratteristiche da noi trovate nei sogni infantili siano 
valevoli per tutti gli altri sogni. 



*- 



(1) V. la riproduzione del quadro di Schwind a capo del libro. * 



LEZIONE NONA 



« Il sogno ■■> La censura del sogno 

Signore e Signori. 

Dallo studio dei sogni infantili abbiamo imparato a cono- 
scere la formazione, la natura e la funzione del sogno. I sogni 
sono eliminazioni di stimoli (psichici) disturbanti il sonno a 
mezzo di soddisfacimenti allucinatorii. È vero che dai sogni fatti 
da adulti non potemmo spiegarci che un. solo gruppo, quelli 
cioè che abbiamo designati quali sogni di tipo infantile. Non 
sappiamo come stiano le cose riguardo agli altri, ma questi altri 
non li comprendiamo nemmeno. Per intanto abbiamo ottenuto 
un risultato, di cui non svaluteremo 1' importanza. Ogni qual 
volta un sogno ci è perfettamente comprensibile, esso prova di 
essere l' esaudimento allucinatorio di un desiderio. Questa coin- 
cidenza non può essere né casuale, né indifferente. 

Per sogni di altro genere, supponiamo, in base a differenti 
riflessioni e in analogia all'interpretazione dei lapsus, che essi 
siano una sostituzione alterata di un contenuto ignoto, sino al 
quale essi devono appena venir fatti retrocedere. Il nostro pros- 
simo compito sarà dunque l'esame e la comprensione di questa 
deformazione onirica. 

L'alterazione onirica è quella che ci fa apparire il sogno 
strano e incomprensibile. Intorno ad essa vogliamo sapere più 
cose : primo : da dove proviene, cioè il suo dinamismo, secondo : 
cosa fa, e finalmente; come fa. Possiamo anche dire che l'al- 
terazione onirica è opera del lavoro onirico (1). Descriveremo 
ora l'elaborazione onirica, riconducendola alle influenze che agi- 
scono su di essa. 



(1) Useremo indifferentemente : alterazione o deformazione o defigurazione ; lavoro 
od elaborazione (E. W.). 



122 LEZIONE NONA 



E ora ascoltate il sogno seguente. Esso è stato annotato 
da una signora dei nostri circoli e proviene, secondo le sue in- 
formazioni, da una signora attempata, molto rispettabile e colta. 
Questo sogno non è stato analizzato. La nostra referente os- 
serva che per un psicoanalista esso non abbisogna di analisi. 
La sognatrice stessa non lo ha interpretato, ma lo ha giudicato 
e condannato come se sapesse interpretarlo, esprimendosi in 
questo riguardo come segue : E simili orribili e stupide cose 
vengono sognate da una donna cinquantenne, che non ha altri 
pensieri che l'ansia per la sua creatura ! 

Ed ecco il sogno dei « servizi di amore ». «Essa si reca 
all'Ospedale di guarnigione N. 1 e dice alla sentinella che sta 
alla porta, di dover parlare col tenente medico (e qui essa pro- 
nunciò un nome che le è sconosciuto) volendo prestare servi- 
vizio all'ospedale. Nel suo discorso essa accentua la parola « ser- 
vizio » in modo tale, che il sottoufficiale si accorge subito trat- 
tarsi di « servizi di amore ». In considerazione alla sua età egli 
la lascia passare dopo qualche esitazione. Ma invece di arrivare 
al tenente medico, essa giunge in una grande stanza tetra, dove 
molti ufficiali e medici militari stanno raccolti intorno ad un lungo 
tavolo, in piedi e seduti. Essa rivolge la sua offerta a un mag- 
giore medico, che la comprende alle prime parole. Nel sogno 
il suo discorso suona così: Io e numerose signore e signorine 
viennesi offriamo ai soldati, indifferentemente se soldati semplici 
o ufficiali.... qui, nel sogno, segue un mormorio. Però la giusta 
comprensione di tale mormorio da parte degli astanti, le vien 
subito dimostrata dall'espressione semi-impacciata e semi-bef- 
farda degli ufficiali. La signora continua : « So che la nostra 
decisione apparirà strana, ma essa è profondamente seria. An- 
che al soldato al campo non vien chiesto se egli voglia morire 
o no ». Segue una breve pausa. Il maggiore medico le passa 
un braccio attorno alla vita e dice : « Gentile Signora, ammetta 
il caso, che realmente si giungesse a questo » (mormorio). Essa 
si svincola dal suo braccio pensando : « Sono proprio tutti di 
una pasta » e replica » : Mio Dio, io son vecchia e perciò non 
mi troverò forse mai in una simile posizione. Una condizione, 
del resto, dovrebbe venir rispettata : la considerazione dell'età : 
• in modo che una donna attempata ed un ragazzo giovanissimo 
(mormorio) «sarebbe atroce». Il maggiore medico: «Com- 
prendo perfettamente ». Alcuni ufficiali, fra i quali uno che ne- 



' 



> 



1 



« IL SOGNO» LA CENSURA DEL SOGNO 123 



gli anni giovanili l'aveva chiesta in isposa, scoppiano in una 
risata, e la signora esprime il desiderio di esser condotta dal 
tenente medico che conosce, affinchè tutto venga messo in chiaro. 
Con grande costernazione ella si accorge allora di non sa- 
perne il nome. Malgrado ciò il maggiore medico la invita con 
molta gentilezza e rispetto a recarsi al secondo piano, per una 
stretta scala a chiocciola, di ferro, che conduce direttamente da 
quella stanza ai piani superiori. Nel salire essa ode questa frase 
di un ufficiale : Prescindendo dall'età più o meno giovanile, que- 
sta è una decisione colossale : Brava davvero ! 

Col sentimento di compiere semplicemente il suo dovere 
essa sale una scala interminabile. 

Nel corso di poche settimane questo sogno si ripete ancora 
due volte, con dei cambiamenti del tutto insignificanti e asso- 
lutamente insensati — come osserva la signora » . 

Nel suo svolgimento il sogno corrisponde a una fantasia 
diurna; esso ha pochissime interruzioni, e alcune particolarità 
del suo contenuto avrebbero potuto venir chiarite, il che fu tra- 
lasciato, come sapete. Invece quanto ci salta più all'occhio e 
c'interessa maggiormente è il fatto che esso presenta parecchie 
lacune, non nel ricordo, ma nel contenuto. In tre punti il con- 
tenuto è come cancellato, i discorsi, nei quali queste lacune si 
trovano, sono interrotti da un mormorio. Non avendo noi fatto 
l'analisi non ci spetta veramente il diritto di esprimerci riguardo 
al sogno. Però esistono degli indizi, dai quali si può dedurre 
qualche cosa : p. es. nella frase « servizio di amore » e spe- 
cialmente i brani di discorsi che precedono immediatamente i 
mormorii ci obbligano a dar loro completamente un unico senso. 
Completadoli dunque, la fantasia del contenuto verrebbe a si- 
gnificare, che la sognatrice è disposta a concedere la propria 
persona al soddisfacimento dei bisogni erotici dell'esercito, de- 
gli ufficiali quanto dei soldati, quale adempimento di un dovere 
patriottico. Ciò è estremamente scandaloso, è il modello di una 
fantasia sfacciata e libidinosa, — ma non comparisce affatto nel 
sogno. Proprio nei punti dove il nesso richiederebbe una si- 
mile confessione, nel sogno manifesto figura un mormorio in- 
distinto ; e' è qualche cosa di perduto e di soppresso. Spero che 
vi parrà ovvio essere stato il motivo di questa soppressione ap- 
punto l'indecenza dei punti in questione. Ma dove trovare un 
parallelo a qnesto fatto? Ai nostri giorni non occorre andarlo 



124 ' . LEZIONE NONA 



a cercare molto lontano. Prendete un qualsiasi giornale poli- 
tico e vedrete che da un punto all'altro il testo è stato sop- 
presso, mentre al suo posto brilla il candore della carta. Voi 
sapete esser questo opera della censura. Ai posti ora vuoti si 
trovava prima qualche cosa, che dispiaceva all'alta autorità della 
censura, e che venne perciò eliminato. Voi pensate: Che pec- 
cato, sarà stato il più interessante, « il brano migliore ». 

Altre volte la censura non ha operato sulla frase finita. 
L' autore prevedendo quali punti avrebbero provocata la sua 
opposizione, li ha mitigati e leggermente modificati in prece- 
denza, oppure egli si è accontentato di approssimarsi o di al- 
ludere a quanto in realtà voleva uscirgli dalla penna. In questo 
caso il foglio non presenta spazi liberi, ma da certe circonlo- 
cuzioni e da certe espressioni oscure si potrà indovinare il ri- 
guardo usato, a priori, verso la censura. 

Manteniamo dunque questi paralleli, e diciamo che anche 
i discorsi tralasciati nel sogno e avvolti in un mormorio, sono 
il sacrificio offerto a una censura. Parliamo addirittura di una 
censura onirica, alla quale va attribuita una certa partecipazione 
all'alterazione del sogno. Dappertutto dove si trovano delle la- 
cune nel sogno manifesto, esse sono state causate dalla censura 
onirica. Dovremmo andare ancora più innanzi e riconoscere 
sempre una qualche espressione della censura nel fatto che un 
elemento onirico, trovandosi fra altri elementi sviluppati in modo 
più distinto, venga ricordato in forma più confusa e dubbiosa. 
Ma accade assai di rado che questa censura si esplichi così 
apertamente e direi quasi così ingenuamente come nel sogno 
dei « servizi di amore ». Molto più spesso essa si fa valere se- 
guendo il secondo tipo: con la produzione cioè di attenuazioni, 
avvicinamenti ed allusioni messi al posto della cosa reale. 

Per un terzo modo di agire proprio alla censura onirica 
non saprei trarre un parallelo dal funzionamento della censura 
della stampa ; ma posso dimostrare proprio questa dall' unico 
sogno analizzato finora. Ricorderete il sogno dei tre cattivi posti 
per lire 150. Nel pensiero latente era l'elemento: «con troppa 
fretta, troppo presto » quello che stava in prima linea. E cioè : 
È stata un' insensatezza di sposarmi così presto — è stata pure 
un'insensatezza di comperare così presto i biglietti — è stata una 
ridicolaggine da parte della cognata di spendere con tanta 
fretta il suo danaro per acquistare un gioiello. Nulla di questo 



. 






« IL SOGNO » LA CENSURA DEL SOGNO 125 



elemento centrale dei pensieri onirici è passato nel sogno ma- 
nifesto, qui l'andata a teatro e l'acquisto dei posti sono stati 
spinti verso il centro. A mezzo di questo spostamento dell'ac- 
cento, di questo nuovo raggruppamento degli elementi del con- 
tenuto , il sogno manifesto cessa talmente di assomigliare ai 
pensieri onirici latenti, che nessuno supporrebbe l'esistenza di 
questi ultimi sotto l'apparenza del primo. Questo spostamento 
dell'accento è uno dei mezzi principali usati dall'alterazione oni- 
rica, e dà al sogno quel carattere di peculiarità, causa il quale 
il sognatore stesso non vorrebbe riconoscerlo come una sua pro- 
duzione. 

L' omissione, la modificazione, il nuovo raggruppamento del 
materiale sono dunque l'effetto della censura onirica e i mezzi 
adoperati dall'alterazione del sogno. La censura stessa è l'autore 
o uno degli autori della defigurazione onirica del cui esame ci 
stiamo occupando. Siamo anche abituati a riassumere modifi- 
cazione e riordinamento con la parola «■ spostamento ». 

Dopo aver dunque fatto queste osservazioni sugli effetti 
della censura onirica, rivolgiamoci al suo dinamismo. Spero 
non darete a questa espressione un' interpretazione troppo an- 
tropomorfa rappresentandovi il censore del sogno come un pic- 
colo omicciattolo severo o come uno spirito abitante in un ca- 
merino del cervello ed esercitante qui le sue funzioni , e nem- 
meno una troppo localizzatola , immaginandovi un « centro 
cerebrale » dal quale parta una simile influenza censoria, che 
potrebbe venir eliminata col deterioramento o coll'allontanamento 
di questo centro. Finora si tratta soltanto di un termine molto 
adatto ad un rapporto dinamico. Questa parola non ci impedisce 
di chiedere da quali e su quali tendenze venga esercitata tale 
influenza ; e nemmeno saremo sorpresi nell'apprendere che ab- 
biamo incontrata la censura onirica già un' altra volta, prima 
di ora, forse senza riconoscerla. 

E in realtà questo è stato veramente il caso. Ricordate che 
facemmo una sorprendente esperienza quando cominciammo ad 
applicare la nostra tecnica alla libera associazione. Dovemmo 
cioè accorgerci che alle nostre fatiche per giungere dall'elemento 
onirico a quello inconscio', di cui è la sostituzione, veniva op- 
posta una resistenza. Questa resistenza può essere differente- 
mente grande : una volta enorme , un' altra minima. In questo 
ultimo caso abbiamo soltanto pochi anelli intermediari da pas- 



126 LEZIONE NONA 



sare per compiere il nostro lavoro interpretativo; la resistenza 
essendo invece grande, dobbiamo percorrere delle lunghe catene 
di associazioni provenienti dall' elemento , veniamo trasportati 
ben lontano dal medesimo , e siamo obbligati a vincere lungo 
il cammino tutte le difficoltà che si presentano quali obbiezioni 
critiche all' idea evocata. Dobbiamo riconoscere nel lavoro oni. 
rico, a titolo di censura del sogno , tutto ciò che durante l' in- 
terpretazione ci affronta in forma di resistenza, la quale poi 
non è altro che 1' oggettivazione della censura onirica stessa. 
Essa ci dimostra anche che la forza della censura non si è esau- 
rita nel produrre 1' alterazione del sogno , spegnendosi poi del 
tutto, ma che al contrario questa censura sussiste quale istitu- 
zione durevole con l'intenzione di mantenerne la defigurazione. 
Del resto, come durante l' interpretazione la resistenza cambiava 
di forza per ciascun elemento, così anche le alterazioni prodotte 
dalla censura nel medesimo sogno , variano di grandezza per 
ogni elemento dello stesso. Confrontando il sogno manifesto 
con quello latente si vede che alcuni elementi sono stati elimi- 
nati del tutto , altri più o meno modificati e che altri ancora 
sono stati traslocati nel sogno manifesto senza venir mutati e 
forse subendo un rafforzamento. 

Ma esaminiamo ora quali tendenze stimolino la censura ad 
attivarsi e contro quali tendenze essa operi. Ebbene a questa 
domanda fondamentale per la comprensione del sogno e forse 
della vita umana, si può facilmente rispondere scorrendo la serie 
dei sogni che siamo giunti ad interpretare. Le tendenze stimo- 
latrici della censura sono quelle che il sognatore, quando è sve- 
glio , riconosce col suo giudizio , e con le quali egli si sente 
solidale. Siate sicuri che quando non volete riconoscere l' inter- 
pretazione correttamente eseguita di un vostro sogno, lo fate 
per gli stessi motivi per i quali fu esercitata la censura onirica, 
prodotta l'alterazione del sogno e resa necessaria l'interpretazione. 
Pensate al sogno della sunnominata signora cinquantenne. Senza 
averlo interpretato essa trovò il suo sogno orribile, e sarebbe 
stata ancora più indignata, se la signora Doti, de Hug le avesse 
comunicato alcunché dell' imprescindibile interpretazione , ed è 
appunto in seguito a questa condanna che i punti scabrosi sono 
stati sostituiti, nel suo sogno, da un mormorio. 

Le tendenze invece, contro le quali si dirige la censura 
onirica, bisogna prima descriverle dal punto di vista di que- 



I 



« IL SOGNO > LA CENSURA DEL SOGNO 127 

sta istanza stessa ; allora si potrà dire unicamente che esse 
sono condannabili , scandalose per riguardi estetici e sociali, 
cose a cui non si osa pensare o si pensa soltanto con orrore. 
Questi desideri censurati , che hanno raggiunto nel sogno una 
espressione alterata , sono sopratutto l' estrinsecazione di un 
egoismo senza limiti e senza riguardi ! E precisamente il proprio 
Io che comparisce in ogni sogno, e vi ha sempre la parte prin- 
cipale , anche quando ha saputo nascondersi molto bene nel 
contenuto manifesto. Questo « sacro egoismo del sogno » non 
è certo privo di nesso col mettersi a dormire , operazione che 
consiste nel ritiro dell'interesse da tutto il mondo esterno. 

L'Io, liberato da ogni legame etico, sa pure di essere solidale 
con tutte le aspirazioni sessuali, già da lungo tempo condan- 
nate dalla nostra educazione estetica e contrastanti con tutte le 
limitazioni imposte dalla morale. L' aspirazione al piacere (la 
cosidetta Libido) sceglie i suoi oggetti senza venir frenata, pre- 
ferisce tra questi i più proibiti. Non soltanto la donna altrui, _/- 
ma sopratutto oggetti incestuosi , resi sacri dalle convenzioni 
umane, la madre e la sorella per l'uomo, il padre ed il fratello C-rv* 
per la donna. (Anche il sogno della nostra signora cinquantenne &/?&%[+ 
è incestuoso. La sua libido è rivolta indubbiamente verso il figlio). 
Desideri!" che noi crediamo lontani dalla natura umana, dimo- 
strano di essere abbastanza forti per provocare dei sogni. Anche 
l'odio si sfoga sfrenatamente; e desiderii di vendetta e di morte 
contro i più prossimi, che nella vita ci sono maggiormenti cari, 
i genitori, i fratelli, il coniuge, i propri figli, non sono affatto 
inusuali. Questi desideri censurati sembrano sortire da un vero 
inferno ; quando siamo svegli e dopo l'interpretazione, nessuna 
censura rivolta verso di essi ci sembra abbastanza severa. 

Ma non rimproverate il sogno stesso per questo suo brutto 
contenuto. Non dimenticate che esso ha l'innocua, anzi la utile 
funzione, di preservare il sonno dall'essere disturbato. Tanta 
malvagità non è nella natura del sogno. Sapete anche che esi- 
stono dei sogni, i quali si possono riconoscere quali esaudi- 
menti di giustificati desideri e di urgenti bisogni fisici. È vero 
che questi non presentano alcuna defigurazione e nemmeno hanno 
bisogno di averla, potendo essi adempiere la loro funzione senza 
offendere le tendenze etiche ed estetiche dell' Io. Tenetevi pure 
presente che l'alterazione onirica è proporzionale a due fattori ; 
essa cioè diventa tanto più grande quanto più grave è il desi- 



128 



LEZIONE NONA 



derio censurabile, e quanto più severe sono in quel momento 
le pretese della censura. Una fanciulla giovane, ritrosa ed edu- 
cata severamente, altererà perciò con censura inesorabile i sen- 
timenti provati durante il sonno, sentimenti che noi medici p. es. 
saremmo obbligati a riconoscere per dei desideri libidinosi in- 
nocui e giustificati, e che un decennio dopo verranno giudicati 
nello stesso modo dalla sognatrice medesima. 

Del resto siamo ancora molto lontani dal poterci indignare 
di questo risultato del nostro lavoro interpretativo. Credo che 
non lo comprendiamo ancora bene, ma prima di tutto ci spetta 
il compito di assicurarlo contro certi attacchi. Non è affatto 
difficile di trovarvi un appiglio. Le nostre interpretazioni sono 
fatte sulla base delle premesse da noi riconosciute più sopra: 
che il sogno abbia, in genere, un senso, che si possa trasportare 
dal sogno ipnotico a quello normale l'esistenza dei processi psi- 
chici presentemente incoscienti, e che tutte le idee evocate siano 
determinate. Se in base a queste premesse fossimo giunti a dei 
risultati plausibili nell'interpretazione del sogno, ne avremmo con- 
cluso con ragione che le medesime erano giuste. Ma se invece 
i risultati hanno l'apparenza da me ora descritta ? In questo caso 
sarebbe naturale di dire : 1 risultati essendo impossibili, privi di 
senso o per Io meno assai inverosimili, nelle premesse deve es- 
serci stato alcunché di falso. O il sogno malgrado tutto non è 
un fenomeno psichico, o nulla d'incosciente esiste nello stato 
normale, oppure la nostra tecnica presenta una falla in qualche 
punto. Non è forse più semplice e più soddifacente presumere 
questo, in luogo di tutti gli errori da noi presuntamente scoperti 
in base alle nostre premesse ? 

Certamente. La cosa sarebbe più semplice e più soddisfa- 
cente, ma non necessariamente più giusta. Diamoci tempo, la 
cosa non è ancora matura per un giudizio. Possiamo prima di 
tutto rinforzare maggiormente la critica contraria alla nostra 
interpretazione. 11 fatto che i risultati della medesima sono così 
poco rallegranti e così poco appetitosi, non avrebbe forse gran 
peso. Un argomento più forte sarebbe quello che i sognatori ai 
/ quali attribuiamo delle tendenze a simili desideri in base all'in- 
terpretazione dei loro sogni, ripudiano le medesime con delle 
buone ragioni, e nel modo più incisivo. Come, dice uno, in base 
al mio sogno Lei vuol dimostrarmi, che rimpiango le somme 
che ho spese per il corredo di mia sorella o per 1' educazione 






« IL SOGNO » LA CENSURA DEL SOGNO 129 

di mio fratello? Ma ciò non può essere ; lavoro soltanto per i 
miei fratelli, non ho nessun altro interesse nella vita, che quello 
di compiere i miei doveri verso di essi, dal momento che es- 
sendo il capo di casa io promisi solennemente di far ciò alla 
nostra povero madre ! Oppure una sognatrice si esprime : Io do- 
vrei augurare la morte a mio marito ? Quale indegna assurdità ? 
Non soltanto siamo felicissimi anche se Lei probabilmente non 
lo crederà, ma ancora la sua morte mi priverebbe di tutto quanto 
possiedo al mondo ! E un altro ancora replicherà : Io dovrei ri- 
volgere verso mia sorella dei desideri sensuali ? Ciò è ridicolo, 
non m' importa nulla di essa, siamo in pessimi rapporti ed io 
non le rivolgo la parola da anni ! — Prenderemmo la cosa ab- 
bastanza leggermente se questi sognatori non confermassero 
o rinnegassero le tendenze da noi in essi scoperte ; e potremmo 
dire trattarsi di cose che essi appunto ignorano di sé stessi. 
Ma il fatto, che essi provano perfettamente il contrario del desi- 
derio interpretato e che essi possono dimostrarci il predominio 
di questo contrapposto col loro tenore di vita, deve pure sor- 
prenderci. E ora, non sarebbe forse il momento di gettar da 
parte tutto il nostro lavoro sull'interpretazione del sogno, come 
una cosa dimostratasi assurda attraverso i sui risultati? 

No, non ancora. Anche questo argomento più forte si spezza, 
sotto l'attacco della critica. Premesso il fatto che nella vita psi- 
chica esistono delle tendenze incoscienti, quello di poter dimo- 
strare il predominio di tendenze contrarie nella vita cosciente 
perde la sua forza probativa. Forse, nella vita psichica, e' è 
pure spazio per tendenze contrarie, per contraddizioni che si 
sostengono una a fianco dell' altra ; ed è perciò possibile che 
il predominio di un sentimento sia la condizione per lo stato 
incosciente del suo contrapposto. Atteniamoci perciò alle ob- 
biezioni sollevate più sopra ; e cioè che i risultati dell' inter- 
pretazioni dei sogni non sono né semplici né troppo rallegranti. 
Si può replicare alla prima che malgrado la vostra passione per la 
semplicità, non siete al caso di sciogliere nemmeno uno dei pro- 
blemi onirici ; dovrete quindi adattarvi all'accettazione di circo- 
stanze più complicate; e alla seconda che avete evidentemente 
torto di usare quale motivo per un giudizio scientifico i vostri 
sentimenti di simpatia o di repulsione. Cosa importa se i risul- 
tati dell'interpretazione del sogno vi sembrano poco rallegranti, 
più ancora, umilianti ed ostici ? « Qa n'empèche pas d'exister » 



130 



LEZIONE NONA 



ho inteso dire in simili casi dal mio maestro Charcot quando 
ero un giovane medico. Per apprendere quanto di reale c'è al 
mondo bisogna esser umili, e prosporre tacitamente le proprie 
simpatie e antipatie. Se un fisico potesse provarvi che la vita 
organica della terra dovrà cessare in breve tempo causa un ge- 
nerale assideramento, avreste forse il coraggio di rispondere pure 
a lui : Ciò non può essere, che brutta prospettiva ! Penso che 
aspettereste la venuta di un altro fisico che dimostrasse al primo 
l'esistenza di un errore nelle sue premesse o nei suoi calcoli. 
Se respingete da voi quanto vi è incomodo, ripetete piuttosto 
il meccanismo della formazione onirica invece di comprenderlo 
e di superarlo. 

Ora voi forse prometterete di prescindere dal carattere re- 
pulsivo dei desideri onirici censurati, e vi ritirerete dietro l'ar- 
gomento, essere pure inverosimile che si debba ammettere tanta 
parte al male ed alla malvagità nella costituzione umana. Ma la 
vostra esperienza vi dà forse il diritto di pretendere ciò ? Non 
voglio parlare dell'opinione che avete di voi stessi; ma trovaste 
voi forse tanta benevolenza nei vostri superiori o concorrenti, 
tanta cavalleria nei vostri nemici, e così poca invidia nella vo- 
stra società, da sentirvi obbligati a dichiararvi contrari alla parte 
della natura umana che spetta al cattivo egoismo ? Non sapete 
quanto poco dominio abbia su di sé la media degli uomini e 
quanto poco affidamento si possa fare su di essa in tutte le que- 
stioni riguardanti la vita sessuale? Oppure non sapete come 
tutti i soprusi e tutti gli eccessi di cui sogniamo la notte, ven- 
gono commessi realmente ogni giorno, quali delitti da persone 
sveglie? Qui la psicoanalisi non fa altro che confermare l'antico 
detto di Platone, essere cioè i giusti quelli, i quali si acconten- 
tano di sognare, quanto gli altri, gli ingiusti, fanno realmente. 

E, prescindendo dal fatto individuale, date ora uno sguardo 
alla grande guerra, che sempre ancora sconvolge l'Europa, pen- 
sate all'eccesso di brutalità, di crudeltà e di menzogna che può 
farsi largo nel mondo civile. Credete in realtà, che un pugno 
di arrivisti e di seduttori privi di scrupoli, sarebbe riuscito a 
scatenare tutti questi spiriti maligni, se i milioni di persone da 
essi trascinate fossero esenti da qualsiasi complicità? E sotto 
queste condizioni sentite ancora il coraggio di spezzare una lan- 
cia per escludere il male dalla costituzione psichica umana? 

Mi obietterete che giudico la guerra unilateralmente : che 






■ 



« IL SOGNO > LA CENSURA DEL SOGNO 131 



essa ha portata alla luce anche le qualità più belle e più no- 
bili dell'uomo, il suo eroismo, il suo spirito di sacrificio, la sua 
solidarietà sociale. Certamente, ma dicendo ciò non vi rendete 
complici dell'ingiustizia tante volte commessa contro la psicoa- 
nalisi, nel rinfacciarle di negare una cosa perchè essa ne affer- 
mava un'altra ? Non è nostra intenzione di negare le nobili aspi- 
razioni della natura umana, né facemmo mai cosa alcuna per 
diminuire il loro valore. Coerentemente a ciò io non vi mostro 
soltanto i cattivi desideri onirici censurati, bensì anche la cen- 
sura che li reprime e li rende irriconoscibili. Vero è che noi ci 
fermiamo con maggior ostentazione sul male contenuto nell'uomo, 
soltanto perchè gli altri lo rinnegano; fatto questo, per il quale 
la vita psichica umana non diventa migliore, ma incomprensi- 
bile. Quando più tardi rinunceremo a questa valutazione etica 
unilaterale, sapremo certamente trovare la giusta formola per 
esprimere la proporzione in cui il bene e il male sono conte- 
nuti nella natura umana. 

Restiamo su quanto avevamo detto. Non abbiamo bisogno 
di rinunciare ai risultati del nostro lavoro sulP interpretazione 
del sogno, anche se siamo costretti a trovarli strani. Forse po- 
tremo avvicinarci più tardi e per un'altra via alla loro compren- 
sione. Manteniamo, per ora, quanto segue : La trasfigurazione 
onirica è una conseguenza della censura, che viene esercitata da 
tendenze riconosciute dall'Io, contro i desideri in qualche modo 
scandalosi che nascono in noi, di notte, durante il sonno. Per- 
chè essi nascono proprio di notte e da dove provengono tali 
desideri immorali, è naturalmente una questione intorno alla 
quale molto ci resta da chiedere e da indagare. 

Ma sarebbe ingiusto se mancassimo ora di far risaltare degna- 
mente un altro risultato di queste investigazioni. I desideri oni- 
rici, che ci disturbano durante il sonno, ci sono sconosciuti : 
noi li apprendiamo difatti appena a mezzo dell'interpretazione, 
essi sono designati come « presentemente incoscienti ». Il so- 
gnatore li rinnega anche, come abbiamo appreso in tanti casi, 
dopo averli appresi dall'interpretazione del sogno. Si ripete al- 
lora il caso da noi incontrato per la prima volta durante V in- 
terpretazione della papera « letterato di sì alto fango » quando 
l'oratore ci assicurava indignato di non aver mai avuto la co- 
scienza, né in quel momento, né prima, di nutrire dei sentimenti 
poco rispettosi verso il suo maestro. Già quella volta avevamo 



132 



LEZIONE NONA 



dubitato del valore di una simile assicurazione, e l'avevamo so- 
stituita con la presupposizione che l'oratore ignorasse costante- 
mente tale suo sentimento. Questo si ripete ora per ogni inter- 
pretazione di un sogno gravemente alterato e guadagna con ciò 
un'importanza notevole per la nostra concezione. Ora siamo pronti 
ad ammettere che nella vita psichica esistono degli avvenimenti 
e delle tendenze, di cui in genere nulla sappiamo, da lungo tempo, 
o di cui forse nulla abbiamo mai saputo. L'incosciente ottiene 
quindi per noi un nuovo significato : il carattere espresso dalle 
parole « presentemente » o « temporaneamente » sparisce dalla 
sua natura ; esso può anche significare « costantemente inco- 
sciente », e non soltanto « attualmente latente ». Dovremo ben 
inteso sentir parlare un'altra volta e più a lungo su questo ar- 
gomento. 






^ 



LEZIONE DECIMA 



« Il sogno » La simbolica del sogno 

Signore e Signori, 

Abbiamo scoperto che la defigurazione che ci impedisce 
di comprendere il sogno è la conseguenza di un' attività cen- 
suratrice, la quale si svolge contro desideri sgradevoli e inco- 
scienti. Naturalmente però non abbiamo asserito che la censura 
sia l'unico fattore incolpabile della trasfigurazione onirica e inol- 
trandoci maggiormente nello studio del sogno possiamo in 
realtà far la scoperta che ci sono ancora degli altri fattori i 
quali vi partecipano; ciò vuol dire che anche se la censura 
onirica venisse eliminata, noi saremmo egualmente incapaci di 
capire i sogni: il sogno manifesto non sarebbe ancora identico 
ai pensieri onirici latenti. 

Questo ulteriore fattore che offusca il significato del sogno 
e che costituisce un nuovo contributo alla trasfigurazione onirica, 
lo scopriamo nel notare una lacuna presentata dalla nostra 
tecnica. Ho già convenuto come talvolta succeda realmente che 
agli analizzati nulla venga in mente pensando a singoli elementi 
del sogno. Ciò non succede senza dubbio tanto spesso, come 
questi lo affermano; molte volte, insistendo, si può ottenere 
V idea associata. Ma pure rimangono dei casi nei quali P asso- 
ciazione viene a mancare, oppure vi sono degli altri, in cui, 
ottenuta con la forza, essa non ci fornisce quanto aspettavamo 
da lei. Se questo caso si presenta nel corso di una cura psi- 
coanalitica, allora tal fatto acquista una speciale importanza, 
della quale per ora non abbiamo da occuparci. Ma ciò avviene 
anche durante P interpretazione di sogni di persone normali o 
di quelli fatti da noi stessi. Avendo ottenuta la persuasione che 
in simili casi nessuna pressione può giovare , si fa finalmente 



134 



LEZIONE DECIMA 



la scoperta, che tale sgradevole coincidenza si presenta costan- 
temente in rapporto a elementi onirici definiti, e s' incomincia 
a riconoscere una nuova regolarità proprio là dove in principio 
si credeva trattarsi soltanto di una manchevolezza eccezionale 
della tecnica. In tal modo si è tentati di interpretare da soli 
questi « muti » elementi onirici, di decifrarli cioè con mezzi 
propri. Il fatto che ogni qualvolta si abbia avuto il coraggio di 
applicare questa sostituzione, si sia anche ottenuto un significato 
soddisfacente, (mentre il sogno rimaneva privo di senso e il 
rapporto slegato, fino a tanto che non ci si era decisi ad in- 
tervenire in tal modo), finisce coli' imporsi. L' accumularsi di 
molti casi assolutamente simili dà poi la certezza richiesta al 
nostro tentativo da prima esitante. 

Espongo tutto ciò in modo piuttosto schematico, ma trat- 
tandosi di scopi didattici è pur lecito il farlo, tanto più che 
non si può parlare di falsificazioni; bensì di semplificazioni sol- 
tanto. Si ottengono così per una serie di elementi onirici delle 
traduzioni costanti, similissime dunque a quelle che si trovano 
per tutte le cose sognate nei libri popolari dei sogni. Non di- 
menticate però che nell'applicazione della nostra tecnica asso- 
ciativa non appariscono mai sostituzioni costanti di elementi 

onirici. 

Voi direte tosto che questa via da seguirsi per giungere 
all'interpretazione vi sembra ancor più incerta e contestabile di 
quella adottata prima col mezzo delle libere associazioni. C è 
dell' altro da aggiungere e cioè; avendo raccolto col mezzo della 
propria esperienza un certo numero di tali sostituzioni costanti, 
ci si dice semplicemente che in verità si sarebbe dovuti giun- 
gere a questi tratti dell'interpretazione del sogno, attingendo 
alle proprie nozioni, e che essi potevano davvero riuscir com- 
prensibili, senza le associazioni del sognatore. La fonte da cui 
il loro significato avrebbe dovuto esserci noto risulterà dalla 
seconda parte delle nostre esposizioni. 

Chiamiamo « simbolica » tale relazione costante tra V ele- 
mento onirico e la sua traduzione, e simbolo del pensiero la- 
tente del sogno, l'elemento onirico stesso. Ricorderete che esa- 
minando più sopra le relazioni tra elementi onirici ed elementi 
propri, distinsi tre di queste relazioni ; quella che rappresenta 
l'intero a mezzo di una sola parte di esso, quella dell'allusione 
e l'allegorica. E quella volta ve ne annunziai anche una quarta 



« IL SOGNO » LA SIMBOLICA DEL SOGNO 135 



senza nominarla. Questa quarta è dunque la simbolica ora in- 
trodotta. A questa si connettono delle discussioni interessantis- 
sime alle quali rivolgeremo la nostra attenzione prima di esporre 
le nostre osservazioni speciali al suo riguardo. La simbolica è 
forse il capitolo più strano della disciplina dei sogni. 

Consideriamo in primo luogo il seguente fatto. Essendo i 
simboli traduzioni stabili, essi realizzano in certo qual modo 
l' ideale dell' interpretazione onirica degli antichi e del popolo: 
ideale dal quale ci siamo allontanati di molto con la nostra 
tecnica. I simboli ci permettono talvolta di interpretare un sogno 
senza interrogare il sognatore, che del resto nulla sa dirci in 
questo riguardo. 

Conoscendo i simboli onirici usuali, la persona del sogna- 
tore, le condizioni nelle quali vive e le impressioni dopo le 
quali ha sognato, si è spesso capaci di interpretare un sogno 
senz' altro aiuto: di decifrarlo per così dire a prima vista. Una 
tale virtuosità piace all'interprete, e si impone al sognatore , e 
costituisce un gradevole distacco dal lavoro faticoso dell'inter- 
rogatorio. Ma non lasciatevi sedurre da questo fatto. Le vir- 
tuosità non entrano nel nostro compito. L'interpretazione che 
si basa sulla nozione dei simboli non è una tecnica che po- 
trebbe sostituire quella delle associazioni o che potrebbe mi- 
surarsi con la medesima. Essa è soltanto un complemento 
della stessa e fornisce risultati adoperabili , soltanto se inse- 
rita in questa. Però , per quanto riguarda la conoscenza 
della situazione psichica del sognatore, vogliate considerare che 
alla vostra interpretazione non si presentano soltanto i sogni 
di persone a voi ben note, ma che di solito voi non conoscete 
gli avvenimenti diurni, che furono gli stimoli del sogno, e che 
quindi sono proprio le associazioni dell' analizzato quelle più 
atte a riferirvi ciò che si chiama situazione psichica. Inoltre è 
stranissimo rilevare che anche rispetto a certi rapporti i quali 
verranno menzionati più tardi, è proprio qui che si sono fatte 
sentire le resistenze più vive contro l'esistenza del nesso sim- 
bolico tra sogno ed inconscio. Persino delle persone di criterio 
ed autorità, le quali in tutto il resto avevano fatto un bel tratto 
di strada a fianco della psicoanalisi, dichiarandosi d' accordo 
con le sue vedute, arrivati a questo punto, rinunciarono a se- 
guirla più oltre. Questo contegno appare tanto più strano, in 
quanto si consideri che in primo luogo la simbolica non è 



136 LEZIONE DECIMA 



propria soltanto al sogno o caratteristica di esso e secondaria- 
mente che non fu affatto la psicoanalisi quella che scoperse la 
simbolica nel sogno benché vi abbia fatte in esso delle sco- 
perte sorprendenti. Quale scopritore della simbolica onirica al- 
meno nei tempi moderni si può ritenere il filosofo K- A. Schemer 
(1861); la psicoanalisi però, pur confermandone le scoperte, le 
ha modificate in maniera decisiva. 

Ed ora vorrete sentire alcunché sulla natura della simbolica 
onirica, ed udirne degli esempi. Vi riferirò volentieri quanto mi 
consta a tale riguardo, ma vi confesso che le nostre conoscenze 
in proposito non arrivano tanto in là quanto vorremmo. 

L'essenza del rapporto simbolico è un paragone, ma non 
un paragone arbitrario. Intuiamo che per questo paragone ci 
devono essere delle condizioni speciali, però non possiamo dire 
in che cosa esse consistano. Non tutto quanto possiamo para- 
gonare ad un oggetto o ad un processo apparisce anche nel 
sogno quale simbolo di tale oggetto o processo. D'altro canto 
il sogno non simbolizza qualsiasi cosa, bensì soltanto certi ele- 
menti di pensieri onirici latenti. Ci sono dunque delle restri- 
zioni in tutti e due sensi. Si deve ammettere che attualmente 
non si può ancora delineare con esattezza il concetto del sim- 
bolo; esso si confonde con la sostituzione, con la rappresenta- 
zione ed altro, e si avvicina persino all'allusione. In una serie 
di simboli il paragone sul quale essi si basano è comprensibile. 
Accanto a questi ci sono degli altri simboli, pei quali dobbiamo 
chiederci, dove sia da cercare la parte comune, il tertium com- 
parationis di questo supposto paragone. 

Possiamo trovarlo più tardi in seguito a più concrete ri- 
flessioni oppure esso può davvero rimanerci nascosto. È strano 
inoltre che il simbolo, essendo un paragone, questo non si lasci 
smascherare dall'associazione, ed è pure strano che il sognatore 
al quale il paragone è ignoto, si serva di esso senza conoscerlo, 
e nemmeno egli si mostri disposto a riconoscerlo dopo che il 
medesimo gli si venne offerto. Dunque vedete che un rapporto 
simbolico è un paragone di un genere del tutto speciale, di 
cui non possiamo ancora comprendere chiaramente la motiva- 
zione. Forse ci sarà possibile di trovare più tardi delle notizie 
maggiori su questo fenomeno ignoto. 

L' ambito delle cose che trovano una rappresentazione sim- 
bolica nel sogno non è grande. Il corpo umano quale un tutto, 



« IL SOGNO » LA SIMBOLICA DEL SOGNO 137 



i genitori, i figli, i fratelli, il parto, la nascita, la morte, la nu- 
dità—e poi ancora una cosa. L' unica rappresentazione tipica, 
cioè costante, della persona umana quale un tutto, è una casa, 
come fu riconosciuto dallo Scherner , il quale voleva persino 
attribuire a questo simbolo un'importanza stragrande, che non 
gli compete. Avviene talvolta nel sógno che si scenda da una 
casa aggrappandosi alla sua facciata esterna, provando una sen- 
sazione ora piacevole ora paurosa. Le case dai muri perfetta- 
mente lisci sono uomini; quelle invece fornite di sporgenze e 
balconi, ai quali si possa tenersi sono donne. I genitori appa- 
riscono nel sogno come imperatore e imperatrice, re e regina 
oppure come altre persone alle quali si debba rispetto; in questo 
caso dunque il sogno dimostra di avere molta pietà famigliare. 
Esso è meno affettuoso verso bambini e fratelli; questi vengono 
simbolizzati da bestioline ed insetti. La rappresentazione del 
parto o della nascita ha quasi sempre una qualche rappresen- 
tazione con l'acqua; ci si precipita nell'acqua o si esce dal- 
l'acqua, si salva una persona traendola dall'acqua o si viene 
salvati da essa, ciò significa che si ha un rapporto materno con 
quella persona. Il morire viene sostituito nel sogno con la par- 
tenza, con l'andare in ferrovia; e V esser morti con diverse al- 
lusioni oscure ed incerte; là nudità con vestiti e divise. Vedete 
come in questi casi non si possa distinguere bene la rappre- 
sentazione di genere simbolico, da quella allusoria. 

In confronto alla povertà di quanto enumerammo or ora 
deve dare nell'occhio il fatto, che oggetti e contenuti di tut- 
t altra categoria, vengono rappresentati con una simbolica quanto 
mai ricca. S. tratta della vita sessuale, dei genitali, dei processi 
sessuali, dei rapporti sessuali. Nel sogno la stragrande maggio- 
ranza dei simboli sono simboli sessuali. In questo caso si ma- 
nifesta una strana sproporzione. Pochissime sono le cose appar- 
tenenti a questo soggetto, e infinitamente numerosi i simboli 
che le rappresentano, sì che ogni singolo oggetto può venir 
espresso a mezzo di molti simboli quasi equivalenti. Dall'inter- 
pretazione risulta poi alcunché di suscitante un senso di repul- 
sione. Le figurazioni simboliche sono molto monotone in con- 
fronto alla varietà delle rappresentazioni oniriche. Ciò spiace 
a quanti lo apprendono; ma che si deve fare? 

Essendo questa la prima volta che parlo della vita sessuale 
in lezione, credo di dovervi render conto come intendo trattare 



138 



LEZIONE DECIMA 



questo tema. La psicoanalisi non trova nessun motivo per ve- 
larlo o per accontentarsi di alludervi, essa non ritiene necessario 
di vergognarsi dello studio di tale importantissima materia e 
crede essere corretto e decente di chiamare ogni cosa col suo 
proprio nome, sperando in questo modo di tener più facilmente 
lontani dei pensieri accessori , che potrebbero disturbare. La 
circostanza che parlo ad un uditorio misto, cioè composto di 
persone di tutti e due i sessi, non può mutare affatto le mie 
vedute. Non esiste una scienza ad usum delphini e neppure una 
che si adatti per ragazzine, e le signore e signorine che si ve- 
dono tra voi dimostrano con la loro presenza in questa sala 
di voler essere equiparate agli uomini. 

Per il genitale maschile il sogno conosce dunque un gran 
numero di figurazioni che si possono dire simboliche, nelle 
quali il lato comune a tutti i paragoni è per lo più evidente. 
Per il genitale maschile completo è in primo luogo significa- 
tivo il sacro numero tre. La parte più appariscente e di maggior 
interesse per tutti e due i sessi, il membro virile, vien sosti- 
tuito simbolicamente in primo luogo da oggetti che gli rasso- 
migliano per la forma, dunque da oggetti lunghi e sporgenti 
come per esempio bastoni, ombrelli , stanghe , pali , alberi ed 
altro. Poscia da oggetti che abbiano con esso 1' attitudine co- 
mune di poter penetrare nel corpo e di ferire: come sarebbero 
per esempio armi appuntite d'ogni sorta, coltelli, pugnali, lande, 
spade, ma anche con armi da fuoco, come schioppi, pistole e 
rivoltelle, che per la loro struttura si adattano ottimamente a 
questo simbolo. Nei sogni d'ansia delle ragazze hanno parte 
grandissima gli inseguimenti da parte di un uomo munito di 
un coltello o di un' arma da fuoco. Questo è forse il caso più 
frequente di simbolo onirico, e voi ora potete facilmente tra- 
durlo. Comprensibile senz' altro è pure la sostituzione del mem- 
bro virile con oggetti dai quali esca acqua: spine, annaffiatoi, 
fontane, e con altri che possono venire allungati, come lampade 
a sospensione, matite prolungabili ecc. Che matite, penne, lime 
da unghie, martelli e altri istrumenti siano indubbi simboli 
sessuali virili è un fatto che sta in rapporto con la concezione 
esistente di questo organo. La strana proprietà del membro di 
poter ergersi contro la forza di gravità conduce alla sua rap- 
presentazione simbolica a mezzo di palloni, macchine per vo- 
lare e recentemente a mezzo di areoplani e dirigibili. Ma il 



< IL SOGNO » LA SIMBOLICA DEL SOGNO 139 

sogno sa simbolizzare l'erezione ancora in un altro modo molto 
più espressivo. Esso fa del membro sessuale la parte essenziale 
di tutta la persona e fa volare la medesima. Non prendetevelo 
a cuore: ma quei sogni spesso tanto belli, nei quali si vola, e 
che noi tutti conosciamo, debbono interpretarsi come sogni di 
comune eccitazione sessuale, come sogni di erezione. Tra i ri- 
cercatori psicoanalitici P. Federa ha accertato contro ogni dubbio 
la giustezza di questa interpretazione, ma anche Mourly Vold, 
tanto lodato per la sua sobrietà, il quale ha eseguito quei tali 
esperimenti sul sogno ponendo le braccia e le gambe del so- 
gnatore in posizioni artificiali, e che non era in nessun contatto 
con la psicoanalisi e che forse nulla voleva saperne, è giunto 
alla stessa conclusione in seguito alle sue ricerche. 

Voi obietterete ora che anche le donne possono avere i 
medesimi sogni durante i quali esse volano. Rammentate piut- 
tosto che i nostri sogni pretendono di essere degli esaudimenti 
di desideri e che il desiderio di essere un uomo si riscontra 
tanto di frequente nella donna, sia coscientemente che incoscien- 
temente. E nessuno poi che conosca l'anatomia si meraviglierà 
del fatto, che la donna possa realizzare questo desiderio con le 
stesse sensazioni dell'uomo. Anche la donna possiede appunto nei 
suoi genitali un piccolo membro assomigliante a quello del- 
l' uomo, e questo piccolo membro, la clitoride, ha nell'infanzia 
e nell'epoca che precede il rapporto sessuale, la stessa impor- 
tanza del grande membro virile. 

Ai simboli sessuali maschili meno chiaramente comprensi- 
bili , appartengono certi rettili e certi pesci, in primo luogo il 
celebre simbolo del serpente. Non è certamente facile di indo- 
vinare il perchè cappello e mantello rappresentino pure questo 
organo, ma il loro significato simbolico è assolutamente indub- 
bio. Infine si potrebbe anche chiedere se si possa designare come 
simbolica la sostituzione del membro virile a mezzo d'un altro 
membro del corpo, del piede o della mano. Credo che il rap- 
porto complessivo e i simboli antitetici femminili ci costringo 
a farlo. 

Il genitale femminile viene rappresentato simbolicamente con 
tutti quegli oggetti che hanno con esso la qualità comune di 
rinchiudere uno spazio vuoto atto ad accogliere qualche cosa. 
Dunque con pozzi, fosse o caverne, con recipienti e bottiglie, 
con scatole, barattoli, bauli, astucci, casse, borse ecc. Anche la 



140 LEZIONE DECIMA 



nave appartiene a questa serie. Qualche simbolo ha maggior ana- 
logia col grembo materno, che col genitale femminile, così p. es., 
l'armadio, la stufa e, sopratutto, la stanza. Qui la simbolica della 
stanza si connette a quella della casa : porta e portone ridiventano 
i simboli degli orifizi genitali. Ma anche materiali sono simboli 
della donna, p. es. legno e carta, e oggetti che constano degli 
stessi, come il tavolo e il libro. Tra gli animali sono da enun- 
ciarsi simboli femminili indubbi per lo meno, le lumache e le 
conchiglie ; fra le parti del corpo, la bocca rappresentante l'ori- 
fizio genitale, fra gli edifici, la chiesa e la cappella. Come ve- 
dete, tutti questi simboli non sono egualmente comprensibili. 

Tra i genitali bisogna annoverare le mammelle, che, quali 
porzioni grandi ed emisferiche del corpo femminile, vengono 
rappresentate come mele, pesche e frutta in genere. Il sogno 
descrive il pelo genitale di ambe due i sessi a mezzo di boschi 
o cespugli. La complicata topografia delle parti genitali femmi- 
nili rende comprensibile il fatto che questi siano spesso rap- 
presentati da paesaggi, con rupi, boschi ed acque, mentre l'im- 
ponente meccanismo dell'apparato* genitale maschile fa sì che 
tutte le macchine complicate e difficili a descriversi diventino 
simboli per esso. 

Ancora un simbolo del genitale femminile degno di men- 
zione è il cofanetto da gioie ; gioie e tesoro sono anche nel so- 
gno designazioni della persona amata, i dolci sono una frequente 
rappresentazione del piacere sessuale. Al soddisfacimento preso 
sul proprio genitale viene accennato con tutti i generi di giuo- 
chi, anche col suonare il pianoforte. Lo scivolare, lo sdruccio- 
lare e lo strappare un ramo, sono squisite rappresentazioni sim- 
boliche dell'onania. Un simbolo onirico specialmente strano è 
la caduta o lo strappamento di un dente. È certo che esso si- 
gnifica prima di tutto la castrazione quale castigo per l'onania. 
Nel sogno le rappresentazioni speciali per i rapporti sessuali 
sono meno numerose di quanto si potrebbe aspettarsi dopo ciò 
che abbiamo detto sinora. Qui sarebbero da nominarsi i movi- 
menti ritmici come : la danza, il cavalcare, il salire, come pure 
il venir investiti da un veicolo. Poscia certi mestieri manuali, e 
naturalmente la minaccia a mano armata. 

Non dovete immaginare come una cosa semplice l'applica- 
zione e la traduzione di questi simboli. Nel corso di queste av- 
vengono molte cose che stanno in contraddizione con le nostre 



« IL SOGNO » LA SIMBOLICA DEL SOGNO 141 



aspettative. Così p. es. sembra quasi impossibile che in queste 
rappresentazioni simboliche le differenze dei due sessi non siano 
nettamente divise. Alcuni simboli significano generalmente un 
genitale indifferentemente maschile o femminile, p. es. il bam- 
bino piccolo, il piccolo figlio e la piccola figlia. Altre volte un 
simbolo predominantemente maschile può venir usato per rap- 
presentare il genitale femminile o viceversa. Ciò non si può com- 
prendere finché non si abbia esaminato lo sviluppo delle rap- 
presentazioni sessuali nell'uomo. Può darsi che in qualche caso 
questa ambiguità dei simboli sia soltanto apparente; del resto 
i simboli più marcati come armi, borse e casse sono esclusi da 
tale interpretazioni bisessuale. 

Partirò ora non dalla cosa rappresentata, ma dal simbolo, 
darò un prospetto sommario dei campi dai quali vengono presi 
i simboli, e aggiungerò alcune spiegazioni di certi simboli, che 
hanno un carattere comune di incomprensibilità. Un tale sim- 
bolo oscuro è il cappello, forse il copricapo in genere, di signi- 
ficato solitamente maschile, ma talvolta anche femminile. Pure 
il mantello indica un uomo, forse non sempre in rapporto ge- 
nitale. Siete liberi di chiederne il perchè. La cravatta lunga, non 
portata dalla donna, è un chiaro simbolo maschile. Biancheria 
bianca e tela in genere, sono femminili, vestiti e divise sono, 
come dicemmo più sopra, sostituzioni della nudità e delle forme 
del corpo ; la scarpa, la pantofola un genitale femminile. Ta- 
volo e legno furono già enumerati quali simboli femminili poco 
spiegabili, ma indubbi. Scale, scalinate e scale a pioli, rispetti- 
vamente il salire e lo scendere su di esse, come simboli sicuri 
delle pratiche sessuali. Dopo qualche riflessione scopriremo la 
caratteristica comune nel ritmo del salire e dello scendere, e forse 
pure quella dell'eccitazione crescente : della mancanza di respiro 
nel salire. 

Abbiamo già osservato il paesaggio quale rappresentazione 
del genitale femminile. Il monte e la rupe sono simboli del mem- 
bro maschile, il giardino è un frequente simbolo del genitale fem- 
minile. Il frutto non sostituisce il bambino, bensì le mammelle. 
Animali feroci significano persone sessualmente eccitate, e an- 
cora cattivi istinti e passioni. Fioriture e fiori designano il ge- 
nitale femminile o più specialmente la verginità. Non dimenti- 
cate di osservare che i fiori sono in realtà ì genitali delle piante. 

La stanza ci è già nota quale simbolo. Qui la rappresen- 



142 



LEZIONE DECIMA 



fazione continua : le finestre, le entrate e le uscite della camera 
assumono la significazione degli orifici del corpo. In questa sim- 
bolica s'inquadra pure lo stato di apertura o di chiusura della 
stanza, e la chiave, che apre, è senza dubbio un simbolo maschile. 

Questo sarebbe dunque del materiale per la simbolica del 
sogno. Esso non è completo e potrebbe venir tanto approfon- 
dito che allargato. Credo però che il medesimo vi sembrerà più 
che sufficiente, e che ve ne risentirete. Ma, chiederete voi, dun- 
que io vivo proprio in mezzo a dei simboli sessuali? Tutti gli 
oggetti che mi circondano, tutti i vestiti che indosso, tutte le 
cose che prendo in mano sono dunque nient'altro che dei sim- 
boli sessuali ? Non mancano in realtà i motivi per formulare 
'delle domande meravigliate, e la prima di queste suona: Da 
dove precisamente ci viene la nozione del significato di questi 
simboli onirici, per i quali il sognatore stesso non ci fornisce 
alcuna spiegazione o ce ne dà soltanto una insufficiente? 

Io rispondo : da fonti assai diverse, da favole e miti, da 
facezie e da scherzi, dal folclore, cioè, dalla conoscenza di usi, 
costumi, detti e canzoni popolari, dall'uso linguistico, poetico 
e comune. Ritroviamo dappertutto la stessa simbolica, e in pa- 
recchi punti la comprendiamo senza il concorso di un'ulteriore 
istruzione. Seguendo queste fonti singolarmente, troveremo tanti 
paralleli alla simbolica del sogno, da dover ritener per certe le 
nostre interpretazioni. 

Dicemmo che, secondo Scherner, il corpo umano trova nel 
sogno una frequente rappresentazione a mezzo del simbolo : casa. 
Nella continuazione di questa rappresentazione le finestre, le 
porte e i portoni sono le entrate alle cavità del corpo. La stessa 
simbolica esiste però nel nostro uso linguistico. Quando par- 
lando confidenzialmente con un vecchio amico gli diciamo « al- 
tes Haus » (vecchia casa), quando parliamo di dover dare ad 
uno « un colpo sul tetto » (einem eins aufs Dach geben), o 
quando pretendiamo di un altro, che nella sua soffitta c'è qual- 
che cosa di storto, (es. sei bei ihm nicht ganz richtig in Ober- 
stubchen (1), 



(1) C'è un detto veneto che suoha: «Ohe spandi la soffitta» e che designa una 

persona un po' squilibrata, e quello italiano : » Chi guarda la sua vita, guarda un bel 

castello » Si dice « rudere » a un' antica beila donna, e che essa è « puntellata » , se 

porta un busto, che ha il compito troppo visibile di contenere un'esagerata doviziosi 

«sa «baracca» per una persona non agile e di circonferenza ris <£**&• 

(Nota del traduttore) 



« IL SOGNO » LA SIMBOLICA DEL SOGNO 143 

Il fatto che nel sogno troviamo i genitori trasformati in cop- 
pie reali ed imperiali, può sembrar sorprendente a prima vista. 
Ma esso trova i suoi paralleli nelle favole. Non ci balena forse 
l'idea che il principio di molte favole: C'era un re ed una re- 
gina, voglia dire nient'altro che : c'era una volta un padre e una" 
madre? In famiglia i figli vengono scherzosamente chiamati 
« principi » e il maggiore « principe ereditario ». Il re stesso si 
chiama « padre del popolo ». I bimbi vengono spesso designati 
con nomi di piccoli animali, come ranocchietto, topolino ecc. 

Ma ritorniamo alla simbolica della casa. Se le sporgenze 
delle case viste in sogno servono per aggrapparsi, non ricorda 
ciò forse il detto popolare tedesco designante un seno molto 
sviluppato : Quella lì ha qualche cosa dove ci si possa aggrap- 
pare (Die hat etwas zum Anhalten) (1)? Il popolo in questo 
caso, si esprime anche altrimenti, e dice : Quella ha molto le- 
gno dinanzi la casa (Die hat viel Holz vor dem Hause), quasi 
volese aiutarci nella nostra interpretazione, che il legno è un 
simbolo femminile, materno. 

Riguardo al legno c'è dell'altro. Noi non comprendemmo 
come mai questa materia sia arrivata a rappresentare la mater- 
nità, la femminilità. Qui potrà servirci la comparazione delle 
lingue. La parola tedesca « Holz » (legno), dovrebbe appartenere 
allo stesso ceppo di quella greca, ùàt), che significa materia, ma- 
teria greggia. Ci troveremmo dunque dinanzi al caso non pro- 
prio raro, in cui un nome generico di materia sia stato infine 
riservato ad una materia speciale. Ora esiste un'isola nell'oceano 
che porta il nome di Madeira. Scoprendola i Portoghesi le die- 
dero questo nome perchè essa era tutta ricoperta di boschi. In 
portoghese : « Madeira » significa precisamente « legno ». Ma 
voi riconoscerete la parola madeira essere non altro che la poco 
alterata parola latina « materia », che significa egualmente ma- 
teria in generale. Materia poi deriva da mater, madre. La ma- 
teria, di cui consta una cosa è in verità il suo rapporto ma- 
terno. Nell'uso simbolico di legno per designare la donna, la 
madre, è continuato, quindi, l'antico intendimento. 

Nel sogno, la nascita e il parto vengono espressi di regola 
a mezzo di un qualche rapporto con l'acqua ; si cade nelF ac- 



(1) Nel romanesco i! petto rigoglioso è detto il s cornicione». 

(Nota del traduttore) 



144 



LEZIONE DECIMA 



qua o si esce dall'acqua; ciò significa: si partorisce o si na- 
sce. Non dimentichiamo che questo simbolo si può richiamare 
in due modi a una verità della storia dello sviluppo. Che cioè 
non soltanto tutti i mammiferi di terra ferma, compresi i preante- 
nati dell'uomo, provengono da animali acquatici — ma ancora 
ogni singolo mammifero, ogni uomo, ha passato la prima parte 
della sua vita nell' acqua ; e precisamente egli visse quale em- 
brione nel corpo della madre e sortì dall'acqua nascendo. Non 
sostengo che il sognatore sappia questo, ma pretendo invece che 
egli non ha bisogno di saperlo. Un'altra cosa il sognatore la sa 
presumibilmente per averla sentita raccontare durante la sua 
infanzia, ma persino in questo caso sostengo che questa cono- 
scenza non ha cooperato in alcun modo alla formazione dei 
simboli. Da piccolo gli fu detto che la cicogna portava i bam- 
bini ; ma da dove li prendeva ? Dallo stagno, dal pozzo, quindi 
nuovamente dall'acqua. Uno dei miei pazienti, in quel tempo un 
piccolo conte, al quale era stata fornita questa informazione, si 
rese introvabile per un intero dopo pranzo, dopo averla ricevuta. 
Finalmente lo si trovò disteso sull'orlo dello stagno del castello, 
con la faccina inclinata sullo specchio dell'acqua; spiando at- 
tentamente nella speranza di scoprire i bambini che avrebbero 
dovuto trovarsi sul fondo. 

Nei miti sulla nascita degli eroi, sottoposti a un esame com- 
parativo da O. Rank, e di cui il più antico è quello del re Sar- 
gon di Agada, 2800 a. C. circa, 1' esposizione nell' acqua e il 
salvataggio da questa hanno una parte predominante, e Rank 
ha riconosciuto esser queste delle rappresentazioni della nascita 
analoghe a quelle uguali nel sogno (1). 

Salvando nel sogno una persona dall'acqua, s. esprime un 
rapporto di maternità fra sé stessi e la persona salvata : nel mito 
la persona che salva un bambino dall'acqua riconosce di esser 
la vera madre del medesimo. In uno scherzo ben" noto si chiede 
all'intelligente ragazzo israelita chi fosse la madre di Mosè. « La 
principessa » risponde egli senza esitare. Ma no, gli vien oppo- 
sto, colei lo ha soltanto salvato dall'acqua. Questo è quanto essa 
pretende, replica il ragazzo, dimostrando in tal modo di aver 
trovata la giusta interpretazione del mito. 



(1) Rank. Il mito della nascita degli Eroi - trad. di M. Levi Bianchini - Biblioteca 
Psicoanalitica Italiana n.° 4. 1921 - Nocera Inferiore. 



<IL SOGNO» LA SIMBOLICA DEL SOGNO 145 



Nel sogno il partire significa morire. È pure un'abitudine 
di dire al bambino che si informa di un morto, del quale nota 
la assenza, essere questi partito. Vorrei nuovamente protestare 
contro la credenza che il simbolo onirico derivi da cotesto pre- 
testo usato verso il bambino. Il poeta si serve del medesimo 
rapporto simbolico, quando parla dell' al di là, come di un paese 
sconosciuto, dal cui circondario nessun viaggiatore (no traveller) 
ritorna. Anche nella vita comune ci è usuale di parlare dell'ul- 
timo viaggio. Ogni conoscitore degli antichi riti sa quanto se- 
riamente venisse presa la rappresentazione di un viaggio nel 
paese della morte; nell'antica religione egiziana p. es. il libro 
dei morti che a ino' di Baedeker veniva dato alla mummia quale 
guida per il suo viaggio, ci è conservato in parecchi esemplari. 
Del resto da quando i luoghi di sepoltura sono stati separati 
da quelli di abitazione, l'ultimo viaggio dei defunti è diventato 
una realtà. 

La simbolica genitale non è nemmeno essa una cosa ap- 
partenente soltanto al sogno. Ognuno di noi sarà stato al- 
meno una volta tanto scortese da chiamare una donna « alte 
Schachtel » (vecchia scatola), forse senza sapere che stava u- 
sando un simbolo genitale. Il nuovo testamento dice: « La donna 
e un fragile vaso ». Nel loro stile ricco di poesia, le sacre scrit- 
ture degli ebrei sono piene di espressioni simboliche sessuali, 
che non sempre sono state giustamente comprese, e la cui in- 
terpretazione ha cagionato parecchi equivoci come p. es. nel 
Cantico dei Cantici. Nella letteratura ebraica posteriore è molto 
diffusa la figurazione della donna quale casa, in cui la porta 
rappresenta l'orifizio sessuale. P. es. nel caso di mancata ver- 
ginità, l'uomo si lamenta di aver trovata la porta aperta. Anche 
il simbolo di tavolo per donna è noto a questa letteratura. La 
donna dice di suo marito: « Gli apprestai la tavola, ma egli 
la capovolse ». Si dice che da questo capovolgere della tavola 
da parte dell'uomo, abbiano origine dei figli zoppi ! Ricavo 
questi documenti probativi da un trattato di L. Levi di Bruna 
« La simbolica sessuale della Bibbia e del Talmud »* 

Che nel sogno anche le navi abbiano il significato di donne 
ce lo rendono credibile gli etimologhi, i quali sostengono che 
Schiff (nave) sia stato originariamente il nome di un recipiente 
di terra, e sia la stessa parola di Schaff « (mastello) ». Che la 
stufa sia un grembo femminile o materno ce lo afferma la leg- 



10 



146 



LEZIONE DECIMA 



genda greca di Periandro di Corinto e di sua moglie Melissa. 
Allorché, secondo il racconto di Erodoto, il tiranno evocò l'om- 
bra della sua amatissima consorte, da lui assassinata per gelosia, 
allo scopo di ottenere da essa una spiegazione, l'estinta si diede 
a conoscere ammonendo Periandro, di aver egli messo il suo 
pane in una stufa fredda, accennando così ad un episodio che 
a nessun altro poteva esser noto. NeWAnthropophyteia, pubbli- 
cata da F. 5. Kraus, fonte insostituibile per tutto quanto riguarda 
la vita sessuale dei popoli, troviamo che in una determinata 
regione tedesca si dice di una donna che si è sgravata: « Che 
la stufa è crollata ». La preparazione del fuoco e tutto quanto 
sta in nesso con la medesima è intimamente intessuta di sim- 
bolica sessuale. La fiamma è sempre un genitale maschile, e il 
posto dove viene acceso il fuoco, il focolare, un grembo fem- 
minile. 

Se la frequenza con la quale i paesaggi vengono adoperati 

nel sogno quali rappresentazioni del genitale femminile, dovesse 
meravigliarvi, fatevi spiegare dai mitologhi la parte che spetta 
alla Madre Terra nelle immaginazioni e nei culti dell'antichità, 
e come da questa simbolica sia stata determinata tutta l'inter- 
pretazione dell'agricoltura. Sarete inclinati a dedurre dal nostro 
uso linguistico che dice » Frauenzimmer » invece di Frau (donna), 
che net sogno la stanza (Zimmer) significa donna (Frauenzim- 
mer) sostituendo così la persona con la località ad essa desti- 
nata Allo stesso modo parliamo dell' « Alta Porta » ed inten- 
diamo indicare il sultano ed il suo governo, e anche «1 nome 
dell'antico re egiziano Pharaone, non significa altro che « grande 
cortile»- (Neil' antico Oriente i cortili fra le doppie porte 
della città erano luogo di pubblico convegno, come nel mondo 
classico i fori). Credo soltanto che questa deduzione sia troppo 
superficiale. Mi sembra più verosimile che la stanza sia divenuta 
un simbolo femminile, quale località racchiudente l'uomo. Sap- 
piamo già la casa avere il medesimo significato, e attingendo 
alla mitologia ed allo stile poetico, possiamo aggiungere ai 
simboli femminili anche città, castello, palazzo e fortezza (1). 
La questione riguardante i sogni di persone che non parlano e 

(1, In italiano una donna inaccessibile viene chiamata spésso una torre , d'avorio 
una fortezza inespugnabile: per designare una donna ^»*g+**^£ 
fortezza assediata. Nelle «Litanie, della benedizione cattolica la Madonna v.ene ch.a 
mata < lanua coeli » « Turris eburnea » ecc. 



e IL SOGNO » LA SIMBOLICA DEL SOGNO 147 



non comprendono il tedesco, si può risolvere facilmente. Negli 
ultimi anni ho curato prevalentemente pazienti stranieri e credo 
di ricordarmi come, pure nei loro sogni, la stanza significasse 
una donna, benché nella loro favella mancasse l'analogo uso 
linguistico. Ci sono ancora altri indizi che mostrano come la 
relazione simbolica sorpassi i confini linguistici, cosa già affer- 
mata dal vecchio scrutatore di sogni Schubert (1862). Però nes- 
suno dei miei sognatori era completamente ignaro del tedesco, 
sicché devo lasciare questa distinzione alle cure di quei psico- 
analisti che sono al caso di raccogliere esperienze in altri paesi 
da persone che parlino una sola lingua. 

Fra le rappresentazioni simboliche del genitale maschile ve 
ne sarà a mala pena una che non figuri nell'uso linguistico sia 
scherzoso che volgare o poetico, specialmente in quello degli 
antichi autori classici (1). E qui non sono soltanto da conside- 
rarsi quei simboli che compariscono nel sogno, ma anche dei 
nuovi, come p. es. gli utensili destinati a lavori diversi, e in 
primo luogo l'aratro. Del resto trattando delle rappresentazioni 
simboliche maschili ci avviciniamo a un campo molto vasto e 
discusso, dal quale vogliamo tenerci lontani per motivi econo- 
mici. Vorrei soltanto prestare qualche attenzione al simbolo del 3 
il quale sorte, per così dire, dalle file. Resta insoluto se questo 
numero debba il suo carattere sacro a questo rapporto simbo- 
lico. Sembra però accertato che l'applicazione di varie cose tri- 
partite che compariscono nella natura, in scudi ed emblemi, 
derivi da un tale significato simbolico, p. es. quella del trifoglio. 
Anche il cosiddetto giglio francese, che è tripartito e lo strano 
stemma di due isole tanto distanti fra di loro, come la Sicilia 
e L'isle of Man, il Triskeles (tre gambe partenti da un centro 
e piegate a metà) sembrano esser nient'altro che delle stilizza- 
zioni del genitale maschile. Nell'antichità gli emblemi del mem- 
bro virile erano considerati quali i più forti preservativi contro 
gli influssi cattivi (Apotropaea) ed il fatto che gli amuleti 
ed i porta fortuna del nostro tempo, siano generalmente rico- 
noscibili quali simboli genitali o sessuali, sta in relazione con 



(1) Nel Belli, che espone nelle sue poesie delle espressioni popolari per il genitale 
maschile e femminile, troviamo parecchi simboli che concordano con quelli qui men- 
zionati, come p. es.; per il genitale maschile; e inguilla, manganello, batocco, turaccio, 
cannocchiale, arma, bambino, catenaccio, fratello piccinino; » e per il femminile; e spacco, 
fissura, gròtta, sciavatta, chitarrina, vaschetta, fodero, varpelosa, finestrella, tajola ». 
(N. d. T.). 



I 



148 



LEZIONE DECIMA 



questa antica credenza. Osserviamo una simile raccolta, nella 
forma p. es. di quei piccoli ciondoli d'argento che si appen- 
dono alle catene, ecc.: un quadrifoglio, un porcellino, un fungo, 
un ferro da cavallo, una scala a pioli, uno spazzacamino. Il 
quadrifoglio ha preso il posto del trifoglio, simbolo reale e 
più adatto; il maiale è un antico simbolo del pene, certi funghi 
devono il loro nome sistematico alla loro indiscutibile somi- 
glianza col membro virile (Phallus impudicus), il ferro da ca- 
vallo riproduce l'apertura genitale femminile, e lo spazzacamino, 
che porta la scala a pioli, appartiene a questa collettività, perchè 
egli compie una di quelle funzioni, alla quale vengono volgar- 
mente paragonate le pratiche sessuali, (vedi l'Anthropophyteia). 
Già nel sogno abbiamo potuto riconoscere quale simbolo ses- 
suale la stessa scala a pioli, e qui ci viene in aiuto l'uso lingui- 
stico tedesco, il quale ci dimostra come la parola salire « stei- 
gen » possa venire adoperata in raffinato senso sessuale. Si dice 
« den Frauen nachsteigen » salire dietro alle donne, e « ein 
alter Steiger ». Nella lingua francese, dove lo scalino si chiama 
« marche », troviamo l'analoga espressione « un vieux marcheur » 
che definisce un vecchio libertino. È probabile che queste re- 
latività stiano in nesso col fatto, che i rapporti sessuati di molti 
animali grandi hanno per premessa il « salire », il montare cioè 

sulla femina. 

Quale rappresentazione simbolica dell'onania, lo strappare 
di un ramo, non corrisponde soltanto alla definizione volgare 
dell'atto onanico, ma possiede ancora dei vasti paralleli mito- 
logici. Specialmente strana però, è la rappresentazione dell'onania, 
o meglio del relativo castigo, cioè della castrazione, a mezzo 
della caduta dei denti o dello strappamento dei denti , perchè 
ad essa si trova un riscontro nella storia dei popoli, riscontro 
che dovrebbe essere conosciuto soltanto da una minima parte 
dei sognatori. La circoncisione, praticata da tanti popoli, ci 
sembra essere indubbiamente un equivalente e una sostituzione 
della castrazione. E si racconta che presso alcune stirpi primi- 
tive dell'Australia, la circoncisione viene praticata quale rito al- 
l'epoca della pubertà (a festeggiare cioè la raggiunta virilità del 
giovane (1) mentre delle altre stirpi a queste confinanti, hanno 



(1, Nell'Africa equatoriale la circoncisione si pratica solamente verso il 6J-8 anno 
di etì, come io stesso ho veduto ne. mio viaggio a. Congo nel 1904.-Lev, B.anch.n.. 



« IL SOGNO » LA SIMBOLICA DEL SOGNO 149 



sostituito l'atto della circoncisione con quello di levare un dente 
con un colpo. 

Con queste prove chiudo la mia esposizione. Sono prove 
soltanto: molto di più sappiamo su questo soggetto, e potete 
immaginarvi quanto più ricca ed interessante riuscirebbe una 
simile raccolta, se venisse fatta da scienziati specialisti in mito- 
logia, antropologia, linguistica o folklore, invece che da noi 
dilettanti. Veniamo spinti tuttavia ad alcune conclusioni, che 
non potranno essere esaurienti, ma che ci daranno molto a 
pensare. 

Prima di tutto siamo posti dinanzi al fatto, che il sogna- 
tore dispone dello stile simbolico, che egli non conosce né ri- 
conosce quando è sveglio. Potreste stupirvi altrettanto facendo 
la scoperta che la vostra cameriera comprende il sanscrito, pur 
sapendola nata in un villaggio boemo, dove non ha avuto oc- 
casione di apprenderlo. Non è facile venir a capo di questo 
fatto in base alle nostre idee psicologiche. Possiamo dire sol- 
tanto che nel sognatore la nozione della simbolica è inconscia, 
e che essa appartiene alla sua vita psichica inconscia. Ma anche 
questa supposizione non è sufficiente. Finora avevamo dovuto 
ammettere soltanto delle tendenze inconscie, delle tendenze, 
cioè, di cui temporaneamente e costantemente nulla si sapeva. 
Ora invece non più soltanto tendenze, ma anche nozioni, re- 
lazioni ideative, comparazioni fra oggetti diversi, le quali fanno 
sì che una cosa possa venir messa costantemente al posto di 
un'altra. Questi paragoni non vengono fatti di caso in caso, 
essi sono pronti una volta per sempre; ciò risulta dalla loro 
concordanza in varie persone, concordanza esistente magari ad 
onta della differenza linguistica. 

Da dove dovrebbe provenire una simile nozione delle re- 
lazioni simboliche? L'uso linguistico non copre che una pic- 
cola parte di esse. Gli svariati paralleli attinti da altri campi 
sono per lo più sconosciuti al sognatore; noi stessi abbiamo 
dovuto affaticarci a cercarli. 

In secondo luogo queste relazioni simboliche non sono 
affatto particolari al sognatore o al lavoro del sogno, a mezzo 
del quale esse vengono espresse. Apprendemmo che la stessa 
simbolica viene usata nei miti, nelle fiabe, nei detti e nelle can- 
zoni popolari, nel comune uso linguistico e nelle fantasie poe- 
tiche. Il campo della simbolica è enormemente vasto; la sim- 



150 



LEZIONE DECIMA 



bolica del sogno è soltanto una piccola parte di esso; non sa- 
rebbe neppure indicato di affrontare tutto il problema partendo 
dal sogno. Nel sogno molti simboli altrove usuali non compa- 
riscono affatto, oppure assai raramente; alcuni simboli del sogno 
non si ritrovano in tutti gli altri campi, ma, come avete visto, 
soltanto qui o lì. Si ritrae l'impressione di trovarsi dinanzi ad 
un antico modo di esprimersi, ormai scomparso, di cui alcunché 
si è mantenuto in vari campi, una cosa qui, l'altra lì : una terza 
forse sotto forme leggermente mutate in più di un campo spi- 
rituale. A questo punto devo pensare alla fantasia di un inte- 
ressante ammalato di mente, il quale aveva immaginato una 
« lingua di origine » i cui resti sarebbero state queste relazioni 

simboliche. 

In terzo luogo, dovete aver notato, che negli altri campi 
da noi menzionati, la simbolica non è affatto soltanto sessuale, 
mentre nel sogno i simboli vengono usati quasi esclusivamente 
ad esprimere oggetti o rapporti sessuali. Anche questo non è 
facilmente spiegabile. Dobbiamo credere che dei simboli di si- 
gnificato originariamente sessuale abbiano ottenuto più tardi 
un' altra applicazione; e sarebbe ancora possibile che l'attenua- 
zione della rappresentazione sessuale all'altra stia in rapporto 
con questo fatto ? Evidentemente non si può rispondere a queste 
domande basandosi soltanto sulla simbolica onirica. Si può so- 
lamente attenersi con fermezza alla supposizione che tra le cose 
sessuali e i veri simboli esista una relazione particolarmente 

intima. 

Negli ultimi anni ci fu dato un indizio importante in questo 
riguardo. Un linguista , H. Sperber (Upsala), il quale lavora 
indipendentemente dalla psicoanalisi , ha emessa l' opinione 
che i bisogni sessuali sono quelli che contribuirono maggior- 
mente alla formazione e allo sviluppo della lingua. Le prime 
parole avrebbero stabilito la comunicazione, e avrebbero ser- 
vito al richiamo del compagno sessuale; l'ulteriore sviluppo 
delle radici linguistiche avrebbe accompagnato i vari lavori 
dell'uomo primitivo. Questi lavori sarebbero stati eseguiti in 
comune fra un ripetersi ritmico di espressioni vocali. In tal 
modo sarebbe stato rivolto al lavoro un interesse sessuale. 
L' uomo primitivo si sarebbe reso sopportabile il lavoro, trat- 
tandolo come un equivalente e come un surrogato dell'attività 
sessuale. Così la parola pronunciata durante il comune lavoro, 



«IL SOGNO» LA SIMBOLICA DEL SOGNO 151 



avrebbe avuto due significati, designando l'atto sessuale e con- 
temporaneamente l'attività lavorativa che gli era stata pareg- 
giata. Con l'andar del tempo la parola si sarebbe staccata dal 
suo significato sessuale fissandosi quale designazione del re- 
lativo lavoro. Parecchie generazioni dopo, la stessa cosa sarebbe 
avvenuta con un'altra parola, la quale in quel momento avrebbe 
avuto un significato sessuale e sarebbe stata applicata a defi- 
nire una nuova specie di lavoro. In tal maniera si sarebbe for- 
mato un certo numero di radici linguistiche, che pur essendo 
tutte di origine sessuale avrebbero finito per perdere il loro 
significato primitivo. Se l'asserzione ora abbozzata dovesse es- 
sere giusta, essa ci aprirebbe realmente una possibilità di com- 
prensione della simbolica onirica. Comprenderemmo allora per- 
chè nel sogno, il quale mantiene alcunché di queste antiche 
condizioni, esista una quantità tanto eccezionale di simboli 
sessuali, e perchè in genere, le armi e gli utensili raffigurino 
l'uomo, le stoffe e le cose lavorate la donna. La relazione sim- 
bolica sarebbe il resto dell'antica identità di parola; oggetti che 
in altri tempi portarono il medesimo nome dei genitali, possono 
ora, nel sogno, sostituire gli stessi quali simboli. 

Ma dai paralleli da noi fatti durante Io studio della sim- 
bolica onirica, voi potete anche stimare quanto valga la carat- 
teristica della psicoanalisi, quella caratteristica cioè che la rende 
atta a divenire un oggetto d'interesse generale, ciò che non è 
concesso né alla psicologia né alla psichiatria. Durante il lavoro 
psicoanalitico vengono stabilite delle relazioni con moltissime 
altre scienze dello spirito, con la mitologia, con la linguistica, 
col foklore, con la psicologia dei popoli, con la religione; e 
l'esame di queste relazioni promette le scoperte più preziose. 
Troverete comprensibile che nel campo della psicoanalisi sia 
nata una rivista, la quale per suo unico compito si è assunta 
la cura di tali relazioni, e precisamente V Imago, fondata nel 
1912 e diretta da Hanns Sachs e da Otto Rank. In tutte queste 
relazioni la psicoanalisi si è piuttosto datrice che ricevente. Essa 
ne trae bensì il vantaggio che, ritrovandosi in altri campi, i 
suoi strani risultati ci divengono più famigliari : ma in linea 
generale è proprio la psicoanalisi quella che fornisce i metodi 
e i punti di vista, la cui applicazione diverrà fertile negli altri 
campi spirituali menzionati. La vita psichica dell'individuo vista 
attraverso l'esame psicoanalitico, ci dà le delucidazioni a mezzo 



152 



LEZIONE DECIMA 



delle quali veniamo messi in grado di sciogliere parecchi mi- 
steri della vita delle masse, o almeno di porre i medesimi nella 
loro giusta luce. 

Del resto non vi ho nemmeno ancor detto sotto quali condi- 
zioni possiamo ottenere la visione più profonda in quella suppo- 
sta « lingua di origine » né in quale campo essa si sia maggior- 
mente mantenuta. Fino a tanto che questo non vi sia noto, non 
siete neppure al caso di apprezzare tutta l'importanza della cosa. 
Questo campo è precisamente quello della nevrosi, il suo ma- 
teriale è formato dai sintomi e dalle altre manifestazioni dei 
nervosi, per la spiegazione e per il trattamento dei quali è stata 
creata la psicoanalisi. 

Il mio quarto punto di vista ritorna nuovamente verso il 
punto di partenza e rientra nella via che ci è tracciata. Abbiamo 
detto che anche non esistendo la censura onirica il sogno non ci 
sarebbe facilmente comprensibile, perchè allora ci troveremmo 
dinanzi al compito, di dover tradurre il linguaggio simbolico 
del sogno in quello del nostro pensiero sveglio. La simbolica 
del sogno sta dunque a fianco della censura onirica, come un 
secondo momento indipendente dell'alterazione del sogno. Ci 
si sente però inclinati ad ammettere che la censura onirica trovi 
comodo di servirsi della simbolica, giacché questa conduce allo 
stesso risultato, a quello cioè di rendere il sogno strano e in- 
comprensibile. 

Vedremo fra poco se durante un ulteriore studio del sogno, 
ci sarà dato di imbatterci in un nuovo momento, contribuente 
anch' esso alla defigurazione onirica. Non vorrei però abban- 
donare il tema della simbolica onirica , senza accennare nuova- 
mente al fatto enigmatico, che questa abbia potuto urtare in 
una resistenza tanto violenta da parte delle persone colte, ab- 
benchè la sua diffusione nei miti, nella religione, nell'altee 
nella lingua, sia indiscutibile. Che la colpa sia da ascriversi 
anche questa volta ai suoi rapporti con la sessualità? 



LEZIONE UNDICESIMA 



« I! sogno » Il lavoro onirico 

Signore e Signori, 

Pur essendo venuti a capo delle difficoltà opposte dalla 
censura onirica e dalla rappresentazione simbolica, voi non 
avete ancora vinte tutte quelle, presentate dalla deformazione 
onirica: ma siete pertanto al caso di comprendere la maggior 
parte dei sogni. Per farlo potete servirvi delle due tecniche 
che si completano reciprocamente, evocando le idee del so- 
gnatore, finché siate arrivati dal surrogato all'essenziale, e so- 
stituendo i simboli coi loro relativi significati a mezzo delle vo- 
stre nozioni personali. Parleremo più tardi di alcune incertezze 
che risultano durante questo procedimento. 

Possiamo ora riprendere un lavoro, da noi tentato a suo 
tempo con mezzi insufficienti, quando cioè studiavamo le rela- 
zioni esistenti fra gli elementi onirici e la loro essenza reale; 
studio, durante il quale riuscimmo a stabilire quattro specie prin- 
cipali di rapporti e precisamente : quello della parte per il tutto- 
quello dell'avvicinamento o dell'allusione, quelle simbolico e 
quello della rappresentazione plastica della parola. Vogliamo ora 
intraprendere la stessa cosa in proporzioni maggiori, confron- 
tando il contenuto onirico manifesto nel suo complesso a quello 
latente trovato con l'interpretazione. 

Spero che non confonderete mai più fra di loro questi due 
contenuti e se riuscirete a non farlo, avrete raggiunto una com- 
prensione più profonda di quanto probabilmente, avrà saputo ot- 
tenere la maggior parte dei lettori della mia «Traumdeutung» (1). 
E lasciatevi dire ancora una volta che quel lavoro il quale tra- 
ci) Freud — Traumdeutung — 4.' ed. Deuticke Wien 1919. 



154 



LEZIONE UNDICESIMA 



sforma il sogno latente nel sogno manifesto si chiama lavoro 
onirico. Il lavoro procedente in direzione inversa, e che vuol 
arrivare dal sogno manifesto a quello latente è il nostro lavoro 
interpretativo. Il lavoro interpretativo tende a distruggere il la- 
voro onirico. Anche i sogni di tipo infantile riconosciuti quali 
evidenti compimenti di desideri sono stati parzialmente sotto- 
posti al lavoro onirico, subendo cioè la trasposizione della forma 
di desiderio a quella di realtà, e quasi sempre anche la trasfor- 
mazione dei pensieri in quadri visuali. In questo caso non è 
necessaria un'interpretazione, ma soltanto una ritrasposizione 
nella forma di prima. Quanto negli altri sogni si è ancora ag- 
giunto in fatto di lavoro onirico, viene da noi chiamato l'alte- 
razione onirica, ed è questa defigurazione che dobbiamo far 
retrocedere mediante l'interpretazione. Grazie alla comparazione 
di molte interpretazione di sogni, mi trovo in grado di potervi 
dare una rappresentazione coordinata di quanto il lavoro onirico 
fa del materiale composto da pensieri onirici latenti. Vi prego 
però di non voler comprender troppo. Si tratta di una descri- 
zione che va ascoltata con attenzione tranquilla. 

La prima produzione del lavoro onirico è la condensazione. 
Con questa parola designiamo il fatto che il sogno manifesto 
ha un contenuto minore di quello latente, ed è quindi una spe- 
cie di traduzione abbreviata del medesimo. In singoli casi la 
condensazione può eventualmente mancare, ma di regola essa 
esiste, e spesse volte in proporzioni enormi. Il caso contrario 
non si presenta mai, cioè non può accadere che il sogno mani- 
festo abbia un contenuto più esteso e più ricco di quello la- 
tente. La condensazione si compie: 

1 mediante l'esclusione assoluta di certi elementi latenti ; 

2. mediante la trasposizione di soli frammenti di alcuni 
complessi del sogno latente in quello manifesto; 

3. mediante l'unione e la fusione in una sola unità, di ele- 
menti latenti che abbiano alcunché di comune. 

Se volete possiamo riservare il nome di « condensazione » 
per designare soltanto quest'ultimo procedimento. I suoi effetti 
si possono dimostrare in modo specialmente facile. Da. vostri 
stessi sogni potrete trarre senza fatica il ricordo di condensa- 
zioni di più persone in una sola. Un simile personaggio misto 
ha p. es. l'aspetto di A, è vestito come B, fa una cosa che ri- 
corda C, suscitando allo stesso tempo la, nozione che si tratta 



«IL SOGNO » IL LAVORO ONIRICO 155 

dell'individuo D. Mediante questa formazione mista, viene na- 
turalmente rilevato alcunché di comune a queste 4 persone. Allo 
stesso modo si possono creare delle formazioni miste composte 
di oggetti o di località, quando sia realizzata la condizione che 
i singoli oggetti e le singole località abbiano di comune quanto 
viene rilevato dal sogno latente. Si tratta di una nuova e fu- 
gace figurazione di idee che ha per nocciolo questo carattere 
comune. Dalla sovrapposizione delle singole idee condensate 
risulta, di regola, un quadro poco nitido ed indistinto, somi- 
gliante ad una lastra fotografica, che sia stata impressionata 
più di una volta. 

11 lavoro onirico deve tenerci moltissimo alla creazione di 
simili figurazioni miste, perchè possiamo dimostrare che nei casi 
in cui a prima vista mancavano i caratteri comuni a ciò neces- 
sari, essi sono stati creati artificialmente, e ciò p. es. mediante 
la scelta della parola atta ad esprimere un pensiero. Simili con- 
densazioni e formazioni miste ci sono già note, esse avevano 
una parte nella formazione di alcuni casi di papere. Vi ricor- 
date di quel giovane che facendo la corte alla figlia del suo 
futuro principale e raccomandandosi a questi per ottenere il 
posto al quale ambiva, lo assicurò di esser molto intrapreten- 
dente. Esistono inoltre dei giuochi di parole la cui tecnica si 
può ricondurre a una tale condensazione. Ma prescindendo da 
ciò, possiamo sostenere che si tratta di un procedimento strano 
e non comune. La formazione di personaggi onirici misti trova 
bensì dei riscontri in alcune creazioni della nostra fantasia, la 
quale fonde facilmente in una sola unità delle parti integranti 
di cose che in realtà non hanno nulla a che fare di loro (così 
p. es. nei centauri e negli animali favolosi dell'antica mitologia 
o dei quadri di Bòcklin): ma in genere la cosiddetta fantasia crea- 
trice nulla può creare, essa può soltanto unire delle parti di 
cose estranee I'una all'altra. Ma il fatto che singolarizza il pro- 
cedimento del lavoro onirico è il seguente: il materiale che sta 
a sua disposizione è formato da pensieri, alcuni dei quali po- 
tranno magari essere scandalosi ed inammissibili, ma pur sem- 
pre da pensieri formati ed espressi correttamente. Il lavoro oni- 
rico trasporta questi pensieri in un'altra forma, ed è strano ed 
incomprensibile il fatto, che nel corso di questa traduzione o 
di questa trasposizione in una specie di scrittura o di linguag- 
gio differente, vengano applicati dei mezzi quali la condensa- 



156 



LEZIONE UNDICESIMA 



zione o la combinazione. Di solito la traduzione si adopera a 
tener conto delle cernite fatte nel testo , e tenta di tenere se- 
parate per l'appunto le somiglianze. Il lavoro onirico, al con- 
trario, si affatica a condensare due pensieri differenti, designan- 
doli con un'espressione che abbia più di un significato, e che 
possa rinchiuderli entrambi, come se si trattasse di fare un giuoco 
di parole. Non bisogna voler capire così senz'altro questa carat- 
teristica, ma essa potrà diventare importantissima per la compren- 
sione del lavoro onirico. 

Benché la condensazione renda il sogno opaco, pure non 
ne riceviamo l'impressione che essa sia un effetto della censura 
onirica. Saremo piuttosto tentati di ricondurla a motivi mec- 
canici o economici, ma in tutti i casi la censura deve entrarci 
in qualche modo. 

Le prestazioni della condensazione possono esser straordi- 
narie. Col suo concorso è talvolta possibile di unire in un so- 
gno manifesto due corsi del tutto diversi di pensieri latenti, co- 
sicché possiamo aver ottenuto una spiegazione del sogno che 
sembra sufficente, mentre tutto un ulteriore significato dello 
stesso ci è sfuggito. 

Per quanto riguarda il rapporto fra il sogno latente e quello 
manifesto, la condensazione ha pure per conseguenza di non 
lasciar sussistere fra gli elementi relativi nessuna relazione sem- 
plice. Un elemento manifesto corrisponde allo stesso tempo a 
parecchi latenti, e un elemento latente può all' incontro far parte 
di parecchi manifesti : una specie di rattrappimento insomma. 
Durante l' interpretazione del sogno, si vede pure che le idee 
riguardanti un singolo elemento non devono necessariamente 
seguirsi con regolarità. Bisogna talvolta attendere che tutto il 
sogno sia stato spiegato. 

Il lavoro onirico compie dunque una specie assai poco co- 
mune di trascrizione dei pensieri onirici. Non si tratta di una 
traduzione fatta parola per parola o segno per segno, non di 
una cernita eseguita secondo una data regola, come se da una 
parola si scegliessero soltanto le consonanti, omettendo le vo- 
cali, e neppure di quanto si potrebbe chiamare una sostitu- 
zione, cioè dell'estrazione di un elemento in luogo di molti, 
ma bensì di qualche cosa assai diversa e ben più complicata. 

La seconda produzione del lavoro onirico è lo spostamento 
o dislocazione. Per questo fortunatamente lavorammo già in pre- 






■ 



e IL SOGNO » IL LAVORO ONIRICO 157 



cedenza ; esso è, in tutto e per tutto, opera della censura oni- 
rica. Le sue due estrinsecazioni sono : primo, il fatto che un 
elemento latente non viene sostituito da una sua parte integrale, 
bensì da qualche cosa di più lontano, da un'allusione; e se- 
condo la circostanza che V accento psichico passa da un ele- 
mento importante ad un altro meno importante, sicché il sogno 
appare strano e differentemente centrato. 

La sostituzione mediante un' allusione è nota anche al no- 
stro pensiero sveglio, ma c'è una differenza fra i due casi. 
L' allusione fatta dal pensiero sveglio deve essere facilmente 
comprensibile, e il surrogato deve stare in relazione di conte- 
nuto col suo essenziale. Anche lo scherzo, il gioco di parole, 
si serve frequentemente dell' allusione ; esso rinuncia alla con- 
dizione della relatività di contenuto, e sostituisce questa me- 
diante associazioni esterne inusuali come l'assonanza, il doppio 
o triplo significato di una parola ecc. Esso mantiene però la 
condizione della comprensibilità; lo scherzo perderebbe tutto 
il suo effetto, se la via di ritorno dall'allusione all'essenziale 
non dovesse presentarsi piana e facile. L' allusione onirica sorta 
dallo spostamento, si è invece liberata da entrambe queste re- 
strizioni. Essa è legata all'elemento che sostituisce mediante i 
rapporti più esterni e più lontani, è perciò incomprensibile, e 
una volta ricondotta al suo punto di partenza, la sua interpre- 
tazione ci sembra essere uno scherzo mal riuscito o una spiega- 
zione spinta, forzata e tirata per i capelli. La censura del sogno 
ha raggiunto il suo scopo appunto soltanto quando è riuscita 
a rendere introvabile la via di ritorno dall'allusione all'es- 
senziale. 

E un fatto stranissimo V usare quale espressione di un pen- 
siero lo spostamento dell'accento. Talvolta ammettiamo quest'ul- 
timo durante il pensiero sveglio, allo scopo di ottenere un effetto 
comico. Posso produrre in voi l'impressione di smarrimento, che 
da esso ci deriva, ricordandovi il seguente aneddoto : In un vil- 
laggio viveva un fabbro che si era reso colpevole di un delitto 
punibile con la morte. Il tribunale giudicò che la colpa avrebbe 
dovuto essere espiata, ma il colpevole essendo l'unico fabbro del 
paese e perciò indispensabile, mentre nel medesimo vivevano 
invece tre sarti, fu deciso di appiccare uno di questi in sua vece. 
La terza produzione del lavoro onirico è la più interes- 
sante dal lato psicologico. Essa consta della traduzione dei peti- 



158 



LEZIONE UNDICESIMA 



sieri in quadri visuali. Teniamo presente il fatto che nei pen- 
sieri onirici non tutto subisce questa trasposizione : alcunché 
conserva la sua forma e comparisce anche nel sogno manifesto 
quale pensiero o quale nozione ; per di più i quadri visuali non 
sono P unica forma nella quale i pensieri vengono trasposti. 
Detti quadri però sono egualmente 1' essenziale della formazione 
onirica; questa parte del lavoro onirico tiene, come sappiamo, 
il secondo posto in fatto di costanza, e noi stessi abbiamo già 
avuto occasione di osservare delle rappresentazioni plastiche di 
singoli elementi del sogno. 

È chiaro che non si tratta di una produzione facile. Per 
farvi un' idea delle difficoltà da essa incontrate, figuratevi di 
aver assunto V incarico di sostituire 1' articolo di fondo di un 
giornale politico mediante una serie di illustrazioni, trovandovi 
in tal modo rigettati dalla scrittura composta di lettere a quella 
figurata. La sostituzione mediante quadri vi riuscirà facile e 
magari vantaggiosa, per quanto a questo articolo si riferirà a 
persone o ad oggetti concreti, ma le difficoltà si presenteranno 
al momento di rappresentare tutte le parole astratte e tutte 
quelle parti del discorso che designano delle relazioni di pen- 
siero, come le particelle, le congiunzioni e simili. Per quanto 
riguarda le parole astratte potrete aiutarvi con ogni genere di 
artifici. Vi adoprerete, p. es. a trasportare l' articolo in uno 
stile differente che avrà forse un carattere esotico, ma che con- 
terrà un maggior numero di rappresentazioni concrete atte ad 
essere raffigurate. Vi ricorderete poscia che le parole astratte 
sono per lo più delle parole concrete sbiadite, e tenterete perciò 
di ricondurre queste parole al loro significato concreto origi- 
nale, ogni qual volta vi sarà possibile di farlo. Sarete quindi 
felici di poter raffigurar il possesso di un oggetto, con un ef- 
fettivo « sedervi sopra ». Il lavoro onirico agisce del pari. Voi 
stessi trovandovi in simili circostanze, non potreste accampar 
grandi pretese in fatto di esattezza rappresentativa. Permette- 
rete perciò anche al lavoro onirico di sostituire p. es. un ele- 
mento tanto difficile da superarsi come 1' adulterio (la rottura 
del vincolo matrimoniale) con una rottura di altro genere p. es. 
quella di una gamba (1). Riuscirete così a livellare sino a un 



(1) Mentre sono intento a correggere questi fogli, il caso mi fa avere una nota 



«IL SOGNO» IL LAVORO ONIRICO 159 



certo punto la goffaggine che presenta la scrittura figurata nella 
sostituzione della scrittura composta da lettere. 

Ma simili espedienti vi mancheranno nella rappresentazione 
di quelle parti del discorso che designano delle relazioni di 
pensiero, come « perchè, perciò, ma » e così via ; queste parti 
integrali del testo saranno quindi perdute per la vostra traspo- 
sizione in quadri. Procedendo con lo stesso metodo, il lavoro 
onirico smembra il contenuto dei pensieri del sogno nel suo 
materiale greggio composto di oggetti ed attività. Voi vi po- 
trete chiamar fortunati se vi sarà data la possibilità di accen- 
nare mediante 1' espressione più raffinata di un quadro a quelle 
relazioni che non sono rappresentabili. Il lavoro onirico riesce 
egualmente ad esprimere parecchi particolari del contenuto dei 
pensieri latenti del sogno con le stranezze formali del sogno 
manifesto, con la chiarezza e V oscurità dello stesso, con la 
suddivisione di questo in più parti e simili. Il numero dei so- 
gni parziali nei quali il sogno è suddiviso, corrisponde di re- 

giornalistica, che riproduco qui, quale illustrazione inaspettata delle frasi suddette : 

Il Castigo di Dio. 

Rottura ài un braccio per rottura della fede matrimoniale. 

La signora Anna M. moglie di un riservista, mosse accusa di adulterio contro la 
signora Clementine K. L' accusa dice che la K. manteneva una relazione di natura pu- 
ngile con Carlo M. mentre il proprio marito si trovava al campo, da dove egli le man- 
dava persmo 70 corone mensili. Che la K. aveva ricevuto già parecchio danaro dal 
manto della querelante, mentre questa coi bambini pativano la fame e la miseria. Dai 
camerati di suo marito ella aveva saputo che la K. aveva frequentato in compagnia 
del M. delle osterie, dove si era trattenuta gozzovigliando sino a tarda notte. Una 
volta 1 accusata avrebbe chiesto al marito della querelante, in presenza di alcuni soldati 
di fanteria, se egli non aveva l'intenzione di dividersi una buona volta dalla sua « vecchia - 
per vivere poi assieme a lei/Anche la donna di servizio della K. avrebbe visto ripetute 
volte il manto della querelante nella abitazione della K. in abbigliamento molto intimo 

Ieri dinanzi al giudice della Leopoldstadt la K. negò di conoscere l'M.; in quanto 
ai rapporti intimi poi, non esserne nemmeno il caso di parlarne. 

Ma la testimone Albertina M. dichiarò invece di aver sorpreso la K. mentre stava 
baciando il manto della querelante. 

L'M. che era stato inteso quale testimonio in un dibattimento anteriore, aveva 
quella volta negata l'esistenza di relazioni intime fra lui e l'accusata. Ieri venne re- 
capitata una lettera al giudice, nella quale il testimonio ritira le dichiarazioni fatte an- 
teriormente ed ammette di esser stato l' amante della K. sino al giugno dell' anno pre- 
cedente. Egli dice di aver negato precedentemente i rapporti con I' accusata, soltanto 
perchè questa si era presentata a lui prima del dibattimento, e Io aveva pregato in 
ginocchio di salvarla e di non rivelare la verità. «Oggi., scrive il testimonio, .mi 
sento spinto a fare una piena confessione dinnanzi al tribunale, perchè mi sono spezzato 
il braccio sinistro, e considero questo fatto come un castigo di Dio per il mio peccato ». 

11 giudice constatò che l'azione punibile era già passata in prescrizione, dopo di 
che la querelante ritirò l'accusa, e all'accusata venne impartita sentenza assolutoria. 



160 LEZIONE UNDICESIMA 



gola al numero dei temi principali e dei giri di pensieri del 
sogno latente ; spesse volte la relazione che passa fra un breve 
sogno predecessore e quello principale esauriente che lo segue, 
è quella di un' introduzione e di una motivazione ; una propo- 
sizione secondaria esistente nel pensiero onirico, può venir so- 
stituita nel sogno manifesto da un cambiamento di scena quivi 
inserito, e così via. La forma nella quale un sogno si presenta 
non è quindi affatto priva d' importanza per sé stessa, e ri- 
chiede un' interpretazione speciale. Più sogni fatti nella stessa 
notte hanno spesso il medesimo significato, e indicano lo sforzo 
fatto per superare sempre più completamente uno di crescente 
intensità. Persino in un singolo sogno è possibile che un ele- 
mento particolarmente difficile si trovi rappresentato da sim- 
boli diversi. 

Mediante la comparazione continuata dei pensieri onirici 
coi sogni manifesti che li sostituiscono, impariamo molte cose 
alle quali non potevano esser preparati, p. es. quella che anche 
le insensatezze e le assurdità dei sogni hanno il loro signifi- 
cato. Ed è qui che la differenza fra l' interpretazione medica e 
quella psicoanalitica del sogno si acuisce a un grado finora mai 
raggiunto. Secondo la prima il sogno è insensato perchè P at- 
tività psichica sognante ha perduto ogni facoltà critica, secondo 
la nostra invece, il sogno diventa insensato quando la critica 
contenuta nel pensiero onirico deve rappresentare nel sogno il 
giudizio da esso dato : « Ciò è assurdo ». Il sogno dell'andata 
a teatro, a voi noto, (3 biglietti per 1. 50) è un buonissimo 
esempio di un caso consimile. Il giudizio che esso esprime 
suona: ■< È stata un'assurdità di sposarmi così presto». 

Durante il lavoro interpretativo impariamo egualmente cosa 
corrisponda in realtà ai dubbi e alle incertezze che il sogna- 
tore ci comunica riguardo la comparsa di un dato elemento 
nel sogno: egli cioè non sa dirci se si tratti di quell'elemento 
o non piuttosto di un altro somigliante. A questi dubbi e a 
queste incertezze non corrisponde di solito nessuno dei pen- 
sieri onirici latenti, essi provengono senza eccezione dagli ef- 
fetti della censura onirica e sono da considerarsi come una 
soppressione tentata e non pienamente riuscita. 

Alle scoperte più sorprendenti appartiene il modo nel quale 
il lavoro onirico tratta le idee contrastanti del sogno latente. 
Sappiamo di già che le concordanze esistenti nel materiale la- 



« IL SOGNO » IL LAVORO ONIRICO 161 



lente vengono sostituite nel sogno manifesto da condensazioni. 
Ora, le idee contrastanti vengono trattate egualmente ed espresse 
di preferenza mediante lo stesso elemento. Ne consegue che un 
elemento del sogno manifesto, al quale corrisponda un con- 
trapposto, può avere il suo significato reale, quello del suo 
contrapposto o entrambi i significati allo stesso tempo ; la tra- 
duzione da scegliersi dipende dal senso generale. Da questo 
fatto proviene anche la mancanza del « No », o per lo meno 
della negazione assoluta quale rappresentazione onirica. 

Una analogia .molto opportuna a questo strano comporta- 
mento del lavoro onirico ci viene fornita dallo sviluppo lingui- 
stico. Alcuni studiosi delle lingue hanno affermato che nelle 
lingue più antiche gli opposti come « forte-debole, chiaro-scuro, 
grande-piccolo » venivano espressi mediante la medesima radice 
di parola. (I controsensi delle parole d' origine). Così nell 1 an- 
tica lingua egizia « Ken» significava originariamente forte e 
debole. Durante il discorso ci si preservava dai malintesi che 
avrebbero potuto aver luogo dall' uso di simili parole ambiva- 
lenti, mediante V intonazione o il gesto accompagnatorio, nella 
comunicazione scritta mediante l'aggiunta del cosidetto « deter- 
minante », cioè di una figura non destinata ad essere pronun- 
ciata durante la lettura. Ken-forte veniva dunque scritto con 
P aggiunta della figura di un piccolo uomo in posizione eretta 
presso alla lettera designante la parola ; quando invece Ken si- 
gnificava debole, alla relativa lettera veniva fatta seguire la fi- 
gura di un uomo pigramente accoccolato. Appena più tardi, 
mediante leggere modificazioni dell'omonima parola di origine 
i due significati opposti contenuti nella medesima ottennero 
due designazioni diverse. Così da Ken forte-debole si formò un 
Ken-forte e un Ken-debole. Sembra che non soltanto le lingue 
più antiche abbiano conservato dei numerosi resti di questi an- 
tichi contrapposti nell'ultimo stadio del loro sviluppo, ma che tali 
resti si trovino pure in lingue molto più giovani e ancor oggi 
viventi. Vi comunicherò alcuni esempi tratti da C. Abel (18S4). 

Ancora nel latino si trovano simili parole ambivalenti : al- 
tus (alto-profondo) e sacer (sacro-maledetto). 

Quali esempi di modificazioni della stessa radice [.men- 
zionerò: 

clamare (gridare), clam (piano, silenzioso, segreto) 
siccus' (asciutto secco) succus (succo) 



11 



162 LEZIONE UNDICESIMA 



aggiungendone uno tratto dal tedesco: 
Stimme (voce), stumm (muto) 
Mettendo in relazione delle lingue affini fra di loro, gli 
esempi si presentano numerosissimi : 

Inglese: lock (chiudere), tedesco : Loch (buco), Lùcke (vuoto, 
lacuna) ; inglese : cleave (spaccare, scindere), tedesco : kleben 
(appiccicare, attaccare). 

La parola inglese without, composta in realtà di « con-sen- 
za » viene odiernamente adoperata col significato di « senza ». 
Che la parola « with » oltre a un significato distributivo ne 
possieda anche uno sottrattivo, viene dimostrato dalle parole 
composte Withdraw (ritirare) e withhold (trattenere, rifiutare). 
La stessa cosa vale per la parola tedesca « wieder» (nuovamente). 
Ancora un' altra particolarità del lavoro onirico trova il suo 
riscontro nello sviluppo linguistico. Nell'antica lingua egizia, 
come in altre lingue posteriori, accadde che la serie dei suoni 
formante una parola venisse capovolta, mentre il suo signifi- 
cato veniva mantenuto. Ecco alcuni esempi di ciò tratti dal con- 
fronto fra l' inglese ed il tedesco : 

tedesco : Topf (pentola), inglese : Pot (pentola) ; 

boat (barca) — tub (mastello) 

inglese : hurry (fretta, affrettarsi), tedesco : Ruhe (riposo, 

quiete) 
inglese : Wait (aspettare, attendere) tedesco : tàuwen (aspet- 
tare, attendere) 
inglese: club (mazza, clava) tedesco: Balken, Kloben 
(trave, mazza) 
tratti dal confronto del latino col tedesco: 
latino : capere (prendere contenere) 
tedesco: packen (prendere pigliare) 
latino: ren (rene), tedesco: Niere (rene). 
Simili capovolgimenti, come li abbiamo potuti vedere qui 
eseguiti su singole parole, si formano in modo molto differente 
nel lavoro onirico. Conosciamo di già il capovolgimento del 
significato e la sostituzione mediante l'opposto. I sogni pre- 
sentano oltre a ciò dei capovolgimenti di situazioni, delle re- 
lazioni esistenti fra due persone, qualche cosa di simile insomma 
del « mondo alla rovescia ». Nel sogno la lepre tira abbastanza 
spesso sul cacciatore. Esistono poscia dei capovolgimenti nel 



« IL SOGNO » IL LAVORO ONIRICO 163 

susseguirsi degli avvenimenti, cosicché nel sogno il fatto cau- 
sale viene posposto a quello causato. Ciò somiglia alla cattiva 
rappresentazione di un dramma, quando cioè si è già visto ca- 
dere V eroe sulla scena, mentre appena dopo si ode sparare 
dietro le quinte il colpo che lo ha ucciso. Oppure ci sono dei 
sogni, nei quali tutto V ordine degli elementi si trova capovolto, 
sicché durante l' interpretazione è necessario prendere per primo 
1' ultimo e 1' ultimo per primo, onde ritrarne un significato. Dai 
nostri studi sulla simbolica onirica ricorderete pure che 1' an- 
dare o il cadere nell'acqua e il sortirvi significano la stessa 
cosa, cioè nascere o partorire, e che il salire o il discendere 
per una scala hanno lo stesso senso. Il vantaggio che 1' alte- 
razione del sogno può trarre da una simile libertà di rappre- 
sentazione, non è da mettersi in dubbio. 

Queste caratteristiche del lavoro onirico si possono chia- 
mare « arcaiche ». Esse si congiungono in ugual modo agli 
antichi sistemi di esprimersi, alle antiche lingue e scritture, e 
presentano le stesse difficoltà di cui parleremo ancora in un 
altro momento di studio. 

Aggiungerò qui alcuni altri punti di vista. Nel lavoro oni- 
rico si tratta evidentemente di trasformare i pensieri latenti 
espressi in parole, in quadri percepibili mediante i sensi, quadri 
di natura per lo più visuale. Ora i nostri pensieri hanno avuto 
origine da simili quadri; la loro materia prima, i gradini an- 
teriori della medesima, constavano di impressioni percepite me- 
diante i sensi, o, a dir meglio, dei quadri mnemonici delle 
stesse. Appena più tardi a tali quadri mnemonici vennero adat- 
tate delle parole, le quali poi furono congiunte a formare dei 
pensieri. Il lavoro onirico sottopone quindi i pensieri a un 
trattamento regressivo, facendo retrocedere il loro sviluppo, 
e nel corso di tale regressione deve venir omesso tutto ciò 
che vi si era aggiunto, quale nuovo acquisto, durante lo svi- 
luppo progressivo dalla forma di quadri mnemonici a quella 
di pensieri. 

Questo sarebbe dunque il lavoro onirico. Di fronte ai pro- 
cedimenti che in esso venimmo a scoprire, Y interesse da noi 
portato al sogno manifesto doveva passare in seconda linea. 
Voglio però dedicare ancora alcune osservazioni a quest'ultimo, 
il quale è infine, la sola cosa che ci sia nota in modo imme- 
diato. 



164 LEZIONE UNDICESIMA 



E naturale che il sogno manifesto perda per noi una parte 
della sua importanza. Deve sembrarci indifferente se esso sia 
ben composto oppure diviso in una serie di singoli quadri 
privi di nesso. Anche quando la sua forma esterna è apparen- 
temente sensata, noi sappiamo che questa può esser nata dal- 
l'alterazione onirica, e che il suo rapporto organico coli' in- 
trinseco contenuto del sogno può essere altrettanto vago di 
quello che passa tra la facciata di una chiesa italiana e la strut- 
tura e la pianta della medesima. Altre volte anche questa fac- 
ciata del sogno ha il suo significato, riproducendo essa, cioè, in 
forma poco o punto alterata, una parte importante dei pensieri 
onirici latenti. Ma ciò sfugge alla nostra conoscenza, fino a 
tanto che non abbiamo sottoposto il sogno all'interpretazione, 
e da questa tratto un giudizio sulla misura nella quale l'alte- 
razione è stata effettuata. Un dubbio del tutto simile vale per 
il caso in cui nel sogno due elementi sembrino esser posti in 
stretta relazione fra di loro. Questo fatto può rappresentare un 
indizio prezioso, la possibilità cioè di porre in congiunzione 
anche quanto a questi elementi corrisponde nel sogno latente; 
altre volte invece dobbiamo persuaderci che nel sogno è stato 
violentemente diviso, quanto nel pensiero era strettamente con- 
giunto. 

Bisogna, in genere, astenersi dal voler spiegare una parte 
del sogno manifesto con un'altra, come se il sogno venisse con- 
cepito coerentemente e fosse una rappresentazione drammatica. 
Esso anzi è quasi sempre paragonabile a un muro di breccia, 
costruito da vari blocchi di pietra congiunti mediante un le- 
gamento in modo che i disegni risultanti non corrispondono 
alla forma originaria delle singole pietre. Esiste in realtà un 
tratto nel lavoro onirico, la cosiddetta elaborazione secondaria, 
al quale preme di costruire , dai risultati immediati del lavoro 
onirico, un complesso che presenti una certa coerenza. Du- 
rante questa operazione il materiale viene spesso ordinato se- 
condo un senso del tutto incomprensibile, e in esso vengono 
pure effettuate delle interpolazioni, quando la necessità lo 
richiede. 

D'altra parte non si deve valutare esageratamente il lavoro 
onirico, né attribuire al medesimo una potenzialità superiore 
alla reale. Con le produzioni da noi enumerate, la sua attività 
rimane esaurita; esso può condensare, spostare, rappresentare 



« IL SOGNO » IL LAVORO ONIRICO 165 



plasticamente, e sottoporre il tutto ad una elaborazione secon- 
daria, ma nulla più. Le espressioni di giudizio, di critica, di 
stupore o di ragionamento che troviamo nel sogno, non sono 
produzioni del lavoro onirico, né, salvo rari casi, manifesta- 
zioni di riflessioni fatte sul sogno; ma per lo più brani di pen- 
sieri onirici latenti, i quali in forma più o meno modificata, 
sono stati adattati al nesso generale e trasportati nel sogno 
manifesto. E neppure la composizione di discorsi sta nella ca- 
pacità del lavoro onirico. Prescindendo da poche eccezioni enu- 
merabili, i discorsi onirici sono delle riproduzioni e delle com- 
posizioni di frasi udite o pronunciate da noi stessi il giorno 
precedente, che sono state introdotte nei pensieri latenti quale 
materiale o quali incitatrici al sogno. II lavoro onirico è egual- 
mente incapace di fare dei conteggi; quelli presentati dal sogno 
manifesto, sono per lo più delle composizioni di cifre, dei con- 
teggi apparenti, del tutto insensati come tali, e anche qui si 
tratta soltanto di copie di conti che si trovano nei pensieri 
onirici latenti. Date le circostanze non è da meravigliarsi se 
l'interesse rivolto da prima al lavoro onirico passa ben presto 
dal medesimo ai pensieri onirici latenti, i quali si tradiscono 
in forma più o meno alterata nel sogno manifesto. Ma non sa- 
remmo giustificati se arrivassimo al punto di porre i pensieri 
onirici latenti al posto del sogno in genere , durante la loro 
analisi teoretica, o di asserire, riguardo a quest' ultimo quanto 
può valere solamente per i primi. È strano che i risultati della 
psicoanalisi abbiano dovuto venir usati erroneamente per un 
simile equivoco. « Sogno » si può chiamare soltanto il risultato 
del lavoro onirico, cioè la forma nella quale i pensieri latenti 
sono stati trasposti dal lavoro onirico. 

Il lavoro onirico è un procedimento di genere del tutto 
singolare. Sinora nulla di simile era stato scoperto nella vita 
psichica. Le condensazioni, gli spostamenti, le trasposizioni 
di pensieri in quadri, che abbiano osservato, sono delle novità, 
la cui sola nozione basterebbe a ricompensare le fatiche della 
psicoanalisi. Dai paralleli da noi trovati per il lavoro onirico, 
potete anche dedurre che in tal modo siano state scoperte delle 
relazioni nuove, esistenti fra gli studi psicoanalitici ed altri 
campi di studio, specialmente quelli dello sviluppo della lingua 
e del pensiero. Per misurare la vasta portata di tale concezione 
dovete appena apprendere che i meccanismi della formazione 



166 



LEZIONE UNDICESIMA 



onirica servono di esempio per il modo in cui si formano i sin- 
tomi neurotici. 

So pure che non siamo ancora al caso di abbracciare con 
lo sguardo tutto quanto viene acquisito di nuovo per la psico- 
logia, dal risultato di questo lavoro. Vogliamo soltanto accen- 
nare quali nuove prove siano risultate a dimostrare l'esistenza 
di atti psichici incoscienti (a cui appartengono i pensieri oni- 
rici latenti) e come l'interpretazione dei sogni ci prometta un 
accesso inaspettatamente largo alla comprensione della vita 
psichica incosciente. 

Ma ora sarà tempo che io vi dimostri su diversi singoli 
esempi di sogni, tutto ciò a cui vi ho preparati complessiva- 
mente finora. 



LEZIONE DODICESIMA 



« Il sogno » Analisi di esempi di sogni 

Signore e Signori, 

Non vogliate considerare quale una disillusione il fatto, che 
io ancora una volta sottoponga dei frammenti di interpretazioni 
oniriche, invece di invitarvi a partecipare all'interpretazione di 
un sogno bello e lungo. Voi direte che dopo tante preparazioni, 
codesta partecipazione era un vostro diritto, e vi dichiarerete 
persuasi , che la riuscita interpretazione di tante migliaia di 
sogni avrebbe dovuto , da lungo tempo , aver reso possibile 
una raccolta di eccellenti esempi, dalla quale risultassero di- 
mostrabili tutte le nostre asserzioni sul lavoro e sui pensieri 
onirici. È vero , ma le difficoltà che si oppongono all'adempi- 
mento del vostro desiderio sono troppe. 

Prima di tutto devo confessarvi, che non esiste alcuno, il 
quale faccia dell' interpretazione onirica la sua principale occu- 
pazione. E in realtà, quando abbiamo noi la possibilità di in- 
terpretare dei sogni ? Occasionalmente possiamo occuparci senza 
un'intenzione determinata, dei sogni fatti da persone amiche, 
oppure possiamo studiare a fondo, per qualche tempo, i nostri 
propri sogni, onde prepararci al nostro lavoro psicoanalitico, 
ma per lo più ci è dato di trattare i sogni di persone nervose, 
le quali sottostanno alla cura psicoanalitica. I sogni di queste 
costituiscono un materiale eccellente e non sono per nulla in- 
feriori a quelli fatti da persone sane, ma la tecnica della cura 
mi obbliga a prosporre l'interpretazione onirica all'impresa te- 
rapeutica, e ad abbandonare lo studio di un gran numero di 
sogni, dopo averne tratto quanto poteva esservi di utile per 
la cura. Alcuni dei sogni che si presentano nel corso della me- 
desima, si sottraggono, in genere, a un'interpretazione completa. 



168 LEZIONE DODICESIMA 



La loro comprensione è possibile appena a cura finita, essendo 
essi stati generati da tutto l'insieme del materiale psichico che 
ci è ancora sconosciuto. La comunicazione di tali sogni rende- 
rebbe, oltre a ciò, necessaria la rivelazione di tutti i segreti 
della nevrosi; cosa impossibile per noi, che ci siamo occupati 
del sogno appunto per prepararci allo studio delle nevrosi. 

Voi, ora, rinuncereste volentieri a questo materiale e pre- 
ferireste assistere al commento di sogni fatti da persone sane 
o da voi stessi. Mo ciò non va, dato il contenuto dei medesimi. 
Non è possibile esporre né sé stessi, né alcun altro, della cui 
fiducia si è approfittato, in quel modo così privo di ogni ri- 
guardo, che accompagnerebbe l'esauriente interpretazione dei 
suoi sogni, i quali, come ci è noto, riguardano la parte più 
intima della sua personalità. Oltre alla difficoltà di procurarsi 
il materiale, bisogna considerarne un' altra che pure si oppone 
alla comunicazione dei sogni. Sapete bene che il sogno sembra 
strano al sognatore stesso ; non parliamo poi dell'impressione 
che esso dovrebbe produrre sugli altri, cui la persona del suo 
sognatore è sconosciuta. La nostra letteratura non manca di 
buone e dettagliate analisi oniriche, io stesso ne ho pubblicate 
alcune, contenute nella storia di qualche malato; il più bel- 
l'esempio di interpretazione onirica è forse quello pubblicato 
da O. Rank : due sogni fatti da una giovanetta, che stanno in 
relazione fra di loro, e il cui racconto copre circa due pagine 
di stampa. Ma la relativa analisi ne occupa 76. Per guidarvi 
attraverso ad un simile lavoro mi occorrerebbe quasi un intero 
semestre. Se volessimo metter mano ad un qualunque sogno 
più lungo e più alterato, dovremmo dare tante spiegazioni in 
proposito, aggiungervi tanto materiale di idee evocate e di ri- 
cordi, inoltrarci in tante strade laterali, che un'esposizione di 
tutto ciò dovrebbe riuscire incompleta e poco soddisfacente. 
Accontentatevi di quanto si può avere più facilmente, della co- 
municazione cioè di frammenti, presi dai sogni di persone ne- 
vrotiche, frammenti nei quali questo o quel carattere sia iso- 
latamente riconoscibile. I simboli onirici si possono dimostrare 
più facilmente di tutto, indi vengono alcune particolarità della 
rappresentazione onirica regressiva. Per ognuno dei sogni sus- 
seguenti vi dirò la ragione per la quale lo ritenni degno di 
menzione. 

1. Un sogno si compone soltanto di 2 brevi quadri: Lo 



« IL SOGNO » ANALISI DI ESEMPI DI SOGNI 169 

zio del sognante fuma una sigaretta, benché sia di sabato. Una 
donna accarezza lui come se fosse suo figlio. 

Riguardo al primo quadro, il sognatore (israelita) osserva, 
che suo zio, uomo molto religioso, non aveva certo mai com- 
messo, né sarebbe stato capace di commettere un simile pec- 
cato. Riguardo alla donna del secondo quadro, nuli' altro gli 
viene in mente che sua madre. Questi due quadri o questi due 
pensieri stanno evidentemente in relazione fra di loro. Ma in 
quale? Visto che egli nega assolutamente che suo zio possa 
in realtà agire in quel modo, è' ovvio di inserire in questo 
punto un <• Se ». « Se mio zio, uomo tanto religioso, fumasse 
una sigaretta il sabato, io pure potrei farmi accarezzare dalla 
mamma ». Ciò significa evidentemente che il farsi delle reci- 
proche carezze con la madre costituisce alcunché di proibito; 
come il fumare il sabato per un ebreo devoto. Ricordate di 
avermi udito dire che nel corso del lavoro onirico vengono a 
cadere tutte le relazioni esistenti fra i pensieri del sogno, e che 
i ristabilimento di tali relazioni è compito dell'interpretazione. 

2. In seguito alle mie pubblicazioni sul sogno sono diven- 
tato, in un certo senso, un consulente pubblico per affari oni- 
rici, e ricevo dalle più svariate parti, delle missive, nelle quali 
mi si raccontano dei sogni o si sottopongono i medesimi al 
mio giudizio. Sono naturalmente grato a coloro che aggiun- 
gono al sogno tanto materiale da rendere possibile un'interpre- 
tazione o a quelli che danno da soli una tale spiegazione. 

A questa categoria appartiene il seguente sogno fatto da 
uno studente di medicina a Monaco nel 1910. Ve lo espongo, 
perchè esso vi potrà dimostrare, quanto un sogno sia inacces- 
sibile alla comprensione prima che il sognatore ci abbia dato 
delle spiegazioni in proposito. Credo, precisamente, che voi, in 
fondo, siate portati a considerare l'interpretazione onirica ba- 
sata sull'introduzione del significato simbolico, per quella ideale, 
mentre sareste disposti ad eliminare dal sogno la tecnica del- 
l'associazione ; voglio liberarvi da questo pericoloso errore. 

13 Luglio 1910: verso mattina sogno: mi trovo a Tùbin- 
gen e scendo in bicicletta per una strada, quando un cane bas- 
sotto si mette a rincorrermi e mi addenta un calcagno. Dopo 
un piccolo tratto scendo dalla macchina, mi siedo su uno sca- 
lino e comincio a tempestare di pugni la bestia che non vuol 
allentare la stretta. (Tanto il morso che tutta la scena, in gè- 



170 LEZIONE DODICESIMA 



I 



nere, non risvegliano in me alcuna sensazione spiacevole). Di 
faccia stanno sedute alcune vecchie signore che mi osservano 
sghignazzando. Poi mi sveglio e, come spesso mi accade, nel 
momento stesso del passaggio alla veglia, tutto il sogno mi si 
presenta chiaro alla mente. 

Qui i simboli servirebbero ben poco. Ma il sognatore in- 
vece ci racconta : « In questi ultimi tempi mi sono innamorato 
di una ragazza, ma soltanto dal vederla per la strada, non avendo 
alcuna possibilità di avvicinarla. Questa possibilità poteva ve- 
nirmi offerta, nel modo più simpatico, dal cane bassotto, tanto 
più essendo io un grande cinofilo, ed avendo la presenza di 
questa qualità nella ragazza aumentata la mia simpatia per essa ». 
Egli aggiunge pure di essersi varie volte intromesso con grande 
abilità nelle lotte scoppiate fra dei cani suscitando spesso la me- 
raviglia degli spettatori. Apprendiamo dunque, che la ragazza 
che gli piaceva era sempre accompagnata da un cane di que- 
sta determinata razza. Ma nel sogno manifesto la fanciulla è 
stata eliminata, e solo il cane a lei associato è rimasto. Forse 
al suo posto sono subentrate le signore attempate, che lo guar- 
dano sghignazzando. Quanto egli racconta ancora, non basta 
a schiarire questo punto. Il fatto che egli in sogno corre sulla 
bicicletta è una ripetizione diretta della situazione ricordata. Egli 
aveva incontrato quella fanciulla soltanto andando in bicicletta. 

3. Colui che ha perduto una persona cara, produce per 
parecchio tempo dei sogni di genere speciale, nei quali la no- 
zione della morte e il bisogno di far rivivere la persona for- 
mano i più strani compromessi. Spesso il defunto è morto, ma 
non sapendolo, continua a vivere lo stesso, e sarebbe morto del 
tutto soltanto se venisse a saperlo ; spesso egli è mezzo morto 
e mezzo vivo, e ognuno di questi stati ha i suoi indizi spe- 
ciali. Non si devono chiamare semplicemente insensati questi 
sogni; perchè il fatto di rivivere è una cosa altrettanto poco inam- 
missibile per il sogno, come p. es. lo è per la favola, nella quale 
esso apparisce quale una sorte assai comune. Per quanto ho 
avuto campo di analizzare tali sogni, è risultato sempre che 
per essi esisteva una soluzione sensata, ma che il pio desiderio 
di richiamare in vita il morto, sapeva servirsi dei mezzi più 
strani. Vi sottopongo qui uno di questi sogni, il quale appare 
abbastanza strano ed insensato, e la cui analisi vi mostrerà pa- 
recchie di quelle cose, a cui siete stati preparati mediante le 



« IL SOGNO » ANALISI DI ESEMPI DI SOGNI 171 

nostre spiegazioni teoretiche. II sogno è di un uomo che aveva 
perduto il padre parecchi anni prima. 

« Il padre è morto, ma è stato esumato ed ha un brutto 
aspetto. Da quella volta egli continua a vivere e il sognatore fa 
di tutto perchè egli non se ne accorga. (Poi il sogno passa ad 
altri oggetti, che sembrano essere del tutto estranei ai primi). 

Il padre è morto, questo lo sappiamo. Il fatto che egli sia 
stato esumato non corrisponde alla realtà, la quale poi non ha 
bisogno di venir presa in considerazione nemmeno per il resto. 
Ma il sognatore racconta : Di ritorno dal funerale del padre un 
dente cominciò a dolergli. Egli voleva trattare questo dente se- 
condo i precetti della legge ebraica: Se uno dei tuoi denti si 
secca, strappalo — e si recò dal dentista. Questi però disse : 
Un dente non si strappa così, bisogna usar pazienza con esso. 
Per farlo morire metterò dentro una cosa ; ritorni fra tre giorni 
affinchè io possa estrarlo. Questo « estrarre » dice improvvisa- 
mente il sognatore, è l'esumare. Che egli dovesse aver ragione ? 
Ciò non corrisponde alla realtà, ma soltanto all'incirca, perchè 
non è il dente in sé stesso che viene estratto, bensì alcunché 
di morto che in esso si trova. Però, stando ad altre esperienze, 
si può benissimo attribuire al lavoro onirico simili inesattezze. 
In questo caso il sognatore avrebbe condensato e fissato in una 
sola unità il padre defunto ed il dente ucciso e pur conservato. 
Non è quindi da stupirsi se nel sogno manifesto ne risulta 
qualche cosa di insensato, essendo impossibile che tutto quanto 
vien detto del dente si adatti anche al padre. Ma dove sarebbe 
in genere il tertium comparationis fra il dente e il padre, che 
permette questa condensazione? 

Eppure la cosa deve stare proprio così, perchè il sogna- 
tore prosegue dicendo essergli noto, che quando si sogna di 
un dente che cade, si è in procinto di perdere un membro della 
propria famiglia. 

Sappiamo che questa interpretazione popolare è ingiusta, 
o per lo meno, che essa è giusta soltanto in un senso scurrile. 
Tanto più ci meraviglieremo di trovar il tema, così attaccato, 
dietro gli altri frammenti del contenuto onirico. 

Senza ulteriori esortazioni il sognatore comincia ora a rac- 
contare della malattia e della morte del padre e come pure dei 
suoi rapporti con lui. Il padre fu malato per lungo tempo, l'as- 
sistenza e le cure prodigate al malato venivano a costare molto 



172 LEZIONE DODICESIMA 



denaro al figlio. Eppure mai nulla pareva troppo, mai egli ebbe 
un momento di impazienza o il desiderio che la cosa potesse 
avere una fine. Egli si vanta di aver professato la vera pietà 
giudaica verso il padre e di aver severamente seguito la legge 
della sua religione. Non scopriamo qui forse una contraddi- 
zione fra i pensieri appartenenti al sogno? Egli aveva identi- 
ficato dente con padre. Contro il dente egli voleva agire se- 
condo la legge giudaica, la quale porta con sé il giudizio di 
strapparlo, nel caso in cui esso dovesse procurare dolore e fa- 
stidio. Anche verso il padre egli pretendeva di aver agito se- 
guendo i precetti della legge, la quale però in questo caso dice 
di non risparmiare né spese né dolori, di sopportare ogni fa- 
tica e di impedire che nel proprio animo nasca una qualsiasi 
intenzione nemica contro l'oggetto dal quale il dolore proviene. 
La consonanza non sarebbe forse assai più costringente se in 
lui si fossero sviluppati realmente verso il padre malato dei sen- 
timenti simili a quelli provati contro il dente guasto, cioè se 
egli avesse desiderato che una prossima morte ponesse fine alla 
sua superflua dolorosa e costosa esistenza ? 

Non dubito menomamente che questa sia stata in realtà la 
sua posizione di fronte al padre durante la lunga malattia di 
questo, e che le vanagloriose assicurazioni della sua pietà re- 
ligiosa siano state destinate a distrarre l'attenzione da questo 
ricordo. Sotto tali circostanze il desiderio di morte contro il 
generatore usa farsi vivo e mascherarsi sotto la riflessione pie- 
tosa « per lui sarebbe soltanto una liberazione ». Osservate però 
che qui abbiamo sorpassato un ostacolo che si trovava negli 
stessi pensieri onirici latenti. La prima parte dei medesimi era 
certamente soltanto temporanea, cioè incosciente durante la for- 
mazione del sogno, ma i sentimenti di inimicizia verso il pa- 
dre potrebbero esser stati sempre incoscienti. Forse essi trae- 
vano la loro origine da epoche infantili, e si erano infiltrati 
occasionalmente nella coscienza, in forma timida e mascherata, 
durante la malattia del padre. La medesima cosa possiamo as- 
serire con ben maggior sicurezza di altri pensieri latenti che 
diedero un inconfutabile contributo al contenuto onirico. In 
realtà, nel sogno, non apparisce nessun sentimento ostile al 
padre. Ma ricercando la radice di tale ostilità contro il padre 
nella vita infantile, ci viene a memoria, che la paura provata 
di fronte al padre, ha origine dal fatto, che questi si oppone 



« IL SOGNO » ANALISI DI ESEMPI DI SOGNI 173 



all' attività sessuale del ragazzo, già nei primi anni della sua 
esistenza, come di solito egli è obbligato a rinnovare questa 
opposizione per motivi sociali negli anni che susseguono alla 
pubertà. Un simile rapporto col padre è pure quello del nostro 
sognatore ; una buona parte del suo amore figliale va attribuito 
al rispetto ed al timore prodotti dall'intimidamento sessuale. 

Ora le ulteriori frasi del sogno manifesto si spiegano col 
complesso onanico. « Egli ha un brutto aspetto » è in realtà 
un' allusione ad un altro discorso fatto dal dentista, il quale 
aveva detto, che sarebbe stato brutto, se proprio in quel posto 
gli fosse mancato un dente ; questa proposizione però si riferi- 
sce egualmente al cattivo aspetto, causa il quale il giovanotto 
tradiva o temeva di tradire la sua eccessiva attività sessuale al- 
l'epoca della pubertà. Non è senza sentirsi personalmente sol- 
levato che il sognatore ha trasmesso nel contenuto manifesto 
questo brutto aspetto della propria persona a quella del padre ; 
capovolgimento questo a voi già noto, compiuto dal lavoro oni- 
rico. « Da quella volta egli continua a vivere », si copre col 
desiderio di ridonare la vita, come con la promessa fatta dal 
dentista di conservare il dente. Invece la frase : « il sognatore 
fa di tutto perchè egli (il padre) non se ne accorga » è prepa- 
rata, con molta raffinatezza, allo scopo di indurci al comple- 
tamento : di essere morto. Ma l'unico elemento completamento 
sensato, risulta anche qui dal complesso onanico, nel quale è 
naturalissimo che il giovane faccia di tutto per nascondere al 
padre la propria vita sessuale. E ricordatevi infine, che dovremo 
sempre dare l'interpretazione di onania o di paura dinanzi al 
relativo castigo ai cosidetti sogni stimolati dai denti. 

Vedete ora come è risultato questo incomprensibile sogno ; 
dal formarsi di una condensazione strana, atta a trarre in inganno, 
dall'omissione di tutti i pensieri centrali provenienti dal corso di 
idee latenti e mediante la creazione di formazioni aventi più- 
significati, a sostituzione dei più profondi e più remoti di questi 
pensieri. 

4. Abbiamo già ripetute volte tentato di avvicinarci a quei 
sogni scoloriti e banali, che non hanno niente di insensato o 
di strano, ma dinanzi ai quali sorge la domanda; Perchè mai 
si sogna della roba tanto indifferente? Voglio quindi presen- 
tarvi un nuovo esempio di questa specie : tre sogni collegati e 
sognati in una sola notte da una giovane signorina. 



174 



LEZIONE DODICESIMA 



a) Essa attraversa 1' atrio della sua casa e si fa una con- 
tusione sanguinosa urtando con la testa contro la lampada che 
pende, molto bassa, dal soffitto. 

Nessuna reminiscenza, nulla che sia realmente accaduto. 
Le sue informazioni ci conducono su strade molto diverse : Lei 
sa quanto abbondantemente mi cadono i capelli. Ieri la mamma 
mi disse : « Figlia mia, se ciò continua, la tua testa rassomi- 
glierà ad un sedere ». Qui dunque la testa sta per l'altra estre- 
mità del corpo. Senz' altro aiuto possiamo interpretare simbo- 
licamente la lampada che pende dal soffitto; tutti gli oggetti 
allungabili sono simboli del membro virile. Si tratta dunque di 
un' emorragia all' estremità inferiore del corpo causata da uno 
scontro col pene. Ciò potrebbe aver parecchi significati : le ul- 
teriori idee che essa evoca mostrano, che si tratta della cre- 
denza che l'emorragia della mestruazione sia causata dai rap- 
porti sessuali con l' uomo, una parte questa della teoria sessuale 
che ha molte credenti fra le fanciulle ancora immature. 

b) Nella vigna essa vede una profonda fossa, che sa es- 
ser stata prodotta dallo sradicamento di un albero. In relazione 
a ciò sta la sua osservazione che quanto le manca è appunto 
l'albero. Essa intende dire di non averlo visto nel sogno, ma 
la stessa frase serve ad esprimere un altro pensiero, il quale a 
sua volta, conferma l' interpretazione simbolica. Il sogno si ri- 
ferisce a un' altra parte delle teorìe sessuali infantili, alla cre- 
denza cioè, che le bambine abbiano avuto originariamente lo 
stesso genitale dei maschi, e che la forma posteriore sia stata 
ottenuta mediante la castrazione (sradicamento di un albero). 

e) Essa sta dinanzi al cassetto della sua scrivania, del quale 
è così pratica, da saper subito se un estraneo vi ha posto le 
mani. Il cassetto della scrivania significa come ogni altro cas- 
setto, cassa o scatola, un genitale femminile. Essa sa che sul 
genitale si possono riconoscere le impronte dei rapporti ses- 
suali e secondo lei anche se esso fu soltanto toccato; ed ha te- 
muto per lungo tempo di venir scoperta. Credo che in tutti e 
tre questi sogni 1' accento sia da porsi sul « sapere ». Essa ri- 
pensa all' epoca delle sue indagini sessuali infantili, dei cui ri- 
sultati era molto superba in quel tempo. 

5. E ancora un poco di simbolica. Ma questa volta però 
devo preporre in un breve prologo la situazione psichica. Un 
signore che ha passato una notte di amore con una donna, de- 



, 



« IL SOGNO » ANALISI DI ESEMPI DI SOGNI 175 



scrive la sua compagna, come una di quelle nature materne, 
nelle quali il desiderio rivolto al bambino traspare irresistibil- 
mente attraverso i suoi rapporti con V uomo. Le condizioni 
nelle quali avveniva il loro incontro, rendevano però necessaria 
«ma misura di prudenza, in seguito alla quale V eiaculazione 
fecondatrice veniva tenuta lontana dal grembo femminile. Allo 
svegliarsi da questa notte la signora racconta il seguente sogno: 

Un ufficiale con un berretto rosso la insegue per la strada. 
Essa fugge dinanzi a lui, e sale correndo le scale, mentre egli 
le tiene sempre dietro. Senza fiato essa arriva al suo apparta- 
mento e chiude violentemente la porta dietro di sé. Egli resta 
fuori, e quando essa guarda dalla spia, sta seduto su una banca 
e piange. 

Nell'inseguimento da parte dell'ufficiale che porta un ber- 
retto rosso, e nella salita affannosa, riconoscerete certo la rap- 
presentazione dell' atto sessuale. Il fatto che la sognatrice chiude 
la porta dinanzi all' inseguitore, può servirvi di esempio per 
uno di quei capovolgimenti tanto frequentemente usati nel so- 
gno, perchè in realtà era stato l' uomo a sottrarsi al compi- 
mento dell' atto erotico. Il suo rincrescimento è pure stato 
trasposto sul suo compagno ; difatti nel sogno è lui che piange, 
fatto questo col quale si accenna contemporaneamente all' eia- 
culazione. 

Avrete certamente inteso dire che nella psicoanalisi si as- 
serisce che tutti i sogni abbiano un significato sessuale. Ora 
voi stessi siete al caso di formarvi un giudizio sulla scorret- 
tezza di questo rimprovero. Avete conosciuto i sogni causati 
da desideri che trattano del soddisfacimento dei bisogni più 
chiaramente comprensibili : della fame, della sete, della brama 
di libertà, i sogni cosiddetti di comodità e d' impazienza, e in 
egual modo quelli puramente interessati ed egoistici. Ma po- 
tete però ricordare quale risultato dell' indagine psicoanalitica 
il fatto che i sogni fortemente alterati sono per lo più — e ri- 
peto non esclusivamente — V espressione di desideri sessuali. 

6. Ho un motivo speciale per accumulare gli esempi di 
applicazione dei simboli nel sogno. Già dalla prima volta mi 
sono lamentato delle difficoltà che si oppongono alla dimostra- 
zione, e, conseguentemente, al risveglio di una persuasione com- 
pleta, durante l' istruzione psicoanalitica, e sono certo che finora 

mi avrete dato ragione. Ora però le asserzioni accampate dalla 



S? 



176 LEZIONE DODICESIMA 



psicoanalisi sono tanto intimamente collegate fra di loro, che 
la persuasione ottenuta riguardo un punto, può facilmente tra- 
sportarsi su una buona parte del tutto. Della psicoanalisi si 
potrebbe dire: Se uno le offre un dito mignolo, essa lo tiene 
già afferrato per la mano. Colui che è rimasto convinto dalla 
spiegazione dei lapsus, non può, logicamente, fare a meno di 
credere a tutto il resto. Un secondo punto, altrettanto acces- 
sibile, è dato dalla simbolica onirica. Vi esporrò il sogno già 
pubblicato, di una donna del popolo, moglie di un questurino, 
la quale certamente non ebbe mai a sentir nulla di simbolica 
onirica e di psicoanalisi. Giudicherete voi stessi se la spiega- 
zione di questo sogno mediante simboli sessuali, possa chia- 
marsi arbitraria o forzata. 

« indi qualcuno era penetrato nell' abitazione, ed essa 

aveva chiamato affannosamente un questurino. Questi, invece, 
si era recato in compagnia di due « apaches » in una chiesa, 
alla quale si accedeva salendo alcuni scalini. Dietro la chiesa 
si ergeva un monte con sopra un fitto bosco. Il questurino in- 
dossava un elmo, un collare rotondo, e un mantello. Egli por- 
tava una barba bruna. I due vagabondi che lo accompagnavano 
pacificamente avevano dei grembiali rialzati a forma di sacco 
e legati ai fianchi. Un viottolo conduceva dalla chiesa al monte. 
Questo viottolo era fiancheggiato da erbe e cespugli che di- 
ventavano sempre più folti, tanto da formare un vero bosco 

sulla vetta del monte ». 

Riconoscerete senza fatica i simboli qui usati. Il genitale 
maschile è rappresentato da una trinità di persone, quello fem- 
minile da un paesaggio con cappella, monte e bosco. Anche 
qui si incontrano gli scalini quale simbolo dell' atto sessuale. 
Quanto nel sogno viene chiamato un monte, è denominato così 
anche nell' anatomia, cioè Mons Veneris. 

7. Ecco un altro sogno; egualmente spiegabile mediante 
l'applicazione dei simboli, rimarchevole e persuasivo per il 
fatto che i simboli furono tradotti dal sognatore stesso, benché 
egli non possedesse alcuna nozione teorica preliminare dell' in- 
terpretazione onirica: comportamento questo del tutto inusitato, 
di cui non si conoscono esattamente le condizioni accompa- 
gnatorie. 

« Egli va a passeggio col proprio padre in un luogo che 
è certamente il Prater, perchè si vede la rotonda, e dinanzi a 



e IL SOGNO » ANALISI DI ESEMPI DI SOGNI 177 



questa un piccolo corpo sporgente a cui sta attaccato un pal- 
lone frenato alquanto floscio. Suo padre gli chiede Y uso di 
tutto ciò; egli resta un po' stupito dalla domanda, ma gli dà la 
relativa spiegazione. Poi essi arrivano in un cortile, dove giace 
distesa a terra una grande piastra di latta. Suo padre vuol strap- 
pare un pezzo della stessa per proprio uso, ma dà prima un' oc- 
chiata all' intorno onde accertarsi che nessuno lo scorge. Egli 
però osserva che basterebbe dirlo al guardiano per poterne 
prendere un pezzo senz' altro. Da questo cortile parte una scala 
che conduce in un pozzo, le cui pareti presentano una soffice 
imbottitura, circa come quella delle poltrone di pelle. Alla fine 
di questo pozzo si trova una piattaforma piuttosto lunga dopo 
la quale si apre un nuovo pozzo ». 

11 sognatore stesso spiega: La rotonda è il mio genitale, 
il pallone frenato che le sta dinanzi, il mio pene, delia cui 
floscezza ho ragione di lamentarmi. Si può quindi tradurre 
più particolarmente che la rotonda rappresenta il sedere (che 
il bambino considera di regola come appartenente al genitale) ed 
il piccolo corpo sporgente lo scroto. Nel sogno il padre lo in- 
terroga sull'uso di tutto ciò, cioè sullo scopo e sulla funzione 
dei genitali. È ovvio di capovolger V andamento delle cose, 
facendo sì che il sognatore diventi la parte interrogante. Ma 
questa interrogazione al padre, non essendo mai stata fatta in 
realtà, bisogna interpretare il pensiero onirico quale un desi- 
derio oppure prenderlo condizionalmente : « Se avessi pregato 
mio padre di spiegarmi le funzioni sessuali ». Troveremo fra 
poco in un altro punto la continuazione di questo pensiero. 

Il cortile sul cui pavimento giace la piastra di latta non è 
da prendersi simbolicamente in prima linea; esso cioè ha ori- 
gine dal ricordo dell' ufficio paterno. Per discrezione ho messo 
« la latta » al posto dell' altro materiale in cui commercia il 
padre, senza però alterare in nessun altro modo il tenore del 
sogno. Essendo entrato nell' ufficio del padre, il sognatore era 
rimasto dolorosamente colpito nello scoprire le operazioni piut- 
tosto scorrette sulle quali, in gran parte, si basava il guadagno. 
Di conseguenza il completamento del sunnominato pensiero po- 
trebbe suonare così : « Se lo avessi interrogato egli mi avrebbe 
imbrogliato, come imbroglia i suoi clienti ». Riguardo allo 
strappamento del pezzo di latta che serve a rappresentare la 
scorrettezza commerciale, il sognatore stesso dà la seconda 

12 



178 LEZIONE DODICESIMA 



spiegazione dicendo che esso significa I' onania. Ciò non sol- 
tanto ci è noto da lungo tempo, ma sta pure in consonanza 
col fatto che il segreto dell' onania è espresso col suo contrap- 
posto (si può farlo apertamente). E anche la trasposizione del- 
l' attività onanica al padre, che ripete quella dell' interrogazione 
nella I. scena del sogno, corrisponde a tutte le aspettative. Il 
pozzo viene da lui subito spiegato come rappresentante la va- 
gina, con riferimento alla soffice tappezzatura delle pareti. Che 
il discendere come il salire significhino il coito nella vagina è 
un' asserzione die aggiungo per conto mio. 

I particolari che al primo pozzo segue una piattaforma 
piuttosto lunga e a questa un altro pozzo, vengono spiegati 
biograficamente dallo stesso sognatore. Egli aveva praticato il 
coito per alcun tempo, ma era stato costretto a interrompere 
le relazioni sessuali in seguito ad inibizioni. Ora in seguito alla 
cura spera di poterle riprendere. 

8. Vi comunico i due seguenti sogni fatti da uno straniero, 
di indole spiccatamente poligamica, quali pezze d'appoggio per 
l'asserzione che il proprio Io comparisce ognora nel sogno, 
anche quando esso è rimasto celato per il contenuto manifesto. 
\ bauli che figurano nei sogni sono simboli femminili. 

a) egli parte, il suo bagaglio viene portato alla stazione 
su un carro, e si compone di parecchi bauli messi l'uno sul- 
1' altro, fra i quali spiccano due grandi neri, che sembrano bauli 
di campioni. Egli dice a qualcuno in tono di consolazione : In- 
fine, quelli lì non ci seguono che sino alla stazione. 

In realtà egli usa viaggiare con numeroso bagaglio, però 
nel corso della cura compariscono egualmente molte storie di 
donne. Ai due bauli oscuri corrispondono due donne brune 
che rappresentano attualmente una parte principale nella sua 
vita. Una di esse voleva seguirlo a Vienna, ma egli, dietro mio 
consiglio, le aveva telegrafato di non venire. 

b) Una scena alla Dogana: Uno dei suoi compagni di 
viaggio apre i propri bauli, fumando con indifferenza una si- 
garetta e dice: «Non c'è niente». Il doganiere sembra pre- 
stargli fede, ma cercando ancora una volta nel baule, ne estrae 
alcunché di specialmente proibito. Allora il viaggiatore esclama 

rassegnato ; « Che posso farci » Egli stesso è il viaggiatore ; io 

il doganiere. Egli era di solito molto sincero nelle sue confes- 
sioni ma si era proposto di nascondermi una relazione ultima- 



« IL SOGNO » ANALISI DI ESEMPI DI SOGNI 179 

mente contratta con una signora, ritenendo, con ragione, che 
la medesima non mi fosse sconosciuta. La situazione penosa 
del venir scoperti viene da lui trasmessa a una terza persona, 
cosicché egli stesso non sembra comparire in questo sogno. 

9. Ecco l'esempio di un simbolo che non ho ancora menzionato: 
Egli incontra la propria sorella in compagnia di 2 amiche 

che sono egualmente sorelle fra di loro (1). A queste due egli 
stringe la mano, ma alla sorella no. 

Nessun nesso con un avvenimento reale. I suoi pensieri lo 
riportano piuttosto ad un' epoca nella quale lo preoccupava la 
constatazione del tardivo sviluppo del seno femminile. Le due 
sorelle sono quindi le due mammelle che egli toccherebbe vo- 
lentieri con la mano, se non si trattasse di sua sorella. 

10. E ora un esempio rappresentante la simbolica della morte 
nel sogno. Egli cammina attraverso un ponticello di ferro, molto 
inclinato e molto alto in compagnia di 2 persone, il cui nome gli 
è noto, ma che egli ha scordato svegliandosi. Improvvisamente en- 
trambi i suoi compagni spariscono ed egli vede un uomo che sem- 
bra un fantasma e che indossa un vestito di tela ed una cappa. A 
questo egli chiede se è il fattorino del telegrafo?... No... O il tra- 
ghettatore? No. Egli allora prosegue per la sua strada, prova an- 
cora una grande angoscia durante il sogno, e continua il medesi- 
mo con la fantasia, dopo essersi svegliato, nel senso che il ponti- 
cello di ferro si rompe improvvisamente ed egli cade nell'abisso. 

Gli individui, di cui si accentua in modo speciale che essi ci 
sono sconosciuti, e dei quali non possiamo ricordarne i nomi, sono 
per lo più delle persone molto vicine a noi. Il sognatore ha due 
fratelli ; se egli dovesse aver augurato loro la morte, sarebbe più 
che giusto che, quale castigo, egli avesse dovuto provar la paura 
della medesima. Riguardo al fattorino del telegrafo egli osserva 
che tale gente assomiglia ai corvi di malaugurio. Dalla divisa si 
poteva anche prenderlo per un accendifanali, il quale però, è pure 
colui che spegne i fanali, come il genio della morte spegne la 
fiaccola. Al traghettatore egli associa la poesia di Uhland « Konig 
Karls Meerfahrt » e si ricorda di un pericoloso viaggio di mare, 
fatto in compagnia di due amici, durante il quale egli ebbe la 
parte di Carlo. Riguardo al ponticello gli viene in mente una 
disgrazia accaduta poco tempo prima, e lo stupido detto popo- 
lare* tedesco : «La vita è un ponte levatoio». 



(l) Questo simbolo viene usato anche dal Belli. (N. d. T.). 



180 LEZIONE DODICESIMA 



11. Come ulteriore esempio di come venga rappresentata 
la morte valga questo sogno : Un signore sconosciuto lascia al 
suo indirizzo un biglietto da visita listato di nero. 

12. Il sogno seguente vi interesserà in più di un senso. Ad 
esso occorre, però, quale premessa uno stato neurotico. Egli si 
trova in un treno. Questo si ferma in mezzo alla campagna. Egli 
crede che si vada incontro ad un disastro, e che sia necessario 
fuggire, e corre attraverso tutti gli scompartimenti ammazzando 
ogni persona che incontra, il fattorino, il macchinista ecc. 

Egli evoca il ricordo di un racconto fattogli da un amico. 
Durante un suo viaggio in Italia un pazzo venne trasportato in 
un mezzo scompartimento, nel quale più tardi fu lasciato en- 
trare per isbaglio un altro viaggiatore. Il pazzo uccise il suo com- 
pagno. Egli si identifica con questo pazzo, e prende come base 
al suo diritto di farlo, l'idea coatta, che lo assilla in quel mo- 
mento, quella cioè di dover « eliminare tutti i consapevoli ». 
Ma poscia egli stesso trova una motivazione migliore, che con- 
duce alla causa del sogno. Ieri egli ha rivisto a teatro la fan- 
ciulla che voleva sposare, ma dalla quale si era allontanato aven- 
dogli essa dato dei motivi di gelosia. Considerata l'intensità con 
la quale egli sente la gelosia, sarebbe veramente da pazzo se egli 
volesse sposarla. E, cioè, egli la ritiene per così poco fidata, 
che si sentirebbe costretto ad ammazzare per gelosia tutte le 
persone con le quali verrebbe a contatto. Il passare attraverso 
una fila di stanze, qui di scompartimenti, ci è già noto quale 
simbolo matrimoniale (un contrapposto alla monogamia). 

In rapporto al fermarsi del treno in mezzo alla campagna 
e alla paura di un prossimo disastro egli racconta: Allorché 
una volta durante una gita in treno, avvenne pure una fermata 
così improvvisa in un posto lontano da qualsiasi stazione, una 
giovane signorina disse che forse si era esposti ad uno scontro 
e che in quel caso la miglior misura di precauzione era quella 
di levar in alto le gambe. Ma una simile « levata di gambe » 
aveva avuto una gran parte durante le numerose passeggiate e 
gite in campagna che egli aveva intrapreso con quella fanciulla, 
nel primo felice tempo del loro amore. Un nuovo argomento 
questo per chiamarlo pazzo se egli ora volesse sposarla. Io 
però, conoscendo la situazione, ero al caso di ritenere come 
accertato che in lui, ad onta di tutto ciò, esisteva proprio il 
desiderio di essere così pazzo. 



^ 



LEZIONE TREDICESIMA 



"Il sogno,,. Caratteri arcaici. Infantilismo del sogno 

Signore e Signori, 

Ritorniamo ora al nostro risultato, secondo il quale il 
lavoro onirico trasporta i pensieri latenti del sogno in una 
nuova forma di espressione sotto l'influsso della censura oni- 
rica. I pensieri latenti non sono diversi dai pensieri coscienti 
a noi noti, fatti durante la veglia; la nuova forma di espres- 
sione ci è invece incomprensibile in vari suoi tratti. Abbiamo 
detto che essa si collega a degli stadi del nostro sviluppo 
intellettuale, che superammo già da lungo tempo, alla lingua 
composta di quadri, alle relazioni simboliche, a delle circostanze 
forse che esistettero prima che la nostra lingua formata da pen- 
sieri si sviluppasse. Perciò chiamammo « arcaico » o « regres- 
sivo » il modo di esprimersi del lavoro onirico. 

Da tutto ciò potete trarre la conclusione, che approfon- 
dendo lo studio del lavoro onirico, si dovrebbero poter otte- 
nere degli importanti schiarimenti sui poco noti principi del 
nostro sviluppo intellettuale. Spero che sarà così, ma questo 
lavoro non è stato intrapreso finora. Il tempo remoto nel quale 
il sogno ci riconduce è duplice : Primo il tempo remoto indi- 
viduale, l'infanzia, e poi, visto che ogni individuo ripete, in un 
certo senso, abbreviatamente, nella sua infanzia, tutto lo svi- 
luppo del genere umano, anche il tempo remoto filogenetico. 
E non credo impossibile che si riesca a distinguere quale parte 
dei processi psichici provenga dai tempi primitivi individuali 
e quale da quelli filogenetici. Così p. es. il rapporto simbolico 
che l'individuo non ha mai imparato, ha, secondo me, il di- 
ritto alla pretesa di venir considerato quale eredità filogenetica. 

Però questo non è l'unico carattere arcaico del sogno. Voi 



182 LEZIONE TREDICESIMA 



tutti conoscerete, per propria esperienza, la strana amnesia del- 
infanzia. Con ciò voglio indicare il fatto, che i primi anni di 
vita, sino al quinto, al sesto, o all'ottavo, non hanno lasciato 
delle traccie nella nostra memoria, come le ore vissute più tardi. 
Ci si imbatte bensì talvolta in singole persone, le quali pos- 
sono vantare un ricordo continuato dal primo inizio sino al 
giorno presente, ma il secondo caso, quello cioè della lacuna 
mnemonica, è assai più frequente. Credo che non ci si sia ab- 
bastanza meravigliati di questo fatto. A due anni il bambino 
parla benissimo, esso dimostra ben presto di sapersi raccapez- 
zare in mezzo a situazioni psichiche complicate, e dice delle 
frasi che gli vengono ripetute molti anni dopo, ma che egli 
stesso ha dimenticate. Notate inoltre, che, nei primi anni, la 
capacità della memoria è maggiore, quest'ultima essendo meno 
sopraccarica di dopo. E non esiste neppure una ragione per la 
quale si debba considerare il funzionamento della memoria come 
una produzione psichica specialmente alta o difficile ; si trova 
all'incontro una buona memoria anche in persone il cui livello 
intellettuale è molto basso. 

Devo però accennare a una seconda stranezza, sovrapposta 
alla prima : quella cioè che dal vuoto mnemonico che involge 
i primi anni di vita, sorgono dei ricordi singoli, ben mante- 
nuti e per lo più plastici, i quali non giustificano per sé stessi 
la propria conservazione. Col materiale di impressioni che ci 
colpiscono più tardi, la nostra memoria procede eseguendo una 
cernita. Essa mantiene i fatti in un certo modo importanti, la- 
sciando cadere i futili. Per i ricordi infantili conservati la cosa 
è diversa. Essi non corrispondono necessariamente a degli av- 
venimenti importanti degli anni infantili, e neppure a dei fatti 
che avrebbero dovuto sembrare importanti dal punto di vista 
del bambino. Spesso essi sono tanto banali e tanto insignifi- 
canti per sé stessi, che noi ci chiediamo soltanto stupiti, perchè 
proprio quel particolare sia sfuggito all'oblìo. A suo tempo ho 
tentato di attaccare con l'aiuto dell'analisi il segreto dell'amnesia 
infantile e dei resti mnemonici che la interrompono e arrivai al 
risultato che pure anche nella memoria dei bimbi sono rimasti 
unicamente i fatti importanti. Soltanto, causa i noti processi della 
condensazione e in Special modo della dislocazione, rimangono 
coperti, nella memoria, molti ricordi importanti da altri appa- 
rentemente futili. Chiamai perciò tali ricordi infantili, ricordi di 



« IL SOGNO » CARATTERI ARCAICI. INFANTILISMO DEL SOGNO 183 



copertura (Deckerinnerungen) ; mediante un'analisi radicale si 
può sviluppare da essi tutto quanto è stato dimenticato. 

Nel corso delle cure psicoanalitiche ci troviamo regolar- 
mente di fronte al compito di riempire la lacuna mnemonica 
infantile, e quando la cura ha da segnare qualche risultato, nella 
maggior parte dei casi dunque, riusciamo anche a trarre nuo- 
vamente alla luce il contenuto di quelli anni infantili caduto in 
dimenticanza. Queste impressioni non erano mai state dimen- 
ticate in realtà, esse erano soltanto inaccessibili, latenti, e ap- 
partenevano all'inconscio. Però accade anche che esse sorgano 
spontanee dall' inconscio, e ciò succede precisamente in rap- 
porto con dei sogni. Si vede quindi che la vita onirica sa tro- 
vare l'accesso a questi avvenimenti latenti vissuti durante l' in- 
fanzia. Nella letteratura troviamo dei bellissimi esempi di que- 
sto fatto, ed io stesso ho potuto dare un simile contributo. So- 
gnai una volta, in un certo rapporto, di una persona che do- 
veva avermi reso un servizio e che vedevo distintamente. Era 
un uomo guercio, di statura piccola, grasso, con la testa spro- 
fondata fra le spalle. Dall'insieme del sogno compresi che si 
trattava di un medico. Fortunatamente potei interrogare mia 
madre, ancora vivente, sull'aspetto del medico del mio luogo na- 
tale che io avevo abbandonato a tre anni, e venni , a sapere da 
lei, che egli era guercio, piccolo, grasso, con la testa sprofon- 
data fra le spalle, e appresi pure in occasione di quale disgra- 
zia, da me scordata, egli mi aveva prestato il suo aiuto. Que- 
sta qualità di poter disporre del materiale dimenticato, appar- 
tenente ai primi anni infantili, è dunque un ulteriore carattere 
arcaico del sogno. 

La stessa spiegazione si adatta pure a un altro fatto enig- 
matico nel quale ci siamo imbattuti sinora. Ricordate lo stupore 
provato nell'apprendere che i suscitatore del sogno erano degli 
energici desideri sessuali cattivi e licenziosi, i quali avevano rese 
necessarie la censura e la deformazione onirica. Quando siamo 
riusciti a spiegare un simile sogno e quando il sognatore, nel 
migliore dei casi, non ha attaccato l'interpretazione stessa, egli 
ci rivolge regolarmente la domanda da dove gli provenga un 
simile desiderio, al quale si sente estraneo e del cui contrario 
è pienamente cosciente. Non abbiamo bisogno di sgomentarci 
per dimostrargli tale provenienza. Questi cattivi desideri trag- 
gono origine dal passato, e spesso da un passato non troppo 



184 LEZIONE TREDICESIMA 



\ 



remoto. Si può dimostrare che essi, una volta, erano noti e co- 
scienti, anche se ora non lo sono più. La donna, il cui sogno 
significa che essa vorrebbe veder morta la sua unica figlia di- 
ciassettenne, guidata da noi, finisce per scoprire di aver pure nu- 
trito questo desiderio in altra epoca. La figlia è il frutto di un 
matrimonio mancato e sciolto dopo breve tempo. Allorché la 
portava ancora in seno, essa, dopo una scenata avuta col marito, 
battè in un accesso di collera coi due pugni sul proprio ven- 
tre, onde uccidere la creatura che vi si trovava. Quante madri che 
ora amano teneramente, quasi troppo teneramente, i propri figli, 
li hanno concepiti malvolentieri, ed hanno desiderato in quel 
tempo, che il loro sviluppo vitale si arrestasse; e molte di esse 
sfogarono persino questo desiderio in azioni fortunatamente in- 
nocue. Il desiderio di morte rivolto contro la persona amata, 
tanto incompresibile più tardi, ha quindi origine dai primordi 
dei rapporti con essa. 

Un padre, il di cui sogno giustifica l'interpretazione che 
egli desideri la morte del suo prediletto figlio maggiore, deve 
egualmente permettere che gli venga ricordato, come tale de- 
siderio non gli fosse stato estraneo in un dato tempo. Quando 
questo bimbo era ancora lattante, il padre malconto della scelta 
fatta sposandosi, pensava spesso che se quel piccolo essere, per 
lui insignificante, fosse morto, egli avrebbe riacquistata la sua 
libertà, e ne avrebbe fatto un uso migliore. La stessa prove- 
nienza è dimostrabile per un grande numero di simili sentimenti 
d'odio ; essi sono il ricordo di qualche cosa che appartiene al 
passato, e che altre volte era cosciente e aveva una parte nella 
vita psichica. Da tutto ciò vorrete trarre la conclusione, che tali 
desideri e tali sogni non devono esistere, quando nei rapporti 
verso una data persona non comparvero dei mutamenti di que- 
sto genere, quando i sentimenti verso di essa rimasero concordi 
sin da principio. Sono pronto ad ammettere questa vostra de- 
duzione, soltanto vi renderò attenti, che voi non prenderete in 
considerazione il testo del sogno, bensì il senso del medesimo 
secondo l'interpretazione data. Può avvenire che il sogno ma- 
nifesto abbia preso soltanto una maschera paurosa della morte 
della persona amata, significando invece tutt' altro, oppure che 
la persona amata sia destinata a sostituire un' altra in modo da 
trarci in inganno. 

Lo stesso andamento di cose susciterà però in voi un'altra 



«IL SOGNO » CARATTERI ARCAICI. INFANTILISMO DEL SOGNO 185 



domanda, ben più seria. Voi direte: Ammesso anche che questo 
desiderio di morte sia esistito una volta e venga accertato dalla 
memoria, ciò non costituisce ancora una spiegazione. Esso, m 
fondo, è stato da lungo tempo superato, o può esistere, oggi, 
soltanto nell'inconscio quale ricordo inaffettivo, non pero quale 
sentimento efficace. Non C è nulla che parli in favore d, que- 
st'ultima ipotesi. Perchè in genere vien esso dunque ricorda o 
dal sogno ? Questa domanda è veramente giustificata ; » ten- 
tativo di rispondervi ci porterebbe lontani e ci costringerebbe a 
prendere una posizione di fronte ad uno dei punti più impor- 
tanti dello studio onirico. Ma io_ sono obbligato a rimanere 
entro la cornice delle nostre esposizioni e ad usare astinenza. 
Preparatevi dunque a tale temporanea rinuncia. Accontentia- 
moci della reale accertazione che questo desiderio superato può, 
provatamente, agire quale suscitatore di un sogno, e continuiamo 
le nostre ricerche onde scoprire se anche altri desideri cattivi 
possono considerarsi come egualmente provenienti dal passato. 
Soffermiamoci ai desideri di eliminazione che possiamo 
ricondurre per lo più all'illimitato egoismo del sognatore. Si 
può provare spessissimo che il formatore del sogno è stato un 
desiderio di tal genere. Ogni qual volta nel corso della nostra 
esistenza qualcuno si è messo attraverso la nostra strada, e 
pensate quanto di frequente ciò deve succedere, data la com- 
plicazione che segna i rapporti della vita , il sogno è subito 
pronto a farlo morto, anche se si tratta del padre, della madre, 
di un fratello, di un coniuge e simili. Ci eravamo abbastanza 
stupiti di questa malvagità della natura umana e non eravamo 
certamente disposti ad accettare senz'altro come giusti tali ri- 
sultati dell'interpretazione onirica. Ma quando una volta ci viene 
indicato di cercare l'origine di simili desideri nel passato, sco- 
priamo ben presto il periodo del passato individuale, in cui un 
eo-oismo e dei desideri di tale specie, anche se rivolti contro i 
più prossimi, non hanno più nulla di ostico. E il bambino, 
colui che proprio in quei primi anni, i quali più tardi vengono 
velati dall'amnesia, presenta spessissimo questo egoismo in 
forma estremamente marcata, e che in ogni caso, da regolar- 
mente a conoscere dei germi distinti, o più giustamente , dei 
rimasugli del medesimo. Da principio il bambino ama appunto 
se stesso ed impara appena più tardi ad amare gli altri o a 
ac icar' loro qualche cosa del proprio io. Anche le persone 



186 LEZIONE TREDICESIMA 



che sembra amare sin dall'inizio, esso le ama, dapprima, perchè 
gli sono necessarie e indispensabili, dunque nuovamente per 
motivi egoistici. Appena più tardi il sentimento d'amore si rende 
indipendente dall'egoismo. In realtà egli ha imparato ad amare 
dall'egoismo. 

In questo riguardo sarà istruttivo confrontare la posizione 
che il bambino occupa di fronte ai propri fratelli con quella 
m cu. si trova di fronte ai genitori. Il bambino non ama ne- 
cessariamente i suoi fratelli, anzi talvolta egli lo dimostra in 
modo aperto. E indubitato che egli odia negli stessi i propri 
concorrenti, ed è noto quanto frequentemente tale atteggiamento 
duri per lungo tempo, senza interruzioni, sino all' epoca della 
maturità e anche più tardi. È vero che abbastanza spesso , ad 
esso viene sostituito, o per dir meglio sovrapposto, un senti- 
mento più affettuoso, ma quello di inimicizia sembra essere 
con molta regolarità, V iniziale. L'osservazione di questo feno- 
meno riesce più facile a farsi su bambini dai 2 e % sino ai 
4 o 5 anni, quando viene al mondo un nuovo fratellino. Questo 
è accolto di solito in modo assai poco gentile. Delle uscite 
come: « Non mi piace, vorrei che la cicogna lo riprendesse » 
sono molto usuali. In seguito viene colta oggi occasione per 
diminuire il nuovo arrivato, e persino dei tentativi di dannea- 
gra mento, del veri e propri attentati, non possono dirsi inso- 
liti La differenza di età essendo minore, il bambino si trova 
di fronte al concorrente sin dal risveglio di un'attività psichica 
più intensa, e si adatta a stare con lui. La differenza essendo 
maggiore, il bambino nuovo può risvegliare delle simpatie sin 
da principio, quale oggetto interessante, quale una specie di 
bambola vivente, e trattandosi di uno spazio di 8 anni e più 
possono entrare in campo specialmente per le bambine dei 
sentimenti protettivi e materni. Ma, sinceramente detto, quando 
dietro un sogno si è scoperto il desiderio di morte verso i 
fratelli, occorre ben di rado trovarlo enigmatico, e si può senza 
fatica rintracciare il suo prototipo nei primi anni infantili e 
abbastanza di spesso anche in quelli posteriori di convivenza 
Probabilmente dappertutto dove convivono dei bambini ac- 
cadono dei violenti conflitti. I motivi dei medesimi sono ■ la 
concorrenza nell'affetto dei genitori, nel possesso comune e nello 
spazio. I sentimenti d'inimicizia si rivolgono tanto verso i fra 
felli maggiori quanto verso i minori. Credo sia stato Bernardo 



« IL SOGNO » CARATTERI ARCAICI. INFANTILISMO DEL SOGNO 187 



Shaw a dire: Se esiste qualcuno che una giovane signorina in- 
glese odi più fortemente della propria madre, tale persona è 
senz'altro la sua sorella maggiore. Ma in questa sentenza è 
contenuto qualche cosa che ci stupisce. Potremmo a rigore 
travare comprensibile l'odio e la concorrenza fraterna, ma come 
mai possono infiltrarsi dei sentimenti d'odio nei rapporti fra 
figlia e madre e in quelli fra genitori e figli ? 

Questi rapporti sono senza dubbio i più favorevoli anche 
dal punto di vista del bambino. Le stesse nostre aspettative lo 
richiedono, ci sentiamo molto più urtati se manca l' affetto fra 
genitori e figli, che se esso non abbonda fra fratelli. Nel primo 
caso abbiamo, per dire così, consacrato qualche cosa, che nel 
secondo lasciammo profana. Eppure l'osservazione giornaliera 
ci dimostra quanto spesso le relazioni d'affetto fra i genitori 
e i figli adulti, si trovino ben distinti dall'ideale innalzato dalla 
società, quanta inimicizia giaccia lì pronta ad estrinsecarsi, 
quando delle aggiunte di pietà e di affezione non si trovino 
presenti a trattenerla. I motivi di ciò sono generalmente noti 
e mostrano una tendenza a dividere gli individui di sesso uguale, 
la figlia dalla madre, il figlio dal padre. La figlia trova nella 
madre l'autorità che limita la sua volontà e che ha il compito 
di imporle la rinuncia alla libertà sessuale richiesta dalla so- 
cietà, e in singoli casi ancora, la concorrente che si oppone a 
venir soppiantata. La stessa cosa si ripete in forma più vivace 
fra padre e figlio. Per il figlio il padre personifica ogni re- 
strizione sociale sopportata malvolentieri, il padre gli chiude 
V accesso all'affermazione della propria volontà, al precoce go- 
dimento sessuale, e, dove esistono dei beni comuni, al godi- 
mento dei medesimi. Nel caso del principe ereditario 1' impa- 
ziente attesa della morte paterna raggiunge un'altezza che sfiora 
la tragedia. Meno minacciati sembrano essere i rapporti fra 
padre e figlia, fra madre e figlio. Questi ultimi anzi forniscono 
talvolta gli esempi più puri di affetto immutabile, che nessun 
riguardo egoistico viene a turbare. 

Perchè io parlo di queste cose, in fondo banali e general- 
mente note? Perchè esiste un'innegabile inclinazione a negare 
l'importanza che esse hanno nella vita e a considerare come 
raggiunto l'ideale richiesto dalla società, assai più spesso di 
quanto esso lo sia veramente. Ma è preferibile che la verità 
venga detta dal psicologo, e che questo compito non resti ab- 



188 LEZIONE TREDICESIMA 



bandonato al cinico. Vero è che tale negazione si riferisce sol- 
tanto alla vita reale. All'arte della poesia epica e drammatica 
è liberamente concesso di servirsi dei motivi che provengono 
dal turbamento di questo ideale. 

Per un gran numero di persone non abbiamo quindi bi- 
sogno di meravigliarci se il sonno scopre il loro desiderio di 
veder eliminati i genitori e in ispecial modo il genitore di sesso 
uguale. Possiamo presumere che esso esista anche durante la 
veglia, e persino che diventi talvolta cosciente quando può ma- 
scherarsi sotto un'altro motivo, come nel caso del nostro so- 
gnatore nell'esempio 3, dietro la pietà per le inutili sofferenze 
paterne. Questa condizione d'animo è raramente dominata dalla 
sola inimicizia, avviene molto più spesso che essa si ritragga 
dietro a dei sentimenti più affettuosi, dai quali viene oppressa, 
e che debba aspettare, sino a tanto che un sogno per così dire, 
la isoli. Quello che il sogno in seguito a tale isolamento ci 
mostra in proporzioni stragrandi, torna poi a restringersi, quando 
ad interpretazione compiuta, lo si inserisce nell'insieme della 
vita (fi. Sachs). Però noi troviamo questo desiderio onirico 
anche in casi, nei quali esso non ha nessuna base nella vita, 
ed in cui l'adulto non potrebbe mai più riconoscerlo come suo,' 
durante la veglia. La ragione di ciò sta nel fatto, che il motivo 
più profondo e più regolare di allontanamento specie fra per- 
sone di sesso uguale, si è già fatto valere durante la prima 
infanzia. 

Voglio accennare con ciò alla concorrenza amorosa, con una 
chiara accentuazione del carattere sessuale. Il figlio comincia già 
da piccolo a spiegare un'affezione speciale per la madre, che egli 
considera di sua proprietà, e a sentire nel padre un concorrente 
che gli contrasta tale possesso assoluto; la piccola figlia vede 
egualmente nella madre una persona, la quale turba le sue re- 
lazioni affettuose col padre, e la quale tiene un posto, che essa 
stessa potrebbe occupare benissimo. Bisogna aver appreso dalle 
proprie osservazioni quanto presto si inizi questa posizione 
spedale di fronte ai genitori, che designiamo col titolo di 
« complesso di Edipo », perchè questa leggenda realizza in tinte 
non impallidite i due desideri estremi risultanti dalla situazione 
del figlio: quello di uccidere il proprio padre e di prendersi 
in moglie la madre. Non pretendo che l'Edipo-complesso esau- 
risca i rapporti dei figli coi genitori ; tali rapporti possono fa- 



«IL SOGNO» CARATTERI ARCAICI. INFANTILISMO DEL SOGNO 1S9 

cilmente essere più complicati. Oltre a ciò il complesso di 
Edipo può essere sviluppato più o meno fortemente, e può venir 
persino capovolto, ma di regola esso è un importante fattore 
della vita psichica infantile, e si corre piuttosto il pericolo di 
diminuire anziché quello di aumentare, il valore che hanno 
la sua influenza e le conseguenze che da esso si sviluppano. 
Del resto i bambini reagiscono spesso con la posizione di Edi- 
po a uno stimolo che proviene dai genitori stessi, i quali ab- 
bastanza frequentemente si lasciano guidare nelle loro prefe- 
renze dalla diversità di sesso, sicché il padre preferisce la figlia 
e la madre il figlio, prendendoli anche in sostituzione dell'og- 
getto amato, quando nei rapporti matrimoniali sia subentrata 
una certa freddezza. 

Non si può asserire che il mondo sia stato oltremodo 
grato alle ricerche psicoanalitiche per la scoperta del com- 
plesso di Edipo. Essa ha provocato al contrario la più violenta 
resistenza da parte degli adulti, e le persone che avevano tra- 
lasciato di partecipare alla rinnegazione di questo rapporto sen- 
timentale severamente stigmatizzato come il tabu, hanno im- 
parato, più tardi, il loro sbaglio, dichiarando tale complesso 
insignificante e privandolo così di ogni valore. Secondo la mia 
immutata convinzione qui non c'è niente da rinnegare e niente 
da abbellire. Bisogna abituarsi all'esistenza di questo fatto, che 
la stessa leggenda greca riconosce quale una fatalità imprescin- 
dibile. Anche qui è interessante osservare come il complesso 
di Edipo, espulso dalla vita, sia stato ceduto all'arte poetica e 
quasi messo a sua libera disposizione. In un accuratissimo stu- 
dio 0. Rank (1) ha dimostrato, come appunto il complesso di 
Edipo abbia fornito alla poesia drammatica dei ricchi motivi 
in infinite modificazioni, attenuazioni e travestimenti, dunque 
in alterazioni già riconoscibili quale opera di una censura. Pos- 
siamo quindi attribuire questo complesso di Edipo anche a quei 
sognatori fortunati, i quali più tardi poterono evitare conflitti 
coi propri genitori; e allacciato a tale complesso, troviamo quello 
chiamato il complesso di castrazione, la reazione cioè all'inti- 
midimento sessuale e alla limitazione della prima attività ses- 
suale infantile, attribuiti al padre. 

Indirizzati come fummo, dalle scoperte sinora fatte, allo 



(1) Rank. Das Inzest-Motiv in Dichtung und Sage. Deutike. Wien 1912. 



190 LEZIONE TREDICESIMA 



studio della vita psichica infantile, possiamo attenderci che 
anche per la provenienza dell'altro gruppo dei desideri onirici 
proibiti, quelli cioè di eccessiva sessualità, possa venir data 
una spiegazione consimile. Riceviamo dunque l'impulso per stu- 
diare anche lo sviluppo della vita sessuale infantile, e nel corso 
di questo studio apprendiamo, da varie fonti, quanto segue: 
Prima di tutto è un errore insostenibile il negare al bambino 
una sua vita sessuale, e ammettere che la sessualità si inizi ap- 
pena all'epoca della pubertà con la maturazione dei genitali. 
Al contrario, il bambino ha, sin da principio, una vita sessuale 
assai ricca, che differisce in diversi punti da quella, che più 
tardi vale come normale. Quanto chiamiamo « perverso » nella 
vita degli adulti, si scosta dalla normalità nei seguenti tratti : 
Prima nell'incuranza del limite della specie (cioè dell'abisso che 
divide l'uomo dalla bestia), secondo nel passaggio oltre le bar- 
riere poste dallo schifo, terzo in quello delle barriere poste dal- 
l'incesto (cioè della proibizione di cercare dei soddisfacimenti 
sessuali su stretti consanguinei), quarto, in quello delle interdi- 
zioni poste dall'eguaglianza di sesso e quinto nella trasposizione 
della funzione dei genitali ad altri organi e ad altre parti del 
corpo. Tutte queste barriere non sussistono sin dal principio, ma 
vengono appena gradatamente edificate nel corso dello sviluppo 
e dell'educazione. Il bambino piccolo ne è libero. Egli non co- 
nosce l'abisso che divide P uomo dalla bestia e P orgoglio col 
quale l'uomo si scerne da questa gli si aggiunge appena più 
tardi. In principio egli non mostra alcuno schifo dinanzi agli 
escrementi, ma impara lentamente a provarlo sotto I! influsso 
dell'educazione; egli non dà alcun valore alla differenza di sesso, 
e attribuisce anzi ad entrambi i sessi la stessa costruzione ge- 
nitale ; egli rivolge le sue prime voglie sessuali e la sua cu- 
riosità verso le persone che gli sono più prossime e che egli 
ama di più per altri motivi, dunque i genitori, i fratelli e sorelle, 
quelle persone che lo hanno in cura ; e finalmente in lui si di- 
mostra quanto più tardi risorgerà all'apice di qualche relazione 
amorosa, il fatto cioè che egli non attende il piacere soltanto 
dalle parti genitali, ma che molte altre parti del corpo preten- 
dono alla medesima sensibilità, procurano delle analoghe sen- 
sazioni di piacere, e possono quindi assumere le funzioni dei 
genitali. Il bambino può dunque venir chiamato un « perverso 
polimorfo », e se anche egli mette in esecuzione tali stimoli 



« IL SOGNO » CARATTERI ARCAICI. INFANTILISMO DEL SOGNO 191 



soltanto in forma indiziale, ciò proviene in parte dalla loro mi- 
nore intensità in confronto a delle epoche di vita posteriori, e 
in parte dalla circostanza che l'educazione sopprime tosto ener- 
gicamente ogni manifestazione sessuale del bambino. Questa 
soppressione viene, per così dire, continuata in teoria, gli adulti 
adoperandosi di non vedere una parte delle manifestazioni ses- 
suali infantili, e di togliere all'altra la sua natura sessuale cam- 
biandone il significato, tanto da poter infine negare il tutto. 
E spesse volte le persone che stando vicino a dei bimbi, in- 
furiano contro ogni loro malvezzo sessuale, sedute poi a ta- 
volino difendono la purezza sessuale dei medesimi. Bambini 
lasciati in balìa di se stessi o posti sotto l'influenza della cor- 
ruzione presentano talvolta delle produzioni molto ragguarde- 
voli di attività sessuale perversa. Ben inteso, gli adulti hanno 
ragione di non prendere sul serio queste cose e di considerarle 
quali « bambinate » e quali « giochi >•, perchè né dinanzi al tri- 
bunale della morale, né dinanzi alla legge, il fanciullo può ve- 
nir giudicato come pienamente efficiente e come responsabile, 
ma questi fatti esistono tanto quali indizi della costituzione con- 
genita, quanto quali cause e fautori di ulteriori evoluzioni ; essi 
ci forniscono degli -schiarimenti sulla vita sessuale infantile, e 
con ciò sulla vita sessuale in genere. Quindi quando dietro i 
nostri sogni alterati, troviamo tutti questi perversi stimoli di de- 
sideri, ciò significa soltanto, che anche su questo campo il so- 
gno ha effettuata la regressione allo stato infantile. 

Tra questi desideri proibiti meritano ancora menzione quelli 
incestuosi, cioè quelli rivolti alle relazioni sessuali coi propri 
genitori e fratelli. Sapete quale ribrezzo la società umana provi, 
o per lo meno professi per tali relazioni, e quanto energicamente 
esse siano proibite. I più mostruosi sforzi sono stati fatti onde 
spiegare la paura dell'incesto. Gli uni hanno adottata l'idea che 
si tratti di riguardi volti all' allevamento della razza umana, e 
psichicamente rappresentati dalla natura mediante tale proibi- 
zione, dato che l'allevamento basato sulla propagazione fra ap- 
partenenti alla stessa famiglia, peggiorerebbe le caratteristiche 
della razza ; altri hanno asserito che la convivenza datante dalla 
prima infanzia, svii la brama sessuale dalle persone in questione. 
In tutti e due i casi, del resto, la sicurezza di evitare l'incesto 
risulterebbe automaticamente, e non si comprenderebbe la ne- 
cessità di tali severe proibizioni, atte piuttosto a dimostrare Tesi- 



192 LEZIONE TREDICESIMA 



l. 



stenza di una bramosia molto forte. Dagli esami psicoanalitici 
è risultato indubbiamente che la scelta amorosa incestuosa è 
anzi la prima e la regolare e che appena più tardi ha inizio la 
resistenza verso la stessa, la quale resistenza ha una derivazione 
che non si può appoggiare alla psicologia individuale. 

Riuniamo ora quanto ci è stato dato per il comprendimento 
del sogno dallo studio più profondo della psicologia infantile. 
Trovammo non soltanto che il materiale degli avvenimenti in- 
fantili dimenticati è accessibile al sogno, bensì vedemmo pure 
che la vita psichica del fanciullo, con tutte le sue particolarità, 
col suo egoismo, con la sua incestuosa scelta amorosa ecc. con- 
tinua a sussistere per il sogno, e quindi nell' inconscio, e che 
il sogno ci riporta ogni notte a questo gradino infantile. Ve- 
niamo così rafforzati nell'opinione che l'inconscio della vita psi- 
chica è la sua parte infantile. L' impressione ostica prodotta dal 
fatto che nell'uomo esista tanta malvagità comincia a rallentarsi. 
Questa orribile malvagità è semplicemente il tratto iniziale, pri- 
mitivo, infantile della vita psichica, che possiamo trovare in forma 
efficiente nel fanciullo, dove in parte la sorvoliamo, causa le sue 
piccole dimensioni, e in parte non la prendiamo sul serio, non 
richiedendo noi dal bambino alcuna elevatezza etica. Regredendo 
sino a questo gradino, il sogno sembra aver suscitato in noi la 
malvagità. Ma ciò non è che una falsa apparenza, dalla quale 
ci siamo lasciati impaurire. Non siamo tanto cattivi come l'in- 
terpretazione dei sogni ci voleva far credere. 

Gli stimoli malvagi del sogno essendo soltanto degli in- 
fantilismi e una regressione all'inizio del nostro sviluppo etico, 
il sogno quindi rifacendoci bambini nel nostro pensare e sen- 
tire, noi non abbiamo alcuna ragione di vergognarci di tali so- 
gni cattivi. Ma la ragionevolezza è soltanto una parte della vita 
psichica ; accadono oltre a ciò, nella psiche, molte cose che non 
sono sennate, e così avviene anche che, per quanto illogica- 
mente, noi continuiamo a provare vergogna di questi sogni. 
Sottoponiamo i medesimi alla censura onirica, ci vergogniamo 
e ci adiriamo, quando, eccezionalmente, uno di questi desideri 
è riuscito a penetrare nella coscienza in forma così poco alte- 
rata, che dobbiamo riconoscerlo ; e per di più, all'occasione, ci 
vergogniamo dei nostri sogni alterati proprio come se li com- 
prendessimo. Pensate solamente al giudizio indignato che quella 
rispettabile vecchia signora diede sul suo sogno non interpre- 



e IL SOGNO» CARATTERI ARCAICI. INFANTILISMO DEL SOGNO 193 



tato dei « servizi di amore ». Il problema non è dunque ancora 
risolto e continua a sussistere la possibilità, che occupandoci 
ulteriormente della malvagità del sogno, noi si giunga a for- 
marci un altro giudizio ed un'altra stima della natura umana. 
Quale risultato di tutto l'esame finora compiuto sul sogno, 
possediamo ora due criteri fondamentali, i quali però significano 
soltanto il principio di nuovi enigmi e di nuovi dubbi. Primo: 
La regressione del lavoro onirico non è soltanto formale, ma 
anche sostanziale. Esso non traduce soltanto i nostri pensieri 
in una forma di espressione primitiva, ma risveglia ancora le 
particolarità della nostra vita psichica primitiva, cioè l'antica 
strapotenza del proprio Io, gli stimoli iniziali della nostra vita 
sessuale e persino le nostre antiche abitudini intellettuali, am- 
messo che si possano considerare come tali i rapporti simbo- 
lici. E secondo : Tutti questi tratti infantili, altre volte domi- 
nanti ed autocrati, vanno ascritti, oggi, all'inconscio-, riguardo 
al quale, ora, le nostre vedute mutano e si allargano. Inconscio 
non definisce più una cosa temporaneamente latente, l'inconscio 
è un dominio psichico speciale, con stimoli di desideri suoi pro- 
pri, con sua propria maniera di espressione, e con suoi parti- 
colari meccanismi psichici che altrove non sono in vigore. Ma 
i pensieri onirici latenti che indovinammo mediante l'interpre- 
tazione, non appartengono a questo dominio ; essi assomigliano 
piuttosto a quelli che avremmo potuto avere anche essendo 
svegli. Eppure essi sono incoscienti : come sciogliere dunque 
tale contraddizione ? Premettiamo ora, che dovremo procedere 
a una cernita. Qualche cosa che ha origine dalla nostra vita 
cosciente, che ne presenta anche i caratteri — e che noi chia- 
miamo resti diurni — si congiunge ad alcunché di diverso, pro- 
veniente da quel dominio dell'inconscio, per formare il sógno. 
Fra queste due parti si effettua il lavoro onirico. L' influenza 
esercitata dal sopravveniente inconscio sui resti diurni contiene 
proprio la condizione necessaria alla regressione. Questo è il 
concetto più profondo sulla natura del sogno, al quale possiamo 
giungere prima di aver scrutato ulteriori campi psichici. Ma fra 
poco sarà tempo di applicare al carattere incosciente dei pen- 
sieri onirici latenti un nuovo nome, che li distingua dall'incon- 
scio proveniente dal dominio dei tratti infantili. 

Possiamo naturalmente porre anche la domanda : Cosa in- 
duce l'attività psichica ad operare tale RgRHteK toftófe \\ 



13 



194 LEZIONE TREDICESIMA 



— ' i .. j ? 



sonno? Perchè essa non elimina, non neutralizza, senza ricor- 
rere alla medesima, gli stimoli psichici che disturbano il sonno? 
E anche se essa, per motivi appartenenti alla censura onirica, 
deve servirsi del travestimento costituito dall' antica forma di 
espressione, ora incomprensibile, a che scopo tende facendo 
rivivere gli antichi sentimenti, desideri e caratteristiche della psi- 
che, ormai superati, operando dunque la regressione sostanziale 
che si aggiunge a quella formale ? L'unica risposta che potrebbe 
soddisfarci sarebbe che solo in questo modo può venir formato 
un sogno, e che l'estinzione dinamica dello stimolo onirico non 
è altrimenti possibile. Ma, per ora, non abbiamo il diritto di 
dare una simile risposta. 



LEZIONE QUATTORDICESIMA 



« Il sogno ». La realizzazione dei desideri 

Signore e Signori, 

Devo tenervi presente ancora una volta la strada sinora 
percorsa? Come durante l'applicazione della nostra tecnica 
e' imbattemmo nella deformazione onirica, come pensammo di 
evitarla dapprima, e come traemmo le informazioni decisive 
sulla natura del sogno dai sogni infantili? Come poi, armati 
dei risultati ottenuti da tale esame, attaccammo direttamente 
l'alterazione onirica e la * superammo, almeno lo spero, passo 
a passo? Ora, però, dobbiamo dire a noi stessi, che quanto 
trovammo sull'una e sull'altra strada non si integra ancora 
completamente. Diventa quindi nostro compito l'unire e pareg- 
giare i due risultati. 

Da tutti i due lati è risultato che il lavoro onirico consiste 
essenzialmente nella traduzione di pensieri in avvenimenti allu- 
cinatori. È abbastanza enigmatico come ciò possa accadere, ma 
questo è un problema che spetta alla psicologia generale e che 
non deve occuparci. Dai sogni infantili abbiamo appreso, che 
il lavoro onirico tende all' eliminazione di uno stimolo psichico 
disturbante il sonno, mediante la realizzazione di un desiderio. 
Non potevamo dir nulla di simile dei sogni alterati, finché non 
sapevamo interpretarli. La nostra aspettativa tendeva però, sin 
da principio, a porre gli stessi sotto i medesimi punti divista 
dei sogni infantili. La prima realizzazione di tale aspettativa ci 
portò alla scoperta, che in realtà tutti i sogni sono sogni infantili 
che si servono del materiale, dei sentimenti e dei meccanismi in- 
fantili. Considerando come superata la deformazione onirica, dob- 
biamo accingerci ad esaminare se l' intenzione del sogno, quale 
realizzazione di un desiderio, valga anche per i sogni alterati. 



196 LEZIONE QUATTORDICESIMA 

Poco tempo fa sottoponemmo all' interpretazione tutta una 
serie di sogni, tralasciando però affatto di prendere in consi- 
derazione la realizzazione del desiderio. Sono convinto che in 
voi sarà sorta più volte la domanda : Ma dove rimane in tutto 
ciò V adempimento di un desiderio, sedicente scopo del lavoro 
onirico ? Questa domanda è significativa, essendo essa divenuta 
precisamente quella che ci vien posta dai nostri critici profani. 
Come sapete l'umanità ha una tendenza istintiva a difendersi con- 
tro ogni novità intellettuale. Alle manifestazioni della stessa appar- 
tengono l'immediata riduzione di una tale novità alla sua propor- 
zione minima, o, possibilmente la sua compressione in una sola 
frase ad effetto ; e per la nuova dottrina onirica tale frase è « la rea- 
lizzazione di un desiderio ». Appena udito che il sogno dovrebbe 
essere l' adempimento di un desiderio, il profano ci chiede dove 
esso sia, e nel porre tale domanda egli vi risponde in senso ne- 
gativo. Gli vengono subito in mente infinite esperienze oniri- 
che personali, in cui al sognare si è aggiunta una sensazione 
che va dal disgusto sino ad una forte paura, cosicché le affer- 
mazioni della dottrina onirica psicoanalitica vengono a sem- 
brargli assai inverosimili. Per noi è facile rispondergli che nei 
sogni alterati l'adempimento del desidesio non può essere evi- 
dente, ma deve invece venir cercato, e che di conseguenza, non 
è possibile indicarlo prima di averne fatta l'analisi. Sappiamo 
pure che i desideri di tali sogni alterati sono proibiti, e rifiutati 
dalla censura : sono desideri, la cui esistenza è stata appunto 
la causa della deformazione onirica, e che sono il motivo per 
il quale la censura si è intromessa. Ma è difficile fare intendere 
al critico profano come non si debba chieder conto della rea- 
lizzazione di un desiderio onirico, prima di aver interpretato il 
sogno stesso. Egli continuerà a dimenticarsene. Il suo atteg- 
giamento contrario alla teoria dell'adempimento di un desiderio 
non è altro, in fondo, che una conseguenza della censura oni- 
rica, un risultato e una derivazione del rifiuto rivolto verso 
questi desideri onirici censurati. 

Esiste certamente anche in noi il bisogno di spiegarci l'esi- 
stenza di tanti sogni di contenuto penoso e specialmente quella 
di sogni paurosi. Facendolo, ci troviamo per la prima volta di 
fronte al problema degli affetti del sogno, problema che me- 
riterebbe uno studio particolare, ma che, purtroppo, non deve 
occuparci. Il sogno essendo V adempimento di un desiderio, in 



« IL SOGNO » LA REALIZZAZIONE DEI DESIDERI 197 

esso dovrebbero esser impossibili le sensazioni penose ; ciò sem- 
bra dar ragione ai critici profani. Bisogna però considerare tre 
specie di complicazioni, alle quali costoro non hanno pensato. 
Primo : può darsi che il lavoro onirico non sia pienamente 
riuscito a creare una realizzazione del desiderio, sicché una 
parte dell' affetto penoso dei pensieri onirici rimase riservata al 
sogno manifesto. In questo caso 1' analisi dovrebbe dimostrare 
che i pensieri onirici erano molto più penosi del sogno da essi 
formato, e ciò è anche regolarmente accertabile. Ammettiamo 
allora che il lavoro onirico non abbia raggiunto il suo scopo 
come neppure il sogno reagente allo stimolo delle sete riesce 
a spegnere la medesima.. Il sognatore rimane assetato e deve 
svegliarsi per bere. Eppure si trattava di un vero e proprio so- 
gno che non aveva rinunciato per nulla alla sua natura. Dob- 
biamo dire : Ut desint vires, tamen est laudanda voluntas. Re- 
sta, se non altro, l' intenzione chiaramente riconoscibile. Tali casi 
di mancata riuscita non sono rari. Vi contribuiscono il fatto 
che al lavoro onirico riesce assai più difficile mutare nel loro 
senso intrinseco degli affetti che dei contenuti; gli affetti es- 
sendo talvolta molto resistenti. Avvien quindi che il lavoro oni- 
rico ha saputo rimaneggiare il contenuto penoso dei pensieri 
onirici raggiungendo l' adempimento di un desiderio, mentre 
P affetto penoso ha potuto mantenersi immutato. In tali sogni 
allora, l'affetto non si adatta punto al testo, e i nostri critici 
possono dire il sogno essere tanto poco V adempimento di un 
desiderio, che in esso, persino un contenuto innocuo provoca 
delle sensazioni penose. Obietteremo a questa irragionevole os- 
servazione asserendo che appunto in tali sogni la tendenza del 
lavoro onirico ad adempiere un desiderio, apparisce in modo 
più chiaro perchè isolata. Chi non conosce le nevrosi, imma- 
gina il nesso fra contenuto ed affetto essere molto più intimo 
del vero, e non è perciò capace di comprendere come possa venir 
cambiato il testo di un sogno, senza che la relativa manifesta- 
zione d'affetto subisca lo stesso mutamento. Da ciò l'errore. 

Un secondo momento, molto più importante e profondo, 
ed egualmente trascurato dal profano, è il seguente. L'adem- 
pimento di un desiderio dovrebbe certamente arrecare del pia- 
cere ; però bisogna anche chiedersi a chi. A colui, ben inteso, 
che prova il desiderio. Sappiamo però che il sognatore man- 
tiene delle relazioni del tutto speciali verso i suoi desideri. Egli 



198 LEZIONE QUATTORDICESIMA 

lì rifiuta, li censura, in breve non vorrebbe averli. L'adempi- 
mento degli stessi non può quindi arrecargli un piacere, bensì 
soltanto il contrario. E qui l'esperienza insegna che tale sen- 
timento contrario si produce in forma di paura, fatto questo 
che sarebbe ancora da spiegare. Nei suoi rapporti verso i pro- 
pri desideri onirici, il sognatore può dunque venir pareggiato 
soltanto a un' addizione di due persone , collegate da una co- 
munanza assai forte. In luogo di procedere ad ulteriori spie- 
gazioni, vi esporrò una favola molto nota nella quale si ritro- 
vano le medesime relazioni. Una buona fata promette ad una 
coppia di poveretti, marito e moglie, 1' adempimento dei loro 
primi tre desideri. Essi sono felici e si propongono di scegliere 
i medesimi con ogni cura. Ma la donna, sedotta dal profumo 
di salsiccie cotte, proveniente da una capanna vicina, si lascia 
indurre a desiderarne un paio. Istantaneamente essa si trova 
in loro possesso, ed ecco esaudito il primo desiderio. Il marito 
irritato, desidera ora nel suo rammarico, che le salsiccie pen- 
dano dal naso della moglie. Ciò avviene difatti, e non c'è più 
verso di far loro mutar posizione. Questo è dunque 1' adem- 
pimento del secondo desiderio, il quale desiderio però appar- 
tiene al marito, e il cui esaudirsi riesce assai sgradito alla mo- 
glie. La continuazione della favola vi è nota. Marito e moglie 
costituendo, in fondo, un' unità, il terzo desiderio deve esser 
quello, che le salciccie vengano allontane dal naso della moglie. 
Potremmo valerci ancora spesso di questa favola in riguardo 
ad altri rapporti psichici : ma nel caso presente voglio che essa 
/\ serva ad illustrare la possibilità, che l' adempimento del desi- 
derio di uno, può condurre al malcontento dell' altro, quando 
i due non siano d' accordo fra di loro. 

Non ci sarà difficile raggiungere una concezione ancora 
più completa dei sogni di angoscia. Metteremo in valore an- 
cora una sola osservazione per deciderci infine ad adottare un 
criterio, in favore del quale parecchio si potrà dire. L' osser- 
vazione riguarda il fatto che i sogni paurosi hanno di frequente 
un contenuto del tutto inalterato, sfuggito, per così dire alla 
censura. 11 sogno pauroso è spesso 1' aperto adempimento di 
un desiderio il quale naturalmente non è gradito bensì ripro- 
vevole ed immorale. L' angoscia ha preso il posto della cen- 
sura. Mentre del sogno infantile si può dire che esso è Y aperto 
adempimento di un desiderio ammesso, e del comune sogno 



_ 



— "-" 



«IL SOGNO » LA REALIZZAZIONE DEI DESIDERI 199 



alterato, che si tratta dell' adempimento mascherato di un de- 
siderio represso, al sogno d' angoscia non si può applicare altra 
forinola che questa: l'adempimento aperto di un desiderio re- /\ 
presso. La paura è un indizio che il desiderio represso si è 
dimostrato più forte della censura, che esso ha saputo od era 
in procinto di ottenere la sua realizzazione contro la stessa. E 
comprendiamo benissimo come, quanto per esso desiderio si- 
gnifichi esaudimento, costituisca invece per noi, che ci troviamo 
da parte della censura, soltanto una fonte di sensazioni penose 
ed un motivo a difenderci. L' angoscia prodotta nel sogno, e 
la paura che si prova dinanzi alla violenza di tali desideri, di 
solito domati. Non si può indovinare soltanto dallo studio del 
sogno, perchè tale difesa prenda proprio la forma di paura; 
sarà evidentemente necessario di studiare la paura in altre oc- 
casioni dove essa comparisce. 

Possiamo ammettere quanto vale per i sogni di angoscia 
inalterati, anche per quelli che hanno subito una parziale al- 
terazione e per gli altri sogni spiacevoli, le cui sensazioni sgra- 
devoli corrispondono probabilmente a degli avvicinamenti alla 
paura. Il sogno d'angoscia è di solito un sogno dal quale ci 
si sveglia, usiamo interrompere il sonno prima che il desiderio 
onirico represso abbia potuto ottenere il suo pieno esaudimento 
contro la censura. In questo caso il lavoro eseguito dal sogno 
è fallito, ma la sua natura non è perciò mutata. Comparammo 
il sogno al guardiano notturno o al guardiano del sonno, che 
protegge il nostro sonno da qualsiasi cosa che possa distur- 
barlo. Anche il guardiano notturno può trovarsi costretto a sve- 
gliare i dormienti, quando cioè, egli si senta troppo debole per 
allontanare da solo la causa del disturbo o il pericolo. Pure tal- 
volta si riesce a trattenere il sonno, anche se il sogno tende a diven- 
tare scabroso o ad avvicinarsi alla paura. Ci diciamo allora nel 
sonno : « Infine non è che un sogno e continuiamo a dormire ». 

E quando dovrebbe poi succedere che il desiderio onirico 
venga messo in grado di vincere la censura? La condizione a 
ciò necessaria può venir fornita tanto dal desiderio quanto dalla 
censura onirica. Può darsi che talvolta, per motivi ignoti, il de- 
siderio divenga oltremodo forte, però si ottiene l' impressione 
che molto più spesso la causa di questo spostamento avvenuto 
nel rapporto delle forze, sia da ascriversi al contegno della cen- 
sura onirica. Abbiamo già inteso, come, in ogni singolo caso, 



200 LEZIONE QUATTORDICESIMA 



la censura lavori con intensità diversa, e come essa tratti oeni 
elemento con differente severità. Ora vorremmo aggiungere 
un' altra supposizione, quella cioè che in genere essa sia molto 
variabile e non usi sempre la stessa severità contro il medesimo 
elemento urtante. E accadendo, che per caso, si senta impotente 
di fronte ad un desiderio onirico che minacci di sopraffarla, essa, 
anziché servirsi della deformazione, ricorra all'ultimo mezzo che 
le rimane e ponga fine allo stato di sonno mediante l'angoscia. 
In questo punto ci accorgiamo di "ignorare, in genere; il 
perchè questi desideri abbietti e cattivi si destino proprio durante 
la notte per disturbarci nel sonno. La risposta non può quasi 
consistere in altro che in una supposizione, la quale sta in rap- 
porto con la natura dello stato di sonno. Su questi desideri grava, 
durante il giorno, il forte peso di una censura, che di regola 
rende loro impossibile di esprimersi attraverso un affetto qualsiasi. 
Di notte questa censura viene probabilmente ritirata o almeno 
fortemente ridotta a somiglianza di tutti gli altri interessi della 
vita psichica, in favore del desiderio unicamenle rivolto al sonno. 
Ed è a questa riduzione notturna della censura che i desideri 
proibiti devono la possibilità di ridestarsi. Esistono dei nervosi 
insonni, i quali ci confessano che, da principio, la loro inson- 
nia era voluta. Essi non osavano addormentarsi, perchè teme- 
vano i propri sogni, dunque le conseguenze di questa diminu- 
zione della censura. Ci rendiamo conto facilmente che tale ritiro 
della censura non costituisce un' imprudenza grave per sé stessa. 
Lo stato di sonno paralizza la nostra motilità ; anche destandosi, 
le nostre cattive intenzioni non possono produrre altro che ap- 
punto un sogno, praticamente innocuo : ed è a questo stato di 
. cose che si riferisce la ragionevolissima osservazione del dor- 
miente, la quale appartiene bensì alla notte, ma non alla vita 
onirica : « Già non si tratta che di un sogno, lasciamolo dunque 
fare e continuiamo a dormire ». 

Ricordando, in terzo luogo, F ipotesi da noi fatta, che il 
sognatore difendentesi contro i propri desideri, sia paragonabile 
a un' addizione di due persone distinte, ma in certo qual modo 
strettamente congiunte, troverete comprensibile un' ulteriore pos- 
sibilità, quella cioè che possa risultare un altro fatto a sensa- 
zione spiacevole, e precisamente un castigo. La favola dei tre 
desideri può servirci anche qui di illustrazione : Il piatto di sal- 
siccie è F esaudimento diretto del desiderio appartenente alla 



e IL SOGNO» LA REALIZZAZIONE DEI DESIDERI 201 



prima persona, cioè alla moglie; le salsiccie attaccate al suo 
naso sono V adempimento del desiderio espresso dalla seconda 
persona, cioè dal marito, ma costituiscono contemporaneamente 
il castigo per lo stupido desiderio della donna. Presso i nervosi 
ritroveremo più tardi la motivazione del terzo desiderio della 
favola, che rimane. Ma tali tendenze punitive sono numerosa- 
mente rappresentate nella vita psichica dell' uomo ; esse sono 
molto forti, ed è lecito ritenerle responsabili di una parte dei 
sogni penosi. Voi ora direte forse, che in tal modo, assai poco 
rimane del famoso adempimento di un desiderio, ma osservando 
la cosa più da vicino dovrete ammettere di aver torto. Di fronte 
alla varietà di quello che addurremo più tardi su quanto il so- 
gno potrebbe essere od è realmente — secondo certi autori —, la 
soluzione : « realizzazione di un desiderio, di un sentimento di 
angoscia, di un castigo » diventa assai ristretta. A ciò si aggiun- 
gono fatti dimostranti che la paura è il diretto contrapposto 
del desiderio , che nell' associazione i contrapposti si trovano 
molto vicini uno all' altro, che nell' incoscio, come abbiamo in- 
teso, essi si coprono addirittura; e infine che anche il castigo 
è la realizzazione di un desiderio, appartenente alla seconda 
persona, la quale esercita la censura. 

In complesso dunque non ho fatto alcuna concessione alla 
protesta da voi avanzata contro la teoria dell' esaudimento di 
un desiderio. Però, siamo obbligati ad accertare la medesima 
in qualsiasi sogno alterato ; e non vogliamo certamente ritrarci 
da codesto compito. Ritorniamo a quel sogno altre volte inter- 
pretato dei tre cattivi posti a teatro per Lit. 1,50, dal quale im- 
parammo parecchie cose e che spero ricorderete. Una signora, 
alla quale il marito ha comunicato durante il giorno il fidan- 
zamento della sua amica Elisa, che ha tre mesi meno di lei, 
sogna di trovarsi a teatro con lui. Una parte della platea è 
quasi vuota. Suo marito le racconta che anche Elisa e il suo 
fidanzato volevano recarsi a teatro, ma che non avevano potuto 
farlo, ricevendo essi soltanto dei .cattivi posti, tre per Lit. 1,50. 
Ella osserva, non costituire questo fatto una disgrazia. Avevamo 
indovinato che i pensieri onirici si riferivano alla rabbia di es- 
sersi sposata così presto, e a un senso di malcontento rivolto 
verso il marito, e saremmo curiosi di sapere in che modo questi 
confusi pensieri siano stati elaborati a forrnare V esaudimento 
di un desiderio, e in quali punti del contenuto manifesto essi 



202 LEZIONE QUATTORDICESIMA 



abbiano lasciato una traccia. Sappiamo che la censura eliminò 
dal sogno l'elemento significante « troppo presto, prematuro », 
al quale la platea, vuota per metà, è un' allusione. Con l' aiuto 
dei simboli, da noi appresi nel frattempo, siamo al caso di 
spiegare l'enigma contenuto nella frase: 3 per lire 1,50 (1). Il 
3 significa realmente un uomo, e l'elemento manifesto si può 
tradurre con facilità: comperarsi un uomo con la propria dote 
(con la mia dote avrei potuto comperarmene uno dieci volte 
migliore). Il matrimonio è sostituito evidentemente dall' andata 
a teatro. La compera prematura dei biglietti sta proprio al po- 
sto del prematuro matrimonio. Ma questa sostituzione è stata 
prodotta dalla realizzazione di un desiderio. La nostra sogna- 
trice non fu sempre così poco soddisfatta del suo matrimo- 
nio, come quel giorno in cui venne a sapere il fidanzamento 
della sua amica. A suo tempo, ne era andata superba, senten- 
dosi privilegiata di fronte alla stessa.' Spesso, delle fanciulle in- 
genue, tradirono, dopo essersi fidanzate, la gioia di poter fra 
breve assistere a tutte le produzioni teatrali proibite, e quella 
di poter vedere qualunque cosa. È certo che il tratto di curio- 
sità così manifestato, abbia avuto inizialmente un carattere ses- 
suale, e sia stato rivolto verso la vita sessuale — specialmente 
verso quella dei genitori. Più tardi esso divenne un motivo molto 
forte che spinse la fanciulla al matrimonio prematuro. In questo 
modo 1' andata a teatro diventa una sostituzione allusiva, molto 
ovvia, per lo stato matrimoniale. Nella rabbia presente per il 
suo matrimonio affrettato, essa ritorna al tempo, in cui questo 
costituiva 1' adempimento di un suo desiderio e sostituisce lo 
sposarsi con l'andare a teatro. 

Non possiamo asserire di aver scelto V esempio più comodo 
per dimostrare la presenza mascherata di un desiderio esaudito. 
Dovremmo procedere in modo analogo per qualsiasi altro so- 
gno alterato. Non posso farlo in vostra presenza e mi limito 
perciò ad esprimere la convinzione che la riuscita di tale ten- 
tativo è sempre certa a priori. Voglio però soffermarmi ancora 
su questo punto della nostra teoria. So, per esperienza, che esso 
è uno dei più pericolosi della dottrina onirica, e che molti ma- 
lintesi e contraddizioni vi si allacciano. 



(1) Tralascio di menzionare una seconda interpretazione, assai ovvia, atta a spie- 
gare la comparsa del numero 3 nel sogno di quella signora, priva di figli, non avendo 
l' analisi fornito il materiale a ciò necessario. 



« IL SOGNO » LA REALIZZAZIONE DEI DESIDERI 



203 



Inoltre voi forse siete ancora sotto l' impressione, che, di- 
cendo il sogno essere un desiderio soddisfatto oppure il con- 
trario, cioè un' angoscia realizzata o un castigo, io abbia già 
ritirata una parte della mia asserzione, e credete giunto il mo- 
mento di costringermi ad ulteriori restrizioni. Mi è stato anche 
mosso il rimprovero di esporre in forma troppo concisa e per- 
ciò non abbastanza persuasiva quelle cose che a me sembrano 
evidenti. Non è raro che pur avendoci seguito sino a questo punto 
nell'interpretazione onirica ed avendo accettato tutto quanto da 
essa potè risultare, uno di voi si arresti di fronte alla realizza- 
zione del desiderio e chieda : Ammesso pure che il sogno abbia 
sempre un senso, e che questo senso possa venir scoperto dalla 
tecnica psicoanalitica, perchè comprimere ogni volta questo so- 
gno nella formula della realizzazione di un desiderio? Perchè 
non supporre che il senso di questo pensare notturno sia altret- 
tanto svariato di quello diurno, dimodoché il sogno possa corri- 
spondere una volta ad un desiderio esaudito, un'altra volta, come 
dice Lei stesso, al contrario, cioè ad una paura realizzata, e in- 
fine che esso possa esprimere egualmente un proponimento, un 
avviso, una riflessione coi relativi prò e contro, oppure un rim- 
provero, un ammonimento della coscienza, un tentativo di pre- 
parazione per un atto da compiersi ecc.? Perchè proprio sem- 
pre soltanto un desiderio o tutt'al più il contrario? 

Sembrerebbe quasi, che essendo d'accordo con tutto il re- 
sto, una differenza d'opinione su questo singolo punto non debba 
importare gran che e che bastando l'aver trovato il senso del 
sogno e la via per arrivarvi, il fatto di aver forse definito in 
modo troppo ristretto questo senso, possa venir trascurato ; ma 
invece non è così. Un malinteso su questo punto tocca l'essenza 
delle nostre convinzioni sul sogno, e mette in pericolo il loro 
valore per la comprensione della nevrosi. Nel corso di un'atti- 
vità scientifica sarebbe oltre a ciò inopportuna o forse nociva, 
quella specie di adattamento che tanto viene apprezzata nella 
vita commerciale sotto il nome di correntezza. 

La mia prima risposta alla domanda, perchè il sogno non 
debba avere vari significati nel senso suesposto, suona come 
sempre in questi casi : Ignoro perchè ciò non debba essere. Io 
non avrei niente in contrario e per mio conto la cosa potrebbe 
andare benissimo. Un piccolo particolare soltanto si oppone a 
questa più larga e p\Ù comoda interpretazione del sogno, quello 



\ 



204 LEZIONE QUATTORDICESIMA 

cioè che essa non corrisponde alla realtà. Secondariamente tengo 
a dichiararmi del tutto estraneo alla supposizione che il sogno 
corrisponda a delle forme di pensiero e a delle operazioni in- 
tellettuali svariate. Esponendo la storia di una malata raccontai 
altre volte un sogno presentatosi per tre notti di seguitò e poi 
mai più e spiegai questo fatto asserendo che il sogno corri- 
spondeva ad un proposito, che non aveva bisogno di venir ri- 
petuto dopo esser stato eseguito. Più tardi pubblicai un sogno 
corrispondente ad una confessione. Come è dunque possibile 
che io ora vi contraddica affermando il sogno essere sempre 
un desiderio realizzato ? Lo faccio perchè non voglio permettere 
che sussista uno stupido malinteso, il quale può costarci il frutto 
della fatica da noi spesa nello studio del sogno ; un malinteso 
che confonde il sogno coi pensieri onirici latenti, attribuendo 
al primo quanto spetta soltanto ai secondi. Perchè in realtà è 
verissimo che il sogno possa rappresentare tutto quanto abbiamo 
enumerato più sopra, (cioè un proposito, un ammonimento, una 
riflessione, una preparazione, un tentativo di soluzione ecc.) ed 
egualmente che esso ne possa venir rimpiazzato ; ma da una 
osservazione accurata risulta, che tutto ciò vale soltanto per i 
pensieri onirici latenti, i quali furono trasformati in un sogno. 
Dall'interpretazione onirica apprendiamo che il pensiero umano 
incosciente si occupa di tali propositi, preparazioni, riflessioni ecc., 
da cui il lavoro onirico forma poi i relativi sogni. Non interes- 
sandosi momentaneamente del lavoro onirico, e prestando in- 
vece vivo interesse a quello inconscio del pensiero umano, si 
può benissimo eliminare il primo, e asserire che il sogno cor- 
risponde praticamente a un'ammonizione, a un proposito e si- 
mili. Ciò accade spesso durante il lavoro psicoanalitico. Oene- 
neralmente si mira soltanto a distruggere la forma in cui il so- 
gno si presenta e ad inserire in sua vece nel complesso gene- 
rale i pensieri latenti che formano il sogno. 

Dall'apprezzamento dei pensieri onirici latenti apprendiamo, 
per così dire per sopra mercato, che tutti i complicatissimi atti 
psichici possono effettuarsi incoscientemente, risultato questo 
altrettanto grandioso quanto sconcertante. 

Ma tornando a noi, posso darvi ragione soltanto se vi per- 
suadete di aver usato una forma di espressione abbreviata, e se 
non credete di dover applicare quella varietà che avete addotta 
alla natura stessa del sogno. Con la parola « sogno » dovete 



] 



« IL SOGNO » LA REALIZZAZIONE DEI DESIDERI 205 



intendere o il sogno manifesto, cioè il prodotto del lavoro oni- 
rico, o tutt'al più il lavoro onirico stesso, cioè quel procedi- 
mento psichico che costruisce il sogno dai pensieri onirici latenti. 
Qualsiasi altro uso della parola « sogno » costituirebbe una con- 
fusione dei concetti e porterebbe unicamente del danno. Se le 
vostre asserzioni tendono ad indicare i pensieri latenti masche- 
rati dal sogno, dovete dirlo chiaramente, onde non rendere più 
oscuro il problema del sogno con l'uso di uno stile troppo ela- 
stico. I pensieri onirici latenti sono il materiale che il lavoro 
onirico trasforma in sogno. Perchè voler confondere a tutti i 
costi materiale e lavoro? In che consisterebbe allora la vostra 
superiorità su quelli che ignoravano il prodotto di tale lavoro 
e non sapevano spiegarsi la sua origine e la sua formazione? 

L'unica cosa essenziale del sogno è il lavoro onirico, che 
ha agito sul materiale formato da pensieri. Non abbiamo il di- 
ritto di trascurarlo in teoria, pur permettendoci di farlo in certe 
situazioni pratiche. L'osservazione analitica dimostra poi anche 
che il lavoro onirico non si limita mai alla sola traduzione dei 
pensieri nella forma di espressione arcaica o regressiva a voi 
nota, bensì che esso si serve regolarmente di qualche cosa che 
non appartiene ai pensieri latenti diurni, ma che costituisce però 
il vero e proprio movente della formazione del sogno. Questa 
indispensabile aggiunta è il desiderio egualmente inconsciente, 
per la cui realizzazione il testo del sogno viene trasformato. Pren- 
dendo in considerazione soltanto i pensieri da esso rappresentati, il 
sogno può dunque significare tutto quanto volete: ammonimento, 
proposito, preparazione ecc. ; ma in tutti i casi esso è l'adem- 
pimento di un desiderio incosciente, anzi, considerato come il 
risultato del lavoro onirico, esso è null'altro che la realizzazione 
del medesimo. Di conseguenza un sogno non è mai semplice- 
mente un proposito o un ammonimento, ma sempre un propo- 
sito ecc. tradotto nel linguaggio arcaico con l'aiuto di un de- 
siderio incosciente e trasformato allo scopo di realizzare lo stesso. 
Una delle due caratteristiche, appunto l'esaurimento di deside- 
rio è costante ; l'altra può variare ; essa pure può essere a sua 
volta un desiderio, sicché il sogno rappresenta la realizzazione 
di un desiderio diurno con l'aiuto di un desiderio incosciente. 

Io comprendo assai bene tutto ciò, ma non so se sono riu- 
scito a renderlo comprensibile a voi. Incontrerei pure delle dif- 
ficoltà per dimostrando. Prima di tutto non sarebbe possibile 



206 LEZIONE QUATTORDICESIMA 



il farlo senza aver prima compiuto un'analisi accurata di nume- 
rosi sogni, e d'altra parte questo punto, il più scabroso e il più 
importante della nostra interpretazione onirica, non si può rap- 
presentare in modo convincente senza riferirsi a delle cose che 
spiegheremo appena più tardi. Del resto, data la connessione 
strettissima che unisce tutte le cose di questo mondo , non è 
neppur credibile che si possa approfondirsi di molto nell'es- 
senza di un fatto senza essersi occupati di un altro appartenente 
alla stessa categoria : visto però che nulla sappiamo ancora dei 
prossimi parenti del sogno, cioè dei sintomi neurotici, dobbiamo 
accontentarci di quanto raggiungemmo sin'ora. Menzionerò an- 
cora soltanto un esempio e accamperò una nuova considera- 
zione. 

Riprendiamo il sogno dei tre posti a teatro per Lit. 1,50. 
Vi assicuro che quando lo assunsi quale esempio non ho agito 
intenzionalmente. I pensieri latenti vi sono noti. Rabbia di aver 
avuto tanta fretta di sposarsi, provata nell'apprendere che la sua 
amica si è fidanzata appena ora, disprezzo per il proprio marito, 
e convinzione che ne avrebbe trovato uno migliore se avesse 
saputo attendere. Conosciamo anche il desiderio che formò il 
sogno da tali pensieri, cioè il desiderio di vedere, di poter an- 
dare a teatro, il quale molto probabilmente, è una derivazione 
dell'antica curiosità che agognava a saper finalmente cosa av- 
venga nella vita matrimoniale. È notorio come nei bimbi tale 
curiosità si rivolge di regola verso la vita sessuale dei genitori, 
e che essa è quindi un sentimento istintivo infantile, oppure, 
nella sua presenza ulteriore, un sentimento istintivo che trae la 
sua origine dagli anni infantili. Ma la novità appresa durante 
il giorno non dava adito al risveglio di una simile curiosità, 
bensì soltanto a quello di un sentimento di rabbia e di rimorso. 
Tale desiderio non faceva parte inizialmente dei pensieri onirici 
1 atenti e noi potemmo inserire nell' analisi il risultato dell' in- 
terpretazione tralasciando di considerarlo. La rabbia per sé stessa 
però sarebbe stata incapace di formare un sogno, il quale non 
poteva prodursi dal pensiero « è stato un controsenso lo spo- 
sarmi così presto » , sinché da esso pensiero non fosse stato 
fatto risorgere il desiderio di vedere finalmente quanto succe- 
deva nel matrimonio. Una volta evocato, questo desiderio co- 
strinse il contenuto onirico, sostituendo il matrimonio con l'an- 
data a teatro , e ne fece la realizzazione di un desiderio tra- 



« IL SOGNO » LA REALIZZAZIONE DEI DESIDERI 207 



scorso : « Vedi, io posso andare a teatro e vedere tutto quanto 
è proibito, mentre tu non lo puoi. Io sono sposata e tu devi 
attendere ». In questo modo la situazione presente venne tra- 
sformata nel proprio contrapposto; e un antico trionfo prese il 
posto della recente disfatta. Oltre a ciò abbiamo il soddisfaci- 
mento di una curiosità collegata alla vittoria raggiunta in una 
concorrenza egoistica. Questo senso di soddisfazione determina 
poi il contenuto manifesto del sogno, nel quale si vede real- 
mente come essa assista alla rappresentazione, mentre l'amica 
non è riuscita ad andarvi. A questa situazione di contentezza 
sono apposte quali modificazioni inadatte e incomprensibili 
quelle parti del sogno , dietro le quali stanno ancora celati i 
pensieri onirici latenti. L'interpretazione è obbligata a non pren- 
dere alcuna nota di quanto serve a rappresentare l'esaudimento 
di un desiderio , ed a ricostruire invece da quelle allusioni i 
penosi pensieri onirici latenti. 

L' unica considerazione che sono in procinto di fare, ha lo 
scopo di fissare la vostra attenzione sui pensieri onirici latenti, 
entrati ora in prima linea. Vi prego di non scordare che essi 
sono : primo, incoscienti al sognatore, secondo, perfettamente sen- 
sati e coerenti, tanto da apparire quale una reazione compren- 
sibile al motivo del sogno, e terzo, che essi possono avere il valore 
di un qualsiasi altro moto psichico o di una qualsiasi altra ope- 
razione intellettuale. Che il sognatore li riconosca o meno, io, 
da ora in poi chiamerò questi pensieri, in modo più severo di 
prima « resti diurni », dividerò i medesimi dai pensieri onirici 
latenti, designando con quesf ultima designazione (in confor- 
mità al nostro uso di prima) tutto quanto apprendiamo nel 
corso dell' interpretazione, mentre considererò i resti diurni es- 
sere soltanto una parte dei pensieri onirici latenti. Il nostro in- 
tendimento sarà allora il seguente : Ai resti diurni si è aggiunto 
qualche cosa che pure apparteneva all' incoscio, cioè un desiderio 
forte, ma rimosso, ed è stato questo desiderio soltanto a ren- 
dere possibile la formazione del sogno. L' influenza esercitata 
da tale desiderio sui resti diurni, crea 1' ulteriore porzione dei 
pensieri onirici latenti, quella che non è più razionale, e che 
non si può comprendere dalle osservazioni fatte sulla vita con- 
dotta durante la veglia. 

Per esprimere il rapporto esistente fra i resti diurni e il 
desiderio latente mi sono servito di un paragone che qui posso 



20S LEZIONE QUATTORDICESIA1A 



eh Toooor m! ^^ 0g "' ' ntrapreSa abbl80 « M di u » capitalista 
che soppo , le spese, e di un imprenditore, il quale abbia un'idea 
e sappia effettuarla. Nella formazione del sogno la parte del ca 
P*fa* spetta sempre soltanto al desiderfo incosciente sso 
fornisce 'energia psichica a quella necessaria; V imprendi ore 
invece e i, resto diurno che determina l'uso di tale energia O a 
può darsi che «1 capitalista medesimo abbia l'idea e fa cono- 
scenza di causa, oppure che V imprenditore possieda un proprio 
capitale. In questo caso la situazione pratica si trova semp T- 
fica a mentre il suo comprendimento teoretico è stato reso pù 
difficile. Neil' economia politica si continuerebbe a suddtide e ' 
la persona unica nei suoi due aspetti; quello del capitaliste 
quello de 'imprenditore, ricostruendo così la situazione Tpar- 
tenza, dalla quale fu tratto il nostro paragone. Nella formazione ' 
del sogno compariscono le medesime varianti, che vi lascio li- 
beri di seguire nel loro sviluppo. 

Non possiamo proseguire più oltre, perchè in voi deve es 
ser sorto già. da lungo tempo un dubbio che merita di venir 
ascoltato. Vorreste cioè sapere se i resti diurni siano incoscienti 
allo stesso modo del desiderio incosciente che deve aggiungersi 
ad essi onde renderli atti alla formazione del sogno Avete in 
dovmato giusto. Questo è proprio il punto saliente della que-" 
mne. Essi non sono incoscienti nel medesimo senso. Il deside- 
rio onirico appartiene a un altro gruppo di fenomeni incoscienti 
quello che riconosceremo essere di origine infantile e corredato 
di un meccanismo speciale. Sarebbe molto indicato di scindere 
queste due specie di « fenomeni psichici » incoscienti mediante 
una denominazione diversa. Ma forse è meglio aspettare sino a 
che il campo d' indagine delle nevrosi ci sia divenuto famigliare 
fre già I annunciazione di una sola specie di fenomeni inco- 
scienti venne attribuita alla nostra fantasia, pensate cosa si po- 
trebbe dire, se confessassimo che il nostro fabbisogno pro- 
venir coperto appena da due generi di fenomeni incoscienti. 
Fermiamoci dunque qui. Questa volta ancora avete udito sol- 
tanto delle cose incomplete; ma non è già promettente l'idea 
cne a questo nostro sapere esista una continuazione, la quale 
verrà tratta alla luce da noi stessi o dai nostri posteri ? E del 
resto non fu dato anche a noi di apprendere parecchie cose 
nuove e sorprendenti? 



'■ 



LEZIONE QUINDICESIMA 



« II sogno » Incertezze e critiche 

Signore e Signori, 

Non possiamo abbandonare il campo del sogno, senza aver 
prima discussi i dubbi e le critiche più comuni che si connet- 
tono alle novità e alle interpretazioni da noi sinora enunciate. 
I più attenti fra di voi avranno già raccolto in sé stessi parec- 
chio materiale di tal genere. 

1. Vi sembrerà forse, che noi, pur essendoci correttamente 
attenuti alla tecnica, traemmo dal nostro lavoro interpretativo 
sul sogno, dei risultati che permettono la sussistenza di incertezze 
così grandi, da impedire una traduzione sicura del sogno ma- 
nifesto nei pensieri latenti. Darete valore a questa affermazione 
rilevando che prima di tutto non si sa mai se un singolo ele- 
mento onirico debba venir preso nel suo senso proprio o in 
quello simbolico, visto che le cose usate quali simboli non 
cessano perciò di esistere per sé stesse. Mancando poi la base 
oggettiva per decidersi, l' interpretazione di questo punto è ab- 
bandonata all' arbitrio di chi interpreta il sogno. Oltre a ciò il 
coincidere degli opposti nel lavoro onirico, rende sempre in- 
certo se un dato elemento debba venir compreso in senso po- 
sitivo o negativo, cioè se esso valga per sé stesso o per il suo 
contrapposto. Nuova occasione questa, offerta all' interprete di 
esercitare il proprio arbitrio. Causa i capovolgimenti di tutti i 
generi, tanto usati nel sogno, V interprete ha in terzo luogo la 
libertà di operare i medesimi in qualsiasi punto del sogno. E 
finalmente vi richiamerete al fatto che solo raramente possiamo 
considerarci sicuri che V interpretazione trovata sia V unica pos- 
sibile. C è sempre il pericolo di aver trascurata una seconda 
interpretazione dello stesso sogno, egualmente ammissibile. E 

14 



210 LEZIONE QUINDICESIMA 



concluderete che sotto tali condizioni rimane libero all' arbitrio 
dell' interprete onirico un campo di azione, la cui vastità sembra 
essere incompatibile con la sicurezza oggettiva dei risultati ot- 
tenuti. Oppure farete la supposizione che lo sbaglio non sia da 
ascriversi al sogno stesso, bensì all' insufficienza della nostra 
interpretazione dipendente dagli errori contenuti nei nostri in- 
tendimenti e nelle nostre premesse. 

Il materiale da voi presentato è inattaccabile, ma non credo 
che esso giustifichi le conclusioni che ne traete, dicendo che 
il nostro modo di esercitare l' interpretazione onirica renda que- 
sta arbitraria, e che le mende presentate dai risultati mettano 
in dubbio la legittimità del nostro procedere. Vi darò ragione 
se all' arbitrio dell' interprete sostituirete la sua abilità, la sua 
esperienza, la sua comprensione, perchè non siamo certamente 
al caso di privarci di un fattore personale così importante specie 
trattandosi di casi di interpretazione onirica più complicati. Ma 
anche negli altri campi scientifici succede lo stesso. Non c'è 
verso di impedire che una data tecnica non venga usata in modo 
peggiore dall'uno o sfruttata in modo migliore dall'altro. Il 
fatto che, dalle varie interpretazioni possibili, la scelta di una, 
e il rifiuto delle altre, giudicate inservibili, viene determinato 
di regola dai rapporti reciproci dei pensieri onirici, da quello 
del sogno con la vita del sognatore e dalla situazione psichica 
complessiva nella quale il sogno viene a cadere, elimina quanto 
ancora può sembrare di arbitrario p. es. nella spiegazione dei 
simboli. Posso infirmare, mediante un' osservazione atta molto 
più a dimostrare come la varietà e l' incertezza del sogno siano 
una proprietà che necessariamente dobbiamo attenderci dal me- 
desimo, il giudizio di falsità da voi pronunciato in base alle 
imperfezioni dell' interpretazione onirica, riguardo a quanto fu 

esposto sinora. 

Ricordiamoci di aver detto che il lavoro onirico intraprende 
la traduzione dei pensieri onirici in un linguaggio primitivo 
analogo alla scrittura figurata. Tutti questi sistemi di espres. 
sione primitivi presentano incertezze ed ambiguità; ma non 
perciò possiamo crederci in diritto di mettere in dubbio la loro 
efficienza pratica. Sapete che il coincidere degli opposti dei- 
lavoro onirico è analogo al cosiddetto « significato antitetico 
delle parole di origine » nelle lingue più antiche. Il glottologo 
R.Abel, al quale dobbiamo questa scoperta, ci raccomanda di non 






*IL SOGNO» INCERTEZZE E CRITICHE 211 

credere che le comunicazioni fatte da una persona all' altra me- 
diante simili parole ambivalenti siano state perciò ambigue. II 
tono e il gesto congiunti al nesso complessivo del discorso 
devono anzi aver reso indubitabile quale dei due contrapposti 
l' interlocutore intendesse adoperare. Nella scrittura, il gesto 
mancante veniva sostituito da una figura non destinata ad es- 
sere letta : p. es. da quella di un omiciattolo in posizione pi- 
gramente accoccolata oppure eretta, aggiunta alla parola am- 
bigua Ken, appartenente alla scrittura geroglifica, a seconda 
del significato di questa : « debole » o « forte ». In tal modo 
venivano evitati i malintesi ad onta dei vari significati posseduti 
dai suoni e dai segni. 

Gli antichi sistemi di espressione, come p. es. le scritture 
di quelle antiche lingue, presentano numerose incertezze, di cui 
noi non sapremmo sopportare l'esistenza nella nostra scrittura 
odierna. Così in alcune scritture semitiche vengono segnate sol- 
tanto le consonanti delle singole parole, mentre al lettore ri- 
mane il compito di inserire le vocali omesse, secondo la pro- 
pria scienza e secondo il nesso generale. La scrittura gerogli- 
fica procede in modo simile, ma non eguale, sicché la pronuncia 
dell'antica lingua egiziana ci è rimasta ignota. La scrittura sacra 
del popolo egiziano contiene pure molte altre incertezze. Così 
p. es. all' arbitrio dello scrittore viene lasciato libero di alli- 
neare le figure procedendo da destra a sinistra o viceversa. Per 
poter leggere bisogna attenersi alle prescrizioni risultanti dalle 
facce delle figure, degli uccelli ecc. Ma lo scrittore poteva anche 
allineare le figure verticalmente, oppure, trattandosi di iscrizioni 
su oggetti più piccoli, alterare ulteriormente l'ordine delle stesse, 
per ragioni estetiche di forma o economiche di spazio. Quanto 
più ci disturba nella scrittura geroglifica è forse la mancanza 
delle interpunzioni. Le figure si susseguono a distanze eguali 
lungo tutta la pagina; e generalmente non è possibile distin- 
guere se un segno appartenga ancora alla parola precedente 
o se esso costituisca il principio della prossima. Invece nella 
scrittura cuneiforme dei persiani, un cono obliquo funge da di- 
visore fra una parola e l'altra. 

La lingua e la scrittura chinesi, benché oltremodo antiche, 
sono usate ancor oggi da 400 milioni di persone. Non crediate 
ora che io comprenda in alcun modo il chinese; ho fatto sol- 
tanto degli studi su di esso, nella speranza di trovarvi delle 



212 



LEZIONE QUINDICESIMA 



analogie con le incertezze del sogno. E difatti le mie aspetta- 
tive n°on andarono deluse. Il chinese presenta un grandissimo 
numero di simili incertezze atte a spaventarci. Esso si compone, 
notoriamente, di una quantità di sillabe, che vengono pronun- 
ciate o sole o accoppiate. Uno dei principali dialetti possiede 
400 sillabe di tale genere. Ora, visto che al vocabolario di questo 
dialetto vengono attribuite circa 4000 parole, risulta che ogni 
suono deve avere in media 10 significati diversi , taluno forse 
di meno, tal'altro in compenso di più. Ci sono poi vari modi 
atti ad evitare i malintesi, dato che non si potrebbe indovinare 
dalla successione grafica soltanto, quale dei dieci significati il 
parlatore sia intenzionato di esprimere. Tra questi p. es. u- 
nione di due sillabe in una parola composta e l'uso d. quattro 
intonazioni differenti nel pronunciarle. Per il confronto che 
stiamo facendo riesce specialmente interessante la circostanza, 
che questa lingua manca quasi totalmente di grammatica. Nes- 
suna delle parole monosillabe è definibile quale sostantivo, 
verbo e aggettivo e mancano pure tutte le modificazioni attra- 
verso le quali si potrebbero conoscere genere, numero, desi- 
nenza, tempo e modo. La lingua consiste quindi, per così dire, 
soltanto del materiale greggio, a simiglianza del linguaggio dei 
nostri pensieri , che il lavoro onirico riduce al suo materiale 
greggio, omettendo di esprimere i relativi rapporti. Il chinese 
affida la decisione di tutti i casi d'incertezza alla comprensione 
dell'ascoltatore, il quale si lascia guidare dal senso del discorso. 
Annotai quale esempio un proverbio chinese, la cui traduzione 
letterale suona: 

Poco che vedere molto che meraviglioso 

Non è difficile comprenderlo. Può voler dire : quanto meno 
uno ha visto, tanto più egli ha occasione di meravigliarsi; op- 
pure : molto c'è da meravigliarsi per uno che ha poco veduto. 
Non è naturalmente il caso di decidere fra queste due tradu- 
zioni che differiscono solo grammaticalmente, ma mi fu detto, 
la lingua chinese essere ad onta di tali incertezze un eccellente 
mezzo di espressione. L'ambiguità non è quindi una necessaria 
conseguenza dell'inesattezza. 

Ora però siamo costretti ad ammettere che la fattispecie 
del sistema di espressione onirico è molto più sfavorevole di 



« IL SOGNO » INCERTEZZE E CRITICHE 231 



quella che vale per le antiche lingue e scritture. Queste, in 
fondo, sono dei mezzi di comunicazione, essendo destinate so- 
pratutto a venir comprese da qualsiasi lato o con 1' aiuto di 
qualsivoglia mezzo. Ma il sogno difetta appunto di questo ca- 
rattere, esso non ha nulla da dire a nessuno, non è un veicolo 
di comunicazione: anzi, al contrario, il suo destino è proprio 
quello di rimanere incompreso. Non dovremmo perciò mera- 
vigliarci o lasciarci prendere dal dubbio, nel caso in cui risul- 
tasse che un certo numero di ambiguità e di incertezze si sot- 
traessero alla decisione. Possiamo dire , infine , di aver tratto 
dal confronto ora stabilito, quale unico profitto sicuro, la per- 
suasione che le incertezze, costituenti di solito un' obbiezione 
contro il carattere concludente della nostra interpretazione oni- 
rica, sono anzi delle caratteristiche possedute di regola da tutti 
i sistemi di espressione primitivi. 

Soltanto l'esercizio e 1' esperienza possono stabilire quanto 
profonda la comprensibilità del sogno sia in realtà. Per conto 
mio la calcolo profondissima, e il confronto dei risultati otte- 
nuti da esperti e corretti analisti è una conferma alla mia opi- 
nione. Il pubblico profano, anche il pubblico scientifico pro- 
fano, si compiace, notoriamente, nel far pompa di uno scetti- 
cismo superiore di fronte alle difficoltà e alle incertezze incon- 
trate da un lavoro scientifico. E credo a torto. Forse a voi tutti 
non sarà noto come, nella storia della decifrazione delle iscri- 
zioni assiro-babilonesi, si sia prodotta ad un certo momento una 
situazione del tutto simile a quella suesposta. Ci fu un tempo 
in cui la pubblica opinione si sentì molto inclinata a chiamare 
i decifratori della scrittura cuneiforme dei visionari, e la ricerca 
stessa « una mistificazione ». Ma nel 1857 la Royal Society tentò 
una prova decisiva. Essa invitò quattro dei più ragguardevoli 
studiosi della scrittura cuneiforme RAWLINSON, HlNCKS, FOX- 
Talbot e OPPERT ad inviarle in busta sigillata la traduzione 
indipendente di una nuova iscrizione allora trovata. Avvenuto 
il confronto, la società manifestò che la concordanza fra i 4 
testi era abbastanza grande, tanto da poter chiamare giustifi- 
cata la fiducia riposta nei risultati sin allora ottenuti e quella 
rivolta verso i progressi futuri. Da quell'epoca la derisione degli 
intellettuali profani andò man mano scemando, e la sicurezza 
nella lettura dei documenti di scrittura cuneiforme crebbe stra- 
ordinariamente. 



214 LEZIONE QUINDICESIMA 



2. Una seconda serie di dubbi è strettamente legata alla 
impressione a cui nemmeno voi sarete sfuggiti , prodotta da 
una certa quantità di soluzioni oniriche che siamo costretti a 
dare, le quali sembrano sforzate, affettate, tirate su per i ca- 
pelli e quindi spinte, e persino comiche e motteggiatrici. Tali 
manifestazioni sono così frequenti, che ne porto, a caso, l'ul- 
tima di cui abbia avuto notizia. Ascoltate dunque: Poco tempo 
fa nella libera Svizzera il direttore di un seminario è stato so- 
speso dal suo posto con la motivazione di essersi occupato di 
psicoanalisi. Egli sollevò protesta e un giornale di Berna rese 
di pubblica ragione il parere emanato dall' autorità scolastica. 
Traggo da questo articolo alcune frasi relative alla psicoana- 
lisi : « Colpiscono oltreacciò, la ricercatezza e l' artificiosità di 
molti esempi menzionati pure nel libro del Dr. Pfister di Zu- 
rigo... Dovremmo quindi stupirci di vedere come il direttore 
di un seminario accetti tutte queste asserzioni e queste prove 
apparenti senza sottoporle ad alcuna critica ». Tutto ciò rap- 
presenta l'opinione di uno che giudica « spassionatamente ».Mi 
pare piuttosto che una simile mancanza di passione sia alquanto 
artificiosa. Accostiamoci ora alle frasi suesposte, nell'aspettativa 
che un tantino di riflessione e di conoscenza di causa non 
possa nuocere nemmeno a un « giudizio spassionato ». 

È davvero un refrigerio il vedere con quanta rapidità e 
sicurezza uno possa formulare di prima impressione un giu- 
dizio riguardante delle questioni spinose della psicologia che 
studia la profondità dei singoli processi. Le interpretazioni gli 
sembrano ricercate e forzose, non gli piacciono, quindi esse 
sono sbagliate, e tutta l'interpretazione in massa non vale un 
bel niente; e nemmeno alla sfuggita egli pensa alla seconda 
possibilità, quella cioè che le interpretazioni debbano apparir 
tali per delle buone ragioni : fatto a cui si annetterebbe l'ulte- 
riore domanda : quali siano queste buone ragioni. 

Lo stato di cose condannato si riferisce essenzialmente ai 
risultati della dislocazione, che sapete essere il più forte mezzo 
di cui si serve la censura onirica. Col suo aiuto la censura 
onirica cerca delle rappresentazioni sostituenti, che definimmo 
come allusioni. Allusioni queste difficilmente riconoscibili ap- 
punto perchè tali, da cui non è facile trovare la strada che ri- 
conduca al loro significato intrinseco e che sono congiunte al 
medesimo mediante le associazioni esterne più strane e più inu 



IL SOGNO » INCERTEZZE E CRITICHE 215 



sitate. Ma in tutti questi casi però si tratta di cose che devono 
venir nascoste, di cose destinate a rimanere occulte, questo es- 
sendo appunto lo scopo della censura onirica. Ora non si può 
pretendere di trovare al suo posto, a quello cioè che le spetta, 
una cosa che è stata nascosta. Bisogna riconoscere che le 
odierne commissioni di sorveglianza poste ai confini, mostrano, 
in questo senso, molto più acume dell'autorità scolastica sviz- 
zera. Nella ricerca di documenti ed annotazioni non si accon- 
tentano di esaminare il conteggio di mappe e portafogli. Esse 
tengono conto della possibilità, che spioni e contrabbandieri 
tengano celati simili oggetti proibiti nelle parti più occulte dei 
propri indumenti, non certo destinate a tal uso, come p. es. 
nelle doppie suole delle scarpe, e nel caso in cui gli oggetti 
vengano scoperti proprio lì, si potrà dire che essi furono molto 
cercati ma altrettanto trovati. 

Quando riteniamo possibili i legami più strani e più lon- 
tani, più comici e più burleschi, che congiungono un elemento 
onirico latente al suo surrogato manifesto, ci atteniamo di so- 
lito alle numerose esperienze fatte su esempi, la cui soluzione 
non è stata trovata da noi. Spesso non si può trarre tali spie- 
gazioni dalle proprie forze ; nessun uomo sensato sarebbe al 
caso di indovinare il legame in questione. Il sognatore ci dà 
la traduzione, e tutt' ad un tratto, mediante un' idea evocata 
direttamente — e ciò gli è possibile visto che la rapresentazione 
sostituente si è formata in lui stesso— oppure egli ci fornisce 
una tal copia di materiale, che la soluzione non richiede più 
alcun acume speciale, ma s' impone quasi necessariamente. Il 
sognatore non aiutandoci in uno di questi due modi 1' elemento 
manifesto relativo rimane per sempre incomprensibile. Permet- 
tete che vi presenti un ulteriore esempio capitatomi poco tempo 
fa. Mentre si trova in cura, una delle mie pazienti perde il 
proprio padre. Da quel momento essa si serve di ogni occa- 
sione per farlo rivivere in sogno. In uno dei suoi sogni il pa- 
dre apparisce, in una posizione per noi priva d' importanza, e 
dice: « Sono le 11 e 7.1 > sono le 11 e Va» sono le 11 e 3 / 4 ». 
Durante V interpretazione di questa stranezza, essa si ricordava 
come il padre avesse sempre desiderato che i figli adulti fos- 
sero puntuali alle ore dei pasti comuni. Ciò si annetteva senza 
dubbio all' elemento onirico, ma non permetteva di trarre al- 
cuna conclusione sulla sua origine. Esisteva il sospetto giusti- 



216 



LEZIONE QUINDICESIMA 



ficato dalla situazione d' allora della cura, che una ribellione 
critica, accuratamente repressa, rivolta verso il padre amato e 
rispettato, avesse potuto partecipare alla formazione del sogno. 
Nel susseguirsi delle sue idee, e, apparentemente assai lontana 
dal sogno, la signora racconta di aver assistito il giorno prima 
ad una discussione psicologica durante la quale un suo pa- 
rente aveva detto : « L' uomo primitivo (Der Urmensch) con- 
tinua a vivere in ognuno di noi ». Questo fatto costituiva una 
magnifica occasione per far rivivere una volta di più il padre 
defunto. Nel sogno quindi essa lo trasformò in Uhrmensch, 
Uhr — ora— cioè in uno di quelli uomini meccanici che annun- 
ciano l'ora di certi orologi, facendolo chiamare i quarti d'ora 
precedenti il mezzo dì. 

Non potrete negare la somiglianza di questo esempio qpn 
un motto di spirito ; e in realtà è avvenuto spessissimo che lo 
spirito del sognatore sia stato attribuito al!' interprete. Esistono 
ancora degli esempi, in cui non è facile decidere se si tratti di 
uno scherzo o di un sogno. Ricorderete però che provammo il 
medesimo dubbio di fronte a certi lapsus linguae. Un uomo pre- 
tende di presentare un suo sogno e narra come in questo, suo 
zio lo abbia baciato, mentre tutti e due sedevano nell'automo- 
bile de! primo. Subito egli aggiunge l'interpretazione. Ciò si- 
gnifica autoerotismo (un termine tolto dallo studio della dot- 
trina della libido che designa il sodisfacimento senza il concorso 
di un oggetto estraneo). Credete ora che quest'uomo si sia per- 
messo uno scherzo presentandoci come sogno un motto di spi- 
rito venutogli in mente? Io non lo credo ; egli avrà proprio so- 
gnato cosi. Ma da dove proviene questa strabiliante somiglianza ? 
A suo tempo questa domanda mi allontanò per un tratto dalla 
mia strada, imponendomi la necessità di sottoporre ad un esame 
accurato il motto di spirito stesso. Riguardo la formazione dello 
scherzo, risultò che questa avviene così : Un giro di pensieri 
precosciente viene abbandonato per un istante ad un'elabora- 
zione incosciente, dalla quale poi esso risorge in forma di frizzo. 
Sotto l' influenza dell' inconscio questo giro di pensieri subisce 
l'azione dei meccanismi in esso vigenti, condensazione e traspo- 
sizione; degli stessi procedimenti quindi, che trovammo interes- 
sati nel lavoro onirico, ed è a questo fattore comune, che, dove 
essa apparisce, deve venir ascritta la somiglianza esistente fra 
sogno e motto di spirito. Ma l' involontaria spiritosaggine oni- 



*1L SOGNO» INCERTEZZE E CRITICHE 217 

rica non arreca affatto il piacere che ci procura un motto di spi- 
rito. S' impara il perchè di questo fatto approfondendosi nello 
studio dello scherzo. La spiritosaggine onirica ci appare come 
uno scherzo mal riuscito, essa non ci fa ridere e ci lascia 
freddi. 

Contemporaneamente seguiamo le orme dell'antica interpre-. 
tazione onirica, la quale, oltre a molte cose inadoperabili, ci ha 
lasciato qualche buon esempio di interpretazione di sogni, che 
noi stessi non sapremmo superare. Vi racconterò ora un sogno 
storicamente importante, che Plutarco e Artemidoro di Daldide 
narrano con qualche piccola divergenza , esser stato fatto da 
Alessandro il Grande. Il re essendo occupato nell'assedio della 
città di Tyro, strenuamente difesa (322 a. C.) sognò un giorno 
un satiro danzante. L' interprete Aristandros che faceva parte 
dell' esercito , interpretò questo sogno, dividendo la parola 
« satyros » in « aà » « Tùso: » (tuo è Tyro) promettendogli con- 
seguentemente il trionfo su questa città, Alessandro si lasciò 
determinare alla continuazione dell'assedio dalla spiegazione 
ottenuta e conquistò finalmente Tyro. Questa interpretazione di 
apparenza abbastanza artificiosa era senza dubbio giusta. 

3. Mi figuro che sarete specialmente impressionati nell'ap- 
prendere, come contro la concezione del sogno, siano state solle- 
vate delle obbiezioni, da persone che per lungo tempo si erano 
occupate dell' interpretazione onirica, in qualità di psicoanalisti. 
Sarebbe stato incomodo, se un così ricco incentivo a nuovi er- 
rori non fosse stato messo a profitto, e così, causa a delle con- 
fusioni di concetti, e a delle generalizzazioni ingiustificate, ri- 
sultarono delle asserzioni, le quali in falsità non hanno nulla da 
invidiare alla concezione del sogno presentata dalla scienza me- 
dica. Una di queste vi è già nota. Essa pretende che il sogno 
faccia dei tentativi di adattamento al presente, ed intraprenda 
dei tentativi di soluzione dei compiti spettanti al futuro ; e segua 
quindi una « tendenza prospettiva « (A Maeder). Abbiamo già 
detto che questa asserzione si basa sullo scambio del sogno per 
sé stesso coi pensieri onirici latenti, bisogna quindi premetterle 
la mancata considerazione del lavoro onirico. Quale caratteri- 
stica dell'attività psichica latente, a cui appartengono i pensieri 
onirici latenti, tale asserzione non costituisce da un lato nessuna 
novità, e dall'altro, essa non è esauriente: l'attività psichica inco- 
sciente occupandosi di molte cose oltreché della preparazione 



218 LEZIONE QUINDICESIMA 



del futuro. Uno sbaglio ben maggiore sembra formare la base 
dell'affermazione, che dietro ogni segno si trovi la « clausola 
della morte ». Non so esattamente cosa significhi qnesta for- 
inola, ma suppongo che essa scambi il sogno con tutta la per- 
sonalità del sognatore. 

Una generalizzazione ingiustificata, tratta da pochi buoni 
esempi, è contenuta nella frase che ogni sonno ammetta due 
interpretazioni ; una eguale a quelle da noi indicate, la cosid- 
detta psicoanalitica, e un'altra la cosiddetta anagogica, che pre- 
scindendo dall' impulso degli stimoli, tende ad una rappresen- 
tazione di produzioni psichiche più elevate (V. Silberer). Simili 
sogni esistono, ma tentereste inutilmente di estendere questo 
concetto anche ad una piccola maggioranza di essi. Dopo tutto 
quanto avete udito, vi sembrerà incomprensibile l'asserzione, che 
tutti i sogni abbiano un significato bisessuale, e costituiscano 
l' incontrarsi di una corrente maschile con una femminile 
(A. Adler). Esistono naturalmente anche singoli sogni di questo 
genere, e potreste apprendere più tardi, che essi sono costruiti 
come certi sintomi isterici. Ho menzionato la scoperta di tutte 
queste nuove caratteristiche generali del sogno, per mettervi in 
guardia contro di esse, o almeno per farvi sapere, come io le 
giudichi. 

4. Ci fu un giorno in cui il valore oggettivo dello studio 
onirico parve venir messo in dubbio dall'osservazione fatta, che 
i pazienti trattati analiticamente regolavano il contenuto dei loro 
sogni secondo le teorie preferite dai loro medici, gli uni so- 
gnando principalmente di stimoli sessuali, gli altri di aspira- 
zioni al potere ed altri ancora persino di rinascita ( W. Stekel). 
L' importanza di questa osservazione viene menomata dalla con- 
siderazione che l'uomo sognò ben prima che esistesse una cura 
psicoanalitica atta a guidare i suoi sogni, e che coloro i quali 
ora si trovavano in cura, usavano sognare anche prima di questa. 
Quanto tale novità contiene di vero, risul'ta ben presto per es- 
sere un fatto comprensibilissimo e privo d' importanza per la 
teoria onirica. I resti diurni provocatori del sogno provengono 
dai forti interessi della vita durante la veglia. Dal momento in 
cui i discorsi del medico e gli impulsi da lui dati hanno ac- 
quistato un' importanza per l'analizzato, essi entrano nella sfera 
dei resti diurni, possono darci gli stimoli psichici necessari alla 
formazione del sogno, come gli altri interessi affettivi inevasi 



e IL SOGNO» INCERTEZZE E CRITICHE 21 Q 



del giorno, e agiscono a somiglianza degli stimoli somatici che 
influiscono sul dormiente durante il sonno. Come gli altri sti- 
molatori del sogno, anche questi giri di pensiero, provocati dal 
medico, possono apparire nel contenuto onirico manifesto, e 
venir prontamente scoperti in quello latente. Sappiamo pure che 
si possono produrre dei sogni sperimentalmente e per dir me- 
glio, che nel sonno è possibile introdurre una parte del mate- 
riale onirico. Influendo sui suoi pazienti l'analista recita quindi 
la stessa parte dell' esperimentatore il quale , come Moarly 
Vold, assegna delle determinate posizioni alle membra delle 
persone sottoposte all'esperimento. 

Si può spesso suggerire al sognatore 1' oggetto del sogno: 
mai però è possibile influire su quanto egli sognerà. 11 mec- 
canismo del lavoro onirico e il desiderio onirico latente si sot- 
traggono a qualsiasi influenza estranea. Già neli' apprezzamento 
dei sogni causati da stimoli somatici riconoscemmo che la sin- 
golarità e P indipendenza della vita onirica si dimostrano nella 
reazione, con la quale il sogno risponde agli stimoli fisici o 
psichici che agiscono sul sognatore. L'asserzione ora discussa 
che mette in dubbio V oggettività dello studio onirico è quindi 
nuovamente basata su uno scambio, quello cioè del sogno col 
materiate onirico. 

Ecco, signore e signori, quanto volevo raccontarvi dei pro- 
blemi del sogno. Supporrete di certo che io abbia omesso di 
dire molte cose e avrete capito come in quasi tutti i punti la 
mia esposizione dovette essere incompleta. Ciò dipende però 
dal rapporto in cui i fenomeni onirici stanno con quelli delle 
nevrosi. Studiammo il sogno quale introduzione allo studio delle 
nevrosi e questo modo di procedere fu certamente più giusti- 
ficato di quello contrario. Ma mentre il sogno è una prepara- 
zione al comprendimento delle nevrosi, il suo giusto apprez- 
zamento non può essere ottenuto altrimenti che con la nozione 
delle apparizioni nevrotiche. 

Non so quale sia la vostra opinione in proposito, ina vi 
assicuro, che io non mi pento di aver reclamato una parte sì 
grande del vostro interesse e del tempo messo a nostra dispo- 
sizione per lo studio dei problemi del sogno. La trattazione di 
nessun altro oggetto può portare in modo così rapido alla 
convinzione che le affermazioni formanti la base assoluta della 
psicoanalisi corrispondono alla realtà. Occorre un accannito la- 



220 LEZIONE QUINDICESIMA 



voro di molti mesi e persino di anni, onde dimostrare che i 
sintomi di un caso di malattia nevrotica hanno il loro sènso, 
servono ad un'intenzione e provengono dalle sorti della per- 
sona sofferente. All' incontro, con uno sforzo di poche ore si 
può riuscire a dimostrare lo stesso stato di cose per una pro- 
duzione onirica dapprima confusa e incomprensibile ; confer- 
mando così tutte le premesse della psicoanalisi, l' inconscienza 
di procedimenti psichici, l' esistenza di meccanismi speciali, ai 
quali questi ubbidiscono e di quella delle forze motrici che in 
essisi manifestano. E se mettiamo una accanto all'altra, la radi- 
cale analogia che unisce l' architettura del sogno con quella del 
sintomo nevrotico, e la rapidità della trasformazione che fa del 
sognatore una persona sveglia e sensata, otteniamo la sicurezza 
che anche la nevrosi si basa soltanto su una mutata propor- 
zione di forze fra i poteri della vita psichica. 




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INDICE DELLE MATERIE 
DEL I. VOLUME 



Presentazione Pa S- m 

Prefazione » vii 



PARTE PRIMA 

Lezione I. — Introduzione 

» II. — I Lapsus (Sviste e Dimenticanze) 

» III. — I Lapsus (Continuazione) . 

» IV. — I Lapsus (Fine) .... 



Lezione V. 

VI. 

VII. 



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» 

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» 



Vili. 

IX. 

X. 

XI. 
XII. 
XIII. 

XIV. 
XV. 



PARTE SECONDA 

li Sogno (Difficoltà e primi approcci al 

problema) 

Il Sogno (Premesse e Tecnica dell' inter- 
pretazione) 

II Sogno (Contenuto manifesto e pensieri 
latenti del sogno .... 

Il Sogno (Sogni infantili) . 
Il Sogno (La censura del sogno) 
Il Sogno (La Simbolica del sogno) . 
Il Sogno (Il lavoro onirico) 
Il Sogno (Analisi di esempi di sogni) 
11 Sogno (Caratteri arcaici. Infantilismo del 
sogno) ...... 

Il Sogno (La realizzazione dei desideri) 
Il Sogno (Incertezze e critiche) . 



3 

» 13 

» 27 

* 45 



» 67 

» S5 



99 
111 
121 
133 
153 
167 

181 
195 
209 






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